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Year of the Goat - Trivia Goddess
27/12/2025
( 901 letture )
Sei anni ci separano da Novis Orbis Terrarum Ordinis, terzo album degli Year of the Goat, band che ha saputo procedere sin dal debutto Angels’ Necropolis in una direzione di crescita costante, migliorandosi sotto ogni aspetto e trovando proprio nel citato terzo album una dimensione creativa di alto livello. I riferimenti occulti e satanisti, edonistici per lo più, contribuiscono alla loro identità in maniera molto forte e naturalmente impregnano la loro proposta musicale e le dichiarazioni tipiche di chi deve farsi spazio nell’affollato calderone del retro rock in salsa esoterica. Eppure, al di là di una certo non freschissima immagine, che anzi pesca a piene mani dall’immaginario tipico degli anni Sessanta e Settanta (tanto per cambiare), gli svedesi hanno dimostrato di avere qualcosa di personale da dire. Se non originali, almeno caratterizzati a sufficienza da essere immediatamente riconoscibili. Il che, diciamocelo, non è davvero poco in un settore che rischia giornalmente di esplodere per la quantità di band che si rifanno in toto agli stessi assunti. Come sempre, a fare la differenza è l’ispirazione, la capacità di utilizzare gli ingredienti in maniera propria, per far risultare una ricetta nota e abusata, ancora fresca e interessante. Per questo, l’attesa per il nuovo album era piuttosto elevata, anche in considerazione dell’annuncio del gruppo di una nuova sospensione della trilogia aperta dal disco di debutto e proseguita appunto col terzo album, a favore di una diversa fonte di ispirazione.

Il tema portante del disco, anche stavolta non un concept in senso vero, ma piuttosto una raccolta di brani accomunati da una tematica comune, è la violenza verso le donne protratta nei secoli. Dalle persecuzioni religiose, alle negazioni di diritti e identità, fino all’identificazione col Male, quale porta attraverso cui esso si manifesta nella realtà del mondo, la figura della Donna diviene quindi protagonista assoluta di Trivia Goddess, con un risultato, ancora una volta, decisamente di alto livello.
Hard rock settantiano, doom, NWOBHM, occult rock, riferimenti neanche troppo velati alla grandeur dei Ghost, come a Blue Oyster Cult e, perfino, Thin Lizzy, sono centrifugati e magistralmente usati per creare una musica misteriosa, evocativa, esoterica nel midollo, piena di chiari riferimenti, eppure, sempre piuttosto originale nello svolgimento e nelle soluzioni compositive e, soprattutto, melodiche. Insomma, i riferimenti ci sono e sono piuttosto evidenti, ma la soluzione complessiva finale è del tutto personale. Questo lo si percepisce sin dall’apertura di The Power of Eve, col mellotron che ci introduce a un classico riff occult rock in pulito con flauto ad accompagnare la melodia, che poi si trasforma in un arrembante riff di chitarre doppiate, tipicamente NWOBHM, scandito dall’imperiosa batteria. La peculiare melodia intonata dalla cantilenante voce del leader Thomas Lucem Ferre Sabbathi Eriksson, mentre il refrain chiesastico, sottolineato dall’organo risulta un po’ scontato e fa perdere di sostanza al brano, che invece di per sé sarebbe una opener strepitosa, complessa e stratificata, per la facilità con la quale la commistione di generi viene maneggiata. Più asciutta e dritta al punto la titletrack e non per questo meno affascinante, anzi: il suo hard rock muscolare al solito tinteggiato di doppiature di chitarre e cori funziona alla grande, come la melodia portante e l’ottimo assolo. Poco da dire, un pezzo grandioso. Kiss of a Serpent riparte esattamente dallo stesso punto: hard rock veemente e trascinante, reso magniloquente dai cori e dalla stratificazione sonora, tra mellotron, organi e assoli. Ancora spettacolare il refrain corale, doomeggiante. Finalone in crescendo, con una voce femminile che esalta la melodia alla maniera dei The Neptune Power Federation. Mét Agwe alza ulteriormente l’asticella, col suo doom tinto di blues, che porta la strofa verso un diminuendo e l’esplosione dinamica del refrain sostenuta dal coro fanciullesco. Spettacolare, come il rovente scambio di assoli sul finale. The Queen of Zemargad e la rockeggiante Alucarda tengono alta la tensione, con nuove sfumature dell’ampia tavolozza degli Year of the Goat e finiscono per essere un ottimo antipasto a King of Damnation. Doom nel midollo, con uno dei riff più potenti di Trivia Goddess, il brano è anche uno dei più lunghi e intensi, con una continua alternanza di passaggi in pulito e ritorno della distorsione e gli ormai consueti grandiosi cori a sostenere il cantato solista. Si riabbassano un pochino i toni dopo la spettacolare prova precedente con Crescent Moon, brano rockeggiante e più scanzonato, tipicamente settantiano, nel quale prende piede anche l’acustica. Questo non induca a considerarlo un brano secondario, perché assolutamente non è così e la qualità resta costante anche in questo episodio, gonfio di soluzioni solistiche. Arriviamo così alla conclusione e a un’altra delle canzoni chiave del disco: Witch of the Woods si regge su una strofa chiaramente ispirata ai Thin Lizzy, sulla quale poi il gruppo intesse le proprie trame colorando il tutto di occult rock che, nella seconda parte del brano prende decisamente il sopravvento, fino al travolgente quanto emozionate finale, al quale segue una recitazione “stregonesca”, che ben si addice al mood della canzone e del disco, promettendo vendetta.

Sei anni di rifinitura per un disco che dimostra come gli Year of the Goat siano stati capaci di fare un ulteriore passo avanti. Senza perdere nulla della loro personalità, gli svedesi hanno saputo stratificare ulteriormente i loro arrangiamenti, con cori, organo e tastiere ancora più in evidenza. Di contraltare, hanno leggermente aumentato la potenza dei loro brani, invece di ammorbidirli, rendendo la mistura particolarmente densa e, in qualche stralcio, quasi entusiasmante. Non tutti i brani sono eccelsi, ma qualcuno punta davvero in alto e, nel complesso, Trivia Goddess ha pochissimi punti deboli e tanta tanta qualità. Complimenti al gruppo svedese che non si è fatto attendere invano, realizzando un album curato in ogni dettaglio e che dimostra come si possa tranquillamente veleggiare secondo rotte note, senza far apparire il tutto un vuoto esercizio di stile. Al contrario, donando alle proprie composizioni quel qualcosa che le distingue tra mille. Un altro must per questo anno. Fateli vostri.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
79 su 4 voti [ VOTA]
Lizard
Giovedì 1 Gennaio 2026, 9.44.02
3
Buon anno anche a te Shock
Shock
Mercoledì 31 Dicembre 2025, 16.52.28
2
Per me non al livello del precedente ma quasi, un ottimo album. Giusto per rompere: gli altri due album recensiti - hard rock, questo - doom????
Graziano
Martedì 30 Dicembre 2025, 12.40.58
1
Finalmente ho avuto il tempo di ascoltare il CD con calma (bell\'edizione tra l\'altro). Secondo me hanno compiuto un deciso salto di qualità, valorizzando tutte quelle peculiarità che li rendono una band se non unica, per lo meno atipica. Il songwriting è ispiratissimo e ogni composizione ha una precisa identità musicale. Album senza punti deboli.
INFORMAZIONI
2025
Napalm Records
Doom
Tracklist
1. The Power of Eve
2. Trivia Goddess
3. Kiss of a Serpent
4. Mét Agwe
5. The Queen of Zamargad
6. Alucarda
7. King of Damnation
8. Crescent Moon
9. Witch of the Woods
Line Up
Thomas Lucem Ferre Sabbathi Eriksson (Voce, Chitarra)
Mikael Mihailo Popovic (Voce, Tastiera, Chitarra acustica)
Jonas Erik Waldhuber Mattsson (Chitarra, Cori)
David Håkan Andreas Olofsson (Chitarra)
Daniel Melo Ortega (Batteria)
 
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