McCallon: Direi un messaggio chiarissimo. Ora una domanda più “di concetto”: partendo nello specifico da
Pirates – ma per certi versi anche da prima – avete fatto una scelta stilistica e tematica che ha cambiato profondamente anche la vostra immagine, dalle copertine ai vostri costumi sul palco. Avete delle fonti di ispirazioni cinematografiche o letterarie che hanno influenzato la vostra estetica, nello specifico per quanto riguarda la restituzione delle atmosfere piratesche dal vivo?
VoA: Oh! Partiamo dallo specificare che i crediti per il nostro lavoro sull’estetica dei
Visions of Atlantis vanno a
Clémentine. Lei è la “mastermind” dietro tutto questo, e da quando è arrivata nella band [2013, ndr] ha spinto perché abbracciassimo la tematica piratesca. Ci abbiamo messo un po’, ma è stata la scelta giusta perché ci ha permesso di creare un intero universo intorno a noi, che attraverso l’escamotage dei pirati può veicolare forti messaggi di libertà, di emancipazione, di autodeterminazione. In un mondo che ci mette alla prova costantemente, abbiamo bisogno di storie che, estraniandoci dalla quotidianità, ci facciano realmente riflettere su chi siamo e chi vogliamo essere, sui nostri obiettivi e sulle nostre vite. Ciò detto, i riferimenti sono molteplici: I più ovvi vengono da
Pirati dei Caraibi, con qualche spunto da serie TV come
Black Sails, da videogiochi come
Monkey Island e poi… libri, un mare di libri, dall’
Isola del Tesoro di
R. L. Stevenson ai saggi storici. È una tematica che ha così tanto da dire…
McCallon: Condivido, anche io sono sempre stato affascinato dal “mito” piratesco. Restando in tema, volevo farvi questa domanda: Armada Live è pubblicato dall’austriaca Napalm Records; la Napalm ospita molte band che trattano questa tematica in maniera centrale: voi, gli Ahab, gli Alestorm, i Rumhaoy, e per certi versi i Tortuga… Pensate che ci sia un motivo specifico per il successo del metal basato sulle tematiche nautico-piratesche nell’ultimo periodo? Mi viene in mente una situazione simile a quanto avvenuto in passato nel cinema, nel periodo d’oro del genere Western: pensate che nell’industria musicale odierna ci sia spazio per una “musica di genere”, che in questo caso risulti proprio essere legata al mare e alla pirateria?
VoA: Dicono che come umani desideriamo ciò che ci manca di più, e forse è così per l’Austria e il mare! Scherziamo: non dimentichiamo che nella nostra band militano una regina dei pirati francese e un capitano italiano, che ben sanno com’è fatto il mare. Gli
Alestorm sono scozzesi, e anche i
Rumahoy hanno le stesse origini. La
Napalm è una delle migliori etichette metal al mondo, ma non crediamo ci sia una motivazione specifica per cui abbia tante band legate al mare. Ciò che dici però è vero: il “Pirate-Metal” ultimamente si sta diffondendo con successo. Penso che dobbiamo tutto in primis ai
Running Wild, e questo è certo, ma credo che sia anche legato al fatto che sia un sottogenere interpretabile in tante maniere diverse. Gli
Alestorm lo intendono come folk e power metal. I
Rumahoy sono più heavy metal. Noi ci siamo aperti a una forma completamente differente di “pirate-metal”, dove la preponderanza è data all’aspetto scenico e cinematico. Ci approcciamo alle nostre canzoni come se stessimo componendo la colonna sonora per un grande film di pirati, ed è il motivo per cui ci distanziamo dalla musica tradizionale che avresti potuto sentire per davvero nell’epoca d’oro della pirateria. Dall’altro lato della medaglia ci sono band come
Mr. Hurley & Die Pulveraffen o gli
Ye Banished Privateers che tentano un approccio molto più realistico al genere piratesco.
McCallon: Tranquilli, quella era la mia domanda più complessa, ma abbiamo quasi finito! Qualche veloce domanda sul vostro futuro: la tracklist di Armada Live Over Europe include alcuni dei vostri migliori brani tratti da Pirates e Pirates II; i fan devono aspettarsi questa pubblicazione come una sorta di “recap” conclusivo, pronti per muoversi verso un’altra direzione musicale, o il vostro prossimo disco sarà un ipotetico Pirates III?
VoA: Ciò che è certo è che non ci discosteremo dall’impostazione piratesca. In questa ci sentiamo veramente a casa nostra, e questa forma espressiva – con questi costumi addosso – ci permette di trasmettere ciò che vogliamo comunicare in una forma tanto naturale quanto esaltante, e per questo non credo che faremo mai un passo indietro. Se daremo alle stampe un
Pirates III? Buona domanda, ma al momento non abbiamo una risposta. Siamo già al lavoro su nuova musica, e la nostra sensazione è che gli ultimi due dischi ci abbiano dato una nostra identità, non solo esteticamente, ma anche da un punto di vista musicale. Il nostro obiettivo è che questa si sviluppi in modo che i
Visions of Atlantis suonino sempre più come i
Visions of Atlantis, e meno come “quella band che suona come i
Nightwish, gli
Epica o i
Within Temptation”. Se poi questa ricerca si tradurrà in un terzo capitolo dell’epopea piratesca, lo vedremo in futuro.
McCallon: Avete già in parte risposto alla mia prossima domanda: volevo appunto sottolineare come l’impressione che si ha è che da The Deep and the Dark in poi abbiate consolidato non solo la vostra formazione, ma anche il vostro sound; pensate che introdurrete in futuro degli elementi che menzionavamo prima, come quegli strumenti della musica tradizionale associati generalmente ad un approccio realistico ai canti marinareschi, o temete che ciò possa allontanarvi troppo dalla vostra identità sonora?
VoA: Quello che possiamo dire è che siamo assolutamente intenzionati a sperimentare ed esplorare nuove soluzioni per vivacizzare la solida base di cui parlavamo. I pirati viaggiano. Esplorano. L’idea di portare le nostre canzoni in diverse ambientazioni, esplorandone le possibilità, è affascinante. Se ci pensi, l’abbiamo fatto con
Tonight I’m Alive, dove ritmi caraibici si sono innestati su una canzone symphonic metal. Se per esempio ci sposteremo nella giungla, che suono ne ricaveremo? E se navigassimo verso Oriente, o nell’estremo Nord? Vediamo dove ci porterà la corrente!
McCallon: Grazie davvero per il vostro tempo! Volete dire qualcosa ai nostri lettori?
VoA: Come sempre, è un piacere avere uno spazio in cui parlare della nostra musica e mostrare alcuni dei dettagli e degli elementi che vi stanno dietro, quindi un grande grazie a voi per averci ospitato per questa intervista e a tutti i lettori che avranno dedicato parte del loro tempo per arrivare fino a qui! La musica vive anche grazie a voi.