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Rory Gallagher - Against the Grain
( 1595 letture )
Reduce dal grandissimo e meritato successo di Irish Tour, uno dei dischi live più belli del mondo del rock anni 70 e relativo ad uno degli artisti più efficaci mai visti su un palco, per Rory Gallagher era venuto il momento, quasi suo malgrado, di capitalizzare. Una carriera nata per passione durante gli anni 60, evolutasi nel discorso Taste e proseguita poi come solista e simbolo unitario di un'Irlanda che, invece, era squassata da lotte intestine prive di senso che si sarebbero protratte ancora per molti anni, aveva necessità di assestarsi presso un pubblico più ampio dopo la firma con la Chrysalis Records. O meglio, la necessità la aveva per la casa discografica, visto che l'artista non era per nulla interessato a questi discorsi. A questo proposito e nonostante la firma per una major, il rapporto con le labels sarà sempre travagliato per lui, come dimostra anche il gioco di parole del titolo dell'album, riferito sia alla sua chitarra che alla scarsa predisposizione delle etichette nel sostenere l'arte, ed in quella molto sviluppata a sostenere il "grano". L'accoglienza non sempre benevola dei suoi lavori precedenti, da parte di una critica che, talvolta, non riusciva a cogliere lo spirito puro col quale Gallagher si approcciava alla musica, l'aveva sempre tenuto lontano dal grande successo commerciale, ma la cosa non lo crucciava affatto. Il risultato di questa situazione, Against the Grain, è un lavoro maggiormente connotato da qualche apertura acustica, con il blues e l'hard rock a scorrere comunque massicciamente tra le sue tracce, nel quale si nota un altissimo grado di amalgama tra i componenti della band ed il palese divertimento nel suonare insieme, anche se l'album nel suo complesso non si colloca al vertice della produzione del chitarrista di Ballyshannon.

Aperto dal blues rock di Let me In, molto gallagheriano, basato su un riff semplice ed efficace ben sostenuto dal basso e su un tipico assolo del nostro, il vinile proseguiva con la soffusa e funkeggiante Cross Me Off Your List la quale, prima di arrivare al ritornello bluesy, si concedeva atmosfere a cavallo tra funk, psych e jazz, annunciando certi sviluppi che sarebbero stati maggiormente visibili nel successivo Calling card. Dovrebbe ancora essere sottolineato l'assolo di Rory, ma questa è una costante di qualunque pezzo tratto da qualsivoglia suo album. E' possibile, invece, cogliere l'occasione per citare ancora il lavoro della sezione ritmica (Gerry McAvoy/Rod de'Ath), che dimostra quanto fosse naturale per i quattro musicisti suonare insieme in quel periodo. Ain’t Too Good, pur essendo molto delicata e meno aggressiva di molte altre, rappresenta una delle punte di diamante del lavoro, questo anche per merito della parte vocale perfettamente adeguata al mood malinconico, quasi struggente, del pezzo. Souped Up Ford rialza il ritmo nel segno del southern blues e dello slide, un'accoppiata che ha sempre funzionato e sempre funzionerà, specialmente quando miscelata con un'approccio più conclamatamente rock, come in questo caso. Molti di quanto ascoltano oggi gruppi dal medesimo approccio, farebbero bene a documentarsi su Rory Gallagher, se non lo conoscono, poiché, oltre a scoprire un grande artista, prenderebbero contatto con una parte delle radici dei suddetti gruppi che non può essere ignorata per la corretta valutazione di molte uscite odierne di settore. Bought An Sold è un altro dei momenti salienti di Against The Grain. Folk-blues dall'impostazione semplice, basato sugli elementi essenziali -quindi in grado di "arrivare" sempre a chi ascolta- e solito tocco sulle sei corde da parte di Rory. Canzone che passa quasi inosservata al'ascolto superficiale, ma che nasconde, nemmeno troppo velatamente, tutti gli elementi principali del Gallagher artista. I Take What I Want è un omaggio al rock'n'roll anni 50 e, se vogliamo, ai primi Beatles, almeno su disco, visto che dal vivo prendeva una piega molto più aggressiva. Divertente, ma non memorabile. Lost At Sea sembra quasi una filastrocca rock, ancora qualche eco Beatlesiana piuttosto evidente ed ancora una situazione chitarristicamente intrigante nella sua apparente semplicità. Con All Around Man torna a far (più che) capolino il blues elettrico slideggiante che è uno dei trademark della produzione targata Rory Gallagher, in un pezzo firmato da Bo Carter dei Mississippi Sheiks. Andamento sincopato ed interventi pianistici di rilievo da parte di Lou Martin, semplicemente appagante per gli amanti del genere. Folk-blues acustico per Out On The Western Plain, altro pezzo semplice e scorrevole, quasi friendly, così come il folk deve peraltro essere e capace di irretire subito e come tutte le cose più riferibili al patrimonio culturale comune dell'uomo. A chiudere le danze At the Bottom, canzone dedicata alla fine dei Taste. Si tratta ancora una volta di un brano di impostazione blues, risolto in maniera piuttosto facile, direi molto americaneggiante, che non si segnala certo per brillantezza. Nell'edizione rimasterizzata del '99 troviamo due bonus track: il blues strumentale Cluney Blues e My Baby Sure, molto ritmata e divertente, ma niente di più.

Uscito dopo un tour statunitense dal quale Gallagher, al contrario della casa discografica, non uscì con buone sensazioni, puntando a restare integro come artista e prendendo le distanze dal mercato, fu favorevolmente accolto da Rolling Stone, il quale si rivelò prodigo di paragoni con i grandi, Alvin Lee su tutti, contraddicendo i precedenti giudizi sull'artista e sul suo gruppo. Lavoro inferiore a quelli più importanti, Against the Grain rappresenta comunque un album ponte verso la produzione futura, rimanendo comunque superiore a gran parte delle uscite di bluesman bianchi del periodo. Possono essere dette molte cose su un uomo/artista deceduto poi per le conseguenze della dipendenza dall'alcol e molte le abbiamo già dette nelle recensioni già pubblicate e, soprattutto, in un lungo articolo a lui dedicato. Al di là di questo, più di tutto, per descrivere sia l'uomo che il musicista servono le sue stesse parole, pronunciate proprio dopo la fine del tour americano che gli aprì le porte della fama, riferendosi alla visione delle case discografiche circa l'arte delle sette note:

Abbiamo girato gli Stati Uniti venti volte anche se non abbiamo il grande album da mostrargli. Ma io non sono in competizione su quel tipo di livello, comunque. E'una decisione consapevole. Siamo fuori da quel circuito. Abbiamo una nicchia e stiamo in quella. Non so se abbiamo mai nemmeno rilasciato un singolo negli Stati Uniti. Io non arriverò mai nelle normali playlist pop perché io non sforno musica usa e getta, come un hamburger, io non partecipo a quella gara.

Non male, da parte di uno che, tra le altre cose, rifiutò di entrare in un gruppetto chiamato Rolling Stones.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
88.3 su 10 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Domenica 7 Febbraio 2016, 16.08.15
5
in Ain't Too Good riesce a toccare vertici di tecnica e gusto che solo Blackmore poteva concepire. E già questo dimostra che razza di talento era l'irlandese. E quando si è in grado di suonare il blues come in All Around Man si ha la conferma della eccellenza di Gallagher. 80
Fly 74
Martedì 28 Gennaio 2014, 22.20.29
4
Disco molto vario come tutta la sua discografia. Dal vivo questi 4 erano un'entità unica con un feeling impareggiabile. Grazie Rory e al tuo rock libero, puro ed istintivo ! Amatelo !
hm is the law
Martedì 28 Gennaio 2014, 17.50.52
3
Alttra perla del mitico Rory!
LORIN
Lunedì 20 Gennaio 2014, 14.59.23
2
Album davvero bello, come tutti i suoi dischi del resto.
maurizio62
Lunedì 20 Gennaio 2014, 11.37.12
1
aaahh zio rory......fulminato nella gioventu' dall'assolo di tattoo lady, ho sempre amato questo chitarrista lontano dalle grandi folle, ma con un cuore e un feeling enorme....merita di stare nell'olimpo degli dei a sei corde, lui e la sua stratocaster. consigliatissimi photofinish e l'album capolavoro top priority.
INFORMAZIONI
1975
Chrysalis Records
Rock/blues
Tracklist
1. Let Me In
2. Cross Me Off Your List
3. Ain't Too Good
4. Souped-Up Ford
5. Bought & Sold
6. I Take What I Want
7. Lost At Sea
8. All Around Man
9. Out On The Western Plain
10. At The Bottom
Line Up
Rory Gallagher (Chitarra, Voce, Armonica, Sassofono, Mandolino)
Lou Martin (Tastiera, Fisarmonica)
Gerry McAvoy (Basso)
Rod de'Ath (Batteria, Percussioni)
 
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