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Ihsahn - Das Seelenbrechen
( 5067 letture )
PROLOGO, OGGI
Tic.. Tic.. Tic.. Il rumore era metodico, un pulsare notturno che poteva essere udito dal corridoio deserto dell’ospedale psichiatrico. Era un urlo nel silenzio della notte e allo stesso tempo un brusio; un inquietante sottofondo che proveniva dalla cella di massima sicurezza collocata giusto in fondo, in un posto in cui si doveva andare per forza e che in circostanze normali aveva la funzione doverosa di passare inosservato. Tic.. Tic.. Tic.. Non c’erano pause, le crome e le semibiscrome scheggiavano impazzite cullando il sonno dell’infermiere in guardiola; ormai ci era abituato e il tutto non lo inquietava più. La stanza numero sedici era ormai avvolta nel silenzio più totale, ci vollero giorni per ripulirla e tutto sembrava tornato alla normalità. Fu un grave errore pensarlo.

QUALCHE GIORNO PRIMA
La stanza numero sedici era abitata da una donna gracile e priva dell’occhio destro: si trattava di un’ex prostituta che aveva perso la memoria alcuni anni prima in seguito a percosse furiose. Le fu sfregiato il volto con l’acido e fu trovata priva di sensi e in fin di vita dentro un cassonetto; da quel momento il nulla. Non proferì mai più parola; sembrava solamente interessata alla copia del Kamasutra che giaceva consunta sul comodino e che ogni giorno veniva sfogliava in maniera meticolosa e imbrattata da appunti incomprensibili. La paziente non era violenta, sembrava un vegetale in movimento: lento, metodico, silenzioso, un triste automa portato dalla vita ad essere un niente dimenticato da tutto e tutti. Una notte la sua situazione cambiò.
Tic.. Tic.. Tic.. Mentre l’abituale concerto intratteneva il nulla, il leiurus quinquestriatus, più comunemente conosciuto come scorpione giallo, entrò nella stanza sedici dal battiscopa collocato qualche decimetro sotto la finestra; si diresse senza indugi verso la donna assopita, la punse sul braccio destro e tornò indisturbato nel pertugio che l’aveva introdotto. La mattina seguente la donna fu trovata febbricitante e in preda al delirio: non faceva altro che simulare, le mani rivolte verso l’alto, il gesto dello scrivere. D’un tratto emise urla isteriche e lancinanti; venne immobilizzata e sedata, ma, come preda di una potenza superiore, si quietò solo quando ebbe ciò che desiderava: carta e penna. I tratti erano in primo luogo scarabocchi, ghirigori; un puntinismo impazzito di un Seurat riesumato in stato di ebbrezza. Presto però le parole presero forma e iniziarono a incastrarsi in senso compiuto.

Mi chiamo Vegard Sverre Tveitan e ho altro da dire.

Hiber: Per molto tempo, mi son coricato presto la sera.
Mi svegliavo sudato, urlando, coi semi del male piantati nel mio essere. Sentivo pulsare nella mente una melodia di tastiera che qui trascrivo e desidero sia posta in sottofondo di quasi tutto il brano. Si intersecano saliscendi e partiture sinistre, con chitarre armonizzate e un successivo cantato in scream posto a sprigionare il demone ormai prossimo alla nascita. Un lungo stacco di tastiere poi la ripresa, soffocante, arcigna e quella tastiera che ancora risuona ogni notte nella mia mente come un mantra, direzionando verso il crepuscolo ogni spasmo di vita.
Regen: Non lo nego: sono ricoverato in un manicomio; il mio infermiere mi osserva di continuo, quasi non mi toglie gli occhi di dosso perché nella porta c’è uno spioncino e lo sguardo del mio infermiere non può penetrarmi poiché lui ha gli occhi bruni, mentre i miei sono celesti.
Cambio direzione, in apparente stato di calma; un pianoforte culla, rilassa, canto una nenia con voce pulita, cupa, malinconica, fino al tripudio. Una melodia intensa, distorta, accompagnata da uno scream che contrasta con la sua apparente positività volta a celare mali ben peggiori. C’è tempo anche per un coro evocativo, potente e un assolo di chitarra posto come tramite; voglio un tripudio di chiaroscuri e lo avrò.
NaCl: Vi avvicinate ancora, ondeggianti figure apparse in gioventù allo sguardo offuscato. Erano quelle di cui raccontava mio padre durante la mia lontana infanzia negli anni '70; vedeva ovunque spiriti malvagi e ombre che presto lo portarono alla pazzia. Lo sentivo urlare nella notte e in casa era comunque tutto perennemente illuminato a giorno
Un breve excursus nel sound settantiano ora ci può stare, una mini versione di Heritage sorretta da un riff claudicante e ipnotico. L'opera risulterà alla fine varia e priva di punti di riferimento; do qui risalto a melodie oniriche e a un prog di matrice vintage che mai male non fa, se ben suonato. Durante il ponte si dovrebbe alzare un po’ il tiro del pezzo, ma senza strafare e senza risultare invadenti; il riff base deve fare comunque da padrone anche durante la lunga variazione.
Pulse: Immaginiamo di essere seduti, voi e io, in una stanza silenziosa affacciata su un giardino, a parlare del più e del meno e a sorseggiare una tazza di tè verde, e che il discorso cada su un fatto avvenuto tanto tempo prima e che io vi dica: Il pomeriggio in cui incontrai quell’uomo… fu il più bello della mia vita, e anche il più brutto. Mio padre si suicidò un anno dopo la morte di mia mamma; rimasi orfana e senza un tetto in cui stare, impossibilitata a pagare l’affitto; ero bella, non posso negarlo, un giorno un signore mi avvicinò e ovviamente fu lui a iniziarmi al mestiere
Spiazziamo ancora l’ascoltatore, passiamo a una ballad contornata da un pianoforte che deve essere messo in gran risalto con l’intento di trasportare l’ascoltatore verso una persona che vaga da sola per strada senza una meta. Triste, sconsolata, senza un domani; quella persona la si deve vedere, si deve soffrire con lei e sperare con lei nel futuro; le voci devono essere totalmente in clean e leggermente effettate, la parola "incompatible" deve ricorrere in maniera ciclica e mai casuale. Senso di straniamento, un non essere compatibile col resto del mondo; permea il pezzo un sentimento di invisibilità, quella sensazione di poter vedere tutto ma non essere notati da niente.
Tacit2, Tacit: State attenti a quello che adesso vi dico. Eravamo tre adolescenti, tutte raccolte per strada; in quella villa c’era ogni tipo di comfort e venivamo trattate molto bene. Presto però dovemmo ripagare la nostra apparente fortuna e concederci al miglior offerente; non andavamo per strada, era presente una vetrina nel salone davanti alla quale il riccone di turno selezionava quella che più si avvicinava ai suoi gusti e pagava a peso d’oro. Fu difficile iniziare, ricordo ancora i tremori e gli abbracci col trucco sbavato che ci colorava languidamente le guance
Paura, orrore, deve essere un pezzo estremo e spaesante, l’esatta antitesi di quello precedente; il drumming del mio caro amico Tobias Ornes Andersen dei Leprous lo voglio potente, disturbante. La canzone deve essere apparentemente sconclusionata e permeata da scream demoniaci: inafferrabile, indefinibile come un futuro apparentemente cupo e plumbeo....
"State attenti a quello che adesso vi dico. Il nostro aguzzino aveva le mani legate da poteri ben più grossi di lui, ma nonostante tutto era gentile; non ho bisogno di dire che la sindrome di Stoccolma con me funzionò. Me ne innamorai, inspiegabilmente. Quella sera guadagnammo molto, lui era appassionato di swing e ballammo, un tacito annullamento…
Iniziamo apparentemente sulla falsa riga della composizione appena musicata, quindi in maniera oscura e terrorizzante; poi uno stacco quasi ambient, un gioco di sguardi e l’inserimento di un intermezzo swing con tanto di trombe sarebbe un grande valore aggiunto. Presto un breve intermezzo prima di ritornare al terrore iniziale: sacro e profano, faceto e serio, si approccia il tutto con timore, si assapora un briciolo di felicità per poi tornare al puro terrore a cui questa porta: un tacito annullamento.
Rec: Era una luminosa e fredda giornata d’aprile, e gli orologi batterono tredici colpi. Quella notte accadde e nessuno pagò. Fu amore, lento, passionale, un turbine di sensazioni che mai più avrei provato nella vita; la situazione, purtroppo, venne registrata, e il nastro finì nelle mani di chi veramente comandava quel giro
Una chitarra acustica, una voce sinistra, permea la sensazione di essere osservati e che una qualche presenza sia con noi, invisibile. La batteria accompagna con le bacchette che colpiscono di taglio i tamburi; presto il pezzo cresce con un’apertura prog e chitarre stoppate; deve finire in maniera imprevedibile e secca, come un piccolo, breve ma fondamentale intermezzo.
M: Un tapis-franc, nel gergo dei ladri e degli assassini, è un’osteria o una bettola della peggior specie. M, lo chiamavamo tutte M: non ci era concesso sapere il suo vero nome. Dopo quella sera fui cacciata e non lo rividi mai più; mentre cercavo qualche avanzo girando i locali malfamati della periferia, un’auto si fermò al mio fianco, scesero tre persone mascherate e mi picchiarono. Mi immobilizzarono e mi sfregiarono mezzo volto con l’acido; ricordo lo schianto del cassonetto che si chiudeva sopra di me, poi il buio.
Voci, solamente voci, la descrizione di un’apparente sepoltura; rumori sinistri, un salmodiante rigor mortis accompagna nell’oblio. Poi un’apertura straniante, sconcertante e totalmente spiazzante: assolo di chitarra sentito, sanguigno e un’atmosfera che deve essere un ovvio e voluto rimando ai Pink Floyd. La parvenza è quella dei titoli di coda che lentamente si consumano dopo il dramma, con l’ascoltatore che sta per dedicarsi ad altro ma ancora nutre qualche speranza che possa succedere altro.
Sub Ater: Solenne e paffuto, Buck Mulligan comparve dall’alto delle scale, portando un bacile di schiuma su cui erano posati in croce uno specchio e un rasoio. Ricordo bene il nome di quell’insulso avvocato, non faceva altro che parlare di oscure teorie sul fatto che i luoghi dell’Odissea fossero nel Baltico e non nel Mediterraneo, il tutto mentre si radeva al mio capezzale avendo una giornata fitta di impegni. Fui lesta nell’appropriarmi del rasoio e nel procurargli un taglio nel collo; venni poi a sapere che per soli due millimetri non gli recisi la giugulare. Fui dichiarata ovviamente mentalmente compromessa e rinchiusa in questo ospedale psichiatrico, ormai non avevo più nulla da perdere né da guadagnare. Mi rinchiusi in me stessa, decisa a porre fine a tutto, non proferii più parola.
Chitarra acustica posta in entrata, lenta, dissonante, oppressiva, straniante; un preambolo alla distruzione; la situazione continua tenendo l’ascoltatore sulle spine. Spunta presto la voce in clean mentre la trama continua imperterrita, senza lasciare scampo. Brevi stacchi, un’apertura che sta per arrivare e non arriva mai, tensione, si gioca tutto sul filo del rasoio: un rasoio che può mettere la parola fine a un’esistenza. Sale la batteria, ma per poco, il tutto si perde in un loop di parole.
See: Molti anni dopo, di fronte al plotone d’esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. La mia vita è un romanzo, una serie di romanzi o probabilmente solo il loro incipit: nel momento in cui si stava per assaporare il bello, subentrava il baratro. È sempre stato così ma non mi lamento, ormai è fatta.
Un rumore acuto, persistente, trasporta verso la fine e ne dà il sentore; echi di batteria risultano sporadici e poco marcati. Presto il tutto sfuma e lascia spazio ad altri suoni dissonanti e criptici; la voce arriva in scream ed è quasi un sussurro, una forma demoniaca risvegliata per dare il nome a cose che l’hanno perso da tempo. Il pezzo deve annientare, sfoggiare malattia e un senso latente di incompiuto, come una vita troncata. Deve portare la capacità di vedere e il trionfo della follia, il parossismo arriva in fretta a colpi di urla e batteria senza un apparente filo logico; il sampler persiste e martella fino a risultare dominante e portare alla conclusione dell’opera.

La donna smise di scrivere, si portò le dita al volto e iniziò a graffiarsi urlando e squarciando il silenzio; fece a pezzi la sua copia del Kamasutra, la ridusse in foglietti e su ognuno di essi scrisse QEOOAAMARFNAPKAR; li sparse ovunque nella stanza, poi aprì la finestra e si buttò nel vuoto.

EPILOGO – OGGI
Tic.. Tic.. Tic.. Il rumore, improvvisamente, cessò. La cella di massima sicurezza era abitata da un efferato serial killer, uno psicopatico che passava le giornate a battere un cucchiaino contro il muro convinto che prima o poi avrebbe ceduto. Fu la porta invece ad essere dimenticata aperta da un infermiere negligente, quello che poco dopo dormiva in guardiola e si ritrovò strangolato. L’assassino uscì poi nella notte, nel taschino della sua camicia vi era un leiurus quinquestriatus.

Il corpo dell’ex prostituta non fu più ritrovato; l’investigatore, appassionato di crittografia, impiegò poco ad associare le lettere del foglietto al mlecchita-vikalpa, ovvero alla scrittura segreta e a uno dei suoi metodi descritti nel Kamasutra (a=e, s=o, c=p ecc…). Il risultato fu un’oscura scritta in tedesco: Das Seelenbrechen, la rottura dell’anima. La prima legge della medicina legale è il principio di interscambio di Locard: 'Di ogni contatto fra assassino e scena del crimine resta sempre una traccia'; qui non vi era niente, tranne due parole, forse provocate da un ricordo?
Il telefono squillò, l’investigatore alzò la cornetta e saltò dalla sedia: M è scappato, gli dissero.



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
70.47 su 51 voti [ VOTA]
herr julius
Giovedì 23 Gennaio 2014, 20.48.16
23
Non mi riferisco a nessuno il mio è un commento generico sul fatto che per me il termine Black,nella,proposta di ihsahn è riduttivo. Per gli opeth sono in disaccordo totale, entrambi hanno un passato estremo ed entrambi hanno sempre,più contaminato la loro musica con il progressive. Giusto ora sto ascoltando l'album, la traccia 2 ha un prologo voce pianoforte dove sembra do sentire akerfeldt. Che poi la voce piaccia di più o di meno questo è un altro discorso, io da fan di entrambi da oltre. 15 anni vedo la proposta musicale molto simile, specialmente in questo album
videoklip
Giovedì 23 Gennaio 2014, 17.49.17
22
@herr julius,se ti riferisci a me, io non ho appiccicato nessuna etichetta,se leggi bene io ho usato i termini"io mi sbaglierò" o "incrocio tra i 2 generi",non usando tono da certezza assoluta,e ho scritto che lo conosco da poco,conosco Mayem,Darkthrone,Dimmu Borghir, ela maggior parte del metal scandinavo ma gli Eperor e lui no(mea culpa),cerca di comprendere,comunque se ho dato questa impressione chiedo scusa,inoltre sto approfondendo il gruppo Emperor e in The Nightside of Eclipse è davvero un capolavoro,e da qui capisco pure l'evoluzione di questo artista,e concordo con te sull'influenza di king Diamond, ma ho molti dubbi(almeno per ora)con gli Opeth,loro per me hanno uno stile +definito e riconoscibile e più raffinato sia musicalmente che vocalmente,non ci può essere paragone tra lo sile musicale un po confuso e la voce più grezza di questo norvegese con quella di Akerfeldt che lo strabatte.Ovviamente questa è solo la mia opinione.
herr julius
Giovedì 23 Gennaio 2014, 12.41.44
21
il parallelo con gli opeth secondo me è la chiave di lettura della proposta ihsahniana, io ci vedo un sacco di similitudini, specie nelle parti più dolci con cantato pulito. Li vedrei bene in un tour assieme anche perchè per me il target di pubblico è potenzialmente lo stesso. Su King Diamond in effetti lo scream è sostanzialmente identico.
Moro
Giovedì 23 Gennaio 2014, 12.15.55
20
Il paragone con King Diamond non è a sproposito visto che è sempre stata la fonte n°1 per Ihsahn fin dai tempi dei primi Emperor. A me il disco non piace. Non mi piace né questa concezione di far musica né di espressione. Ho apprezzato la monumentalità fatta di synth e di chitarre soliste. Ma tutte le parti "prog" fatte di chitarre ritmiche e pennate a tempi dispari mi annoiano tremendamente. Ogni tanto il disco cade troppo nel liturgico il che mi fa storcere il naso da un lato ma, a livello più oggettivo, lo trovo coerente col percorso intrapreso. Interessante la voce pulita di Ihsahn che sta diventando sempre più cristallina (mi ha spesso ricordato Akerfeldt ma forse solo per assonanze anche col genere proposto).
neilpower
Giovedì 23 Gennaio 2014, 12.13.19
19
Ma una recensione non ha lo scopo di descrivere la musica e al limite i testi contenuti in un album?...cos'è sta roba?...complimenti per la fantasia, la creatività ecc...ma dopo 5 righe ho ceduto e sono andato direttamente su youtube ad ascoltare il disco!!!
herr julius
Giovedì 23 Gennaio 2014, 8.31.29
18
penso che chi non ama e non ha amato gli Emperor che per me sono la band più geniale, carismatica e innovativa degli ultimi vent'anni, non può apprezzare e comprendere appieno il lavoro e le opere di questo artista. Chi parla di modern black metal appiccica un'etichetta che non rende giustizia al nostro, il percorso di ihsahn è lo stesso a mio modo degli opeth,cioè partire da una proposta estrema per poi contaminare con il prog ed altre musiche "colte". Le spruzzate di black metal (se così lo vogliamo definire) sono esclusivamente per la voce distorta, che a me ricordano invece più il cantato di King Diamond, ovviamente estremizzato. Forse lui non l'ha mai ammesso esplicitamente, ma King Diamond per me è il vero punto di riferimento dell'artista norvegese. Per tanti ma non per tutti
Ad Astra
Giovedì 23 Gennaio 2014, 0.16.36
17
lo metto tra i migliori del 2013. di più non dico.
videoklip
Mercoledì 22 Gennaio 2014, 23.46.42
16
Non conoscevo questo artista norvegese,melo ha prestato un mio amico e così l'ho conosciuto da poco,io mi sbaglierò ma il genere non mi sembra prog metal puro,ma modern black metal,o un incrocio tra i 2,comunque che fatica ,mi ci son voluti 4 giorni per capire la matassa di quest'opera,che sembra fatta da un vero e proprio schizzato mentale,ma che invece sale dentro con + ascolti,sembra sritta da uno che ha assunto mescalina nel cervello ed ha delle visioni e poi le trascrive.HIBER:è permeata di un miscuglio(forse un po pasticciato) di ritmi all'interno di un groove,che a me poco ha covinto,interrotto solo da un sintetizzaore.REGEN:è forse la parte+ sinfonica, tutto uno scorrere di tastiere,con poi un assolo di chitarra.PULSE:qui non c'è metal puro ma ellectro-pop,che c'entra col metal?bo!NACI:Batteria che accompagna in suspence la voce pulita inun crescendo ben eseguito all'unisonoTACIT2:batteria jazz con screaming istrionico-evocativo condito con in po di elettronica fanno sentire una cera scossa. TACIT 1ynt floydiani seguono lavoce graffiante del norvegeseREC:qui piano e voce ti raggelano all'improvviso.M:ambient pssichedelico con violino e contrabbasso danno un senso di oscurità misteriosa alla voce che ti spiazza davvero,con chitarra e batteria ben suonate.SUB ALTER:inizia con una strana cupezza,ma arriva al finale carico di pathos,con brevi e alternate apparizioni di voce.SEE:è finalmente la conclusione e presenta tutta la matrice dark di impronta nordica,rtmo+morbido ma che ti lascia alla fine dell'opera un senso di etericità e incorporeità.Partestrumentale un po confusionata e alternanza voce pulita screaming-semi/growl non proprio facli da decifrare al primoscolto mi portano a un 87.
Innocent bystander
Mercoledì 22 Gennaio 2014, 21.13.30
15
Mamma mia altro che spreco d aria , spreco di parole! Che sbrodolamento inutile! Scrivere una recensione per una webZine non è mica presentare il compitino per il corso di scrittura creativa, e che cavolo!! Meno pretenziosità please!
HeavyLollo
Mercoledì 22 Gennaio 2014, 20.25.24
14
La recensione è molto pretenziosa ma non per questo brutta, anzi faccio i complimenti al recensore se tutta la storia è farina del suo sacco (non so cosa dicano i testi delle canzoni, tendo a non capirci nulla soprattutto quando il cantato è in scream)... Parlando del disco.... Bhè che dire... Ihsahn a mio parere è un genio della Musica, con la M maiuscola, e lo dico nonostante il black metal non faccia assolutamente parte dei miei ascolti, ovviamente qui di Black non c'è rimasto nulla, ma le origini del buon Vegard Sverre Tveitan sono note a tutti. La sperimentazione, in questo e nei suoi precedenti lavori, raggiunge picchi emozionali altissimi, non è mai banale nè fine a se stessa. La carriera solista di quest'artista (parlo della carriera solista poichè gli Emperor non rientrano proprio nel mio genere) dimostra un gusto musicale concesso a pochi... Il voto per quanto mi riguarda è 90 (sarebbe stato 100 se non ci fossero state le ultime 2 tracce troppo dispersive, soprattutto l'ultima)... vergognoso il voto lettori
MrFreddy
Mercoledì 22 Gennaio 2014, 18.39.44
13
Alla faccia dell'ambizione a me la recensione piace molto!
Salvatore
Mercoledì 22 Gennaio 2014, 18.11.17
12
La recensione è illeggibile, si fatica a leggerla e questo fa immediatamente passare la voglia di capirci qualcosa... Peccato ho atteso a lungo questa recensione perché l'album all'inizio mi ha lasciato abbastanza interdetto... dovrò ascoltarlo meglio... ma per il momento continuo a preferire Eremita.
Dome
Mercoledì 22 Gennaio 2014, 16.56.52
11
Purtroppo mi ritrovo d'accordo con altri lettori del sito (in particolare Taste of Chaos), la scelta di pubblicare così la recensione non mi ha esaltato affatto. Mi permetto di suggerire al recensore di presentare due versioni della stessa, una in cui si parla dell'album in maniera chiara ed efficace ed una in cui può dare libero sfogo alle proprie velleità letterarie.
herr julius
Mercoledì 22 Gennaio 2014, 12.43.28
10
in effetti il mio commento alla recensione era un po' ironico, non me ne voglia il buon waste...
Metal3K
Mercoledì 22 Gennaio 2014, 12.43.28
9
Per come e' stato concepito questo scritto (che in realta' e' un sequel di Eremita) ci puo' stare che possa piacere o meno e, difatti, qui sotto sono stati espressi giudizi diametralmente opposti. Quello che pero' e' inaccettabile e' il tono spocchioso e arrogante di commenti come quello di Ghiso.
Vinc
Mercoledì 22 Gennaio 2014, 12.20.46
8
Recensione assurda, una parodia kafkiana di quarto ordine. Il disco è bellissimo.
Ghiso
Mercoledì 22 Gennaio 2014, 11.54.54
7
Recensione pessima e illeggibile. La boria del recensore è seconda solo alle sue pessime capacità di scrittore. Torna al pane e salame che l'alta cucina non fa per te.
andreastark
Mercoledì 22 Gennaio 2014, 10.50.32
6
@Resurrection...concordo pienamente con te...adoro Ihsahn ma questa volta per me è stato la delusione del 2013....chiariamoci...non un disco insufficiente ma un disco per il sottoscritto come per te ottimo fino a Pulse poi fatico veramente tanto ad arrivare alla fine...mi è arrivato a novembre mi sono imposto di ascoltarlo più volte ma il feeling non è mai arrivato mentre Eremita l'ho letteralmente consumato. Immaginavo che questo disco avrebbe diviso il pubblico...ed io mi trovo ahimè dalla parte dei delusi...ma sicuramente non ho dubbi sul valore dell'artista. Waste sei un grande....la tua recensione mi ha coinvolto più del disco....95 a Waste 60 a questo disco!
EdoardoG
Mercoledì 22 Gennaio 2014, 10.45.05
5
@Taste of Chaos, mi trovo pienamente d'accordo con te. Ti passa immediatamente la voglia di leggerla... Per quanto riguarda l'album, a me è piaciuto molto e trovo che sia l'album più personale ed originale di Ihsahn. È vero, come già diceva qualcuno, che nella seconda parte dell'album l'attenzione cala un poco e il tutto diventa molto più atmosferico, ma trovo comunque che l'album sia ottimo.
Taste of Chaos
Mercoledì 22 Gennaio 2014, 10.33.25
4
Mi sono sempre piaciute le vostre recensioni, precise e mai banali, ma stavolta è stato veramente difficile capirci qualcosa...senza offesa e senza scatenare alcun flame, credo che sia venuto meno lo scopo stesso della recensione, ovvero far capire al lettore cosa puó trovare in questo album
Resurrection
Mercoledì 22 Gennaio 2014, 10.27.44
3
Ottimo fino a Pulse ma da Tacit in poi ci sono troppi passaggi che mi risultano poco chiari. E' il primo disco di Ihsahn (tra Emperor, Peccatum e solista) che mi lascia l'amaro in bocca. Non un brutto disco ma una grande delusione per il sottoscritto.
Giangianni
Mercoledì 22 Gennaio 2014, 8.58.57
2
finalmente qualcuno che, come me, non da merda a sto album
herr julius
Mercoledì 22 Gennaio 2014, 8.20.24
1
Bella recensione, complimentoni. Da appassionato di Emperor e soprattutto del mastermind Ihsahn ho sempre acquistato a busta chiusa. I precedenti erano belli ma non mi hanno mai fatto gridare al miracolo, quindi l'ho ordinato senza grandi aspettative. Beh ragazzi il salto di qualità è veramente notevole, penso sia l'album della maturità, atmosfere fantastiche, tecnica, gusto, dissonanze, sperimentazione, niente è lasciato al caso. La cosa che apprezzo di più in quest'uomo è comunque pensarlo fino a qualche tempo fa con la faccia pitturata e le alabarde, e ora vederlo maturato, raffinato, serio, a differenza di altri personaggi ormai prigionieri (a quasi 40 anni) di stereotipi estetici e concettuali ormai passati e adolescenziali (immortal a parte). Grande ritorno!
INFORMAZIONI
2013
Candlelight Records
Prog Metal
Tracklist
1. Hiber
2. Regen
3. NaCl
4. Pulse
5. Tacit II
6. Tacit I
7. Rec
8. M
9. Sub Ater
10. See
Line Up
Ihsahn (Tutti gli strumenti)
Tobias Ornes Andersen (Batteria)
Heidi S. Tveitan (Cori)
 
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