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ALESTORM + LUTHARO + ROSES OF THIEVES - Orion, Roma (RM), 09/12/25
09/12/2025 (476 letture)
Il 9 dicembre 2025 all’Orion è tornato il metallo che diverte, che unisce e che soprattutto fa rumore: quello che trasforma una sala in un porto di mare, in una taverna da film nostalgici, in una tempesta che cade direttamente sul pubblico. La data romana del Thunderfisting Tour 2025 ha riportato in città gli Alestorm, ma la serata ha avuto più di un protagonista.

INTRODUZIONE
I primi a dover salire sul palco, purtroppo penalizzati da un orario improponibile (le 19:30, in un giorno lavorativo) sono stati i Roses of Thieves. Una band promettente che molti, me compreso, non sono riusciti a vedere. Un vero peccato, perché chi li ha ascoltati parla di una performance solida, energica, già vicina a una maturità rara per un gruppo emergente. Ma questa è la legge delle metropoli: non sempre si arriva in tempo.
Quando entrano in scena i Lutharo, però, l’atmosfera cambia forma. La sala non è ancora gremita, ma già vibra. E vibra soprattutto quando Kayla Dixon — nuova frontwoman, presenza magnetica e voce che sembra progettata per distruggere i soffitti — si prende la scena. La sua gestione vocale è impressionante: un melodico pulito, largo e luminoso che in un attimo si trasforma in un growl profondo, controllato, feroce. Nessuna forzatura: solo padronanza stilistica e tecnica del proprio strumento naturale. La band canadese viene da una gavetta ultradecennale e lo si sente in ogni passaggio. Il loro secondo album, pubblicato nel 2024 sotto Reigning Phoenix Music, ha già mostrato al mondo di che pasta siano fatti, ma è dal vivo che i Lutharo sciolgono ogni dubbio. Con una platea che cresce minuto dopo minuto fino a sfiorare le mille presenze, la formazione infiamma l’Orion con un’ora di set senza cadute: riff fluidi, assoli credibili, batteria nitida, basso pulsante e una resa vocale semplicemente devastante. Anche l’acustica — spesso ostica all’Orion — gioca dalla loro parte: tutto è equilibrato, potente senza essere confuso, pulito senza perdere impatto. È una di quelle rare occasioni in cui il suono amplifica la performance.

ALESTORM
Poi arriva il momento degli headliner: gli Alestorm. Ed è inutile girarci attorno: la sala esplode, di spade e spallate, di remi e di surfing. Centinaia di pirati, piratoni, piratini e aspiranti tali riempiono ogni angolo dell’Orion, dai 3 agli oltre 70 anni. C’è una grande papera gonfiabile al centro del palco, simbolo ormai rituale degli show della band. E c’è anche lui: Chris Bowes, affiancato — come tradizione vuole — dall’aquila e dallo squalo, pronti a cantare e interagire con il pubblico come veri comprimari scenici. Elementi che rendono buona parte del concerto degli Alestorm qualcosa di molto più vicino a un’esperienza teatrale che a un semplice live. La band attacca con una delle loro hit più dirette e immediatamente risuonano cori, birre alzate, pogo. Chris Bowes, tastierista e voce, si conferma il capitano perfetto: istrionico, ironico, sempre in grado di tenere la sala nel palmo della mano. Accanto a lui spicca il chitarrista Matthew “Matty” Rose: tecnico, preciso, impossibile da ignorare quando tira fuori fraseggi che fanno gridare l’intero pit. Basso, batteria, keytar, seconde voci: ognuno sembra parte di una macchina perfettamente calibrata. E anche quando l’acustica della prima parte del concerto lascia a desiderare — voci un po’ basse, chitarre gonfie, un mix generale che sembra attufato — la band non perde mai il controllo. L’entourage se ne accorge e, dopo qualche pezzo, il suono migliora nettamente: bassi più equilibrati, voce più limpida, chitarra finalmente a fuoco. Da quel momento il live decolla, l’acustica migliora e la gente sembra apprezzare ancor di più. I classici si susseguono. Quando partono Keelhauled, The Sunk’n Norwegian o Mexico, il pubblico esplode. Under Blackened Banners è un muro di voci. Zombies Ate My Pirate Ship diventa una piccola opera collettiva. La folla non ha età: gruppi di amici, nuclei familiari, coppie, vecchi metallari e nuovi arrivati. Tutti sanno i cori. Tutti li urlano. Tutti si divertono. Gli Alestorm sono anche questo: una comunità mobile che viaggia da un palco all’altro del mondo e che non smette mai di evolvere. Dietro l’apparenza folkloristica — papere giganti, costumi pirateschi, scenografie volutamente kitsch — c’è una band estremamente professionale, precisa, instancabile. Ogni membro dà l’impressione di sapere esattamente dove stare, come muoversi, quando alzare il volume e quando lasciar respirare il pubblico. Tra momenti più tirati come P.A.R.T.Y. o Drink, parentesi più melodiche, derive folk metal e improvvise esplosioni power, la scaletta avanza fino alla fine. E quando parte Fucked with an Anchor, il brano che ormai chiude ogni loro concerto, l’Orion sembra spaccarsi in due. Tutti cantano. Nessuno resta fermo. È la conclusione perfetta di una serata che — problemi iniziali a parte — restituisce a Roma un concerto di grande qualità, scolpito da due band che hanno dato tutto ciò che potevano dare.

CONCLUSIONI
Uscendo dall’Orion è impossibile non notarlo: il pubblico è vario, preparato, sorridente. C’è chi parla del growl di Kayla Dixon, chi discute dei suoni, chi si lamenta che la papera gonfiabile abbia tolto un bel pezzo di palco su cui vedere correre la band, chi cita vecchi album degli Alestorm. Tutti, però, escono con la stessa sensazione addosso: quella di aver partecipato a una serata in cui il metal ha fatto ciò che dovrebbe sempre fare.
Unire. Scuotere. Divertire.
Anche a Roma.

SETLIST ALESTORM
1. Keelhauled
2. Killed to Death by Piracy
3. The Sunk’n Norwegian
4. Uzbekistan
5. Mexico
6. Frozen Piss 2
7. Under Blackened Banners
8. Banana
9. Zombies Ate My Pirate Ship
10. Bar ünd Imbiss
11. Hangover
12. Magnetic North
13. Nancy the Tavern Wench
14. Alestorm
15. The Storm
16. P.A.R.T.Y.
17. Shit Boat (No Fans)

---- ENCORE ----

18. Drink
19. Wooden Leg!
20. Fucked With an Anchor



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Live Report
ALESTORM + LUTHARO + ROSES OF THIEVES
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