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Eugenio Finardi - Dai Judas Priest a Tutto l'Universo
03/02/2026 (592 letture)
Nel panorama musicale italiano, specialmente se si parla di artisti mainstream – ma in questo caso la definizione è da prendere decisamente con le pinze per il Nostro – il nome di Eugenio Finardi è sicuramente tra i pochi che può avere qualcosa di interessante da dire a un pubblico di rocker. E infatti così è stato. Ecco il resoconto della chiacchierata fatta prima del concerto.

Francesco: Ciao Eugenio. Intanto grazie per avermi concesso questa intervista alla quale tenevo molto. Ci tenevo perché anche se il metal è la mia vita, tra gli 8 e i 14 anni mi sono formato su cose molto varie. E tra queste “varie ed eventuali” ci sei anche tu. In particolare col tuo album Finardi, che intorno ai miei 12 anni è stato una delle mie porte di accesso al mondo del rock. E ha pure un legame col metal, anche se io al tempo non lo sapevo.

Finardi: Si, quello è un disco molto rock e con una storia altrettanto particolare, perché doveva essere in inglese. Infatti poi uscì l'anno dopo Secret Streets, l'album che dovevo pubblicare fin dall'inizio. Con il proprietario del castello e del leggendario studio di Carimate volevamo conquistare il mondo. In quel momento consideravo esaurita la fase cantautoriale, con i Crisalide eravamo una vera band, con Stefano Cerri e gli altri. Poi loro mi lasciarono e io andai in Inghilterra a cercare musicisti prettamente rock coi quali realizzare quello che poi sarebbe stato Secret Streets, appunto. Con Les Binks dei Judas Priest alla batteria (purtroppo è morto poco tempo fa) il quale compare pure in questo mio ultimo album, Tutto. Si, perché lo spettacolo comincia con Tanto tempo fa e nel disco ho usato la batteria di Trappole, quella originale suonata da Les. E poi c'era al basso John Gustafson (Beatles, Quatermass, Roxy Music, Ian Gillan - NdA) e Ray Fenwick, che suonavano nella band di Ian Gillan.

Francesco: Sai che io ho passato un numero enorme di pomeriggi nella mia cameretta facendo finta di essere te mentre cantavi Trappole e May Day? (risate di tutti e due)

Finardi: Trappole è un pezzo che adoro. Ma tutto quel disco io lo adoro. E poi mi hanno chiesto di tradurlo. Infatti se tu guardi il testo è di Negrini. Li abbiamo scritti insieme, però lui ha avuto delle intuizioni straordinarie. Era veramente molto bravo. Era noto per i Pooh, ad esempio per Dio delle città o Uomini soli. Per Pensiero, che parla di un carcerato che invia il suo pensiero all'amata, ma scriveva cose sempre bellissime. Finardi e Secret Streets li considero gemelli che ripubblicherei come disco doppio, ma che non mi appartengono più (parla dei diritti – NdA).

Francesco: Trappole, così come May Day è una canzone che io ascoltavo continuamente dal vinile che ho ancora a casa, tramite il mio raffinatissimo stereo compatto Phonola, con piatto a perno e casse una via in pura plastica. Cantandola in un inesistente microfono facendo finta di essere te come ti ho detto, ma senza capire il senso del testo. Se le ricanti oggi, purtroppo, sono tutte e due attualissime.

Finardi: Si, hanno sempre lo stesso peso. Pensa a May Day: Branchi di giovani topi dal ventre della città truccati in faccia da giovani lupi cacciano qua e là, sembra di parlare di baby gang a Milano. Secret Streets è del resto inquietantemente moderno.

Francesco: Sarebbe veramente il caso di ripubblicarli secondo me. Guarda, se mi ricordo penso che inserirò il testo di May Day in coda all'intervista, perché mi piacerebbe che i giovani riscoprissero cosa significa scrivere qualcosa di importante in un pezzo rock/hard rock. Ma non restiamo solo sul passato, parlami di Tutto, il tuo nuovo album.

Finardi: Tutto è un disco inaspettato, nato senza dover ottemperare a nessun contratto discografico. Tant'è che io ne sono il discografico e l'editore. Anzi, all'inizio ci fu un certo scetticismo da parte delle case discografiche per un fattore semplicemente anagrafico, a causa dei miei 73 anni. Ma io dicevo ironicamente: Guarda che se muoio poi hai in mano un prodotto che ti fa fare i soldi, però il fatto è che da un artista senior ci si aspetta che faccia solo le cose del passato. Ma oltre a essere una cosa insopportabile, io ne ho tanti di “passati”. 50 anni fa quasi esatti usciva Musica ribelle, 40 anni fa usciva Dolce Italia, 30 anni fa usciva Acustica, 20 anni fa usciva Anima blues, 10 anni fa Fibrillante. Tutte cose diversissime tra loro. Di quale passato dovrei cantare? E non è un suo rifiuto, ma alla mia età sarebbe ridicolo e patetico cantare canzoni d'amore giovaniliste, a settantatre anni sarebbe quasi osceno. Io canto della mia età. Delle donne e degli uomini che conosco, della storia che ho vissuto e sopra tutto del futuro che mi immagino. Come facevo anche allora.

Francesco: Io non ho mai sopportato il fatto che gli artisti debbano essere obbligati a replicare sempre se stessi per una vita. Credo che nel mondo dell'arte servano sì delle “boe fisse”, che nel mio campo potrebbero essere gli AC/DC o i Motorhead, ma che devono essere usate come riferimento per andare avanti. Qualcosa che girandosi indietro tu trovi lì, immutabile e rassicurante, capace di salvarti se ti ci aggrappi, ma poi devi puntare al mare aperto.

Finardi: E' terribile infatti essere sempre uguali. Ma senti, gli AC/DC sono metal secondo te? Io considero due famiglie: i figli dei Led Zeppelin e i figli dei Deep Purple. Una specie di divisione genetica. I Purple erano in battere, bom bom bom...bom bom bobom (canticchia Smoke on the Water - NdA), gli AC/DC sono sempre in levare, come le cose di Keith Richards. Ecco, io sono del partito Rolling Stones, AC/DC, sono di quel rock lì. E Secret Streets è molto in linea con quel tipo di rock primi anni Ottanta, coi primi sequencer usati in maniera molto dura ed efficace.

Francesco: Tornando ai testi te ne volevo citare uno tratto da Tutto, che per ragioni diverse mi ha molto colpito. Quello di Onde di probabilità.

Finardi: Parla di fisica quantistica, io l'ho verificata con un amico astrofisico che ha lavorato al MIT e... (qui si interrompe con un'esclamazione di sorpresa perché tiro fuori il mio libro che parla di fisica quantistica e musica, con una discussione che diventa per alcuni minuti privata e quindi vi risparmio – NdA). Fantastico. E pensa, il mio migliore amico dei 12 anni col quale ascoltavamo i Free molto prima di All Right Now che è del Settanta (comincia a canticchiarla in modo onomatopeico – NdA), con Andy Frazer che è uno dei più grandi del rock e i Free uno dei gruppi più misconosciuti oggi, ecco, questo mio amico era un inglese nato in India che viveva a Milano. E lui poi è diventato astrofisico ed è uno di quelli della squadra del MIT che ha misurato l'età dell'Universo. Io ci sono andato da lui al MIT, immaginando chissà cosa e l'ho trovato in un cunicolo grande come il bagno di un treno. Con un computer, una stampante laser e una pila di 20 centimetri di dati stampati che doveva correggere riga per riga per trasformarli in dati utilizzabili. Ma musica e fisica sono la stessa cosa.
Francesco: E lo dici a me dopo quello che ho scritto? (altre risate - NdA)

Finardi: Perché la musica è fisica applicata nella gamma dell'udibile. Io ho fatto un pezzo sulla fisica quantistica perché è una bellissima metafora non per spiegare la fisica quantistica, ma perché noi abbiamo sempre bisogno di visualizzare, di sentire. Per esempio, come si fa a spiegare cos'è il collasso della funzione d'onda? Basta immaginare un pezzo, la musica. Scorre, ma se tu la fermi per osservarla per capire a che punto è la corda del basso in quel dato passaggio, tutto il castello crolla. E noi stiamo a osservare la molecola della corda di un basso e la sua posizione nello spazio, senza capire che è solo una minuscola vibrazione di una sinfonia complessiva. Siamo ancora sull'orlo dell'ignoto.

L'IGNOTO E TUTTO QUEL CHE C'È
A questo punto l'intervista deve necessariamente interrompersi, perché i colleghi della carta stampata reclamano giustamente il loro spazio e il tempo deve essere diviso equamente tra tutti gli accreditati. Mille altre le cose che avrei voluto chiedere a Eugenio, ma anche ciò che ha detto in questi pochi minuti a disposizione, è stato importante. Dalla Milano di una volta alla vastità dell'Universo, passando per AC/DC, Judas Priest, Free e tanto altro, tutto ha fatto parte del suo viaggio e di chi lo ha seguito almeno per un po'. E non sono troppi gli artisti coi quali si può parlare di queste faccende.
Si è parlato davvero di...Tutto.


Foto di Letizia De Cola

Si ringrazia l'associazione Musicale Vincenzo Bellini, organizzatrice dell'evento, nelle persone di Giuseppe e Antonio Ramires. Inoltre, Francesco Di Mento e Andrea Pintaldi (entourage Finardi).


May Day - testo
Tutte le sere ad un'ora
si trovano alla loro tana
in un angolo buio
delle stazioni del metrò
poi si preparano per l'aperto
con qualche soffio di polverina
li ho contati al concerto
e sono sempre di più
Rit.
Branchi
di giovani topi dal ventre della città
truccati in faccia da giovani lupi cacciano qua e là
occhi di lama dura
per non ammettere che hanno paura
che alla frontiera della nuova ora di sicuro
un passaporto per loro non ci sarà
May Day May Day caduta disperazione
May Day May Day dentro il corpo del cannone
May Day May Day collasso di comprensione
May Day May Day il paradiso altrove confusione
Code di paglia e denti trasparenti e niente da conquistare
la mia generazione ha inventato spazi aperti ma il topo resta fermo se la mena e muore
non hanno niente da perdere
ma neanche molto per cui volare
e il messaggio e non avere nessun messaggio
senza coraggio e senza il minimo dolore
Rit.
In tutto il mondo di città che ho visto mi hanno fatto soltanto rabbia
ma adesso basta cambio musica ho costruito grattacieli sulla sabbia
dovrebbe esser ben altro quando un'intera generazione
suona la vita sullo stesso ritmo senza barriere di classe
o razza o religione



LUCIO 77
Sabato 7 Febbraio 2026, 21.30.02
9
Commento 7 : Patrizia è sublime.. \"Io ti amo per come mi ami Tu\"..
Raven
Sabato 7 Febbraio 2026, 17.58.18
8
Vinile che ho ancora e che ho consumato a suo tempo, come ho detto allo stesso Eugenio. A chi non lo conoscesse consiglio la versione originale e non quella rimasterizzata del quarantennale. Trovo che sia meglio anche di Secret Streets, peraltro.
Barfly
Sabato 7 Febbraio 2026, 17.50.32
7
Anche io il disco Finardi l\'ho ascoltato fino alla nausea. Oltre a May day e Trappole sono molto rock anche F104 e Prima della guerra. E poi contiene due pezzoni come Valeria come stai e Patrizia. Si sente proprio il passaggio dal cantautore anni 70 al rocchettaro. Peccato non abbia insistito su questa strada
Negro
Sabato 7 Febbraio 2026, 16.43.04
6
Un artista amato anche dai metallari doc.
Rob Fleming
Mercoledì 4 Febbraio 2026, 11.33.58
5
Ah certo @Raven su questo hai ragione al 100%. Se poi associata a Gustafson conferma la sua statura (\"I only turned up by accident to find my girlfriend, not knowing they were playing that night. I went backstage to see them and John said, ‘You’re on.’”). Tornando a Finardi. Mi sto sparando proprio ora Mayday, e ogni tanto mi vien da cantare \"Perché restare, restare soli Fa male anche ai duri, Loro non lo dicono, ma Parlano con i muri Forti però quei duri\". Però Mayday è dell\'81, quindi...gran bel rock. Non l\'avrei mai detto che quello che cantava la Forza dell\'amore sapeva pestare pesante
LUCIO 77
Mercoledì 4 Febbraio 2026, 11.08.27
4
Finardi lo ho sempre apprezzato, anche se non è mai stato tra i miei ascolti abituali riguardo ai Musicisti italiani.. IL suo timbro vocale riesce a rendere profondo, anche un Testo semplice.. Un appunto: Nell\' intervista si citano i Pooh, menzionando Dio delle città e Uomini soli come fossero due canzoni.. Invece Dio delle città è l\' inizio di una frase all\' interno di Uomini soli.. Un po\' come Nel blu dipinto di blu e Volare..Dove parte del Testo diventa sostiutivo e più famoso del Titolo \"reale\" del brano.
progster78
Mercoledì 4 Febbraio 2026, 10.10.40
3
Bella intervista ricca di spunti come dice Rob,veramente interessante.
raven
Mercoledì 4 Febbraio 2026, 9.20.48
2
Beh, è stata solo una cosa occasionale, certo, ma parliamo dei Beatles, non dei Ricchi e Poveri. La citazione ci può stare credo.
Rob Fleming
Mercoledì 4 Febbraio 2026, 8.36.05
1
Intervista veramente ricca di spunti. Sono corso subito ad ascoltare i due album citati, Finardi e Secret Streets. In alcuni punti, in effetti, molto duri. E poi scoprire che vi ha suonato uno dei miei personalissimi idoli, John Gustafson, cantante e bassista di altro pianeta (anche se mettergli come referenze i Beatles per un paio di concerti da sedicenne quando uno dei, allora, 5 era indisponibile - non ricordo se Harrison o McCartney - mi sembra eccessivo), è stata una supersorpresa. Adesso non posso esimermi da uno \"studio\" approfondito sull\'artista.
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03/02/2026
Intervista
Eugenio Finardi
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