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23/05/26
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217 - L'hardcore, genere sperimentale all'ennesima potenza
26/01/2026 (471 letture)
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L'esordio sulla lunga distanza dei pescaresi 217, uscito alla fine dell'anno scorso, è sicuramente una delle uscite più intriganti ed inusuali degli ultimi tempi. Merito di un sound dove l'hardcore convive con decise influenze gothic e math rock. Un album nato del tutto spontaneamente, ci assicura il frontman Ivan di Marco. Intervista.
Griso: Il gruppo è rimasto fermo un bel pezzo a partire dal 2020. Puoi raccontarci come siete tornati in attività? Ivan Di Marco: Ad esclusione di Metalnano e di Mammuth, la line-up è rimasta la stessa del 2021: Vittorio alla batteria e Nicola (che nel 2021 era appena entrato come secondo chitarrista) ad occuparsi di tutte le parti di chitarra. L'unico elemento nuovo di zecca è Daniele, il bassista, con noi dall'autunno 2024. Per quanto riguarda le modalità non ricordo bene come è andata, so solo che tra noi siamo tutti amici e gli stessi ex-membri hanno spinto per la ripartenza.
Griso: Il nuovo disco risulta più "contaminato" rispetto al primo EP. Quando e come avete deciso di aprire il vostro sound a questi nuovi linguaggi? Ivan Di Marco: Il tutto è avvenuto come un processo spontaneo, senza alcuna decisione a tavolino.
Griso: Come avete proceduto per mischiare influenze distanti tra di loro, penso in particolare l'hardcore e il gothic rock? Avete incontrato delle difficoltà? Ivan Di Marco: Di norma le difficoltà subentrano quando si pianifica molto a tavolino, sforzandosi il più possibile di generare nella pratica ciò che si è precostruito formalmente a priori. Nel nostro caso invece, essendo tutto spontaneo al cento per cento, non abbiamo incontrato alcuna difficoltà nella conciliazione degli elementi: il tutto è nato così dall'inizio, come inclinazione spontanea in uno stato di grazia.
Griso: Avete dei punti di riferimento o delle influenze, a maggior ragione visto il carattere "sperimentale" della vostra proposta? Ivan Di Marco: Sì, siamo stati sicuramente ispirati da molti generi tra cui il math rock, la bossa nova, l'alternative anni '90, la dark wave e il gothic rock, come ovviamente da tantissimo hardcore anni '80 e 90. Tra i nomi sparsi potrei citarti Zappa, Botch, Novos Baianos, Sisters of Mercy, My Dying Bride, Fields of the Nephilim, Bad Brains, Doors, Uniform Choice, Bauhaus, Jesus Lizard e primissimi Ignite... la lista è davvero infinita.
Griso: Come si svolge la scrittura dei brani? Ivan Di Marco: Come nelle migliori delle tradizioni, il chitarrista (Nicola) viene in sala prove con un riff, un abbozzo di riff o semplicemente un motivo fischiettato, e tutti insieme cominciamo da subito a jammare senza autoimporci dei paletti. Il compito strutturale passa dunque nelle mani di Vittorio e Nicola, mentre il taglia e cuci dell'arrangiamento e le melodie successive coinvolgono tutta la band.
Griso: Cosa significa il vostro nome? Ivan Di Marco: 217 come gioco di parole ("talkin to the seventeen, for the seventeen") si riferisce alla stagione magica in cui la cultura hardcore entra nella vita di un diciassettenne cambiandola per sempre. 217 come abbreviazione di un anno nero come la pece: il 2017. 217 come omaggio a tutte quelle band cazzutissime con logo numerico da noi amate: L7, 108, DIE 116, 411. 217 come mancanza di coincidenza tra significante e significato: molte band hanno una risoluzione a circuito chiuso già dal nome, i 217 no.
Griso: Cosa rappresenta la copertina? Potete dirci chi è la persona che vi è rappresentata? Ivan Di Marco: La ragazza della copertina, Martina, racchiude in sé stessa tutti gli elementi dicotomici che cerchiamo di esprimere con la nostra musica: la forza e la fragilità, la durezza e la poesia, la fermezza e la contraddizione. Nel suo sguardo coesistono perfettamente fierezza e malinconia, e qualsiasi cosa cerchi di catturare il suo sguardo in quel momento, non scalfirà in nessun modo la sua forza etica, il suo coraggio di combattente o il suo amore incondizionato.
Lei è il manifesto della Incorruttibile, Eterea Bellezza cui si riferisce il pezzo di apertura di In Your Gaze, e lo è sia come soggetto della copertina, sia come persona nella vita reale.
Griso: Anche i testi sembrano allontanarsi dai tipici soggetti dell'hardcore. Di cosa parlano? Quali sono i principali messaggi che volete far passare? Ivan Di Marco: Diciamo che nella risposta precedente ho anche anticipato la presente domanda. Ad ogni modo, in In Your Gaze si parla di amore e morte, caduta e rinascita, rottura con il passato e creazione del proprio destino. Il messaggio principale del disco è quello di vivere nella poesia, sia quando essa sia fonte di dolore, sia quando sia fonte di felicità. Da una parte c'è un mondo che impone prestazione ed ottimizzazione del proprio vissuto, dall'altro c'è quello vero, della soggettività etica, fatta di passione e intelligenza, creatività e crisi. L'astrazione è concretezza della propria dimensione interiore, la migliore arma per distruggere le imposizioni della società del profitto fino alla morte.
Griso: Nella recensione, ho definito In Your Gaze un disco coraggioso, nel senso che osa uscire dal seminato. Pensi che l'hardcore sia un genere aperto alla sperimentazione? Ivan Di Marco: Se penso a Bad Brains, Quicksand, Turnstile, Snapcase, 108 e Into Another, non posso che risponderti in maniera affermativa. Quando l'hardcore se ne frega dei circoli in cui il dogma è suonare secondo il codice imposto dai trend, allora si può parlare di genere sperimentale all'ennesima potenza.
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Intervista interessante, e l\'album è figo. Bravi |
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