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U.D.O. - Steelhammer
( 2344 letture )
Ci sono delle certezze, nella vita come nella musica, quasi impossibili da abbattere. Udo Dirkschneider è una di queste: l’immarcescibile screamer tedesco difficilmente regala dei lavori sotto la sufficienza, finendo invece per stupire e appassionare con una costanza quasi matematica. Senza scomodare l’illustro passato negli Accept, è possibile accorgersi di ciò dando una rapida occhiata alla sua discografia con gli U.D.O., il suo autoreferenziale progetto solista, nato nel 1987 e ripreso nel 1996, dopo il temporaneo split del 1991 (coinciso giustappunto con l’altrettanto temporaneo ritorno nella band madre): quattordici dischi di ottima fattura, dall’esordio Animal House al nuovo Steelhammer, il full length che stiamo per esaminare e che, a due anni da Rev-Raptor, dimostra come il vecchio lupo perda il pelo, ma non certo il vizio.

Il nuovo chitarrista Andrey Smirnov -entrato nella band in luogo della coppia composta da Igor Gianola e Stefan Kaufmann -quest’ultimo storica ascia tanto degli U.D.O. quanto degli Accept stessi- costruisce i brani di Steelhammer su un riffery puramente metallico, sostenuto da una robusta sezione ritmica e da una produzione nitida, asciutta e moderna; a tenere incollato il tutto, ovviamente, c’è lo screaming al vetriolo di Udo, alle prese con una nuova manciata di canzoni coinvolgenti e anthem da pugni al cielo. Come la bellissima titletrack, un mid-time scoppiettante e dal profilo intimidatorio dotato di un bel guitar-solo e di un refrain tanto semplice quanto efficace. Proprio Steelhammer sintetizza appieno l’essenza del disco, imperniato su brani dai tempi medi, ma corazzati da una forte patina d’acciaio, trascinanti e senza orpelli, in pieno rispetto dello stile tradizionale che ha sempre caratterizzato la carriera del tarchiato singer teutonico. L’album suona compatto, potente, molto guitar-oriented, classico, ma al contempo moderno, coinvolge e si fa piacere dall’inizio alla fine, con pochi momenti di calo; non stanca e gode di buona longevità, cosa assai difficile al giorno d’oggi. I classici mid-tempos acceptiani, quadrati e ricchi di groove, fanno muovere la testa a tempo e compensano con il loro feeling l’assenza di velocità elevate; soprattutto in avvio, il disco è molto scorrevole e coinvolgente, trainato dalle cadenzate A Cry of a Nation o Metal Machine -stupendo il loro incedere anthemico, da headbanging lento, come del resto i loro refrain drammatici- o da episodi interessanti come Devil’s Bite, King of Mean e Timekeeper, quest’ultima intrisa di toni sofferenti ma anche di vocals vagamente catchy (tanto da sfociare in un chorus-tormentone). Udo è sempre Udo e si sente: il suo graffio è unico e il suo carisma trasuda in questi brani seriosi, dal flavour quasi epico, ma si fa sentire pure in qualche passaggio atipico come Basta Ya, cantata in spagnolo e dotata di un mood melodico davvero coinvolgente e positivo, o Heavy Rain, una breve ballata al piano nella quale il nostro utilizza un tono roco quasi blues, assai diverso dalla sua timbrica abituale. Ma le sorprese non finiscono qui e forse per qualcuno il riff di tastiera pseudo-dance di Devil’s Bite non sarà propriamente una scelta gradita, ma di fatto si tratta soltanto di un piccolo vezzo, il quale lascia presto campo al consueto riffato minaccioso. Riff frenetici e ritmiche veloci animano invece Death Ride, unico pezzo con avvisaglie speed metal: qui passa in rilievo il drumming martellante di Francesco Jovino, alle prese con massicce dosi di doppio pedale.

Detto delle composizioni più avvincenti, è doveroso spendere alcune parole anche sul resto della tracklist (che nella versione deluxe si spinge addirittura a quindici tracce): Never Cross My Way è una piacevole e orecchiabile mid-ballad, Take My Medicine suona discreta ma non imprescindibile, Stay True è piacevole e gode di una valida sezione strumentale, ricca di melodie avvincenti e quasi maideniane; in When Love Becomes A Lie si possono udire dei toni vocali meno striduli, utilizzati in sparuti passaggi, mentre le rimanenti due tracce -e in generale tutte le bonus track- poco aggiungono ad un full length che in coda perde un pizzico di brillantezza, ma che nei primi dieci episodi si era mantenuto di gran lunga sopra la media. Non è un risultato da poco per un signore di quasi 62 anni, che ha già scritto la storia del metal ma continua a regalarci prodotti notevoli e apprezzabili. Udo ha ancora molto da dire e vuole farlo così, alla sua maniera, senza compromessi, con un disco davvero consigliato agli appassionati di classic metal. Ispirato, roccioso, dotato di riff più che discreti e refrain trascinanti, vale a dire tutti i crismi cardine ai quali un buon disco di sano heavy metal non può rinunciare.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
78.5 su 4 voti [ VOTA]
Mauroe20
Domenica 5 Aprile 2015, 15.58.55
2
Buono questo disco.I nuovi chitarristi hanno portato freschezza al sound.Qui UDo si cimenta con la sua ugola al vetriolo sparando heavy classico come lui sa fare e bene.Si insomma tante novita' .Preferivo pero' la formazione precedente.
Sandro70
Mercoledì 24 Dicembre 2014, 0.22.55
1
Ottimo disco e recensione centrata in pieno. il cambio di chittarista ha portato nuova linfa nella band. Vero heavy metal senza tanti fronzoli e di Udo che dire...mi inchino in segno di devozione.
INFORMAZIONI
2013
AFM Records
Heavy
Tracklist
1. Steelhammer
2. A Cry of a Nation
3. Metal Machine
4. Basta Ya
5. Heavy Rain
6. Devil’s Bite
7. Death Ride
8. King of Mean
9. Timekeeper
10. Never Cross My Way
11. Take My Medicine
12. Stay True
13. When Love Becomes a Lie
14. Book of Faith
15. Shadows Come Alive (Deluxe Edition)
Line Up
Udo Dirkschneider (Voce)
Andrey Smirnov (Chitarra)
Fitty Wienhold (Basso)
Francesco Jovino (Batteria)
 
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