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Wildhunt - Aletheia
02/01/2026
( 1078 letture )
Certi dettagli non mentono. La copertina del disco, e più ancora il suo titolo -nella filosofia greca, il termine “aletheia” indica la verità, la rivelazione o lo svelamento- parlano in favore di un approccio ricercato e ambizioso, e l'ascolto del platter conferma quest'intuizione. Presentati sommariamente come un gruppo thrash metal, i Wildhunt offrono in verità un ventaglio di sonorità ben più ampio, benché il suddetto genere sia effettivamente presente nei solchi del lavoro. Questo presenta anche delle decise influenze classic metal, qualche scoria di epic, uno spiccato gusto melodico e, soprattutto, una ricchezza di songwriting che potrebbe scomodare l'aggettivo “progressive” senza troppi problemi -basta dare un'occhiata ai minutaggi dei brani per rendersene conto, visto che le canzoni, intermezzi strumentali esclusi, oscillano tra i sette e gli oltre undici minuti di durata. Aletheia non è però un disco prog metal in senso stretto, ma piuttosto un lavoro molto vintage, dove l'eleganza e la tecnica vanno di pari passo, senza mai sfociare nel puro esercizio di stile.

Secondo album della compagine austriaca, Aletheia vede la luce ben dieci anni dopo l'esordio Descending, che già mostrava una certa propensione per i tempi dilatati e la ricchezza strumentale. Diversa acqua è passata sotto i ponti da allora, tanto a livello della line-up, rinnovata per metà -segnaliamo in particolar modo l'ingresso del bassista Robbie Nöbauer, un vero atout per il gruppo- che del sound, fattosi col tempo più stratificato.

L'iniziale Touching the Ground schiude le porte dell'universo sonoro dei Wildhunt in punta di piedi: una gradevole strumentale che acquista vigore e complessità col passare dei minuti, preparando al meglio il terreno per l'inizio vero e proprio. Nel corso dei suoi sette minuti, The Holy Pale mette in chiaro cosa troveremo da qui in avanti: su di una rocciosa base thrash metal si staglia un riffing di rara eleganza, a tratti frastagliato, spesso leggero e aereo, sul quale si posa l'ottima voce del frontman Wolfgang Elwitschger. La tecnica è ben presente, ma non si pone mai al centro dell'attenzione, rimanendo costantemente un elemento tra i tanti. Dopo una prima parte dalla struttura piuttosto tradizionale, il brano imbocca una cospicua porzione strumentale, durante la quale i musicisti moltiplicano i linguaggi, passando da momenti di pura possanza ad un'articolata porzione solistica. Queste lunghe divagazioni rappresentano una costante che ritroviamo in tutti gli episodi del disco, a cominciare dalla successiva Made Man. La canzone trasuda amore per il classic metal più raffinato -ottime le melodie vocali del singer, così come le progressioni chitarristiche e la prova del precitato bassista, che si ritaglia uno spazio in primo piano davvero succulento. Passato il brevissimo interludio Kanashibari, è tempo di In Frozen Dreams, ampia e avvolgente, un po' come tutte le canzoni della scaletta. Seppure non manchino alcune repentine accelerazioni, i brani mantengono un andamento costantemente controllato, preferendo stratificazione e possanza alla velocità pura. La title-track sfoggia una progressione melodica azzeccatissima, sinuosa ed epicheggiante, che culmina in un refrain di sicuro impatto -si tratta di uno dei brani più accessibili del disco, malgrado una lunghezza considerevole di oltre sette minuti. Poca cosa rispetto alla conclusiva Sole Voyage, la cui durata sfiora i dodici minuti. Ritroviamo nel pezzo finale tutti gli ingredienti già citati, volti a formare un affresco avvincente e fantasioso, molto abbondante pur senza risultare indigesto.

È una delle migliori caratteristiche del disco: benché riff, ripartenze, stacchi e assoli si impilino con estrema generosità, i brani si dipanano in maniera del tutto naturale, risultando digeribili sin dalla prima volta -pur svelando nuovi dettagli ad ogni nuovo ascolto. I vari linguaggi e motivi tessuti dai musicisti si incastrano tra loro senza intoppi, evitando così il rischio che questo ricco pastiche musicale possa diventare troppo pomposo o pesante. Le avvincenti melodie contribuiscono, come detto, a questa sensazione di gradevolezza estrema -merita senz'altro un plauso la voce di Wolfgang Elwitschger, calda ed espressiva, quanto mai esuberante o eccessivamente tecnica. Si può dire la stessa cosa degli altri musicisti coinvolti, i cui strumenti vengono messi in risalto dalla produzione levigata e viscerale. In poche parole, Aletheia è un signor disco: difficile iniziare il nuovo anno in modo migliore.




VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
74.37 su 16 voti [ VOTA]
LAMBRUSCORE
Domenica 11 Gennaio 2026, 21.08.44
10
Strumentalmente ottimo, gran produzione, le idee ci sono ma cambiate cantante per favore
Barfly
Sabato 10 Gennaio 2026, 18.32.21
9
Aletheia dei Wildhunt è un disco per iniziare bene il 2026: strumentalmente è davvero ben fatto ed a tratti elettrizzante. La voce è adeguata ma non la trovo travolgente. Genere old school ma con una buona produzione. Per me 77
Harleking11
Venerdì 9 Gennaio 2026, 15.03.31
8
immaginatevi questo disco con la voce di Hansi Kursch o una voce meno inpersonale. In tante cose mi ha ricordato i primi Blind Guardian, infatti.
Gian
Martedì 6 Gennaio 2026, 12.05.38
7
Album davveroolto bello. Classico con inserti imprevedibili.
Broken Arrow
Lunedì 5 Gennaio 2026, 12.29.17
6
Concordo con Duke...ottima la parte strumentale, totalmente deludente la prova canora, sia come linee vocali sia come \"povertà\" della voce in sé. Buon disco ma c\'è veramente di molto molto meglio
lisablack
Domenica 4 Gennaio 2026, 18.15.12
5
Non sei mai contento te..
Duke
Sabato 3 Gennaio 2026, 21.26.50
4
...bravi..ma non grido certo al miracolo......
Jappy
Sabato 3 Gennaio 2026, 16.22.53
3
Fosse uscito nel 2025, l’avrei messo come top album . Album spettacolare dove inflluenze Thrash incontrano la NWOBHM cara sopratutto ai Satan grazie ad una voce che ricorda tremendamente quella di Brian Ross. Comunque tutt’altro che una band vintage o “copione” mi sembra che sia invece a suo modo molto particolare e quel basso.. esce fuori così denso e corposo.
Graziano
Venerdì 2 Gennaio 2026, 21.01.35
2
Bel dischetto old school.
lisablack
Venerdì 2 Gennaio 2026, 17.29.28
1
Chi ama sonorità tipo metal classico, questo disco e\' manna dal cielo.. La dimostrazione che i decenni passano, ma il metal e tutti i sottogeneri, non muoiono mai..lo dico da sempre, chi cerca trova, la bella musica c\'è sempre ogni anno. Pienamente d\'accordo con la recensione e voto strameritato
INFORMAZIONI
2026
Jawbreaker Records
Heavy/Thrash
Tracklist
1. Touching the Ground
2. The Holy Pale
3. Made Man
4. Kanashibari
5. In Frozen Dreams
6. Aletheia
7. Sole Voyage
Line Up
Wolfgang Elwitschger (Voce, Chitarra)
Julian Malkmus (Chitarra)
Robbie Nöbauer (Basso)
Lukas Lobnig (Batteria)
 
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