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07/04/26
KREATOR + CARCASS + EXODUS + NAILS
ALCATRAZ - MILANO
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BLACK REBEL MOTORCYCLE CLUB - Fabrique, Milano (MI), 26/11/25
26-11-25 (331 letture)
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Howl rappresenta un unicum all’interno della discografia dei B.R.M.C., e non a caso la band ha deciso di riproporlo in toto durante un tour negli States e in Europa in occasione del ventennale dell’uscita. La location scelta per l’italico suolo è il Le Fabrique di Milano, dove il terzetto ha regalato una due ore di musica intima, imperfetta ma altamente emozionale.
NIGHT BEATS L’apertura della serata è affidata agli americani Night Beats, terzetto che gravita attorno alla figura del cantante, chitarrista e compositore Danny "Lee Blackwell" Rajan Billingsley. La band di Seattle ha intrattenuto per una buona ora il pubblico sempre più numeroso in arrivo al Le Fabrique con una setlist chiaramente ispirata all’hard rock settantiano più acido e con influenze psichedeliche e garage. Ottima performance, tirata tutta d’un fiato, che ha messo in luce non solo le buone doti del frontman ma anche una compatta sezione ritmica che ha sostenuto le canzoni con mano sicura. Nelle ultime due canzoni in scaletta il terzetto è stato accompagnato da Robert Levon Been in veste di pianista e chitarrista e voce in aggiunta. Al termine dell’ottima apertura, Billingsley e soci sono stati salutati calorosamente dal pubblico e la scelta di una band spalla così energica si è rivelata ottima data la natura intimista e semi acustica della prima parte del concerto dei B.R.M.C..
BLACK REBEL MOTORCYCLE CLUB Dopo una lunga attesa e con un buon quarto d’ora di ritardo sull’orario di inizio previsto, un country basato sul banjo e un unico faro dalla luce calda alle spalle accompagnano l’entrata in scena del solo Peter Hayes, cappuccio calato a coprire gli occhi (rimarrà tale tutta la durata del concerto) e chitarra acustica, per ricreare l’intro classica dei concerti al tempo dell’uscita di Howl, ovvero l’acustico blues di Devil’s Waiting: inizio catartico, pubblico rapito e in religioso silenzio, fino all’ultimo refrain dove fra la nebbia appare quasi in sordina anche Robert Levon Been in veste di seconda voce. Pausa brevissima ed ecco accendersi meglio le luci a illuminare il palco dominato dall’inconfondibile drumset Sonor di Leah Shapiro posto in posizione centrale. Il coro a cappella Time won’t save our souls e il battere sui quarti di cassa segnano l’inizio dello stomp Shuffle Your Feet mentre l’organo suonato da Hayes e il basso Les Paul di Levon Been sostengono l’andamento più psychedelic rock della titletrack Howl. Senza soluzione di continuità si inanellano tutte le tracce di Howl, dal country blues indiavolato di Ain’t No Easy Way, al folk di Still Suspicious Holds You Tight con un roadie come secondo chitarrista a dare manforte, al gospel di Promise (con Hayes per l’occasione al trombone) fino al pop di Weight of the World. Di nuovo Hayes viene lasciato solo sul palco, chitarra acustica e armonica, per la Dylaniana Complicated Situation, mentre l’opposto accade per la successiva Mercy, prima traccia che non appartiene alla scaletta di Howl ma che ne rappresenta un outtake, scartato perché non ultimato al tempo delle registrazioni: Levon Been inizia accompagnandosi con la chitarra acustica, poi si ferma e chiede al pubblico di non battere le mani a tempo perché la canzone “non è adatta”. In effetti si tratta di una ballad acustica veramente struggente dove Robert offre una grande interpretazione, sofferta e drammatica. Fuori Levon Been e dentro di nuovo il solo Peter Hayes per il country blues di Restless Sinner, per poi continuare con il terzetto al completo con Symphatetic Noose e una versione allungata e munita di coda psichedelica di Gospel Song, mentre chiuderà la parte dedicata al ventennale di Howl, (del quale unica assente purtroppo si segnala la bella Fault Line) la lunga e ombrosa The Line. Da qui, il concerto vive una seconda vita all’insegna del rock & roll dalle venature psichedeliche e garage usuali per la band Californiana. Le atmosferiche Red Eyes and Tears e Awake, tratte dall’omonimo album di debutto, l’inno stomp Beat the Devil’s Tattoo che ha visto cantare insieme tutto il Le Fabrique, le veloci e punkettare Berlin e Conscience Killer, l’immancabile hard blues di Spread Your Love e la lunga e darkeggiante Shadows Keeper a traghettare verso la silenziosa e defilata uscita di scena di Leah e Peter e la acustica e conclusiva Open Invitation a cura del solo Robert Levon Been a chiudere il cerchio iniziato dall’atra metà che funge da core compositivo dei B.R.M.C.. Al termine di due ore di concerto non si può fare altro che sentirsi grati e appagati, e per tanti buoni motivi: la possibilità di assistere a un concerto dei B.R.M.C. in suolo italico dopo tanti anni, il fatto di trovare la band completamente in palla (chi li conosce sa che a volte le performance live del terzetto sono altalenanti, specie nel comparto vocale), le voci perfette, un ottimo audio, ben bilanciato, una location molto bene organizzata, ma soprattutto avere assistito alla messa in scena completa di quello che è l’album più personale, intimo, diverso e tuttavia così riuscito, degli americani. Si potesse mettere in musica la Route 66 in un ipotetico viaggio musicale attraverso gli States, pochi album come Howl negli ultimi 20 anni sarebbero in grado di adempiere il compito così bene. Blues, folk, gospel, country, stomp, Howl incarna appieno e in maniera personale l’anima profonda della musica americana, ed è stato un piacere esserne spettatori. SETLIST BLACK REBEL MOTORCYCLE CLUB 1. Devil’s Waiting 2. Shuffle Your Feet 3. Howl 4. Ain’t No Easy Way 5. Still Suspicious Holds You Tight (extended version) 6. Promise 7. Weight of the World 8. Complicated Situation 9. Mercy 10. Restless Sinner 11. Symphatetic Noose 12. Gospel Song 13. The Line 14. Red Eyes And Tears 15. Awake 16. Beat The Devil’s Tattoo 17. Berlin 18. Conscience Killer 19. Spread Your Love 20. Shadows Keeper 21. Open Invitation
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