|
|
07/04/26
KREATOR + CARCASS + EXODUS + NAILS
ALCATRAZ - MILANO
|
|
Dune Aurora - Ice Age Desert
|
16/12/2025
( 787 letture )
|
Un barlume di speranza in periodo di magra musicale arriva dal capoluogo piemontese, l’esoterica Torino, con un power trio che dopo una prima pubblicazione in EP nel 2022, esordisce alla grande su Octopus Rising, etichetta gemellata con la già nota Argonauta Records, caposaldo italiano per quanto riguarda lo stoner insieme a Heavy Psych Sounds Records ed Electric Valley
La band vede alla voce e alla chitarra Ginny Wagon, Roberta Finiguerra al basso e Serena Bodratto alla batteria, quest’ultime si occupano anche delle backing vocals. Per quanto riguarda le registrazioni, le stesse sono state effettuate al Magma Studio di Torino con Davide Donvito che si è occupato del mixing per poi lasciare il master in mano a James Plotkin, già al lavoro in passato con Pelican ed Earth
Il gelo della copertina, un paesaggio ghiacciato con tre sagome avvolte da una tempesta di neve, quasi da scenario de Le montagne della follia, riflette freschezza anche nella proposta delle tre torinesi, con un ottimo lavoro strumentale che si muove su territori originali, valorizzando l’impasto sonoro e con una voce dinamica che alterna parti più melodiche ad un graffiato rabbioso.
Si citano i Jess and the Ancient Ones e Ruby Hatchet, e possiamo dire che se ne sente una certa influenza, ma la potenza delle sonorità sembra essere più legata allo stoner e al desert rock, richiamando per il tiro di alcuni brani gli svedesi Truckfighters. Suggestione questa che giunge con l’accattivante Crocodile, in cui un basso pulsante e una chitarra fuzzosa, coadiuvate da una concreta solidità batteristica rendono il brano adrenalinico, tale da essere apprezzato anche al di fuori del genere, risultando infatti assolutamente orecchiabile grazie alle linee vocali di Ginny Wagon, che si diletta con un ottimo lavoro sulle strofe, ma soprattutto su bridge e ritornello. I riferimenti musicali possono apparire limitanti in quanto non si può vincolare il progetto ad una corrente o ad un’influenza, perché il full length delle Dune Aurora è vigoroso, fresco e lontano da ogni etichettatura pur venendo inquadrato all’interno del macrouniverso dello stoner. Trapdoor è una cavalcata potente e atmosferica, con dei breakdown leggeri e una linea melodica trascinante e potente. Già dalle prime note di Getaway e Tundra ci eravamo accorti di essere dinanzi ad un lavoro diverso, godibile, debitore all’hard rock –ascoltasi Sunless Queen-, al rock’n roll -come nel caso di Dune Chameleon caratterizzata da un lavoro egregio di batteria-, e pervaso da un’anima psichedelica che ammanta gli assalti più pesanti della tracklist -Burning Waters- , senza trascurare il blues dei fraseggi più intimisti le cui distorsioni nascondono l’essenza primordiale del genere. Il fuzz onnipresente della chitarra riempie il suono in maniera incisiva non risultando mai superfluo, ma anzi legando insieme le parti ritmiche con un sound che arriva all’ascoltatore in maniera coesa. Non vi è un brano più debole di un altro ed è tutto bilanciato perfettamente in funzione della resa dello stesso. A chiudere abbiamo la desertica Fire dalle influenze punk, di cui abbiamo il piacere di ascoltare una versione estesa rispetto al singolo, e poi Se ponga el sol, dal titolo e dall’incipit spagnolo. Qui viene quasi naturale accostare Dune Aurora alla band catalana Cachemira per le similitudini, ma il sound e il cantato più drammatico le avvicinano, da un punto di vista personale, agli olandesi Devil’s Blood ricordando la voce di Ginny Wagon, in questo frangente, la teatralità di Farida Lemouchi e possedendo il brano una personalità più oscura.
Ce ne fossero di proposte così al giorno d’oggi. Progetti come Dune Aurora permettono di rivalutare il panorama attuale, italiano e straniero, con un’ottica più positiva. Si potrà obiettare che la formula non è nuova, che il trio non inventa nulla, ma la qualità è molto alta, soprattutto per la varietà dei contenuti, che pur distaccandosi dai canoni del passato rimangono ancorati sul terreno dello stoner in maniera innovativa. Inoltre, i passaggi più catchy aiutano il trio a raggiungere un pubblico più eterogeneo, rendendo i brani apprezzabili oltre la tipologia di ascolti, ed è quello che serve ad una band in questo momento storico e che permette di accogliere un nuovo ascoltatore nella totalità della durata di un disco (qui solo quarantacinque minuti), senza saltare da una traccia ad un’altra, accompagnandolo ad affrontare questo viaggio per quello che è, un’esperienza sonora nuova e audace.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
2
|
|
Ascoltato qualche pezzo. Bravine le fanciulle. Grezze , ma sofisticate allo stesso tempo. |
|
|
|
|
|
|
1
|
|
Molto interessanti, grazie della segnalazione |
|
|
|
|
|
INFORMAZIONI |
 |
 |
|
|
|
|
|
|
|
Tracklist
|
1.Getaway 2.Tundra 3. Burning Waters 4. Crocodile 5. Trapdoor 6. Sunless Queen 7. Dune Chameleon 8. Fire 9. Se ponga el sol
|
|
|
Line Up
|
Ginny Wagon (Voce, Chitarra) Roberta Finiguerra (Basso, Cori) Serena Bodrone (Batteria, Cori)
|
|
|
| |
RECENSIONI |
 |
|
|
|
|
|