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Blue Oyster Cult - Heaven Forbid
21/12/2024
( 1373 letture )
Gli anni 90 dei Blue Öyster Cult sono guardinghi, poveri di materiale pubblicato, con la band che sembra quasi nascondersi fra il soundtrack album del film Bad Channels (1992) e una raccolta di alcuni vecchi successi rivisitati, Cult Classic (1994); due capitoli non memorabili. Dieci anni dopo Imaginos (1988) esce Heaven Forbid, vero e unico album in studio di nuovo materiale del decennio. L’album cerca di racchiudere le caratteristiche dei BÖC del periodo, alternando brani duri, dai tratti heavy, individuabili con quelli cantati da Eric Bloom, a brani maggiormente melodici dove il chitarrista e compositore Donald Roeser si prende il suo spazio anche dietro al microfono. Ad ogni modo sono BÖC diretti, con pochi fronzoli nelle composizioni, però la classe è sempre tantissima e sui bridge e negli assoli di chitarra fuoriesce copiosa, come in qualsiasi altra uscita della band americana. L’album pecca di originalità, caratteristica che invece da sempre li contraddistingue.
Lo scrittore americano horror e di fantascienza John Shirley firma la maggior parte dei testi delle canzoni, così molte delle lyrics di questo album ruotano attorno al mistero, pur non rimanendo particolarmente impresse.

Come detto risalta l’alternanza dei brani! L’apertura è tosta, con giri veloci, riff come proiettili e batteria sugli scudi (in questa tipologia di brani la presenza di Chuck Burgi dietro le pelli si fa sentire). See You in Black è un brano cantato da Bloom, heavy a tutti gli effetti, diretto e di sicura presa; non fa una piega neanche sul bridge pesante, con un assolo al fulmicotone di Buck Dharma. Harvest Moon rispecchia maggiormente i BÖC zuccherini degli eighties, quelli delle armonie levigate, dei ritmi medi e con un cantato, quello di Dharma, estremamente innocuo. Ad ogni modo gli intrecci fra i vari strumenti sono perfetti e sul bridge corposo a spezzare il brano (una costante del disco) i nostri dimostrano le propria abilità, in particolare il solito Roeser, che offre un assolo reiterato spettacolare. Power Underneath Despair possiede atmosfere metal, dai tratti epici, con un chorus bello solido e dinamico; un assolo rapido, scottante e un finale in crescendo. X-Ray Eyes è tranquilla con un ritornello innocuo e risulta essere il brano meno centrato, anche se comunque non stiamo parlando di un brutto pezzo; l’assolo, come sempre, risolleva gli animi. In Hammer Back, i refrain del chorus sono compatti, mentre la voce di Eric è granulosa: la canzone ricorda vecchio rock anni ‘60, alla The Kinks, però il ritornello è duro. Come spesso accade è il bridge il momento migliore, con conseguente assolo di un Dharma presuntuoso e ispirato. Damaged è un brano rapido e frizzantino, con accenni funky e un hammond alla Purple: non originale, ma comunque divertente; sembra quasi un divertissement per i musicisti, un gioco, un inframezzo da suonare nel bel mezzo di un live per intenderci, con tanto di assoli dei vari singoli strumenti. Poi però si torna a spingere con quello che probabilmente è il miglior brano del lotto: Cold Gray Light of Dawn riavvolge la macchina del tempo sugli eighties epici e metallici, ricchi di chitarre virtuose, bassi preponderanti, tastiere sognanti e una voce portata al massimo delle sue capacità, infine il chorus s’insinua in testa. Gli inserimenti di Buck e delle tastiere di Lanier sono squisiti con il momento focale sul bridge: tastiere di sottofondo e assoli di chitarra. Real World è un brano rock da radio, con l’acustica rispolverata e delle strofe che odorano di southern; un pezzo molto americano nella realizzazione. Buona l’attitudine, meno il brano in sé, anche se l’esecuzione è sempre esemplare, di un altro pianeta rispetto alla maggior parte dei gruppi di genere, inoltre stiamo parlando di una band che si conferma estremamente versatile. Live for Me pone fine all’alternanza fra sonorità più o meno portentose, poiché è la prima e unica vera ballata dell’album: cantata da Buck sorretto da cori, è una ballad assolutamente soft, ben eseguita, con tastiere in rilievo e armonie lodevoli. L’album arriva al capolinea stanco: Still Burnin' è un sequel di Burnin' for You, singolo di punta di Fire of Unknown Origin; un brano senza scossoni, che vive di cori e bassi costanti, fra hard’n’heavy, a corollare il procedimento di tutto il disco. Mentre In Thee, contenuta in Mirrors (1979), è qui presentata in versione live a Millbrook.

L'ispirazione per la copertina alternativa è l’attrice americana Morgan Fairchild: l’immagine appare anche sul retro dell'inserto e originariamente doveva essere la cover vera e propria, come indicato dalle pubblicità del periodo; peccato perché sarebbe stata decisamente meglio di quella poi effettivamente scelta. Un’altra curiosità la racchiude invece il titolo dell’album: in origine doveva essere “Ezekiel's Wheel”, ripreso dal racconto biblico che alcuni prendono come riferimento di una delle prime visite degli UFO. Insomma, almeno sugli aspetti di contorno i Blue Öyster Cult non avevano le idee proprio chiare e un po’ si riflette pure sulla musica, che è varia ma che manca di un vero e proprio filo conduttore.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
82.9 su 10 voti [ VOTA]
Philpsopher3185
Mercoledì 13 Maggio 2026, 20.45.31
7
Davvero una band unica...concordo con Aceshigh e rob flemming; Non hanno sbagliato un album..ci sono i capolavori e poi album belli ma nessuno inascoltabile...
Aceshigh
Lunedì 23 Dicembre 2024, 10.25.32
6
Chiaramente le pietre miliari i B.o.c. le avevano già pubblicate anni prima, ma non c’è un loro album - anche tra i cosiddetti minori - che non valga la pena ascoltare, per un motivo o per un altro. Qui di motivi ne trovo almeno due: Harvest Moon e Power Underneath Despair, una doppietta fantastica. Ma in generale il disco è molto bello, anche se nella seconda parte forse un paio di pezzi sotto la media ci sono. Ma il resto merita assolutamente, calcolando anche che erano passati dieci anni dal precedente Imagjnos. Bello anche il successivo Curse of the Hidden Mirror. Voto 80
Diego75
Domenica 22 Dicembre 2024, 10.27.15
5
Leggende che nel tempo hanno attraversato tutte le tendenze musicali con originalità e ingenio.
Testamatta ride
Domenica 22 Dicembre 2024, 10.25.29
4
Buon album, parte benissimo e va un po\' scemando strada facendo. See you in black è uno dei loro pezzi più fighi, testo incluso.
Epic
Domenica 22 Dicembre 2024, 2.14.35
3
Nel CD ci sono entrambe le copertine. Comunque bel disco. 75
Rob Fleming
Sabato 21 Dicembre 2024, 22.32.17
2
Sono loro. Sono sempre loro. Dal rock duro (See You in Black e Still burnin) al pop (Harvest moon e X-Ray Eyes); sono glaciali come solo loro sanno fare (Cold Gray Light of Dawn) ma anche epici (Power Underneath Despair). E si potrebbe proseguire citando momenti blues o funky o violenti. In una parola, anzi tre, sono i Blue Oyster Cult. 78 (io nel mio cd ho la copertina alternativa. Ma adesso che ci penso forse ci sono entrambe e ho messo in evidenza quella della bionda)
Mic
Sabato 21 Dicembre 2024, 19.54.10
1
Alzo il voto a 7,75. Nonostante la copertina orribile. Nel mio CD non c\'è il pezzo live
INFORMAZIONI
1998
CMC
Hard Rock
Tracklist
1. See You in Black
2. Harvest Moon
3. Power Underneath Despair
4. X-Ray Eyes
5. Hammer Back
6. Damaged
7. Cold Gray Light of Dawn
8. Real World
9. Live for Me
10. Still Burnin'
11. In Thee (Live at Millbrook)
Line Up
Eric Bloom (Voce nelle tracce 1, 3, 5, 7, Chitarra, Tastiera)
Buck Dharma (Voce nelle tracce 2, 4, 6, 8–11, Chitarra, Tastiera)
Allen Lanier (Chitarra, Tastiera)
Danny Miranda (Basso nelle tracce 1, 4–9, 11, Cori)
Jon Rogers (Basso nelle tracce 2, 3, 10, Cori)
Chuck Burgi (Batteria nelle tracce 1–8, 10, Cori)
Bob Rondinelli (Batteria nella traccia 9)

Musicisti Ospiti:
George Cintron (Voce addizionale)
Tony Perrino (Tastiere addizionali)
 
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