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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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KARNIVOOL + INTERVALS - Live Club, Trezzo Sull'Adda (MI), 08/05/2026
28/05/2026 (420 letture)
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"Ancora tu, ma non dovevamo non vederci più?" mi risuonano in mente queste parole mentre all'uscita dell'autostrada mi si palesa di fronte il Live Club di Trezzo sull'Adda, uno di quei posti che si porta dietro storie su storie, come una vecchia locanda di montagna in cui ogni tavolo ha ascoltato conversazioni memorabili. Ci sono serate in cui ci arrivi senza troppe aspettative ed esci sorpreso, altre in cui l'attesa è tale da rendere il solo parcheggio un momento quasi commovente. L'8 maggio 2026 appartiene nettamente alla seconda categoria: tredici anni di assenza dai palchi italiani da parte dei Karnivool non sono una statistica, sono un'eternità. Tredici anni in cui la band di Perth ha continuato a vivere nelle playlist, nelle conversazioni tra appassionati, nelle copertine consumate di Sound Awake e Themata, come quei libri che non si finiscono mai di rileggere sapendo già come va a finire, o quei film di cui conosciamo già le battute a memoria. E poi, all'improvviso, In Verses: il quarto album, febbraio 2026, tredici anni dopo.
Il locale si riempie con una progressione costante e il colpo d'occhio è quello delle grandi serate, con una platea di facce che raccontano storie diverse, dal veterano di mezza età che ha visto i nostri agli albori, al ragazzo che ha scoperto Themata su Spotify tre settimane fa ed è qui stasera per capire di cosa si tratta. Apprendo dall'organizzazione che il tutto esaurito è stato sfiorato di pochi biglietti ed in effetti la sensazione è proprio quella. Ne rimango contento e piacevolmente colpito perché è una band che merita senza dubbio questi numeri e sicuramente l'enorme attesa ha aiutato con le vendite.
INTERVALS
Ad aprire le danze ci pensano i canadesi Intervals, progressive metal strumentale di stampo djent, una delle band più tecnicamente rigorose della scena moderna. La sfida di un gruppo senza voce in apertura di una serata così attesa è quella di non scomparire sullo sfondo, di non diventare puro intermezzo e i nostri la raccolgono con autorità. Il fondatore e chitarrista Aaron Marshall guida una formazione affilata e consapevole, affiancato dalla seconda chitarra di Travis LeVrier, dal basso di Jacob Umansky e da una batteria che diventa, nel corso del set, l'elemento che più cattura l'attenzione. Nathan Bulla è semplicemente straordinario, non nel senso esibizionistico del termine, ma in quello più raro e prezioso di chi sa esattamente dove vuole portare ogni misura, con una precisione che non è mai fredda ma sempre al servizio del groove, mai fine a sé stessa. Direi probabilmente il musicista di maggior impatto live del gruppo. La sua intesa con Umansky forma una sezione ritmica devastante nella sua coesione, qualcosa che noti immediatamente e che non lascia più il pensiero durante l'intero set. La scaletta attinge dal recente Memory Palace e dai lavori precedenti, con Mata Hari ed Epiphany tra i momenti più graditi dai fan di lunga data. Una mezz'ora abbondante che non fa rimpiangere l'assenza di un cantante, il che, in apertura di una serata simile, non è un risultato da poco. Personalmente, avendoli conosciuti ormai una dozzina d'anni fa con A Voice Within ho patito la mancanza della voce e sarebbe stato bello movimentare la serata con un cantante ospite, ma forse sono io che sono partito con un'aspettativa estremamente esigente.
SETLIST INTERVALS
1. Neurogenesis 2. Nootropic 3. Galaxy Brain 4. Leave No Stone 5. Mata Hari 6. Epiphany 7. Mnemonic 8. Chronophobia
KARNIVOOL
Poi le luci si abbassano ed è finalmente il momento. In sala il brusio si trasforma in religioso silenzio, il silenzio si trasforma in boato. Steve Judd prende posizione dietro le pelli, Andrew Goddard e Mark Hosking impugnano le chitarre, Jon Stockman sistema il suo basso a sei corde e infine appare Ian Kenny, accolto da un'accoglienza che vale da sola il biglietto. Devo dire notevolmente più in forma e fresco nel look rispetto ad anni or sono, deve avere un suo quadro in soffitta. I Karnivool aprono con Ghost, la traccia di apertura di In Verses, e già dai primi accordi è chiaro che la serata viaggerà su un piano diverso dal normale per pulizia tecnica, impatto scenico e atmosfera visceralmente progressive. La voce di Kenny è uno strumento a sé, capace di passare da momenti di fragile intimità ad esplosioni che riempiono ogni angolo della sala, potente e modulata, anche se il mix iniziale non è impeccabile come si potrebbe desiderare soprattutto a causa dei volumi molto alti nelle prime file, difetto fisiologico che si assesta nel giro di qualche brano. La sequenza di apertura con Simple Boy, Aozora e la devastante Goliath è calibrata chirurgicamente, la platea non ha il tempo di riprendere fiato tra un colpo e l'altro, i nuovi brani e i classici di Sound Awake si incastrano senza soluzione di continuità, dimostrando quanto In Verses sia nel profondo un disco che non rompe la continuità della band ma la abbraccia e la rilancia, anzi, innalzando la qualità di quello che è stato probabilmente l'unica uscita non perfetta del gruppo, Asymmetry.
Da segnalare la natura genuinamente democratica del quintetto sul palco: Ian Kenny è leggermente spostato sulla sinistra, dinamico quanto basta senza mai risultare teatrale, quasi a voler ricordare che qui non vi è un leader con quattro comprimari ma cinque musicisti di pari importanza. Certo le interazioni con il pubblico passano tutte da lui. Steve Judd dietro le pelli è la personificazione silenziosa di questa filosofia, pesta con una sicurezza granitica che trascina testa dopo testa lungo poliritmie tortuose, senza mai sbagliare un colpo, somigliando vagamente ad un fenomeno del palco come Danny Carey. Le chitarre di Goddard e Hosking si intrecciano senza schiacciarsi, il basso di Stockman pulsa dentro il tessuto ritmico con un groove organico e avvolgente che è uno dei marchi di fabbrica della band australiana, forse il tratto più distintivo in assoluto, particolarmente evidente nei momenti di maggiore dinamismo come Drone, Roquefort e la trascinante Deadman.
La seconda metà della scaletta mantiene l'ottima intensità raggiunta con All It Takes e Animation, entrambe da In Verses, ma il momento di grazia assoluta della serata arriva con Themata. Bastano i primi accordi per trasformare il Live Club in qualcosa di simile a una cattedrale collettiva, il boato che accompagna il riconoscimento del brano è uno di quelli che si ricordano, e il trasporto della folla che ne consegue è la risposta più onesta e fisica alla grandezza di un pezzo che ha resistito indenne al tempo. Roquefort si abbatte sulle prime file senza pietà, poi New Day trasforma l'intero locale nel sesto membro della band con il pubblico che canta all'unisono il bridge con una dedizione che in pochi altri contesti si vede, prima che l'accelerazione strumentale finale spazzi via tutto come un treno lanciato a velocità folle.
L'encore è una scelta che va sul sicuro con la coppia di brani finale probabilmente più riuscita dell'ultimo album, dalle note intime. Opal apre spazi atmosferici rarefatti, quasi un momento di sospensione nell'onda d'urto, e poi Salva chiude con una tensione che si scioglie lentamente, congedando il pubblico poco alla volta come si congedano gli ospiti da una cena importante. Un'ora e mezza abbondante in cui i Karnivool non hanno avuto bisogno di scenografie monumentali né di artifici ma solamente di quattro torri led, qualche fascio colorato e la macchina del fumo, perché quando suoni così bene il resto è superfluo. Tredici anni di attesa erano tanti, eppure la serata che ci hanno regalato i nostri è valsa ogni singolo minuto.
SETLIST KARNIVOOL
1. Ghost 2. Simple Boy 3. Aozora 4. Goliath 5. Drone 6. We Are 7. Deadman 8. All It Takes 9. Animation 10. Themata 11. Roquefort 12. New Day
---- ENCORE ----
13. Opal 14. Salva
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Bel report e immagino gran bel concerto, mi fa piacere leggere di un locale grosso come il live club pieno (a memoria, fra i concerti in cui sono stato lì, ricordo che fu sold out solo per Mr.Big e Deftones, oltre di recente per The Gathering) per un gruppo misconosciuto come i Karnivool, rosico per non essere riuscito a organizzarmi per presenziare. Dalla setlist vedo però mancare Mauseum, Set Fire To The Hive e All I Know, pazienza, non si può aver tutto dalla vita. |
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