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Supersuckers - Get the Hell
( 2028 letture )
A distanza di cinque anni dal precedente Get It Togheter l’autodefinitasi “Greatest Rock ‘N’ Roll Band in the World” torna con un nuovo accattivante album. Prima di parlare del nuovo disco è però doverosa una piccola digressione, che oltre a chiarire dei punti riguardanti il sound della band, servirà anche a farla conoscere a chi vi si avvicina per la prima volta. I Supersuckers si formano a Tucson, sotto la conduzione di Eddie Spaghetti dapprima esclusivamente bassista del gruppo, che ricoprirà successivamente anche il ruolo di cantante dopo l’abbandono di Eric Martin (non QUEL Eric Martin!). I quattro dell’Arizona propongono sin dagli inizi un punk roccioso pur restando sempre molto versatili nelle loro sonorità, essendo oltremodo vicini al country, genere particolarmente amato da tutta la band, tanto da registrare un vero e proprio album cowpunk nel 1997, che riscosse un discreto successo, ma anche al rock ‘n’ roll più classico. Influenza quest’ultima ben presente in Get It Together, disco pieno di un rock vecchia scuola molto ben costruito e di facile assimilazione.
Chiuso questo piccolo flashback ci possiamo ora dedicare alla più fresca uscita, ovvero Get the Hell. Anche in questa occasione la band modifica ulteriormente le proprie sonorità, ritornando al punk rock roccioso e veloce degli esordi, infarcendolo di contaminazioni disparate dai generi già citati.

Registrato negli Arlyn Studios di Willie Nelson, Get The Hell è quanto di più genuino e punk rock si possa desiderare. Dodici pezzi che scorrono piacevolmente per tutta la loro durata senza mai lasciare respiro all’ascoltatore che viene letteralmente sommerso dai potenti e veloci riff proposti dalla band. Questa è l’esatta immagine che ci si trova davanti quando ci si accinge all’ascolto del disco e, man mano che le tracce scorrono, il tutto diventa più godibile, facendoci maggiormente addentrare nell’attitudine della band, che risulta secca, diretta e micidialmente peculiare, andando a colpire proprio dove stabilito. Il disco presenta ottimi pezzi come la title track, a cui viene affidata l’apertura dopo una piccola intro e non si può certo esitare nel dire che già la prima composizione risulta come una delle migliori del disco: divertente, coinvolgente e con un ritmo serrato. Davvero bella la prova al microfono di Eddie, il quale risulta subito molto eclettico. Il pezzo mostra immediatamente una certa affinità con grandi mostri sacri del punk, come i Ramones nella parte più iniziale, mentre notevole lo stacco di batteria sul finale. Pezzo ancora più riuscito è Fuck Up, in cui possiamo finalmente sentire la fusione tra la vena hard e country della band, che sforna un brano a dir poco magistrale, con l’aggiunta dell’armonica a bocca che contribuisce a mettere ancora più in risalto le ritmiche della canzone. Troviamo poi il primo singolo estratto dall’album, cioè Pushin’ Thru, anche questo si classifica come un pezzo dalla ritmica accattivante, in parte grazie ai riff e i soli di Bolton e Chandler. Con Never Let Me Down Again incontriamo la prima delle due cover presenti nell’album. Il pezzo coverizzato in questione è dei Depeche Mode e si stenta davvero a riconoscerlo; la band lo stravolge completamente facendogli assumere lo spirito giusto per collimare con il resto del disco e il risultato è apprezzabilissimo. Fare una cover simile all’originale risulterebbe semplice a tutti, ma scomporre completamente un pezzo per creare qualcosa di “personale” e far sì che renda bene non è un lavoro affatto semplice. Altro brano che vediamo spiccare nella seconda metà dell’album è Bein’ Bad, hard punk potente dalla prima all’ultima nota. Anche qui da segnalare la grande parte solista che, oltre ad essere impeccabile ed incastrarsi perfettamente all’interno del pezzo, diverte davvero molto.
La penultima traccia, Shut Up Your Face, è una vera e propria “miccia”, potente come poche altre all’interno del disco e molto veloce, arrivando a toccare appena i due minuti. Il pezzo è più che altro uno sfoggio/sfogo della band che si esibisce in parti soliste e stacchi di gran pregio. In chiusura troviamo la seconda cover dell’album, ovvero Rock On di Gary Glitter. Rispetto alla precedente cover si avvicina più all’originale, ricalcando la struttura del brano, velocizzandolo e inspessendo la ritmica, creando così una vera e propria perla.

I Supersuckers tornano quindi con un album in studio davvero valido, che si incastra perfettamente nei lavori già pubblicati, fondendo passato, presente e futuro della band con pezzi veramente belli, che catturano sin dal primo ascolto. Altra nota positiva è la produzione che risulta a dir poco sfavillante, senza nessun tipo di sbavatura, con suoni perfetti, dando il giusto spazio e risalto ad ogni singolo strumento.
If you don’t like the Supersuckers, you don’t like Rock ‘N’ Roll le parole di Lemmy risultano un pochino forti, ma possiamo dire che riguardo quest’album trovano pieno fondamento.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
VomitSelf
Giovedì 6 Febbraio 2014, 18.36.59
3
Grande band. Ma questo devo ancora ascoltarlo
Sgommonauta
Sabato 1 Febbraio 2014, 15.29.37
2
Gruppo a dir poco strepitoso, non hanno mai sbagliato un colpo.
mardonziak
Sabato 1 Febbraio 2014, 9.00.52
1
devo ancora avere da qualche parte un loro vecchio cd "motherfuckers ... '" che ricordo spassosissimo da ascoltare...
INFORMAZIONI
2014
SPV/Steamhammer
Punk
Tracklist
1. Intro
2. Get The Hell
3. Something About You
4. Fuck Up
5. High Tonight
6. Pushin' Thru
7. Never Let Me Down Again
8. Gluttonous
9. Disaster Bastards
10. Bein' Bad
11. That's What You Get For Thinking
12. Rock On
Line Up
Eddie Spaghetti (Voce, Basso)
Dan Thunder Bolton (Chitarra, Cori)
Metal Marty Chandler (Chitarra, Cori)
Captain Von Streicher (Batteria, Cori)
 
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