|
|
17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
|
|
Dax Riggs - 7 Songs for Spiders
|
09/08/2025
( 3947 letture )
|
Dax sentiva dentro di sé un richiamo oscuro che non lo lasciava mai del tutto. Non era un suono, né una voce, ma qualcosa che vibrava appena sotto la pelle, come un segnale blando e costante, un’infezione dell’anima. Nella sua casa rurale in Louisiana, ogni parete sembrava sudare umidità e rimpianto. Il clima non aiutava: l’aria era sempre sospesa, come se aspettasse qualcosa di terribile. E quando cercava rifugio nel sole, il cielo lo tradiva, coprendosi di un grigio che sembrava uscito da un sogno malato. Nulla era limpido lì. Né fuori, né dentro di lui. Poi, un giorno, qualcosa cambiò, e fu un brivido, un sussulto di vita, una lama sottile. Dax si accorse che quel luogo dove era cresciuto —dimenticato da Dio e dalle mappe— poteva ancora avere un senso. Poteva essere la culla di qualcosa di nuovo, o forse di qualcosa di vecchissimo che tornava a chiamarlo. L’idea era semplice, quasi primitiva: tornare al suono grezzo, sporco, imperfetto. Quel suono che sanguina, che odora di legno marcio e ferro arrugginito. Niente filtri. Niente compromessi. Solo il buio, nudo, che si riversa dentro e prende forma.
7 Songs for Spiders è un rituale. Non cerca bellezza, né consolazione. È breve, ma ogni pezzo morde e non molla. È come ricevere una lettera dal fondo di un pozzo: stropicciata, sporca, ma troppo vera per ignorarla. La produzione è scheletrica. Le chitarre sono taglienti, saturate fino al limite del collasso. La batteria suona come colpi sordi in una bara. La voce… la voce è una preghiera rotta. Riggs non canta: respira male, sputa parole, geme come chi ha dormito per anni in una stanza senza aria. Ogni frase sembra l’ultima. Ma non muore. Non gli fa il favore. Ogni brano scende in profondità, senza chiedere permesso. Nessun crescendo, nessuna catarsi, complesse spirali che si stringono attorno al collo. Non c’è luce. Non c’è redenzione. Solo ombre che parlano tra loro. Il fatto che l’album sia breve non è un limite: è un colpo secco. Entra, taglia, e se ne va. È un disco per chi ha smesso di cercare risposte. Per chi vuole guardare il vuoto e non aspettarsi nulla in cambio. Solo silenzio. Solo verità scomoda. Sette brani. Sette fendenti. Nessuna anestesia. Nessun conforto. La voce di Riggs è l’unico strumento che respira, ma è un respiro rotto, strozzato dal fumo e dall’amarezza. Un respiro che non invoca salvezza, ma accetta la condanna. Dax ha costruito l’intero album in una specie di seminterrato. Nessuna luce, solo candele e neon guasti. Attorno a lui, vecchi amplificatori Marshall, registratori analogici, LP impolverati. C’è odore di terra, di muffa, di sangue secco. Lì dentro, il tempo si è fermato. E la musica è diventata rito. I temi sono quelli che infestano il suo immaginario: demoni, cadaveri, infanzia corrotta, religione sfigurata. Gesù e Lucifero che si tengono per mano in una stanza senza finestre. Serial killer che parlano come profeti. Paludi morali, non solo fisiche. C’è chi dice che certe tracce siano state registrate a mezzanotte, durante un temporale, mentre un teschio danzava appeso al soffitto, mosso dal vento. L’opener Deceiver è ossessiva, Riggs sembra sprofondare del tutto, quasi tocca il fondo per restarci. Even the Stars Fall è contraddistinta dalla dannazione esistenziale. Una voce smembrata accompagna un basso febbrile per l’intera durata sfociando in un finale in dissolvenza simile a un’anima che evapora. L’oscurità profonda viene momentaneamente interrotta da una luce fioca in Sunshine Felt the Darkness Smile, un pezzo più diretto contraddistinto da un mood circolare, ripetitivo, ipnotico. In Blues for You Know Who Riggs gorgheggia, geme, sputa sangue e parole. Il groove è minimale, ma strangolante. Si ritorna a raschiare il fondo, e arriviamo così alla quinta traccia: Ain't That Darkness. Uno dei pezzi più disturbanti. Melodia malata, dissonanza controllata, ritmo da incubo rallentato. Non c’è sonno, solo attesa. Come dormire su un letto inchiodato alla colpa. Le ultime due tracce non deludono le attese, mantenendo inalterata la grandezza compositiva e scarna che contraddistingue l’album. Pagan Moon ha un testo criptico. Un brano che sembra invocare qualcosa, una forma indefinita che però non risponde, il tutto per pregare ad un finale lacerante in Graveyard Soul che rappresenta il brano più «cantato» ma anche il più disperato. Tutto si chiude in un sussurro spezzato, come se Riggs accettasse di essere diventato ciò che ha sempre temuto. Il seminterrato, la botola, il fango, i demoni… tutto converge. È un grande rituale sotterraneo. Una preghiera nera fatta da chi non crede più, ma continua a invocare. Un altare di ruggine e carne. Un luogo dove l’oscurità non si cela. Si fa casa.
Benvenuti.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
13
|
|
Eccellente, ascoltato fino allo sfinimento. |
|
|
|
|
|
|
12
|
|
Letta la recensione me l\'ero ascoltato, ma non mi aveva fatto impazzire però per curiosità sono andato a sentirmi anche i precedenti e be\', che dire, We Sing of Only Blood or Love è un capolavoro. Bellissimo. Tornerò sopra anche su questo qui. |
|
|
|
|
|
|
11
|
|
Copertina così così... |
|
|
|
|
|
|
10
|
|
@giovanni: In effetti, \"The Pact\" viene dall\'ultimo degli Slaves, \"Through Dead Eye\" come un pezzo dei Mendeed, \"Sleeping on Nails and Wine\" è dei Silvertomb, \"Necrotic Voice\" risulta addirittura inesistente. La dimostrazione che oltre ad essere sordi, siamo diventati pure ciechi. XD |
|
|
|
|
|
|
9
|
|
ma a quali tracce fa riferimento la recensione visto che alcune non sono nell album?! |
|
|
|
|
|
|
8
|
|
Bello, stoner ma quasi drone praticamente simil-grunge... corto il giusto da non risultare noioso, ipnotico che pare quasi un unico pezzo. Blues for you know who il pezzo che preferisco. Forse darei un voto più basso ma di qualche briciola. |
|
|
|
|
|
|
7
|
|
Recensione e album ottimi. Un artista che tenta di sondare strade nuove con grande personalità. Anche chi non frequenta il genere dovrebbe dargli un\'occasione. |
|
|
|
|
|
|
6
|
|
Concordo pienamente Pez 🤟🏻 |
|
|
|
|
|
|
5
|
|
Discone, dritto nella top ten 2025 |
|
|
|
|
|
|
4
|
|
Dentro di sé si scrive con l\'accento sulla E. Grazie. |
|
|
|
|
|
|
3
|
|
Ellamadonna, bisognerà ascoltarlo. |
|
|
|
|
|
|
2
|
|
Grazie Skull… non te ne pentirai 😃 |
|
|
|
|
|
|
1
|
Lo ascolteró, magari stasera tardi dato che ora c\'è troppo sole, per la morbosa curiosità che lo scritto di @ Aint é riuscito a trasmettere... bravo! |
|
|
|
|
|
INFORMAZIONI |
 |
 |
|
|
|
|
|
|
|
Tracklist
|
1. Deceiver
2. Sunshine Felt the Darkness Smile
3. Even the Stars Fall
4. Blues for You Know Who
5. Ain't That Darkness
6. Pagan Moon
7. Graveyard Soul
|
|
|
Line Up
|
Dax Riggs (Voce, Chitarra, Synth)
Lucas Broussard (Chitarra, Synth)
Kane Cormer (Basso )
Scott Domingue (Percussioni)
Musicisti Ospiti
Jerry Businelli (Chitarra su traccia 3)
Jason Harrington (Strumento a Fiato Elettronico su traccia 4, Violino su traccia 5)
|
|
|
| |
RECENSIONI |
 |
|
|
|
|
|