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07/04/26
KREATOR + CARCASS + EXODUS + NAILS
ALCATRAZ - MILANO
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Tankard - Beast of Bourbon
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10/01/2026
( 506 letture )
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Sarà per le copertine in stile cartoon, per i testi spesso goliardici o più probabilmente per gli immancabili riferimenti alla birra, ma i Tankard sono visti dai più come una band festaiola e dedita all'alcolismo -e ciò è in buona parte vero- che non un ottimo gruppo metal. Eppure, questi veterani sono a tutti gli effetti tra gli esponenti del Teutonic Thrash insieme a Sodom, Kreator e Destruction, anche se la loro popolarità non ha globalmente raggiunto i livelli dei loro notissimi connazionali.
Stappiamo quindi la familiare di Peroni gelata [cit.] mettiamo sul piatto Beast of Bourbon e premiamo il tasto PLAY: cosa esce dalle casse dello stereo? "Semplicemente" un album in pieno stile Tankard, e attenzione che il virgolettato non è in nessun modo denigratorio: i crucchi vantano infatti una nutrita discografia in pratica esente da clamorosi passi falsi (chi ha detto Disco Destroyer?) e già questo è garanzia di qualità compositiva, tanto più se si pensa che il loro LP di debutto è uscito a metà '80s. Ciò che però caratterizza il platter, al di là delle tematiche cui abbiamo accennato e che si palesano nei titoli della tracklist (Beyond the Pubyard, Dead Men Drinking, Die with a Beer in Your Hand, anche se Genetic Overkill è un brano di denuncia decisamente esplicito) è l'aggressività. Beast Of Bourbon, come si evince dal mastino cavalcato dall'alieno nella copertina ad opera di Sebastian Krüger, è infatti il disco più feroce dei tedeschi, caratterizzato da riff serrati e ficcanti e un Andreas Gerre che spesso si concede a un vocalism tendente all'hardcore. Brani pesanti come The Horde o l'opener non possono lasciare indifferenti, il basso distorto in apertura di Genetic Overkill è una dichiarazione d'intenti, ma non si rinuncia nemmeno alla melodia e a un retrogusto addirittura NWOBHM (vedi l'incipit di Endless Pleasure). Al di là di qualche episodio non entusiasmante, che è comunque esagerato definire filler -tipo Alien Revengee in parte Fistful of Love- l'undicesima fatica dei simpatici crucchi ci dona anche un anthem da cantare a squarciagola -meglio se muniti di boccale- vale a dire Die with a Beer in Your Hand, un inno dal ritornello quasi epico. Un altro elemento che innalza la godibilità dell'album esaltandone i pregi è la produzione di assoluto livello affidata all'esperto Andy Classen, il quale è riuscito a conferire forza e presenza d ogni singolo strumento esaltando così anche il lavoro della potente sezione ritmica -vedi la già citata The Horde- e dando la giusta rilevanza anche alle parti solistiche di Gutjahr che pur non essendo un virtuoso lascia la propria firma qua e là (ad esempio in Beyond the Pubyard). We're Coming Back è una scanzonata cover dei Cock Sparrer, tipico pezzo che ci si aspetterebbe di ascoltare in una bettola di periferia che trasuda umidità dalle pareti e watt dagli amplificatori.
Beast Of Bourbon raccoglie quanto di buono era presente sul predecessore B-Day e vi aggiunge cattiveria e furia sonora e, sebbene i Tankard non facciano della varietà compositiva il loro vessillo, il disco in questione è granitico e godibilissimo, portatore sano di headbanging con retrogusto di luppolo, vale a dire quello di cui ha essenzialmente bisogno qualunque thrasher su questo pianeta (alieni inclusi).
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7
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La seconda fase sri Tankard merita rispetto. Album sempre molto divertenti. Preferisco il successivo |
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6
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L\'ho riascoltato di recente. Disco che scorre bene, non ci saranno pezzi memorabili ma si lascia ascoltare. Non mi piace molto Endless Pleasure, l\'avrei preferita solo strumentale, poi l\'ultima mi sembra buttata lì per ribadire il loro lato cazzone, come se non lo avessimo saputo, però poteva essere fatta meglio. Alla fine un 75 ci sta per me, dai, anche qualcosa in più quando lo si ascolta carichi con una pinta in mano, cosa che purtroppo faccio molto raramente da un po\' di tempo  |
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5
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A parte gli album ottantiani, che sono ancora quelli che preferisco, probabilmente questo qui è uno dei migliori tra i successivi. Non lo ascoltavo da un po’, l’ho fatto ieri ed è stato un vero piacere. Die With a Beer in Your Hand, Beyond the Pubyard e Endless Pleasure le migliori di una tracklist che comunque non ha quasi mai dei cali di livello. Voto 82 |
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4
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I tankard sono un po gli ac/dc del thrash metal e questo non è assolutamente un fatto negativo, anzi. Si ha la certezza con i beer drinkers in questione di ascoltare un gran album di \'alcolico\' thrash. Il disco scorre che è un piacere, come saporita birra bavarese. Le vocals di gerre sono come al solito sguaiate e arrembanti. Potrebbero adattarsi benissimo anche al punk. Gran lavoro in fase di riffs e ritmiche. I tankard nonostante siano sempre con la spada di damocle della cirrosi, sfornano un ottimo album 🤘🎸🍻🍻🍻 |
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3
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A me loro piacciono e fino a questo punto hanno sempre fatto dei bei dischi e pure questo é un gran bell’album. Anche se i loro più li hanno fatti tra l’86 e il 92 |
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2
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...tra i migliori esponenti del ...thrash germanico...dischi sempre belli tosti.. 🤟 |
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1
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Non conosco benissimo la discografia del quartetto di ultras di Frankfurt, ma questo disco l\'ho sempre considerato ottimo, aggressivo come non mai ma con ritornelli che ti si stampano in mente e sei pronto ad urlare al concerto (Die with a Beer in Your Hand un must in tal senso), il disco fila che è un piacere ed ancor oggi si riascolta con la testa in headbanging compulsivo. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Under Friendly Fire 2. Slipping from Reality 3. Genetic Overkill 4. Die with a Beer in Your Hand 5. The Horde 6. Endless Pleasure 7. Dead Men Drinking 8. Alien Revenge 9. Fistful of Love 10. Beyond the Pubyard 11. We're Coming Back
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Line Up
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Andreas "Gerre" Geremia (Voce) Andy Gutjahr (Chitarra) Frank Thorwarth (Basso, Cori) Olaf Zissel (Batteria)
Musicisti Ospiti Alex Wenzel, Harald Maul, Chris Luft (Cori)
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