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23/05/26
THE GATHERING
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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( 24079 letture )
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Ecco la parte mancante di Deliverance: finalmente ho tra le mie mani il fratello siamese dello splendido album uscito a novembre. Damnation arriva alle porte della Primavera, mentre alcuni mesi sono passati dalla mitologica calata in Italia degli Opeth, e forse proprio il timido calore della primavera e i colori tenui di questa stagione sono l’habitat ideale per far crescere dentro di se questo piccolo gioiello.
Damnation è esattamente quello di cui si vociferava fin da quest’inverno, un album quasi totalmente acustico e comunque con chitarre elettriche “pulite”; un disco che non si rivela ai primi ascolti ma timidamente -quasi come una persona- si lascia scoprire col tempo, nelle sue immense sfaccettature.
Fin dall’apertura affidata alla grandiosa Windowpane si respira un atmosfera delicata e raffinata che è il tratto distintivo di tutta l’opera; nello specifico questo brano si fonda su un atmosfera “notturna”, in cui ogni riflessione sembra concessa.
In my time of need (il ritornello è da lacrime agli occhi per soavità e bellezza) e la maestosamente bella Death whispered from a lullaby (con testo scritto da Steven Wilson) appaiono invece come squarci aperti sul passato: la serenità, che sembra trasparire dalle dolci note delle chitarre acustiche, si trasforma con lo svilupparsi dei brani sempre più in rassegnazione.
In questi tre brani già emerge l’anima guida di questo disco: non i Pink Floyd come semplicisticamente detto da molti, ai quali basta una chitarra acustica e una voce flebile e sussurrata per tirare in ballo il gruppo inglese, bensì i King Crimson, quelli oscuri e disperati di Fallen Angel e Starless. Da sottolineare come l’influenza dei Porcupine Tree, seppur presente, non lo è in maniera così pesante come un po’ tutti pronosticavano.
Ma come al solito, la musica di Akerfeldt & C. è un calderone inesauribile di stili ed emozioni; così Closure si apre con un ficcante riff acustico di matrice folk- zeppeliniana, per poi richiamare i King Crimson ad un abbraccio con i Porcupine Tree e chiudere in un finale oriental-tribale assolutamente cosmico... non ho parole!
Sembrerebbe difficile mantenersi a tali livelli espressivi, ma gli Opeth ci riescono con Hope Leaves dove accanto ad atmosfere tipiche dei Porcupine Tree si sommano solari aperture jazz-rock che si cibano però di un sole che non riscalda; segue To rid the disease: oscura, triste, ma sempre squarciata da lampi musicali a base di mellotron che sembrano provenire da luoghi a noi sconosciuti (chi sta pensando a Morningrise?).
Il disco si va a chiudere con lo strumentale Ending Credits, soave e psichedelico, e con Weakness, più che un brano un outro che sembra il lamento di un animo senza pace.
Come al solito superlativa la performance vocale di Mike (alla sua prima esperienza all-clean vocals) ed il lavoro chitarristico svolto in coppia con Peter; tuttavia stavolta, come non mai, sugli scudi il duo ritmico Mendez-Lopez, che taglia e cuce di fino un tessuto jazzato superbo.
Su Damnation si è già detto di tutto: ognuno ha trovato la sua faccia della medaglia, la sua morale di fronte a questi 40 minuti di musica. Quello che posso dirvi è che questo disco dovrete prima ascoltarlo e solo poi decidere se farlo vostro: sarà come scegliere una persona tra 1000 altre. Vi dovrà colpire, ma lo farà solo conoscendo quella persona approfonditamente. Certo, è incredibile come un viaggio cominciato dal Death progressivo di Orchid sia arrivato al prog-jazz acustico di questo CD, e mi chiedo a questo punto quale sarà la prossima tappa di questa avventura musicale unica e stupenda.
Un'ultima cosa; ad un concerto chiesi a Mike il perché di un disco così breve a fronte delle durate “monstre” degli altri dischi targati Opeth. Lui mi rispose che ascoltandolo l’avrei capito: no Mike, non l’ho capito: quando la musica è così genuinamente bella e soave, i dischi dovrebbero durare un’eternità.
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VOTO LETTORI
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89.06 su 390 voti [
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26
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È possibile che questo sia il mio disco degli Opeth preferito? Non c\'è nulla di metal qui eppure è l\'unico che riascolto periodicamente...! Per me uno dei dischi più belli della storia, atmosfere autunnali incredibili...! |
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25
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Dopo venti anni di ascolti degli Opeth, solo in questo periodo sono finalmente riuscito ad apprezzare quest\'album, che non mi era mai gradito. Mi sta piacendio molto, perché riesce a mantenere le atmosfere gotiche ed oscure pur reinterpretandole in un genere diverso da quello che facevano all\'epoca. Grazie per la recensione. |
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24
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Disco da ascoltare in cuffia ad occhi chiusi...viaggio meraviglioso. Voto 90. |
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23
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Opera superlativa, qui si vede tutta la loro classe ed il puro talento |
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Giorni fa leggendo i commenti dell'ultimo interessante & noiso (testi - musica) al tempo stesso disco di R.Waters si parlava a più riprese di "classe sopraffina". Bene, io il termine classe sopraffina lo spenderei meglio per un lavoro come questo. Io qui ne sento tanta, assieme ad un talento che definire fuori dal comune è ancora poco. In questo disco di metal non c'è traccia, ma chi se ne frega! A me mette malinconia/tristezza ogni volta che lo ascolto. E chi ha detto che felici è ok e tristi non va bene? |
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Di una classe sopraffina. |
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20
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Damnation / Deliverance merged https://www.youtube.com/playlist?list=PLO4Y-trOPAEoorw5uzegShD4X5FB-N5DD |
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19
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L'album che più preferisco degli Opeth: acustico, pulito, sbalorditivo. Lo adoro al punto che non so nemmeno quale canzone citare piuttosto di un'altra. Forse giusto In my time of need. Non perché sia la più bella, ma perché mi ha sempre fatto pensare ad un brano scritto da George Harrison perso in un incubo. 90 |
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18
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Lo mettiamo lassù assieme a Wish You Were Here ed a Ziggy Stardust. Musica eterea cangiante eppure persistente, lirica, immaginifica portatrice della tristezza delle cose buone del passato.... bravissimi Opeth. Che lezione! |
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Windowpane è semplicemente perfetta, all'album affibio un 98 solo per la presenza di Weakness che mi piace sì ma è in minima parte inferiore al resto. Poi senti l'opener... |
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16
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Uno degli album più raffinati della storia della musica... |
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C’ è una ferita che sanguina sempre C’ è una strada che sto sempre percorrendo E so che non ritornerai mai in questo posto..... HTEPO |
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14
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dal mio punto di vista il capolavoro lirico ,musicale e di produzione degli opeth quello che hanno tirato fuori negli ultimi anni va bene ed è sempre sopra la media ma questo per me resta il più bello |
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13
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per me il loro miglior album, windowpane è qualcosa di incredibile |
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Conosco bene solamente quest'album degli Opeth... non essendo un'amante del growl e del death perciò non penso che andrò mai ad approfondire ma quest'album per me rimarrà sempre nella mia speciale top5 della vita! Un'emozione nuova ogni volta che lo si mette su... voto 100 per me! Hope Leaves il mio pezzo preferito... Mi chiedo poi come fanno a fare recensione cosi: http://www.ondarock.it/recensioni/2003_opeth.htm Rimango senza parole e date un paio d'anni di galera a quel recensore! |
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11
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Anche se non i sono mai piaciuti i gruppi death metal e la voce growl ho sempre avuto un debole per gli opeth,durante i lenti i loro pezzi sono completamente dolci pinkfloydiani ,quando poi ho sentito questo DAMNATION sono rimasto veramente stupefatto |
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10
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Canzoni come Windowpane, In My Time of Need, Hope Leaves e To Rid the Disease regalano sempre forti emozioni, ascolto dopo ascolti. 95 per il mio gruppo preferito. |
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9
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Mi è piaciuto molto ed è stata una bella scelta fare un'album interamente progressive perchè le atmosfere che ricreano gli opeth nelle parti più calme sono ineguagliabili |
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8
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•Io. Rappresenta il substrato cosciente, ovvero ciò di cui si ha consapevolezza. L'Io ha la funzione di intermediario tra Es, Super-Io e la realtà esterna; •Es. è la parte inconscia, la quale raccoglie e mantiene un enorme numero di informazioni che vengono rimosse dalla prima infanzia sino alla morte. L'Es è anche il serbatoio delle pulsioni sia sessuali che aggressive; •Super-Io. è il "censore" della mente umana. È razionale e contiene tutte le norme morali; si oppone aspramente ai contenuti dell'Es che sono al contrario irrazionali e istintuali Freud avrebbe così commentato questi dua ATTI scatenanti le profonde sensazioni dell'impercettibile pensiero umano.Delivarance e Damnation. Fusione delle parti. Scatenanti lucubre note delle ES, dolci ed eterne nel proprio essere. Un capolavoro. From Ricky Bass Gitar. Jimi TG |
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7
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Veramente eccezionali, mai un errore o una caduta di stile, una tra le migliori band metal in assoluto. P.S. Vedo che George R.R. Martin continua a fare proseliti... |
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6
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Li conosco da pochissimo... non sono mai stato un amante di questo genere... ma quando ho sentito hope leaves... signori, questo è un signor gruppo, e il loro stile, così stranamente melodico ma che cela un'oscurità incredibile, mi ha catturato subito. Sfido chiunque a parlare male dei loro lavori!! Di fronte a certe melodie, c'è solo da stare zitti ed ascoltare |
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5
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Li conosco da pochissimo... non sono mai stato un amante di questo genere... ma quando ho sentito hope leaves... signori, questo è un signor gruppo, e il loro stile, così stranamente melodico ma che cela un'oscurità incredibile, mi ha catturato subito. Sfido chiunque a parlare male dei loro lavori!! Di fronte a certe melodie, c'è solo da stare zitti ed ascoltare |
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4
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bello per avere uno stile così morbido |
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che dire per non ripetersi?Classe a iosa, IN MY TIME OF NEED puoi ascoltarla in eterno e ti regalerà sempre quella triste gioia che tu cerchi negli Opeth. |
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2
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E' stato il primo LP degli opeth che ho sentito ,sapevo che facevano death metal che è un genere che non mi piace per niente,specie dopo aver sentito qualcosa dei dimmu borgir,ma che un gruppo death sappia creare un LP cosi' bello e melodico questo proprio non me lo aspettavo,in seguito ho comprato orchid ,morningrease e still life e comunque non è completamente death,si altrnano pezzi pesanti a pezzi veramenti belli e melodici da 100 e lode |
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1
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beh che dire un inchino al mio gruppo preferito! non c'e storia i geni del death-prog svedese ma forse anche i geni e basta. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Windowpane
2. In My Time of Need
3. Death Whispered a Lullaby
4. Closure
5. Hope Leaves
6. To Rid the Disease
7. Ending Credits
8. Weakness
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Line Up
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Mikael Åkerfeldt: vocals, guitars
Peter Lindgren: guitars
Martin Mendez: bass
Martin Lopez: drums
Guest Musician: Steven Wilson: keyboards, piano, mellotron, backing vocals
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