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Sabaton - The War to End all Wars
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25/03/2022
( 4016 letture )
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È innegabile che un nuovo album dei Sabaton rappresenti da sempre una notizia rassicurante per gli appassionati, certi questi ultimi di approdare con l’ascolto su lidi sicuri e di non venire mai delusi. Possiamo altresì amarli o detestarli, ma è inevitabile riconoscere di essere di fronte ad una delle massime istituzioni del power metal del terzo millennio e che, come tale, la band svedese vada assolutamente tenuta in considerazione e rispettata. Il decimo album, The War to End All Wars, è di fatto un sequel di The Great War del 2019 e come il precedente tratta di personaggi ed avvenimenti relativi alla Prima Guerra Mondiale. Anche dal punto di vista musicale la lunghezza d’onda rimane pressoché invariata, anzi, se possibile, le melodie sono ancora più accattivanti e le canzoni suonano orecchiabili e familiari con maggiore immediatezza del solito.
La lunga ed evocativa intro Sarajevo (raccontata dalla superba voce dell’attrice inglese Bethan Dixon Bate), che evidentemente rimanda all’episodio che fece da scintilla per lo scoppio della guerra, inaugura una tracklist che spazia da eroiche cavalcate (Stormtroopers, The Unkillable Soldier, Hellfighters, The Valley of Death) a solenni mid-tempo, con pochi cedimenti e qualità più che discreta. Occorre inoltre evidenziare la presenza in alcuni brani di elementi elettronici che ricordano in qualche modo i lavori dei più recenti Battle Beast. Le melodie e gli assoli di chitarra, questi ultimi davvero ottimi e mediamente più presenti rispetto ai dischi precedenti, sono principalmente frutto dell’influenza virtuosistica di Tommy Johansson, aggregatosi alla band nel 2016 e indubbio latore di importanti miglioramenti riguardanti l’aspetto prettamente esecutivo. Per il resto, non manca di certo il vero marchio di fabbrica del gruppo, rappresentato dai caratteristici e trascinanti cori epici a coadiuvare la stentorea ugola del cantore Joakim Brodén. Come sempre, quando si parla degli album dei Sabaton, i testi rivestono particolare importanza, trattandosi in poche parole di piccoli trattati di storia. Fermarsi solo all’aspetto musicale e non approfondire, seppur superficialmente, le vicende raccontate nei brani è quindi da ritenersi un peccato, una fruizione solo parziale dell’opera dei nostri. La doppia cassa ad opera di Hannes Van Dahl all’inizio di Stormtroopers è senza dubbio notevole, ma appare anche doveroso soffermarsi sulla narrazione relativa alle celebri truppe d’assalto tedesche. Dreadnought altro non è che il nome delle corazzate inglesi impiegate nella battaglia dello Jutland del 1916, mentre Soldier of Heaven racconta del venerdì bianco sulle Alpi e di come parecchi soldati morirono travolti dalle valanghe e giacciano ancora congelati sotto i ghiacci. Gli Hellfighters erano un reggimento speciale (Harlem Hellfighters) composto da afroamericani e portoricani, che per semplice questione di razza furono mandati a combattere per i francesi e vennero fatti rimanere in prima linea per ben sei mesi. Le vicende di tre storici personaggi sono poi narrate in altrettanti episodi: The Unkillable Soldier si riferisce ad Adrian Carton de Wiart, leggendario ufficiale belga che combatté per gli inglesi e che, a quanto pare, sembrava circondato da un manto di invulnerabilità; in Race to the Sea si parla del re Alberto I del Belgio, che scese in campo di battaglia a fianco dei propri soldati; Lady of the Dark è infine la singolare storia della pluridecorata militare serba Milunka Savić, che prese il posto di suo fratello vestendosi come un uomo. Gli ultimi brani si soffermano sul lato più umano della guerra: The Valley of Death racconta della strenua difesa dagli attacchi inglesi dell’esercito bulgaro comandato da Vladimir Vazov, riconosciuto negli anni successivi come un valido e leale avversario; nel motivo folk di Christmas Truce troviamo i soldati dei diversi schieramenti bere e giocare a calcio insieme durante la Tregua di Natale del 1914, poche ore prima di tornare ad ammazzarsi l’un l’altro. Nella outro Versailles ci si chiede infine una domanda essenziale: può una guerra porre fine a tutte le guerre? Inutile dire che la risposta è ben nota ed è chiaramente citata nella canzone.
War will never entirely die It will evolve It will change And war will return, sooner than we think
Come già detto, in quest’album non vi sono riempitivi, le tracce vanno giù che è una bellezza e il fatto che ognuna di esse racchiuda in sé una piccola storia, peculiare caratteristica della band, è ancora una volta un chiaro punto a favore. Di contro sembrerebbe che oramai i Sabaton abbiano definitivamente deciso di andare sul sicuro, riproponendo di volta in volta una formula monolitica pressoché invariata nel tempo e non discostandosi minimamente dalla loro comfort zone. In effetti e un po’ così, ma del resto è anche vero che in tal modo l’ampio e conservativo zoccolo duro di sostenitori viene ampiamente ripagato; in tal senso appare evidente che il combo svedese tutto abbia intenzione di fare, fuorché di rischiare di deludere i fan. In definitiva il valore complessivo di The War to End All Wars è oggettivamente più che buono, sia come suono che come arrangiamenti (ed ovviamente liriche), sicuramente sul livello del disco precedente se non ancora migliore. C’è da porsi piuttosto un interrogativo: davvero i Sabaton hanno intenzione di proseguire su questa linea e di adagiarsi su questi allori per altri vent’anni?
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12
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Ho sempre trovato le canzoni di questo gruppo piatte e scontate, con poca personalità e anche decisamente commerciali. |
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11
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Sarà un mio limite, ma il loro sound e quello di altri gruppi recenti dello stesso genere lo trovo estremamente piatto, ridondante e tutti con gli stessi soliti cliché. Penso che ormai si assomiglino tutti |
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10
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Ho aspettato parecchio a commentare perché ho voluto essere (piacevolmente) influenzato dalla prestazione live. (Anche se castrata dall'assenza di effetti speciali).
Dal mio punto di vista credo che pur restando nella loro comfort zone con quest'opera i Sabaton siano tornati ai livelli ci CR. Ottimi gli arrangiamenti e i testi, hanno la capacità di non stancare anche dopo vari e ripetuti ascoltiI.
Ottima la versione history.
Da vecchietto ricordo bene l'incazzatura, anche mia ai tempi, all'uscita di load dei MetallicA, capisco che i Sabaton non vogliano correre rischi, anche se la versione "the simphony to' e di all wars" potrebbe essere un discreto esperimento. |
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9
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Perfettamente in linea col Marchese, disco di mestiere, senza picchi e senza particolari cadute. Trovo che i cori con la voce di Joakim che viene sovrastata, ottengano probabilmente l’effetto contrario rispetto al desiderato. Saranno più epici ma così risultano tutti uguali. Niente a che vedere col trittico the art of war, coat of arms, Carolus Rex, ma anche Primo Victoria. Mi pare che lo split avvenuto dopo la pubblicazione di Carolus Rex abbia generato un vuoto compositivo che comincia a preoccuparmi. |
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8
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Forse perché un po' schiacciato dai Dark Funeral e soprattutto Messa, non ho ascoltato molto questo nuovo album dei Sabaton. Ma mi sono fatto l'idea che non riescano più ad arrivare ai vertici di Carolus Rex e che i pezzi siano sì, caratteristici del loro stile, ma un po' troppo uguali tra di loro. Con alcune eccezioni (Christmas Truce) e non sono noiosi ma nemmeno coinvolgenti. Va sottolineata la cura che ci mettono nel rievocare interessanti episodi storici ma musicalmente non "prendono" più di tanto. Si dimenticherà presto. Au revoir. |
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7
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Per me.........bella prova dei Sabaton parlando ancora della prima guerra mondiale.....ben 2 dischi sullo stesso argomento senza annoiare,
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6
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....un buon disco....di certo non il migliore.... |
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5
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ascoltato più volte, per me è un passo indietro. Lo trovo un po' piatto, solo 3-4 brani lasciano il segno (testi belli tutti come sempre). voto 65 |
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4
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finalmente un grande album, per me si erano fermati a the art of war. Bentornati!!! |
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3
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Io trovo che sia l'album migliore da Carolus Rex. Senza un calo Stormtroopers, Dreadnought, The Unkillable Soldier, Hellfighters e la fantastica Christmas Truce sugli scudi. Tommy Johansson si conferma un grande chitarista con una prestazione spettacolare. Voto 85. |
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2
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Un disco che non sorprende di certo, il solito album dei Sabaton, coi suoi pregi e difetti. Però contiene la più bella canzone scritta dal gruppo da anni, Christmas truce, pezzo veramente notevole. |
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1
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A mio avviso un album appena sufficiente e troppo manieristico e pomposo.
Voto molto ma molto largo. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Sarajevo 2. Stormtroopers 3. Dreadnought 4. The Unkillable Soldier 5. Soldier of Heaven 6. Hellfighters 7. Race to the Sea 8. Lady of the Dark 9. The Valley of Death 10. Christmas Truce 11. Versailles
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Line Up
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Joakim Brodén (Voce, Tastiera) Chris Rörland (Chitarra, Cori) Tommy Johansson (Chitarra, Cori) Pär Sundström (Basso, Cori) Hannes Van Dahl (Batteria, Cori)
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