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07/04/26
KREATOR + CARCASS + EXODUS + NAILS
ALCATRAZ - MILANO
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22/12/2025
( 671 letture )
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Nonostante sia passato poco più di un anno dalla pubblicazione del precedente disco, gli FM tornano sul mercato con un disco nuovo di zecca, che ancora una volta non sovvertirà le sorti dell’AOR melodico, ma ha, come tanti dei suoi predecessori, l’indubbio merito di essere assolutamente piacevole all’ascolto e composto da brani di ottima fattura. Brotherhood non è un colpo di scena né una rivoluzione, ma piuttosto la conferma, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che la band sa esattamente dove sta andando e soprattutto cosa vuole trasmettere. Gli inglesi non hanno mai smesso di credere nel loro approccio elegante all’hard rock melodico, e questo nuovo capitolo ne è nuovamente la prova: un disco solido, ben scritto e suonato con gusto, che riporta in vita le atmosfere AOR anni Ottanta, ma esaltato con una produzione moderna e pulita.
Sin dal primo brano si percepisce quella sensazione di “mestiere” (in senso buono del termine) che solo le band di lunga data possiedono. Gli FM non cercano di fare i “ragazzi” né di stupire con effetti speciali, ma preferiscono la sostanza, e lo fanno attraverso canzoni che scorrono con naturalezza, ben costruite, mai appesantite da arrangiamenti forzati o da suoni artificiosi. C’è piuttosto un equilibrio di fondo che dà all’intero album una coerenza piacevole. Le tastiere di Jem Davis colorano le tracce senza invadere, le chitarre di Jim Kirkpatrick alternano riff decisi e fraseggi più morbidi, mentre la sezione ritmica di Merv Goldsworthy e Pete Jupp tiene tutto insieme con precisione e groove. E poi, signori e signore, abbiamo Steve Overland, ovvero uno dei migliori cantanti del panorama AOR: voce calda, piena, ancora incredibilmente controllata, capace di muoversi con disinvoltura tanto nei momenti più energici quanto nelle ballate.
E’ proprio la resa sonora complessiva uno degli aspetti più piacevoli di Brotherhood, che nonostante una produzione cristallina ed attuale, conserva quella grana analogica che richiama inevitabilmente i classici FM degli anni d’oro. I suoni di chitarra, ad esempio, hanno quella brillantezza tipica delle produzioni di fine Ottanta, senza però risultare datati, così come le tastiere, che si muovono tra tappeti atmosferici e passaggi solistici che danno respiro alle melodie.
Sul piano delle canzoni, Brotherhood è un album che alterna con naturalezza momenti più diretti e altri più riflessivi. L’opener Do You Mean It, per esempio, mette subito in chiaro il tono del disco: una traccia dal sapore leggermente soul, costruita su un groove rilassato e su cori che richiamano certe produzioni californiane dei tardi Settanta. È un inizio morbido ma convincente, che lascia spazio a brani più immediati come Livin on the Run o Coming for You, pezzi che incarnano perfettamente il marchio di fabbrica FM, ovvero ottimi ritornelli, tastiere ariose, chitarre eleganti e un grandissimo senso della melodia.
Nel cuore del disco emergono poi sfumature più bluesy e soul, come nella interessante Raised on the Wrong Side, che aggiunge un tocco di varietà alla scaletta, oppure la più malinconica Love Comes to All, che si muove su registri più morbidi senza perdere intensità. Ma è con il brano successivo, la ballata Just Walk Away, che i nostri raggiungono forse il momento emotivo più alto del disco: ballad da manuale con Steve Overland che colora ogni sfumatura con tutta la sua esperienza e la sua sensibilità, accompagnato con discrezione e gusto da una band in stato di grazia.
Fortunatamente i nostri non sono soltanto campioni di ballad, ma se la cavano egregiamente bene anche con momenti più energici, come ad esempio Don’t Call It Love, che riporta in primo piano il lato più rock della band, con riff efficaci e un ottimo ritornello, di quelli che restano in testa, mentre da canto loro Time Waits for No One e Because of You mostrano il lato più “adulto” del gruppo, dove melodia e arrangiamento convivono in perfetta armonia. Ma proprio quando tutto sembra avviarsi su binari noti e piacevoli, i nostri trovano spazio per un paio di piccole sorprese, ovvero Chasing Freedom, canzone estremamente piacevole dal leggero retrogusto country-rock dal sapore a stelle e strisce e la conclusiva con The Enemy Within, che con il suo incedere cadenzato, aggiunge un pizzico di tensione in più, chiudendo il cerchio in modo coerente e incisivo.
Come già sottinteso in apertura, quello che colpisce più di tutto nel nuovo lavoro della band albionica, è la costante sensazione di equilibrio che pervade il disco, in quanto la band va avanti per la sua strada, non cercando di inseguire le mode né di forzare la mano verso sonorità moderne a tutti i costi, ma riesce ad imporsi agli ascoltatori semplicemente essendo sé stessa. Gli FM, del resto, hanno sempre basato la loro credibilità sulla coerenza, non avendo mai avuto bisogno di reinventarsi radicalmente per restare rilevanti, ma facendolo affinando il proprio stile, assolutamente riconoscibile, e continuando a proporlo con dignità e mestiere, e Brotherhood è la prova che la longevità, se accompagnata da passione e competenza, può ancora dare ottimi frutti. E questo, per una band con più di quarant’anni di carriera, è un traguardo decisamente rimarchevole.
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2
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...vatti ad ascoltare rockville 1 e 2 e metropolis...quelli erano album davvero riusciti....da un po di tempo gli FM si sono incagliati in album poco convincenti....si\' , alcuni brani ci sono ma assolutamente insufficienti per la loro storia!!! |
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1
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Ho riascoltato recentemente in sequenza l\'album del 2024 e questo del 2025 ed ho riscontrato una bella differenza a favore del primo. A parità di pulizia del suono , voce splendida e raffinatezza (termini usati costantemente per questa band), le composizioni mi sembrano meno ispirate, a parte le splendide Living on the run e Because of you. Sono sempre del parere che far uscire due album nuovi in 12 mesi non sia una scelta vincente. Per me 73 |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Do You Mean It 2. Living on the Run 3. Coming for You 4. Raised on the Wrong Side 5. Love Comes to All 6. Just Walk Away 7. Don’t Call It Love 8. Time Waits for No One 9. Because of You 10. Chasing Freedom 11. The Enemy Within
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Line Up
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Steve Overland (Voce, chitarra) Jim Kirkpatrick (Chitarra) Jem Davis (Tastiere) Merv Goldsworthy (Basso) Pete Jupp (Batteria)
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