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Paradise Lost - Ascension
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06/01/2026
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Sono passati 35 anni dal primo full length dei Paradise Lost e dal 1988, anno di formazione della band inglese, la band ha fissato le basi sonore di un modo di proporre il gotico in ambito musicale, contaminandolo con cura con il doom e il death metal. Senza ravvisare mai un punto basso nella loro brillante carriera, Mackintosh e soci hanno raggiunto picchi qualitativi con Gothic e Draconian Times, rivelandosi sorprendenti anche nel somministrare alla platea di goticoni One Second fortemente influenzato da sonorità elettroniche e darkwave. Giungiamo con tenacia fino al 2017, con un lavoro di altissimo livello come Medusa, seguito a distanza di tre anni dall’altrettanto ottimo Obsidian, in un ciclo trentennale che porta oggi gli inglesi a pubblicare uno dei migliori del 2025 per quanto riguarda il metal.
Il benessere della band era stato percepito già in sede live, avendo avuto modo di apprezzarli in apertura a King Diamond alla Roundhouse, nonostante non fossero stati proposti brani del nuovo disco (così ci sembra a memoria) e con un Nick Holmes che, pur se sofferente su alcuni passaggi vocali, ha trainato la band in un’ottima performance.
Questo passaggio è fondamentale per comprendere la capacità adattativa della band di Halifax: una delle caratteristiche di Ascension è, infatti, rappresentata dalle linee vocali, con dei cambi che permettono al frontman di passare da un timbro gutturale, ad uno più melodico, fino ad un graffiato hetfieldiano. Si denota come Holmes sia consapevole delle proprie debolezze in questa fase della sua carriera, dosando le proprie forze intelligentemente con risultati formidabili.
Ascension si presenta in maniera emblematica con una copertina tratta dal dipinto di George Fredric Watts, The Court of death, presagio di quel romanticismo sublime con cui i Paradise Lost propugnano le tematiche nel nuovo lavoro.
Greg Mackintosh si rivela ispirato con composizioni maestose, in cui potenza sonora e armonia sono perfettamente bilanciati. Già dal secondo singolo e prima traccia dell’album Serpent on the cross, i caratteri del death e del doom coesistono con l’eleganza gotica, caratteri che permangono anche per i brani che seguono Tyrants Serenade e Salvation. Tyrants, ci porta alla mente i Type 0 Negative estremizzando le tematiche nichilistiche fino allo stremo, trasmettendoci quel senso di solitudine narrato nel testo. Su tetre note chitarristiche Salvation continua lo stesso filone, con il senso di inquietudine scandito dalla batteria dal nostrano Guido Montanarini e dal basso di Steve Edmonson. Il brano appare come una marcia funebre, con l’intersecarsi delle chitarre a comporre una melodia dalle caratteristiche quasi classiche, in cui Nick Holmes cambia più volte il suo registro sostenuto sulle ottave più alte da Alan Averill e da Lawrence Mackrory, cantante presente anche sulla traccia precedente, sulla oscura The Precipice e sulla bonus track A Life Unknown, nonché produttore del full length. La fuorviante Silence Like the Grave è stata proposta come primo singolo, una traccia dalle tinte heavy, in cui Holmes si diletta in un graffiato thrashy, sprofondando in un tono basso durante il bridge e il ritornello. Segue un momento di liberazione dall’oppressione con la chitarra acustica di Lay a Wreath Upon the World, con la voce del frontman che diviene più intimista, sostenuto dall’angelica di Heather Thompson. Il basso di Edmonson diviene predominante nel sostenere la voce di Holmes dalla seconda strofa. Da Diluvium la melodia e la pesantezza si amalgamano a sostegno di un heavy metal con suggestioni thrasy, in cui rileva una grande prova della chitarra ritmica di Aaron Aedy che sostiene le rincorse solistiche di Mackintosh con solidità. Il romanticismo di Savage Days, abbassa la tensione ulteriormente con il suo gothic sulfereo infondendoci al contempo un senso di straniamento doloroso, preparandoci al ritorno su territori heavy con la discesa nelle tematiche della follia allucinogena di Sirens. Dobbiamo accostare le influenze di questo brano ai Metallica di fine anni ‘80 e inizio ’90 e che permangono nella sinistra Deceivers, con i Paradise Lost che non trascurano la componente più cupa del proprio repertorio, elemento oscuro che emerge malinconicamente sulle note di pianoforte della lugubre The Precipice, riflessione nichilista che assume connotazioni spirituali. Dopo una mesta narrazione da parte di Holmes la traccia si evolve sulla cinica chitarra di Macintosh in urlo di rabbia e disperazione, con le note del solo che divengono monumentali ed un rallentamento ritmico a rimarcare la profonda maestosità dello sfumare di chitarra, unico barlume di speranza, mentre si è circondati dall’abisso di una triste esistenza rappresentato dalla sezione ritmica.
Senza discostarsi dal mood proposto abbiamo due godibili bonus tracks per l’edizione speciale del disco, This Stark Town che pesca dal blackned death per alcuni passaggi di chitarra, con un ritornello sincopato dalle reminescenze elettroniche, impressione presente anche sull’altra traccia aggiuntiva A Life Unknown, dalla profonda anima malinconica.
Ascension giunge nel momento in cui veniva richiesta alla band un’evoluzione, una vera e propria ascensione che permettesse di cogliere dai 38 anni di carriera del progetto. Partiamo dal death metal del loro debutto, il grezzo e pesante Lost Paradise, attraversando gli eleganti capolavori della band di metà anni ’90, andando anche oltre, raccogliendo i frutti delle sperimentazioni “pulite” e malinconiche di One Second, per poi calarci nell’essenza più heavy della loro proposta. L’ottima produzione diviene infine strumento per l’esaltazione di questo pregevole decadentismo, donando all’ascoltatore un’esperienza sonora con pochi precedenti.
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Per me disco dell\'anno assieme al clamoroso ritorno dei CORONER |
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Per me stanno sfornando ottimi album da anni, ma forse 88 è decisamente troppo, il migliore degli ultimi per me rimane The Plague Within, li il voto lo sottoscrivo, tutti i successivi siamo sul 81/82 |
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Punto più, punto meno, ma fatto sta che siamo davanti ad un signor disco. |
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Beh sai... la serietà non la si sbandiera andando a dare lezioni non richieste agli altri, ma dimostrandola. Hai il tuo giudizio e il tuo voto, benissimo. Rispetta quelli altrui  |
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vedo di non essere l unico a citare il voto...ma siamo seri...78 è il voto giusto a un disco cosi. Poi vabbe leggo la follia di dare 86 ad Obsidian e mi viene da ridere.
Da tempo preferisco recensire dischi dopo almeno un mese di ascolto costante per capire se si tratta di euforia iniziale oppure subentra la longevita...ossia la sostenibilita negli ascolti
Questo è un bel disco, ma credo avra una longevita addirittura inferiore ad Obsidian nonostante il prodotto sia leggermente migliore...Facciamo i seri dai |
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Confermo che il libretto del CD indica Montanarini. |
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Italiano. Prima si faceva chiamare Guido Zima... |
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No la batteria è suonata dall\'italiana degli Strigoi di Macintosh. L\'album era stato già registrato quando Singer è tornato per andare in tour. |
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Devo sicuramente riprenderli e partirò da Tragic Idol, ma il disco che ai tempi mi fece dire basta fu l\'omonimo. Difficile ascoltare un disco più piatto , noioso e anonimo, almeno per me. Un album che secondo i loro Standard non arriva certo alla sufficienza. Già believe e Symbol comunque mi avevano decisamente annoiato. |
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Per me da In Requiem in poi (ma mettiamoci dentro anche l’omonimo) il livello dei loro album è a dir poco encomiabile, considerando pure il fatto che sono in giro da più di 35 anni. Mi rimane arduo trovare una band della loro generazione (e non solo) che per così tanto tempo riesce a mantenere questa qualità nelle uscite. E la cosa sorprendente è che questo Ascension rischia di essere pure il più bello tra gli ultimi 8 anni. A me non pare neanche che ci sia poi un calo nella seconda parte della tracklist, anzi la conclusiva The Precipice è uno degli highlight del disco, senza nulla togliere ad esempio a Serpent on the Cross o alla title-track. Che dire… chapeau. Voto 85 |
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Ciao, disco grandioso come sempre. Ps la batteria sul disco è suonata dal rientrante Jeff Singer ( già nei P.L. dal 2004 al 2008 ). Montanarini è stato silurato prima delle registrazioni del disco. |
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Uno dei capolavori del 2025!! |
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E Shades of God no? Fino a One Second sono tutti tra il 90 e il 100. Solo il CD normale ha quel tipo di copertina... |
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Solo io ho il Cd con la copertina senza cornice e con l\'immagine ingrandita che occupa tutto il booklet? |
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Disco veramente bellissimo, prima parte da 85 e seconda parte da 80... Media 82/83 quindi.. sui capolavori draconian times, icon, one second sicuramente va rivisto il voto, sono tutti dischi superiori al 90 (ma anche gothic e host hanno voti un po\' troppo bassi x me). |
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18
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Disco davvero bello,sono cresciuto con loro, ogni volta mi emozionano grazie paradise loat |
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Mi è arrivato un pò dopo rispetto ad altri album, ma poi mi è piaciuto. Voto 82. |
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Il miglior album dai tempi di Tragic Idol (senza togliere nulla a The Plague Within) per me è la conferma che sono in ottimo stato, anche se purtroppo Holmes non è come una volta (non che sia cattivo attenzione) non ci sono tracce sbagliate ma è anche vero che le prime 5 sono una più bella dell\'altra (Lay a Wreath in primis) per il resto che bello. 85 a mani basse
PS: penso che le recensione dei vecchi dischi siano \"\"\"\"vecchie\"\"\"\" quindi magari in futuro verranno rinnovate per bene anche perché fa uno strano effetto vedere Icon e Draconian Times inferiori a questo (però è anche vero che ogni disco dei PL per me sono uno più bello dell\'altro) |
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IL Peccato è a monte.. Voti \"bassi\" ai primi Album ed il danno è servito.. Solo una Rispolverata di gruppo potrebbe rimediare a questa Striminzosità contagiosa di anni orsono.. Ma diamo pure anche la colpa ai Paradise Lost che, con la qualità della proposta, \"obbligano\" i Recensori a Votazioni alte. |
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Ma infatti il voto è esagerato, io ho messo un 80, potrei spingermi di un paio di punti in più, così come sono esagerati i punti dati ai due precedenti, Obsidian per me è da 75-77 massimo, 72-75 Medusa, sono i classici che sono stati votati male, Draconian Times meriterebbe 88-90, 85-88 ad Icon. Concordo anche con alzare il voto all\'omonimo, che meriterebbe almeno il 70-73 |
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Bello bellissimo, meditando sulla loro discografia gli darei un 83. |
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Questo è un disco veramente bello. A mio avviso non é tanto l’onda dell’entusiasmo di oggi quanto una manica meno larga dei voti dei primi. Per me si potrebbe scambiare questo con Draconian Times e ci staremmo. Fermo restando che anche Icon e One Second a mio avviso sono più belli. Alla luce della produzione successiva andrebbero rivisti i voti - voti! Non recensioni - dei primi. L’unica vera recensione di cui non sono per niente d’accordo é quella dell’omonimo del 2005. |
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Quindi stando ai voti questo disco sarebbe superiore a Gothic o Icon |
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ottimo disco. non superiore al 78/80 per onesta intellettuale. se poi qui leggo che nei primi cinque dischi il voto piu alto fu 83 (a draconian times, livello massimo compositivo) e a questo 88, mi rendo conto che le recensioni oggi come oggi si fanno troppo spesso sull onda dell entusiasmo |
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Più di 25 anni di carriera e ancora sono in grado di tirare fuori dei grandissimi dischi come questo: immensi! |
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Voto giusto. Nella top 10 dei migliori dischi del 2025. |
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Buon album ma bisognerebbe aggiungere dieci punti ai primi capolavori. La copertina è stata zoomata? |
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5
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Gli ultimi 3 li ho trovati piuttosto deludenti, questo si riprende decisamente bene. Anche se va detto che dopo qualche ascolto l\'ho messo da parte abbastanza subito... |
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Bellissimo album, sicuramente più ispirato e omogeneo rispetto al precedente lavoro, e più dinamico rispetto a Medusa. Forse non raggiunge i livelli enormi di Plague Within o di Tragic Idol ma siamo lì vicino. 80 pieno |
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3
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Secondo me il piú bel disco del 2025. Composizioni pazzesche e tanta atmosfera. Non cambierei Nick Holmes e Greg Mackintosh con nessun altro sulla scena |
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Le prime cinque tracce sono semplicemente magnifiche: tra queste, Lay a Wreath Upon the World è la mia canzone dell’anno. A completare il gruppo delle eccellenze c’è anche Savage Days , che mi ha riportato alla mente le atmosfere malinconiche di Another Day da One Second.
La seconda parte dell’album perde in impatto, ma si difende comunque bene. In tutto questo, Nick Holmes si conferma incredibile nella sua versatilità e Mackintosh un compositore fantastico. Per me 84 |
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1
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Finalmente la recensione!
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