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Lionheart - Valley of Death II
08/01/2026
( 518 letture )
Gira e rigira, sono ormai più di vent'anni che i Lionheart sono in circolazione. Partiti come un mero clone degli Hatebreed all'inizio del Terzo Millennio, i californiani hanno progressivamente affinato il proprio stile, trovando nel corso degli anni una proposta più personale, quanto ugualmente arrogante e cafona. Hardcore cromato dunque, forse non particolarmente innovativo ma dannatamente impattante, che i Nostri ripropongono con costanza e convinzione album dopo album, raccogliendo numerosi consensi e mantenendosi su un buon livello generale, almeno per gli amanti di tali sonorità.

Disco numero nove della carriera dei Nostri, il nuovo nato inaugura una nuova "saga" targata Lionheart. Dopo i tre capitoli di Welcome to the West Coast, il gruppo dà un seguito al fortunato Valley of Death, pubblicato nel 2019. Non che a livello sono sia cambiato qualcosa. I Lionheart non sono d'altronde il gruppo dal quale ci si aspetta dei cambiamenti, e il disco è qui a ribadirlo, una volta di più. Il sound della band di Oakland si articola attorno ad un riffing diretto e lineare, costantemente ancorato su grevi tempi medi ma non privo di una certa agilità, e sempre estremamente groovy. Ce ne si rende conto sin dall'iniziale Bulletproof, vera e propria dichiarazione d'intenti che restituisce il consueto andamento "bouncy" e la proverbiale attitudine spaccona che i californiani hanno preso in prestito alla florida scena gansta rap locale. Se non si può negare che ai Nostri piaccia "fare brutto", bisogna dire che il risultato si rivela decisamente efficace, specialmente grazie alla prova carismatica e convincente del frontman Rob Watson, una delle voci più riconoscibili del genere. Il resto della tracklist non è da meno e dimostra che i leoni non hanno perso gli artigli. Spiccano in particolar modo i latrati aggiunti sulla seguente Chewing Through the Leash, trovata semplice quanto tamarrissima che farà sfaceli in sede live, le voci campionate in No Peace, capaci di aggiungere un tocco malsano e strisciante al brano, così come ​l'innodica title-track, davvero trascinante. Come di consueto, la band alterna rare accelerazioni a numerosi rallentamenti, talvolta parecchio granitici -si vedano Ice Cold o il finale di Roll Call- ma, come detto, il suono dei Nostri resta comunque sempre relativamente snello, come dimostrato dall'incattivita Release the Dogs. In generale, i musicisti alternano sapientemente momenti strumentalmente pieni a passaggi vuoti, nel corso dei quali spiccano il basso e la sezione ritmica, trovata che rende le canzoni piuttosto dinamiche. Segnaliamo infine le solite ospitate di rito, specialmente quella del devastante Matt Honeycutt (Kublai Khan), che appesantisce notevolmente la seconda parte della precitata Chewing Through the Leash.​

In definitiva, ​Valley of Death II fa esattamente ciò che doveva fare, ovvero proporre un pugno di brani del più puro Lionheart-style. Senza assolutamente reinventarsi, il gruppo riesce sempre e comunque a coinvolgere: merito di una tracklist certo estremamente codificata, ma indubbiamente efficace. A loro modo, una garanzia.​




VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
67 su 2 voti [ VOTA]
progster78
Venerdì 9 Gennaio 2026, 11.34.46
1
Per un attimo ho pensato fosse un nuovo lavoro della band di Stratton(The Grace Of A Dragonfly ottimo) e invece ho preso un granchio .
INFORMAZIONI
2026
Arising Empire
Metal Core
Tracklist
1. Bulletproof
2. Chewing through the Leash
3. Ice Cold
4. Valley of Death II
5. No Peace
6. Roll Call
7. Salt the Earth
8. Release the Dogs
9. In Love with the Pain
10. Death Grip
Line Up
Rob Watson (Voce)
Nick Warner (Chitarra)
Walle Etzel (Chitarra)
Richard Mathews (Basso)
Jay Scott (Batteria)
 
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