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HANGARVAIN + AETHERNA + THE AUTUMN AURORA - Perunque, Pavona (RM), 06-03-2026
16/03/2026 (828 letture)
Accade sempre più raramente ma, fortunatamente, accade ancora. In un momento storico in cui organizzare concerti di musica heavy in Italia richiede una combinazione sempre più delicata di passione, pazienza e una buona dose di coraggio, esistono ancora persone disposte a credere nel valore della scena e a investire energie in eventi che hanno come unico vero motore l’amore per la musica. Gran parte del merito, in questo caso, va riconosciuto alla determinazione e alla visione organizzativa di Marco Fatini di Stirred Zone, capace di costruire un evento solido e ben orchestrato insieme a un locale che non si tira indietro davanti a una proposta musicale certamente di nicchia, ma sempre capace di affascinare e restituire a chi ascolta serate importanti.
Venerdì 6 marzo il Perenque di Pavona, nel pieno territorio dei Castelli Romani, ha ospitato il Metal Gathering, una serata che ha riunito cinque realtà decisamente interessanti della scena hard rock e metal del centro-sud Italia. Il locale, con il suo inconfondibile stile che richiama atmosfere quasi da diner americano anni cinquanta, più vicino a un immaginario da Happy Days che a quello di un classico club rock, si è rivelato paradossalmente una cornice ancora più affascinante. Proprio questa distanza estetica dal mondo metal ha finito per creare un contrasto suggestivo, quasi cinematografico, che ha reso la serata ancora più particolare.
Uno degli aspetti che meritano di essere sottolineati riguarda l’organizzazione della scaletta e dei cambi palco. In un contesto con cinque band e strumentazioni inevitabilmente differenti, la gestione dei tempi è spesso la prima vittima del caos logistico. Invece il Metal Gathering si è distinto per una puntualità quasi svizzera, con cambi rapidi, ordinati e tecnicamente ben gestiti. Il lavoro del fonico e dello staff tecnico si è dimostrato fondamentale nel garantire continuità allo spettacolo, limitando al minimo i tempi morti e mantenendo una qualità sonora più che dignitosa per tutta la durata della serata.
Ironia della sorte, proprio questa impeccabile puntualità organizzativa, combinata con il consueto traffico del rientro romano del venerdì sera, mi ha impedito di assistere alla performance dei Sapientia et Gaudium.

Il mio ingresso nel locale è avvenuto infatti poco prima dell’inizio del set dei Recup, formazione che ha mostrato fin da subito una serie di caratteristiche estremamente promettenti. Parliamo di una band ancora nelle fasi di consolidamento della propria identità artistica, ma già capace di esprimere una buona consapevolezza del proprio linguaggio musicale.
Uno degli elementi che più colpiscono dei Recup è senza dubbio la voce, particolarmente interessante per timbro e presenza scenica. La giovane cantante dimostra di avere un registro espressivo già piuttosto maturo e buonissime capacità. Anche dal punto di vista strumentale la band appare ben allineata, con una sezione ritmica che sostiene con sicurezza le strutture dei brani e chitarre capaci di alternare riff incisivi a passaggi più atmosferici.

Con gli Aetherna si entra invece in un territorio decisamente più strutturato. La loro esibizione ha rappresentato uno dei momenti più solidi e convincenti dell’intera serata. Il gruppo ha dimostrato un controllo notevole sia sotto il profilo tecnico che sotto quello espressivo, con una scaletta costruita su brani di grande qualità e arrangiamenti curati.
La cifra stilistica degli Aetherna si muove all’interno di un metal con forti componenti vocali, in cui l’equilibrio tra potenza e raffinatezza compositiva diventa elemento centrale. Le chitarre costruiscono architetture sonore capaci di sostenere l’impianto emotivo dei brani, mentre la sezione ritmica mantiene una compattezza che permette alla musica di respirare senza mai perdere tensione.
A emergere con forza, però, è soprattutto il carisma della cantante Tamara Secci, nuova voce del progetto. Inserirsi all’interno di una band con una storia e un’identità già definite non è mai un passaggio semplice, eppure Tamara ha dimostrato un’ottima professionalità e una sicurezza scenica notevoli. La sua interpretazione si distingue per una vocalità potente ma controllata, capace di muoversi con disinvoltura anche tra registri di maggiore intensità emotiva. Soprattutto nei passaggi in cui l’acustica della sala ha subito piccole variazioni, inevitabili in una serata con molti cambi palco, la cantante non ha mai mostrato esitazioni, mantenendo sempre una linea vocale stabile e convincente.
La sensazione complessiva è quella di una band che ha trovato una nuova fase di maturità, grazie anche all’inserimento di una voce capace di valorizzare ulteriormente il lavoro compositivo del gruppo. Gli Aetherna sono senza dubbio un progetto che merita attenzione, perché possiedono quella combinazione di solidità tecnica e visione artistica che spesso fa la differenza nel lungo periodo.

Se la performance degli Aetherna ha rappresentato uno dei momenti più eleganti della serata, con The Autumn Aurora si è entrati in un universo sonoro completamente diverso, ma altrettanto affascinante. Il loro concerto ha portato sul palco un gothic darkwave di grande valore, capace di costruire momenti ampi e suggestivi, dove le componenti delle tastiere e le strutture più propriamente hard si fondono in un equilibrio molto personale.
La forza della band risiede nella capacità di creare ambientazioni emotive dense, quasi cinematografiche. Le tastiere disegnano trame oscure e avvolgenti, mentre le chitarre intervengono con linee melodiche che amplificano il senso di profondità dei brani. La sezione ritmica lavora con grande intelligenza sui suoni, evitando eccessi di saturazione e lasciando respirare le composizioni.
Al centro di questo universo musicale si colloca la voce straordinaria di Vera, cantante dotata di un’estensione davvero notevole e di un controllo interpretativo che raramente si incontra in contesti underground. La sua presenza scenica è magnetica e la sua voce riesce a passare con naturalezza da momenti eterei e quasi sussurrati a esplosioni vocali di grande intensità. Il risultato è un concerto che conquista progressivamente, quasi senza accorgersene, trascinando il pubblico all’interno di una dimensione sonora sospesa tra malinconia, potenza e suggestione.
The Autumn Aurora rappresentano una realtà che possiede una forte identità artistica, costruita su un linguaggio musicale riconoscibile e su un lavoro compositivo estremamente curato. Il loro set è stato uno dei momenti più coinvolgenti dell’intera serata e ha dimostrato come anche all’interno della scena italiana esistano progetti capaci di muoversi con grande credibilità all’interno di coordinate stilistiche internazionali.

HANGARVAIN

A chiudere la serata sono stati gli Hangarvain, formazione che ormai da tempo rappresenta una delle realtà più solide e preparate della scena hard rock italiana. E forse proprio per questo viene quasi naturale evitare qualsiasi etichetta geografica quando si parla di loro. Gli Hangarvain sono semplicemente una grande band, punto.
Capitanati dalla splendida voce di Sergio Toledo Mosca e dalla chitarra virtuosa di Alessandro Liccardo, il gruppo ha portato sul palco una performance di altissimo livello tecnico ed espressivo. Il loro sound si muove tra hard rock, southern rock e influenze blues, costruendo un linguaggio musicale ricco di sfumature e sempre estremamente coinvolgente.
La voce di Sergio possiede un timbro caldo e profondo, capace di evocare immediatamente quell’immaginario rock classico che affonda le radici nella tradizione americana. Allo stesso tempo la sua interpretazione mantiene una personalità ben definita, evitando qualsiasi forma di semplice imitazione stilistica. Liccardo, dal canto suo, dimostra ancora una volta di essere uno dei chitarristi più interessanti in circolazione, con una tecnica impeccabile e un gusto melodico che gli permette di alternare riff potenti a soli di grande eleganza.
Il set degli Hangarvain si sviluppa con un minutaggio perfettamente calibrato, senza eccessi, ma con una continuità musicale che mantiene alta l’attenzione del pubblico fino all’ultimo brano. La band suona con una naturalezza disarmante, segno evidente di una lunga esperienza sui palchi e di una coesione artistica ormai pienamente consolidata.
Alla fine della serata la sensazione è quella di aver assistito a uno dei festival più interessanti dell’inverno nell’area romana. Un evento costruito con passione, intelligenza organizzativa e una selezione di band capace di rappresentare diverse sfaccettature della scena metal e rock contemporanea.
Resta forse un piccolo rammarico per una partecipazione di pubblico non particolarmente numerosa. La concomitanza di altri eventi metal nella capitale e il consueto stacco del venerdì sera hanno probabilmente reso meno semplice raggiungere il locale, che si trova comunque in una zona leggermente decentrata rispetto al centro di Roma. Ma chi ha deciso di esserci ha potuto assistere a una serata di grande valore musicale, dimostrando ancora una volta che la scena underground vive soprattutto grazie alla determinazione di chi continua a crederci.
E serate come questa, quando accadono, meritano di essere raccontate.

SETLIST HANGARVAIN

1. Intro
2. Get On
3. Still on the Run
4. The Sinner
5. Dreams for Sale
6. Pressure
7. Keep Falling
8. A Coke Shot
9. Father Shoes
10. Sliding to Hell



Darma C
Sabato 21 Marzo 2026, 10.31.45
1
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