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JINJER + UNPROCESSED + TEXTURES - Live Club, Trezzo Sull'Adda (MI), 10/02/2026
11/03/2026 (657 letture)
Ogni volta che vedo il nome del Live Club di Trezzo provo una sensazione dolce e amara in bocca. La mente vaga sì ai bei ricordi vissuti in questo locale, come la prima volta agli Aristocrats, una bellissima domenica del 2018 con tanto di ottimo panino pre concerto, ma tornano anche alla mente le indimenticabili 5 ore di coda che mi hanno fatto arrivare a concerto iniziato nell’ultima tappa italiana dei miei amati Riverside. Insomma, sensazioni miste. Il traffico questa volta ci concede una tregua, nonostante le olimpiadi invernali e gli eventi sparsi per il capoluogo lombardo e giungiamo sul posto a pochi minuti dall’inizio esibizione degli opener. Aggiungendo maggiore contesto, è una serata di metà febbraio e siamo a Trezzo per l’unico scalo italiano dell’European Duél Tour 2026 ed è la tappa numero quindici di un itinerario che, partito da Colonia il 23 gennaio, sta consolidando sera dopo sera lo status dei JINJER come una delle realtà più solide e rispettate del metal moderno europeo. L’affluenza non è quella del sold out annunciato, ci sono circa 1200 astanti mi comunica l’organizzatore durante una piacevole chiacchierata sulle note dei Textures, ma il colpo d’occhio è comunque importante e, soprattutto, la sensazione è quella di trovarsi di fronte a un bill studiato con attenzione, dove ogni band ha qualcosa di specifico da dire, sia in termini di scrittura che di resa live.

TEXTURES

Il tempo a disposizione concesso agli olandesi Textures è abbastanza limitato, ancora di più se consideriamo il mio orario di arrivo attorno alle ore 19. Alla band, in realtà la più esperta tra le tre ad esibirsi, è stata concessa una mezz’ora abbondante, ma il quintetto decide di non perdersi in chiacchiere e di sfruttare ogni secondo, mettendo subito sul piatto quel mix di progressive metal e soluzioni metalcore che li ha resi un nome rispettato, seppur non mainstream, per molti appassionati di sonorità moderne. L’impatto iniziale è ottimo, il suono è sufficientemente definito e i brani scorrono fluidi, anche se alcuni fan lamentano un leggero e fastidioso intoppo riguardo le tastiere di Uri Dijk, elemento chiave del nuovo corso sancito da Genotype, ma ancor prima da Phenotype.

A compensare ci pensano la sezione ritmica e, in particolare, il lavoro di Stef Broks, uno dei membri fondatori con oltre 25 anni di attività, dietro le pelli: un batterista che tira fuori una prestazione da manuale, fatta di dinamiche mai scontate, groove solidissimi e una naturalezza nel gestire i continui incastri ritmici del repertorio. Le nuove composizioni tratte da Genotype, come Measuring The Heavens, convincono anche dal vivo, confermando la bontà del materiale più recente. Nel complesso, i Textures si confermano una garanzia: zero orpelli, tanta sostanza, una tecnica che rimane al servizio del brano e la sensazione che, se rivisti in un contesto da headliner in un locale di dimensioni ridotte, potrebbero esprimere ancora meglio tutto il loro potenziale.

SETLIST TEXTURES

1. Void
2. Closer To The Unknown
3. New Horizons
4. Singularity
5. Timeless
6. Measuring The Heavens
7. Awake
8. Laments Of An Icarus


UNPROCESSED

Dopo una trentina di minuti di pausa ed un rapido cambio palco, è il turno dei tedeschi Unprocessed, band di apertura tra le mie preferite tra le band di apertura, scusate la ripetizione. Quando leggo il loro nome nel bill so già cosa aspettarmi, essendo il mio terzo ascolto dal vivo, e ogni volta vengono riconfermate le sensazioni positive. Il primo impatto è visivo con un look freschissimo, quasi alieno rispetto all’immaginario metal classico, e un’attitudine da band che sa esattamente di essere figlia degli anni 2020, non di un passato idealizzato. Musicalmente, la proposta è un vero caleidoscopio: dentro ci finiscono djent, metalcore, progressive, alternative, inserti elettronici e linee vocali da seguire con grande ritmo che rimangono impresse nella memoria. Dal vivo il tutto funziona meglio che su disco, anzi, direi ormai su Spotify: il quartetto è preparatissimo tecnicamente, suona con una convinzione assoluta e, soprattutto, non dà mai l’impressione di provare un linguaggio, ma di averlo già interiorizzato.

La risposta del pubblico è immediata e superiore rispetto a quella ricevuta dai colleghi olandesi: già dopo i primi brani il parterre si anima, il pogo diventa costante e, superata la metà del set, il frontman Manuel Fernandes, il vero mattatore della band (con il seguito social tra l’altro davvero molto importante) decide di alzare ulteriormente la temperatura con incitazioni dirette, compresa una colorita bestemmia che fa sorridere più di qualcuno sotto palco, tra cui il sottoscritto, e segna definitivamente la rottura del ghiaccio. Il climax emotivo viene raggiunto con la conclusiva Terrestrial, accompagnata da un wall of death che coinvolge buona parte delle prime file. Certo, a livello di identità definitiva qualche tassello è ancora in movimento,la sensazione è che stiano ancora limando il confine tra sperimentazione e coesione, ma per una band così giovane, la prova di Trezzo è di quelle che lasciano il segno. Essendo la terza volta, come dicevo, non posso fare a meno di notare il miglioramento nel tempo di questi musicisti eccezionali e lo stile unico di Manuel Fernandes che lo accomuna ad uno dei chitarristi più talentuosi del panorama mondiale, l’australiano Plini.

SETLIST UNPROCESSED

1. 111
2. Sleeping With Ghosts
3. Beyond Heaven’s Gate
4. Thrash
5. Glass
6. Sacrifice Me
7. Snowlover
8. Lore
9. Solara
10. Terrestrial


JINJER

Alle 21:00 in punto, con le luci che si abbassano e l’intro di Duél che inizia a scorrere nell’impianto, è finalmente il momento dei JINJER. Per chi li aveva visti l’ultima volta in Italia al Dissonance Festival 2025, appena qualche mese fa, questa data rappresenta al tempo stesso un ritorno e una nuova tappa di crescita, per il sottoscritto rappresenta probabilmente la sesta o la settima volta considerando anche la tappa statunitense di un festival a Brooklyn nel Settembre 2024.

Uno alla volta, prendono posizione Vladislav Ulasevich dietro la batteria, Roman Ibramkhalilov alla chitarra ed Eugene Abdukhanov al basso; quando infine appare Tatiana Shmaylyuk, il boato in sala è all’altezza delle aspettative. L’outfit scelto per questa tournée è un abito in stile ottocentesco con dettagli in pizzo, completato da guanti coordinati, discutibile invece la scelta di una calzatura simile a delle paperine, orripilanti. Vocalmente si fa perdonare, Tatiana conferma ancora una volta di giocare in un campionato tutto suo con passaggi fulminei dal clean cristallino a growl e scream devastanti, fraseggi controllatissimi anche nei momenti di maggiore intensità e una gestione del fiato solidissima dall’inizio alla fine. Lei e Courtney LaPlante degli Spiritbox sono attualmente le top player del metal moderno in quanto a voce femminile, non c’è il minimo dubbio, provare dal vivo per credere.

La scaletta è pensata per valorizzare al massimo il materiale di Duél senza dimenticare i capitoli più amati del passato. L’apertura con la title-track Duél e Green Serpent imposta immediatamente il tono della serata: sound potente ma bilanciato, con il basso di Abdukhanov che è uno dei punti distintivi della band ucraina, molto più della timida chitarra, con una batteria pulita e precisa che costruisce una vera e propria architettura ritmica. Tra i nuovi brani spicca proprio Green Serpent, accolta come un highlight già consolidato, mentre nella parte centrale della setlist trovano spazio i “must” della discografia recente: Vortex da Wallflowers, I Speak Astronomy da King Of Everything e Judgement (& Punishment) da Macro, tutti accolti da cori, circle pit e pogo praticamente continui, non da me che guardo a debita distanza dai lati del locale, da purista progressive metal.

Da segnalare anche la resa live di pezzi come Fast Draw, Tantrum, Teacher, Teacher! e Kafka, che confermano la capacità del quartetto di scrivere brani complessi, pieni di cambi di atmosfera e dinamica, senza perdere mai l’impatto frontale, il tutto con pochissime pause tra un pezzo e l’altro. I JINJER scelgono la via del flusso continuo, intervallando solo raramente la musica con interventi verbali. Quando Tatiana si ferma per ringraziare e introdurre Pisces, lo fa con poche parole ma cariche di gratitudine sincera verso un pubblico che non ha mai smesso di sostenerli, né nei momenti più pesanti né in quelli più emotivi, avendoli incontrati varie volte nel tempo posso confermare l’animo turbato e per nulla spensierato della frontwoman, molto combattuta e travagliata interiormente. La resa di Pisces è, come prevedibile, uno dei punti emotivi massimi del concerto, mentre il brevissimo encore con Sit Stay Roll Over chiude la serata in modo esplosivo, riportando tutti sulle coordinate più estreme del repertorio.

In un’ora e un quarto abbondante e sedici brani complessivi, i JINJER dimostrano di essere molto più che “promessa” o “next big thing”, ormai sono da annoverare tra i big di questo genere al pari di una macchina da concerto ormai rodata, capace di coniugare precisione chirurgica e intensità emotiva con una naturalezza disarmante. Dopo una serata del genere è difficile non augurarsi che il passaparola faccia il suo corso e che, alla prossima occasione, Trezzo e dintorni rispondano con un sold out, pur essendovi andati non troppo lontano in questa occasione.

SETLIST JINJER

1. Duél
2. Green Serpent
3. Fast Draw
4. Vortex
5. Disclosure!
6. Tantrum
7. Teacher, Teacher!
8. Kafka
9. Judgement (& Punishment)
10. Hedonist
11. I Speak Astronomy
12. Perennial
13. Someone’s Daughter
14. Rogue
15. Pisces

---- ENCORE ----

16. Sit Stay Roll Over



Darma C
Sabato 14 Marzo 2026, 14.23.20
2
Interessante grazie a tutti voi ❤️👍x articoli ke scrivete
mauri
Giovedì 12 Marzo 2026, 8.47.36
1
slava ucraina
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