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17/11/26
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Malevolent Creation - Eternal
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24/12/2016
( 4084 letture )
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Un pessimista vede la difficoltà in ogni opportunità; un ottimista vede l'opportunità in ogni difficoltà. Winston Churchill
Per i Malevolent Creation non deve essere stata una contingenza affatto gradevole, trovarsi in un primo momento tra le eccellenze in ambito death metal (vista la pubblicazione di due pietre miliari quali The Ten Commandments e Retribution) e in quello successivo ricevere inaspettatamente e immeritatamente una spallata proprio nell'attimo in cui la corrente americana di tale movimento veleggiava sulla cresta dell’onda. Il terzo lavoro della formazione americana, Stillborn, doveva infatti fungere, in linea teorica, da gradino definitivo per la consacrazione del quintetto floridiano mentre, di fatto, rappresentò una cocente delusione. Quest’ultima venne peraltro sfruttata puntualmente dalla Roadrunner -che aveva presumibilmente annusato nell'aria un cambiamento di tendenza- per sbarazzarsi della band subito dopo la sua pubblicazione. Sia chiaro, col senno di poi Stillborn non è un lavoro malvagio, bensì un onesto manifesto di sano death metal, le cui pecche si annidano soprattutto in una produzione scadente (della quale tra l'altro i Malevolent Creation non furono i diretti responsabili, visto il taglio di fondi da parte della Roadrunner che li costrinse a virare dai Morrisound Studios ai Pro Media Studios), ma anche in un certo ristagno a livello compositivo attribuibile alla crisi interna tra i membri, risoltasi successivamente con la separazione dal cantante Brett Hoffmann e dal batterista Alex Marquez.
Ciò che rimase dopo questa serie di eventi fu dunque una line-up mutilata e appiedata dalla medesima etichetta che anni addietro contribuì alla sua stessa gloria. Ed è partendo da una situazione così disastrosa che i tre reduci convertirono tutta la frustrazione in un colpo di reni completamente inaspettato: stabilizzata la line-up grazie all'innesto alla batteria del giovane e talentuoso Dave Culross e assoldato alla voce lo stesso bassista Jason Blachowicz, il gruppo ottenne un contratto con la piccola Pavement Music, rilasciando un'autentica bomba intitolata Eternal. Tale release rappresenta la prova tangibile di come si possa convogliare e convertire la negatività accumulata in un'autentica punta di diamante di puro e brutale death metal.
Pur contando su risorse esigue, il quartetto non bissò l'errore commesso con Stillborn. La produzione del disco fu infatti gestita in tre piccoli studi di registrazione, scelta che si rivelò particolarmente azzeccata, innanzitutto perché contribuì a confezionare nuovamente un lavoro qualitativamente valido, ma anche perché pose l’accento su un suono più grezzo, ruvido e crudo perfettamente intonato al nuovo corso compositivo inaugurato dai floridiani. Vincente si rivela inoltre la scelta di puntare su Blachowicz per la prova al microfono: la sua voce rozza, rabbiosa e monocorde è, alla prova dei fatti, quanto di meglio si possa pretendere quale sottofondo di dodici rasoiate di puro odio.
È un massacro che inizialmente si insinua quasi subdolamente, quello che incede attraverso l'ascolto di Eternal e che solo successivamente sfocia nei suoi intenti di annichilimento totale nei riguardi dell'ascoltatore. No Salvation, infatti, si adagia sui mid tempo ma al contempo il suo fluire fa seriamente del male; l'urlo disumano in apertura di Blachowicz seppellisce il ricordo di Hoffmann sancendo la resurrezione non tanto di una fenice quanto piuttosto di un'aberrazione dalle ceneri di un glorioso passato. Il nuovo acquisto Culross è assolutamente funzionale nel donare attraverso i suoi patterns e fills tutte le sfumature necessarie per arricchire un riffing semplice ma terribilmente coinvolgente. A completare il quadro anche da un punto di vista “strutturale” provvede la perfetta antitesi dei due solo presenti sulla traccia, uno di matrice melodica e l'altro, in chiusura, di evidente matrice Slayeriana (tra l'altro ambedue gli approcci verranno opportunamente sfruttati lungo il corso del disco). Ma è con Blood Brothers che gradualmente si rivela la vera natura del lavoro in questione: la parte iniziale di batteria di Culross, alla quale successivamente si intercala una sequenza di accordi marziali, sembra precludere al dipanarsi di un brano che non lascia tregua; niente di più sbagliato, i nostri accantonano questo primo momento rallentando le pulsioni e sfruttando ancora una volta la pesantezza di un riffing orientato verso un groove massiccio. Ed è tuttavia proprio quando sembra adagiarsi su tali ritmi che il pezzo improvvisamente esplode in tutta la sua violenza, mescolando parti chitarristiche schizoidi ed un blast selvaggio, premonendo ciò che ci aspetta successivamente. Infernal Desire (il cui incipit appropriatamente annuncia I'm going into the fire), Living in Fear, nonché Unheartly effettivamente confermano il sentore scatenando tutta la furia trattenuta nei precedenti anni di buio; le due chitarre di Fasciana e Rubin continuano a grandinare riff esenti da un qualsiasi accenno di cedimento andando a delineare tre momenti di pura eccellenza e maestria nel plasmare la materia death metal di cui si sostanzia il platter. Enslaved smorza leggermente i toni con il suo andamento più old-style lasciando prendere un po' di fiato per le tiratissime Alliance or War, They Breed, Hideus Reprisal. In quest’ultima risulta peraltro azzeccatissima la voce effettata di Blachowicz ad enfatizzare tutta la ferocia qui dispiegata. To Kill ed Eternal sono nuovamente impostate sui mid-tempo ricordando, in alcuni frangenti, alcune soluzioni stilistiche adottate dai Sepultura di Chaos A.D. La chiusura è affidata Tasteful Agony, con la quale i Malevolent Creation re-iniettano la loro letale miscela di sfuriate brutal e schiaccianti groove death metal.
Nonostante l'evidente qualità del materiale proposto, Eternal non ottenne comunque il riscontro che meritava soprattutto in virtù del fatto che la Pavement Music non disponeva di ingenti mezzi promozionali. Tale album, tra l’altro, è tutt’oggi ancora adombrato dai lavori più noti della discografia della band floridiana, pur essendo un tassello importantissimo nella loro carriera: in primis perché inaugurò un nuovo corso nel quale la creatura di Phil Fasciana ebbe l'occasione di rinfrescare il proprio sound, ma soprattutto perché permise la ripresa del suo cammino orgogliosamente a testa alta. È anche vero che le soluzioni adottate non attingono di certo ad un ampio bacino stilistico ma, in fondo, Eternal non ha assolutamente questa pretesa così come non vuole essere considerato un capolavoro, bensì comprensibilmente un disco “spacca-ani”, come il buon vecchio death metal americano esige.
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I primi due Album sono i migliori per me, però Eternal, dopo Stillborn, è l\'ennesima conferma del valore dei Malevolent. |
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20
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Disco dall\'atmosfera malsana,direi il mio preferito insieme a in cold blood,con tutto il rispetto che merita hoffman senza ombra di dubbio,ma preferisco Jason alla voce,da un tocco di davvero malevolo all\'interno dei due lavori,eternal è più malsano rispetto a in cold blood,e quest\'ultimo ti arriva sparato in faccia nel migliore dei modi..questo album contiene tracce che davvero meritano,per me living in fear è la mia preferita,Dave culross a mio parere ha un ruolo fondamentale qui,con un drum kit che adoro,e Blast Beats taglienti come rasoi,e le chitarre suonano come saette,voto 80 a mani basse |
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19
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Luca concordo in pieno al 100%, in questi giorni stavo cercando le ristampe cd dei primi 3 ma non le trovo da nessuna parte, li aveva il sito dell\'EMP ma devono essere andate a ruba, mi dicevano disponibile in 10-14 giorni ma io non le ho mai viste. |
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18
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Album pazzesco, esattamente come il successivo. Il periodo con Blachowicz alla voce è stato caratterizzato da due dischi superlativi, di brutale death metal ferocissimo ma anche molto grooveggiante (in linea col sound imperante di quegli anni). Line up totalmente rinnovata (con soprattutto la fuoriuscita di Marquez, ma con un Culross in più!!!) e una serie di pezzi che danno lezione su come si suona il VERO death metal, dai riffs favolosi alle ritmiche forsennate, come \"No Salvation\", \"Infernal Desire\", \"Living In Fear\", \"Alliance Or War\", \"They Breed\", \"Tasteful Agony\", ma giusto per nominarne qualcuna! E comunque (nota a margine): smettiamola di far passare in secondo piano un album come \"Stillborn\"... quel disco, produzione a parte magari, è sullo stessissimo livello dei primi due!!! |
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17
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@monsignore io! Grandi. E grandi anche gli Hateplow. Amo tutta la galassia malevolent creation |
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Nuova formazione, nuovo cantante, nuova fase: questa è l\'incarnazione dei Malevolent Creation che mi piace di più, Eternal e In cold blood sono gli album più brutali, cazzuti e tecnici. Mi è sempre piaciuto anche il growl di Jason Blachowicz, che dopo i Malevolent ha fondato i Divine Empire, gruppo che spaccava, nessuno li conosce? |
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15
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Vado controcorrente e dico subito che per me questo è il miglior album dei Malevolent Creation, consideriamo inoltre che nel lontano 1995 già si avvicinavano a certe sonorità deathcore. Tecnicamente mostruoso, qui Culross è veramente una bestia. Nota per il recensore: nella tracklist non sono stati scritti gli ultimi 3 pezzi del disco. Anche The Will to Kill è un album mostruoso, ma vedo che manca la sua recensione, ma perché? |
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14
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Riascoltato poco tempo fa sul tubo, la produzione è migliore della mia cassetta, credo sia colpa del nastro, forse l\'avevo comprata usata e i nastri -come ben sappiamo- si possono rovinare facilmente. |
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13
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Un monolite pesantissimo, come il successivo. Molto buono. |
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Album spaccaossa, grandi per me si viaggia sull\'85/90 |
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11
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Risentito adesso dopo tanto tempo , 90. Mi piace questa veste dei Malevolent Creation. |
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10
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Rimesso nel lettore stamattina. Anche se non il mio preferito, rimane comunque un album molto più che valido. In quanto a violenza e mazzate con i Malevolent Creation si va quasi sempre sul sicuro. Voto 83 |
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8
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Quoto Undercover in toto. Disco inferiore ai primi 3 ma sempre valido. |
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7
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Mai piaciuto questo,a differenza dei primi 3 e in cold blood sono capolavori |
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6
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Ho ancora la cassetta originale, disco discreto ma hanno fatto di meglio, per me, la produzione non mi sembra delle migliori. |
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5
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Ricordo di averlo comprato usato un po' a caso qualche anno fa, per quanto storici coi Malevolent non ho un bellissimo rapporto, ma questo ogni tanto lo rimetto su molto volentieri. |
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4
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Fra i migliori, ma ritengo "In Cold Blood" decisamente superiore... una band che mi ha dato tante soddisfazioni, ma che non becca un disco dall'uscita del buonissimo "The Will To Kill", ed eravamo nel 2002, per colpa di Fasciana e del suo continuo rimescolare i membri in line-up, sembra la stessa storia degli Annihilator, l'unica differenza è che Jeff di dischi capolavoro-ottimi ne ha in totale 4, Phil invece fino all'ottavo capitolo non gli si può dire praticamente nulla. |
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3
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Album micidiale, veramente ben fatto. Voto 85. I Malevolent sono sempre i migliori! Anche In Cold Blood spaccava di brutto |
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2
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bellissimo album per i Malevolent, confermo 85! |
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Mamma mia che mazzata questo album, arrivo' dopo Stillborn che purtroppo soffriva di una produzione debole ma male non era. Album potentissimo, da avere. Voto 8 |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. No Salvation 2. Blood Brothers 3. Infernal Desire 4. Living in Fear 5. Unearthly 6. Enslaved 7. Alliance or War 8. They Breed 9. To Kill
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Line Up
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Jason Blachowicz (Voce, Basso) Phil Fasciana (Chitarra) Jon Rubin (Chitarra) Dave Culross (Batteria)
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