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Theatre of Tragedy - Velvet Darkness They Fear
( 4806 letture )
Un sipario di velluto si solleva lentamente accompagnato da tristi note che risuonano nell’aria, questa volta non va in scena nessuna commedia, invece questa è la “divine tragedy” preparata dalla formazione norvegese Theatre Of Tragedy; Velvet Darkness They Fear è infatti il loro secondo tentativo che conferma il sound del primo e omonimo full-length.
Mettetevi comodi per seguire il dramma:

O Canvas! Wherefore canst thou these images not allow?
I deem a projection of my theatre they should be!


I tocchi di tastiera risultano per lo più discreti, l’effetto di archi sembra voler sottolineare il senso di malinconia, che viene portata al parossismo dagli ostinati di pianoforte come in Seraphic Deviltry, mentre qualche frammento di arpa e di clavicembalo ci trascina indietro nel tempo come anche l’inglese medio usato nei testi che ci riporta nel periodo di Shakespeare e al teatro del Rinascimento britannico.
La chitarra compare con un suono molto distorto e i riff sono lugubri e lunghi, quasi interminabili, anche nelle parti più dinamiche trasudano inquietudine e Bring Forth Ye Shadow ne è la prova.
I momenti di solismo della sei corde sono dosati e posizionati al punto esatto, come i fraseggi funerei di On Whom The Moon Doth Shine che si avvicendano non completamente sovrapposti, ideali per aumentare la tensione emotiva, seguendo l’atmosfera dell’intero album.
In When He Falleth invece i passaggi in pulito accompagnano perfettamente il ritmo del dialogo ripreso dal film degli anni ‘60 “The Masque Of The Red Death” che mescola storie diverse, basandosi però soprattutto su un racconto di Edgar Allan Poe.
La batteria segue ritmi cadenzati e lenti, variati di passaggi originali sui fusti, ma si spinge fino a parti in doppio pedale nei momenti più aggressivi dei brani come in Der Tanz Der Schatten, canzone in cui anche il basso si fa più secco, mentre le porzioni lasciate scoperte dai lunghissimi accordi di chitarra sono riempite da un suono più profondo e fraseggi indipendenti dalla sei corde, ad esempio in Black As The Devil Painteth.
Ma ora passiamo alle voci, che coprono il ruolo di vere protagoniste in Velvet Darkness They Fear: Raymond Rohonyi con il suo growl vigoroso emerge in contrapposizione alla voce angelica di Liv Kristine, resa ancora più eterea dall’effetto di riverbero presente nella maggior parte dei brani, contrasto che peraltro appare ancora più netto nelle parti dove le due voci sembrano rincorrersi e allontanarsi come in un dialogo, generando quel senso di drammaticità tanto caro ai Theatre Of Tragedy.
Il cantante norvegese dà prova di sapersela cavare anche nel pulito, dove infatti emerge in modo quasi sinistro e malinconico, accordandosi bene con le tematiche dei testi e il mood generale.

And the song climaxeth
And slowly dieth
Away


E quasi in un sospiro Velvet Darkness They Fear si chiude, lasciando ancora aleggiare l’atmosfera inquieta che lo pervade.
Atmosfere che saranno riprese da molti altri gruppi, primo fra tutti quello formato dai connazionali dei Theatre Of Tragedy, i Tristania. Non si può non fare caso a come gli ostinati di piano, chitarre distortissime e lugubri o ancora l’alternarsi delle voci, che ha dato vita al fortunato cliché della bella e la bestia, siano stati ripresi anche più tardi, segno che la band capitanata da Rohonyi aveva centrato il bersaglio.
Velvet Darkness They Fear conferma pienamente lo stampo teatrale del gruppo, portandolo all’apice, non solo grazie alla struttura dei brani che spesso ricalca le pièces, ma anche grazie al settore strumentale che segue perfettamente le sensazioni che la band vuole suscitare nell’ascoltatore e, come ricordava Aristotele, soltanto immedesimandoci nei personaggi e provando le loro stesse emozioni potremmo finalmente raggiungere la catarsi, la purificazione delle nostre passioni.
Un imperdibile secondo atto.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
86.75 su 29 voti [ VOTA]
ObscureSolstice
Mercoledì 27 Dicembre 2017, 19.40.57
12
una delle poche band che apprezzavo che veramente valevano tra le mille fotocopie. Oltretutto, questo disco, possiede una delle copertine più sensuali e sexy di tutto il panorama metal. One best of gothic female vocalist band ever - Theatre of Tragedy -
Fabrizio
Mercoledì 27 Dicembre 2017, 17.59.22
11
Riascoltare dopo 20 anni Velvet Darkness They Fear / Fair and 'Guiling Copesmate Death e avere ancora la pelle d'oca.....
Rob Fleming
Sabato 13 Febbraio 2016, 18.34.01
10
Devo ammetterlo, questo cd quando uscì lo presi soprattutto (forse esclusivamente) per la copertina. Quanto di più bello, erotico e affascinante ci offrisse il metal all'epoca. In sé però il cd non è male, ma faranno assai meglio in futuro. 75
The Nightcomer
Giovedì 27 Febbraio 2014, 11.06.32
9
L'ho riascoltato pochi giorni fa, dopo aver letto la recensione, a distanza di parecchi anni dall'ultima volta. Ricordo però bene quel periodo, in cui uscirono diversi lavori di stampo gothic più o meno validi, ma comunque generati dallo stato di grazia creativo comune a diversi gruppi trainanti, che oggi vengono spesso accreditati come seminali dall'opinione comune. Secondo me questo album, pur essendo buono, non era all'epoca e non è tuttora paragonabile ai masterpieces di altri illustri contemporanei (Tiamat, Lacrimosa, Moonspell, Therion, The Gathering, etc.), ma confrontato con molte proposte rilasciate negli anni successivi è avanti anni luce.
Gasta
Domenica 9 Febbraio 2014, 11.24.01
8
Capolavoro.
Metal Maniac
Sabato 8 Febbraio 2014, 19.13.31
7
gran bell'album questo... incredibile la contrapposizione tra le due voci, che generano nell'ascoltatore la famosa sensazione della "bella e la bestia"... il growl del cantante è davvero terribile... un must del genere.
ocram
Sabato 8 Febbraio 2014, 12.49.02
6
che band immensa.....pecctao non esistano più gruppi del genere, nessuno....non ne è rimasto nessuno..........
andrea
Sabato 8 Febbraio 2014, 11.56.51
5
...non so neanche come commentare! p.s.per chi fosse interessato sono appena uscite delle bellissime ristampe in vinile dei primi tre album, con bonus tracks e liner notes esclusive. Bring Forth Ye Shadow è un vero manifesto! e spero metallized mi perdonerà la prima deriva cattiva in tanti anni ma fanculo i soliti froci sfigati e stronzi che abbassano i voti.
Neige93
Sabato 8 Febbraio 2014, 11.51.36
4
Appena finito di ascoltare. Troppo poco 80, personalmente. 90 meritatissimo. I brividi. Ma quanti capolavori sono usciti nel 96? Per un heavy e un thrash che andavano sempre più a decadere (per fortuna), gruppi più atmosferici e intimi scrivevano perle che verranno ricordate per sempre. Penso ad esempio a Brave Murder Day dei Katatonia, ma potrei fare un centinaio di altri esempi. Riferiti al tri-ennio 95-96-97.
Mauro Paietta "My Refuge"
Sabato 8 Febbraio 2014, 11.17.50
3
Album bellissimo che mi riporta indietro negli anni... And when he falleth è un capolavoro, uno dei pochissimi album gothic che adoro!
Giangianni
Sabato 8 Febbraio 2014, 10.58.50
2
per me è un 90 buono
Neige93
Sabato 8 Febbraio 2014, 9.41.25
1
Questo non lo conosco, grazie mille, non vedo l' ora di sentirlo!
INFORMAZIONI
1996
Massacre Records
Gothic
Tracklist
1. Velvet Darkness They Fear
2. Fair And ‘Guiling Copesmate Death
3. Bring Forth Ye Shadow
4. Seraphic Deviltry
5. And When He Felleth
6. Der Tanz Der Schatten
7. Black As The Devil Painteth
8. On Whom The Moon Doth Shine
9. The Masquerader And Phoenix
Line Up
Liv Kristine Espenæs (Voce)
Raymond I. Rohonyi (Voce)
Tommy Lindal (Chitarra)
Geir Flikkeid (Chitarra)
Lorentz Aspen (Tastiere)
Eirik T. Saltrø (Basso)
Hein Frode Hansen (Batteria)
 
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