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Cosmic Church - Ylystis
( 1688 letture )
Quant’è importante avere piena consapevolezza della propria identità? O meglio, quando una precisa dichiarazione d’intenti risplende con più violenza di un’accomodante presa di una posizione allineata alle tendenze prevalenti?
La one man band finlandese Cosmic Church rappresenta l’incarnazione somma di una visione della Fiamma Nera antica, esoterica, dipendente dagli insegnamenti della scena scandinava primigenia, nella quale non esisteva affermazione su pentagramma che non corrispondesse ad una filosofia ed ad una dottrina da comunicare, sicuri di rivolgersi ad un ristretto pubblico accordato sulle stesse frequenze.
Nel secondo capitolo sulla lunga distanza, Ylystis, successivo alla trilogia altalenante Arcana Dei (ci si riferisce alla raccolta pubblicata nel 2010, non alle singole edizioni degli EP, rilasciate una dopo l’altra nel corso del 2009, ndr) che si era contraddistinta tanto per le deficienze in sede di produzione quanto per lo splendore arcano delle melodie sotterranee forgiate dalle incessanti cascate di note accarezzate dal tremolo picking, il solitario Luxixul Sumering Auter rivela al mondo una solida prestazione strumentale, ben distante dalla classica impostazione dei progetti “solisti”, in cui la tecnica è completamente asservita ad una presunta necessità di dare forma ai propri pensieri, scordandosi in toto di bilanciare i due elementi.
Nonostante si abbiano dinnanzi 75 minuti di continuo fluire -pochi i momenti di riposo- il lavoro non è particolarmente ostico, in quanto rifugge dallo stereotipo che vuole il black metal proveniente dall’Ultima Thule statico, estremamente incentrato sulla reiterazione rituale piuttosto che sullo sviluppo orizzontale delle progressioni, o comunque espressione di un minimalismo sonoro esibito come bandiera, convogliando in semplici architetture (nessun virtuosismo è presente, eccettuati sparuti interventi della sei corde solista) un dinamismo curato al dettaglio.
Dagli accenti sui piatti della batteria, al tono uniforme delle chitarre, dalla presenza discreta del basso sullo sfondo, prevalentemente intento a tessere una tela ritmica adatta a sostenere ed armonizzare le partiture, all’attenzione riposta nel modulare lo strumento vocale, alternando un vigoroso e straziante scream ad imprevedibili inserti puliti, ad opera di Rauta (alias di Atvar, mente dietro ai conterranei Circle Of Ouroborus e gestore dell’etichetta Kuunpalvelus che ha pubblicato larga fetta delle produzioni targate Cosmic Church assieme all’intero suo catalogo come artista\collaboratore), passabile interprete, soprattutto sotto il profilo emotivo (da rivedere nell’intonazione, salvata principalmente dal timbro maschile dai marcati tratti epici) Ylystis tradisce un encomiabile sforzo rivolto a trasformare un artefatto dalle peculiarità interessanti, tuttavia non rivoluzionarie, in un’uscita di ottimo pregio, mantenendo intatte le prerogative dell’ensemble, da ricercare nelle profondità delle scuole ermetiche, fonte, stando ad un’intervista rilasciata da Luxixul, di ispirazione diretta per la composizione sia dei testi sia delle musiche.
Tale approccio si riverbera nella natura dell’album, lineare ad un primissimo ascolto, ma ricco di sottostrutture cristallizzate in momenti di pura adrenalina ovvero di avvolgente meditazione, mentre, grazie alla stratificazione delle parti, l’ascoltatore è rapito in un labirinto psicofisico, dove la magia della risonanza degli accordi distorti si sposa alla scientificità delle ritmiche, riflettendo il nome stesso del progetto: Cosmic Church, riassunto del connubio tra un’entità infinita studiata analiticamente e matematicamente e una parola simbolo di una comunità o di un singolo raccolto nell’intimità della preghiera.
Quantunque Ylystis sia, fuor da dubbio alcuno, un prodotto gemmato da creature passate, le sue fondamenta derivative non inficiano la longevità dell’opera. Essa necessita infatti di un numero elevato di ascolti per comprenderne l’essenza, benché sia possibile giungere ad un’idea fedele della Weltanschaung di Luxixul assaporando il primo e l’ultimo episodio, probabilmente summa della cifra stilistica dell’album, a cui le altre cinque tracce fungono da ampliamento, approfondimento e corollario, senza però aggiungere nuovi teoremi alla razionalità del pensiero del finnico.
Nell’enunciare i fondamenti della sua musica geometrica, quest’ultimo finalmente è aiutato da una produzione di profilo professionale, in grado di delineare con tratto sicuro le personalità degli strumenti, permettendo, inoltre, alle cesellature di sintetizzatore di penetrare negli interstizi del possente tessuto dei cordofoni, ottenendo così un secondo piano ambientale dalle tonalità delicate, ma capaci di un’esistenza quasi autonoma. L’espediente ripercorre con successo la strada tracciata da Varg Vikernes ed in generale dalla prima ondata depressive, spoglia e disadorna ad uno sguardo d’insieme, scolpita accuratamente se osservata sotto la lente d’ingrandimento, che, nei casi migliori, discopre una ragnatela non dissimile dai frattali.
In conclusione, Cosmic Church non rovescia il tavolo da gioco né si preoccupa di dare un contributo al genere che superi la re-interpretazione personale ed interiorizzata di stilemi convenzionali. Ciò premesso, Ylystis si configura come uno delle espressioni del black metal più solide e degne di nota dell’anno da poco trascorso, evidenziano ancora una volta -se fosse necessario- che, pochi vocaboli manipolati da un poeta hanno in loro potenzialità letterarie scevre da limitazioni.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
92.5 su 2 voti [ VOTA]
Theo
Venerdì 14 Febbraio 2014, 22.47.24
5
Ho notato solo ora, vi segnalo che il titolo del disco è "Ylistys" e non "Ylystis"... Comprensibile piccolo errore vista la mancanza del titolo sulla copertina e le ovvie difficoltà linguistiche
Theo
Martedì 4 Febbraio 2014, 23.22.43
4
Bellissimo. Sono contento di essere riuscito a trovarlo in negozio perchè stava iniziando a diventare un problema. Comunque son d'accordo con la recensione quasi nella sua totalità, soprattutto quando dice che la prima e l'ultima traccia consegnano all'ascoltatore la summa del lavoro di Luxixul. Davvero un gran disco, molteplici le chiavi di lettura però. Belli anche i testi (molto curato il booklet con tutte le traduzioni fortunatamente). Insomma, ai vertici delle uscite Black Metal nel 2013 (e personalmente, nella mia top 10 dell'anno appena trascorso). Un ottimo passo in avanti dopo il bello (seppur non esaltante) debutto sulla lunga distanza e la comunque bella trilogia di EP. Consigliabili anche le demo, anche se questo -ripeto- secondo me rimane il vero gioiello del gruppo fino ad ora. I numeri qui contano poco, ad ogni modo intorno all' 85 per me.
mattstb
Domenica 2 Febbraio 2014, 19.34.43
3
Recensione ottima, disco perfetto. Per me comunque voto 90.
Metal Maniac
Domenica 2 Febbraio 2014, 16.24.07
2
la copertina mi pare un po' troppo simile a quella di halo of blood dei children of bodom...
Ubik
Domenica 2 Febbraio 2014, 16.09.03
1
Bello bello, grande salto di qualità. Voto azzeccato e ottima rece!
INFORMAZIONI
2013
Kuunpalvelus
Black
Tracklist
1.Luon perustani sinun kallioosi
2.Näkyjä indigolähteeltä
3.Ennen
4.Maailmojen peilin takaa
5.Lupaus äänettömälle äänelle
6.Kätketyn tulen vartija
7.Täydellisen valon äärellä
Line Up
Line-up
Luxixul Sumering Auter (tutti gli strumenti, voce)

Musicisti Ospiti:
Rauta (chitarra, voce pulita)
 
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