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07/04/26
KREATOR + CARCASS + EXODUS + NAILS
ALCATRAZ - MILANO
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24/12/2025
( 713 letture )
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Con Wonderland, i Crowne tornano a dimostrare che la Svezia è ormai una vera e propria fabbrica del melodic rock perfettamente confezionato. Peccato che, quando la confezione è troppo lucida, il rischio è che dentro ci si ritrovi spesso il vuoto. Il disco suona alla perfezione: ogni suono levigato, ogni coro calibrato, ogni tastiera scintillante al punto giusto. Tutto perfetto, sì, ma proprio per questo fin troppo prevedibile.
La formazione è assolutamente stellare, di quelle che fanno saltare sulla sedia: Alexander Strandell degli Art Nation alla voce, Love Magnusson dei Dynazty alla chitarra, Jona Tee degli H.E.A.T. alle tastiere, John Leven degli Europe al basso e Christin Lundqvist dei The Poodles alla batteria. Gente di mestiere, abituata a fare le cose bene. Ed effettivamente, tecnicamente parlando, Wonderland è ineccepibile, la questione però, come già evidenziato in passato per altre situazioni, è che la perizia tecnica e la produzione stellare hanno poco valore quando mancano le idee.
Come lecito aspettarsi, i Crowne vorrebbero vincere facile, e decidono di muoversi con nonchalance e disinvoltura dentro l’AOR di matrice svedese, quello scintillante, pieno di cori da stadio e melodie zuccherine che ricordano (appunto) H.E.A.T., Eclipse e Dynazty. Il problema è che Wonderland non fa assolutamente nulla per staccarsi da uno schema trito e ritrito: sembra più un esercizio di stile che un disco vero e proprio. È come guardare un quadro perfettamente dipinto a mano… ma con un soggetto che si è già visto mille volte.
L’apertura dell’album imposta subito il tono: grande energia, produzione patinata, tutto al posto giusto. Ma dopo pochi minuti l’ascoltatore capisce già come andrà a finire: ogni riff è una versione appena aggiornata di qualcos’altro, ogni ritornello sembra scritto per piacere al pubblico senza rischiare mai troppo. Anche i momenti che potrebbero essere definiti come più ambiziosi, esempio la traccia Warlords of the North (scritta insieme a Biff Byford dei Saxon), non riescono a scardinare la sensazione di déjà vu: epica di maniera, cori solenni, tastiere in grande spolvero… eppure niente che resti davvero impresso.
Cosa è che realmente non funziona e stona?? La risposta è semplice nel suo essere lapidaria, ovvero la quasi totale assenza di personalità nei brani; prendiamo come esempio principe la ballad Goodbye, campo dove la band dovrebbe essere ampiamente skillata: voce impeccabile, chitarra emotiva, tastiere sognanti, costruzione da manuale; emozione? Molto molto poca, tutto troppo controllato, ed inquadrato come se la band temesse di sporcare la superficie lucida del proprio sound.
Non che Wonderland sia un brutto disco, siamo assolutamente lontani da ciò, è un disco che si ascolta con piacere, ma allo stesso tempo si dimentica in fretta. Non c’è niente di sbagliato nelle varie canzoni contenute al suo interno, anzi, è estremamente difficile trovare un errore tecnico o un arrangiamento fuori posto, ma purtroppo non c’è nemmeno niente di davvero giusto, niente che lasci la sensazione di aver ascoltato qualcosa di necessario. È il classico album che funziona perfettamente come sottofondo a qualsiasi altra attività, un riempimento sonoro che serve a far passare il tempo, che finisce come comincia, e non dà mai, purtroppo, quel momento di sorpresa che separa un buon disco da un disco importante.
Pur volendo spezzare una lancia a favore della band dicendo che comunque l’AOR svedese ha i suoi codici e le sue regole, esplicite e non, e che proprio per questo funziona bene, manca comunque tutta la parte creativa e di ispirazione che rende altri progetti assolutamente più appetibili, H.E.A.T. in testa.
In conclusione, siamo di fronte ad un disco che sicuramente rientra nella qualità media delle uscite di genere, suonato con classe e prodotto con cura maniacale, ma incapace di trasmettere una vera identità. Non brutto, certo, ma terribilmente prevedibile. È la prova che la tecnica, da sola, non basta: serve anche un’idea, una scintilla, un guizzo che qui sembra mancare del tutto.
Insomma, Wonderland è il perfetto esempio di come si possa realizzare un disco impeccabile e allo stesso tempo irrilevante. Elegante, levigato, brillante in superficie, ma assolutamente privo di quella fiamma che distingue un buon mestiere da una vera ispirazione. Vi piace l’AOR svedese mordi e fuggi fatto con lo stampino?? Wonderland è allora il disco che fa per voi; se invece cercate nella musica anche un po’ di anima, potete tranquillamente dedicare il vostro tempo ad altri ascolti.
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...il primo album rimane il top album ma questo mi sembra migliore di phoenix !!! . ottimo melodic hard rock con un grande cantante.... |
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Disco da 80 a mani basse. Livello di qualita compositiva e tecnica sopraffino, inoltre freschezza nelle composizioni che, non inventando nulla, rimangono ascolto dopo ascolto, sempre piu in testa. a mio parere uno dei top 5 del 2025 |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Wonderland 2. Waiting For You 3. Eye of the Oracle 4. Heaven Tonight 5. Warlords of the North 6. Timing Is Right 7. Goodbye 8. Love Thy Enemy 9. Legacy 10. Hearts Collide 11. The Fall
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Line Up
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Alexander Strandell (Voce) Love Magnusson (Chitarra) Jona Tee (Tastiera) John Leven (Basso) Christian Lundqvist (Batteria)
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RECENSIONI |
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