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07/04/26
KREATOR + CARCASS + EXODUS + NAILS
ALCATRAZ - MILANO
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16/12/2025
( 927 letture )
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Psychonaut arrivano a World Maker dopo uno dei periodi più intensi e contrastati della loro carriera. Il trio belga, nato nel 2011 a Mechelen e cresciuto tra locali indipendenti e festival europei, ha attraversato più fasi e identità musicali, passando dalle prime influenze stoner/blues a un post-metal carico di spessore e ricerca. La formazione storica, guidata da Stefan De Graef e Thomas Michiels, ha conosciuto mutamenti fondamentali, come l’uscita del batterista originario Peter Le Page e l’ingresso di Harm Peters nel 2020: cambio che ha alterato l’intero equilibrio ritmico della band e ha aperto la strada a una sensibilità più dinamica e pesante.
Dopo Unfold the God Man e Violate Consensus Reality, Psychonaut si trovano improvvisamente dentro un vortice emotivo: mentre Stefan diventa padre per la prima volta, alcuni membri del gruppo si confrontano con diagnosi di cancro gravi che colpiscono i propri padri. È un periodo in cui vita e perdita si scontrano senza tregua, trasformando ogni prova, ogni sessione in studio e ogni idea musicale in un confronto diretto con ciò che stava realmente accadendo fuori dalle sale di registrazione.
Gli stessi musicisti hanno raccontato come World Maker sia nato proprio da questo doppio movimento: la responsabilità della nuova vita da proteggere e la paura concreta di perdere chi li aveva cresciuti. In questo contesto decidono di abbandonare quasi completamente i temi metafisici che avevano caratterizzato i lavori precedenti. Qui non cercano concetti astratti, cercano verità emotive. La lavorazione del disco coinvolge figure della loro cerchia più stretta, come il produttore e collaboratore di lunga data Chiaran Verheyden (Hippotraktor) e il loro fonico live, creando un ambiente di lavoro coeso, quasi protetto. La scelta non è casuale: volevano un album che non aggiungesse distanze, ma che parlasse la lingua del presente, delle relazioni, del corpo e della fragilità. Il risultato è World Maker, uno dei lavori più diretti e concreti mai realizzati dalla band. Non rinuncia al peso del loro post-metal psichedelico, ma aggiunge una dimensione nuova, fatta di incisioni emotive chiare, immediate e terrene.
L’album procede come un unico viaggio che attraversa sentimenti molto diversi, senza nascondere la tensione che ha segnato la sua nascita. I brani combinano chitarre profonde, sezioni ritmiche compatte e una serie di strumenti che ampliano lo spettro sonoro: Rhodes, parti acustiche, percussioni tablas, elementi che entrano per necessità espressiva e non per decorazione. Ogni cambio di atmosfera risponde a momenti veri, vissuti dalla band durante la scrittura. In Stargazer si avverte la presenza della nuova paternità: linee vocali più luminose, un ritmo che cresce in modo controllato, un equilibrio tra potenza e cura. È uno dei brani più “aperti”, nato in un periodo in cui Stefan osservava sua figlia nei primi mesi di vita, e il pezzo conserva quella sensazione di responsabilità immediata. Endless Currents, invece, tocca l’altro polo emotivo: è più cupo, più teso, e il modo in cui le chitarre si agganciano alla voce mostra chiaramente il peso delle diagnosi che avevano investito il gruppo. La canzone non è un lamento, ma un confronto. L’intero album si muove così: alterna spazi larghi e passaggi lenti a esplosioni precise e calibrate, come se i brani fossero stati costruiti per resistere alla pressione della realtà. La cosa più evidente è che World Maker non cerca di farsi bello. Non addolcisce, non vuole risultare accomodante. È un disco che parla di nascita, responsabilità, perdita, memoria e tenuta emotiva, senza usare simbolismi o distanze concettuali. È un lavoro che mostra come Psychonaut abbiano deciso di lavorare sul presente, sulle cose che possono essere toccate e che fanno male davvero.
Il pregio dell’album sta nella sua onestà. È un disco che non maschera da filosofia quello che nasce da esperienze umane profonde. E proprio per questo colpisce più forte di tutti i lavori precedenti: perché qui Psychonaut non costruiscono un mondo immaginario, ma uno reale, fatto di ciò che hanno vissuto negli ultimi anni.
Chi lo ascolta troverà un’opera che unisce intensità musicale e concretezza emotiva. Un disco che si prende il tempo di farti entrare, ma che non ti lascia uscire senza qualcosa di addosso. World Maker è un lavoro che non si limita a farsi sentire: pretende di essere vissuto. E una volta finita l’ultima traccia, la sensazione è semplice: vuoi rientrare, per capire ancora meglio cosa hanno voluto raccontare davvero.
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5
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Grandissima band, ho letteralmente consumato Unfold the God Man e il successivo. Prenderò anche questo appena potrò, band che è maturata clamorosamente dagli esordi e che oggi è una realtà validissima e un riferimento per questo tipo di sonorità. |
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4
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Album dell\'anno assieme a \"Tooth and Nail\" dei Dormant Ordeal e \"Trost\" dei Danefae. Gli Psychonaut sono la band che, assieme a Cult of Luna e The Ocean, ha riletto in modo più fresco, personale e avanguardistico l\'eredita neurosisiana. Un disco compatto, asciutto, ispirato, con riff vorticosi e aperture melodiche lacrimevoli. Solo \"And You Came with the Searing Light\" si mangia il 99% delle uscite del settore contemporanee. Occhio che avete completamente sballato la tracklist. Voto: 95/100 |
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3
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Violate Consensus Reality non mi aveva entusismato, forse troppo dispersivo nonostante qualche ottimo brano. Questo nuovo album è decisamente più focalizzato e compatto, e i contrasti tra momenti furiosi e le aperture più melodiche ed evocative lo rendono più coinvolgente ed emozionante. |
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2
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Trovo molto interessante il percorso di questa band e sto ascoltando il disco frequentemente, grazie per l’ottima recensione credo nel valga veramente la pena voto 85 |
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1
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Avevo ascoltato qualcosa. Disco molto interessante, lo devo recuperare. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Stargazer 2. Endless Currents 3. Shadow of the Past 4. Inner Sea 5. Fragile Threads 6. Silent Horizon 7. Grounded 8. Echoes of Time
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Line Up
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Stefan De Graef (Voce, Chitarra) Thomas Michiels (Chitarra, Tastiera) Jan Peeters (Basso) Harm Peters (Batteria, Percussioni)
Musicisti Ospiti: Chiaran Verheyden (Rhodes, Sintetizzatore) Percussionista anonimo (Tablas)
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RECENSIONI |
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