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Devourment - Molesting the Decapitated
( 3222 letture )
Signore e signori, il disco di cui ho l'onore di parlare nella qui presente recensione è senza ombra di dubbio uno degli album più rivoluzionari dell'intero panorama brutal death, una di quelle opere con sufficiente carica innovativa da generare uno stuolo infinito di imitatori ed un "sottogenere" (prendete il termine con le pinze) tutto suo. Molesting the Decapitated, disco d'esordio dei perversi texani Devourment, è largamente considerato, totalmente a ragione, il principio del cosiddetto slam brutal death, definizione che indica più che altro un modo di suonare brutal incentrato proprio sugli slam, pesantissimi riff a basse e medie velocità caratterizzati da una certa semplicità esecutiva e, al contempo, da una grande carica di groove. I Devourment sono appunto considerati gli inventori dei riff slam, concepiti prendendo i caratteristici breakdown di casa Suffocation ed estremizzandoli in lentezza, pesantezza e "ignoranza". Zero ambizioni tecniche, zero complicazioni e raffinatezza, qui c'è soltanto un muro di suono dall'incedere pachidermico e disgustoso.

Gli slam godono in questo disco della grande freschezza della novità, oltre ad essere davvero ben scritti, grazie al lavoro congiunto di Clark e Wynn (migliori a scrivere questo genere di riff rispetto a Ruben Rosas, in questo album voce ma dal successivo in poi chitarrista); talvolta conditi da gustosi pinch harmonics, si alternano a riff assassini di matrice death/grind, in una miscela esplosiva e dannatamente divertente di tempi medio-bassi ed assalti a tutta birra (con una netta prevalenza dei primi). Le due sei corde (ovviamente dall'accordatura ribassata) sono caratterizzate da un suono sporco, limaccioso, stracarico di frequenze basse e medie che risultano in un assalto ronzante e corposo (ascoltando, verrebbe da dire "grasso"). Il basso è tremendamente grave, anch'esso ribassato all'inverosimile e dotato di un suono pulsante e malsano, che dà allo strumento di Majewski una densità paragonabile a quella del fango palustre. Data l'importanza essenziale della ritmica, la batteria ricopre in quest'album (e in tutti gli album slam che verranno dopo) un ruolo di primo piano, catturando l'attenzione: il lavoro di piatti è particolarmente enfatizzato, i blast beat diretti come un pugno in pieno volto ma non così frequenti come si potrebbe pensare, le rullate ad alta velocità presenti in quantità particolarmente generose, la doppia cassa sparata a mille o perfettamente sincronizzata con gli slam chitarristici. Brad Fincher è un batterista molto concreto e senza orpelli, che si sposa perfettamente con lo stile del disco; da questo punto di vista getta le basi per un tipo di drumming che sarà poi ampliato dal secondo batterista dei Devourment, Erik Park, che con i suoi "funambolismi" (apprezzabili nel seguente Butcher the Weak, da non confondersi con virtuosismi ultra tecnici che potreste aspettarvi da un Mounier o da un Gruber) eleva definitivamente la batteria alla funzione di protagonista che caratterizza questo tipo di brutal death; protagonista, beninteso, assieme alla voce.

Ecco, la voce merita un paragrafo a parte. Il growling death metal, nel corso del tempo, si è fatto via via più profondo, sempre più gutturale, rimanendo però sempre uno stile di canto. Estremo, ma pur sempre canto. Ruben Rosas è uno dei maggiori esempi di come, da un certo punto in avanti, la voce nel brutal death possa essere intesa come uno strumento puro e semplice. Dimenticatevi dei testi (o meglio, dimenticatevi di capirci qualcosa; i testi ci sono, ma sono inintelligibili, disgustosamente "over the top" ed anche quelli hanno fatto scuola): in linea di massima Rosas si dedica a vomitare nel microfono con il suo rigurgito estremamente gutturale, le cui caratteristiche principali sono cadenza e valenza ritmica (non è un caso se alcuni ritengono lo slam come "l'hip hop del death metal"). L'impatto avuto nella scena da questo genere di approccio vocale è stato enorme. Ciò che eleva Rosas tra la massa di cantanti venuti dopo di lui ed ispiratosi al suo stile è la dinamicità fonetica: molti, concentrati appunto sulla componente ritmica della propria voce, trascurano totalmente la varietà vocale in favore di una monotonia che alla lunga finisce inevitabilmente per annoiare. Rosas a conti fatti non si allontana mai dal proprio ruggito da fognatura, ma emette una varietà di suoni sufficienti ad intrattenere l'ascoltatore per tutta la durata dell'album (per fare un esempio, vi sono sia ruggiti "alti" simili ai pig squeal che gutturali profondissimi, con tutto lo spettro sonoro compreso tra questi due estremi).

Molesting the Decapitated parte con un vero pezzo da novanta: Festering Vomitous Mass ci accoglie con un sample (un estratto da un'intervista al serial killer Joseph Kallinger) prima di assalirci con delle rullate micidiali e una linea vocale assolutamente superba, tra le migliori dell'intero disco. Questo breve gioiellino è esemplificativo dello slamming "a climax discendente", che consiste nel suonare un riff e poi ripeterlo a velocità via via inferiori: questo tipo di songwriting solitamente fa giungere la canzone a livelli di stupidità parodistici (per avere un esempio di come non implementare questa tecnica, basta ascoltare i primi Epicardiectomy, nello split Goresoaked Slamassacre), ma non è questo il caso. Si può apprezzare sin da subito la struttura semplice e diretta, così come il groove assassino che penetra nel cervello costringendo l'ascoltatore a fare headbanging freneticamente. La seguente Postmortal Coprophagia, il pezzo più lungo dell'album con i suoi sei minuti abbondanti, è un brano dalle soluzioni molto imitate, che gioca specialmente su tempi medi e medio-lenti. I riff sono trascinanti e scorrono con fluidità inaspettata; i sei minuti risultano sorprendentemente ben gestiti vista la semplicità della formula di base. Choking on Bile unisce il lato più veloce dei nostri, con una batteria al fulmicotone davvero micidiale, con poderose inchiodate che colpiscono con la forza di una mattonata. La title track è una delle canzoni più belle, grazie ad alcuni slam terzinati e maledettamente catchy e all'implementazione fantastica delle pinch harmonics. La performance di batteria è spettacolare e se siete patiti dell'air drumming andrete in visibilio ogni volta che ascolterete questo pezzo. La seconda metà del disco è, se possibile, ancora più marcia della prima: Self Disembowelment vede un Rosas particolarmente ribollente nelle gutturali e delle sezioni lente a dir poco megalitiche; Fucked to Death si apre e si chiude con stacchi di solo basso, bombardandoci nel mezzo con riff viaggianti su tempistiche da ippopotamo. Probabilmente si tratta di una delle canzoni più pesanti del lotto. Rosas risplende anche in Devour the Damned, che presenta dei break vocali micidiali, così come la conclusiva Shroud of Encryption, che tra l'altro presenta dei parallelismi con Festering Vomitous Mass per quanto riguarda scelte vocali e riffing e si rivela una track perfetta per chiudere un disco come questo (con un altro sample tratto dalla medesima intervista a Kallinger).

Molesting the Decapitated è una pietra miliare. Non solo ha contribuito a creare uno stile che ha preso piede in maniera prepotente nel decennio successivo, ma ne costituisce anche il più elevato picco qualitativo: genuinamente divertente, immediato, coinvolgente. Si tratta di un tipo di musica indubbiamente semplice, disgustoso se vogliamo, che può non piacere (in effetti a molti non piace) e che tuttavia gode di una propria dignità artistica. Operando una contestualizzazione il più imparziale possibile ed alla luce delle proprie qualità musicali e innovative, il debutto dei Devourment merita una valutazione alta.

E adesso che ho accostato lo slam all'arte posso dirmi soddisfatto.

Nota a margine: nel caso non possedeste ancora questo album e foste interessati a recuperarlo, vi consiglio di reperire 1.3.8, una compilation che contiene, oltre a Molesting the Decapitated, il demo Impaled e la canzone inedita Babykiller (poi ri-registrata per apparire su Butcher the Weak), sicuramente il pezzo più famoso dei Devourment ed il vero manifesto dello slam.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
81.95 su 23 voti [ VOTA]
Valepassa
Martedì 6 Novembre 2018, 15.43.58
13
Io invece definisco i cannibal corpse brutal death metal perché per me il Death ,come dici tu,duro e puro lo fanno band tipo malevolent creation carnage entombed morbid Angel obituary... ecc (quindi quello che chiamano old school)e con i cannibal corpse c'è stato un appesantimento molto forte delle sonorità sia in termini di vocals che di ritmiche e riffing; per quanto riguarda gli aborted invece sono d'accordo completamente
Steelminded
Domenica 2 Febbraio 2014, 21.42.59
12
Bravo mrfreddy, sono d'accordo con la tua analisi...o meglio, intuivo le differenze ma non riuscivo a spiegarle tecnicamente come tu hai fatto... Io poi sono maniaco delle classificazioni in sottogeneri, quindi la spiegazione mi appassiona molto...
MrFreddy
Domenica 2 Febbraio 2014, 21.38.16
11
Secondo me no, i Cannibal Corpse fanno death metal "duro e puro" (a parer mio non hanno mai fatto brutal vero e proprio, nemmeno con Barnes), mentre gli Aborted sono fieri esponenti del deathgrind. Ma a volte quando si parla di sotto-sotto generi si fatica a cogliere le differenze! Sicuramente sempre di death si tratta poi si può essere più specifici se lo si desidera
Steelminded
Domenica 2 Febbraio 2014, 20.58.35
10
Ci sono i Belgi Aborted che se non sbaglio usano la stessa tecnica... Ma voi esperti ditemi un po': questi, gli Aborted e i Cannibal Corpse sono classificabili nella stessa nicchia di death metal musicalmente?
Awake
Domenica 2 Febbraio 2014, 20.13.03
9
Non per niente la tecnica canora del Brutal si chima Pig Squeal Sulla copertina: ovviamente è voluta e a me non dispiace, è emblematica dell'atmosfera sudicia, gore e splatter che si vuole rappresentare da un punto di vista musicale...
MrFreddy
Domenica 2 Febbraio 2014, 10.26.31
8
Veramente ormai sono così "nell'ambiente" che non riuscirei ad immaginarmei questi dischi senza il classico pornogore nei testi e nelle copertine comunque, come ho scritto, è uno stile che piace a pochi, e credo che a nessuno possa piacere subito!
Steelminded
Domenica 2 Febbraio 2014, 10.22.33
7
Vabbè però sulla copertina converrai ancora oggi? P.S. Devo ancora ascoltare bene il disco (cosa che farò).
MrFreddy
Domenica 2 Febbraio 2014, 10.12.57
6
Pensate che tempo fa il sottoscritto la pensava precisamente come voi
Steelminded
Domenica 2 Febbraio 2014, 9.27.37
5
Quoto Awake tutta la vita Non mi perturba troppo la musica (anzi quella...) ma la voce... miiii cherrrobba... e la copertina fa veramente SCHIFO!!! Evviva!
Awake
Sabato 1 Febbraio 2014, 20.22.29
4
Sta musica mi ricorda quando mio nonno sgozzava il maiale...
er colica
Sabato 1 Febbraio 2014, 15.26.10
3
questo gruppo lo ascoltavo anni fa in un periodo di esplorazione e ricordo che lessi su Wikipedia di questo genere di Death ancora più estremo lo slam e dissi cazzo un altro genere!!! ascoltai loro e dissi ma vabè è la solita solfa solo più ribassata e con la voce più da porco!! comunque non è il mio genere di Death metal, però ora vedendo la recensione me li riandrò a riascoltare dopo questi anni per curiosità.
Er Trucido
Sabato 1 Febbraio 2014, 13.53.11
2
Ascoltato stamattina mentre facevo colazione (sì, la colazione del campione). Che dire, un gran bel disco certamente non per tutti, ma bello e molto influente nella scena estrema.
lux chaos
Sabato 1 Febbraio 2014, 13.22.21
1
Ecco, rispetto massimo per loro, per la tua bella recensione e per l'influenza che hanno avuto sul genere, ma qui siamo proprio su un territorio che per me è invalicabile: purtroppo questo genere non mi da mezza emozione (o probabilmente le emozioni che mi da non mi piacciono per nulle)...inascoltabili PS la frase "E adesso che ho accostato lo slam all'arte posso dirmi soddisfatto" è un capolavoro
INFORMAZIONI
1999
United Guttural Records
Brutal
Tracklist
1. Festering Vomitous Mass
2. Postmortal Coprophagia
3. Choking on Bile
4. Molesting the Decapitated
5. Self Disembowelment
6. Fucked to Death
7. Devour the Damnes
8. Shroud of Encryption
Line Up
Ruben Rosas (Voce)
Kevin Clark (Chitarre, Voce)
Brian Wynn (Chitarre)
Mike Majewski (Basso)
Brad Fincher (Batteria)
 
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