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Bad Company - Here Comes Trouble
10/01/2026
( 307 letture )
“Qui arrivano i problemi”: questo, letteralmente, il titolo della quarta fatica dei Bad Company della “era-Howe” che, puntualissimi con la solita scadenza biennale, arrivano sul mercato con il successore di Holy Water nel 1992. Il problema, per l’appunto, è che nel frattempo, in questi due anni, è cambiato tutto o quasi.
Sul mercato americano che, ricordiamolo, per questa incarnazione della band è il mercato di gran lunga primario, è letteralmente esploso il fenomeno grunge (arriverà in maniera dirompente sul mercato europeo con 2-3 anni buoni di ritardo rispetto agli USA) e tutte le regole che erano state codificate nel mondo hard rock nel decennio precedente sono completamente messe in discussione, se non addirittura spazzate via.
Eppure, mentre tutto -o quasi- l’universo rock che arriva dagli anni ’80 è completamente stravolto dalla nuova ondata proveniente da Seattle, il quartetto britannico (ora temporaneamente divenuto quintetto, con l’ingresso del secondo chitarrista Dave Colwell) va avanti coerente con la sua strada, ossia con il percorso che ha intrapreso sin dalla metà degli anni ’80 con l’abbandono di Paul Rodgers e l’arrivo, alla voce, di Brian Howe.
Per chi si fosse “perso le puntate precedenti”, ecco, in sommi capi, i capisaldi del nuovo stile della band: grandi mid-tempo caratterizzati da riff imperiosi e potenti, magnificati dalle ottime linee vocali del singer, dotato di una voca alta, cristallina e adattissima al genere; abbandono quasi totale della preesistente matrice blues-rock, per sposare uno stile tipicamente hard americano con tinte AOR, con tanto di cori e suoni potenti, per fortuna non esageratamente effettati (certe pacchianate anni ’80 rimangono ben lontane).
Come sempre, la discriminante è data dalla qualità dei brani e qui non manca di certo.

Per la terza volta consecutiva prodotto da Terry Thomas (Giant e Foreigner nel suo curriculum, per capire da dove arrivino certi suoni), il disco si mantiene sempre su livelli molto alti, confermando tutto quanto di buono i nostri avevano già saputo produrre dal 1985 in avanti, in questa formazione che sta arrivando al passo di addio, se si esclude il live What You Hear Is What You Get dell’anno successivo.
L’album, che vede in line up, oltre ad Howe, i classici Mick Ralphs alla chitarra e Simon Kirke alla batteria, insieme a vari ospiti al basso e alle tastiere, si apre con una tripletta da brivido di purissimo hard melodico di grande scuola, rappresentata dalla title-track, da How About That e dalla intensa Stranger Than Fiction, tutti brani che vedono grandi protagonisti la voce stentorea di Howe e la chitarra ispiratissima di Ralphs.
Atmosfera completamente diversa per This Could Be the One, con la chitarra acustica ad introdurre una power ballad di gran scuola, caratterizzata da un intensissimo chorus, mentre si cambia nuovamente stile con Both Feet In the Water, in cui riecheggiano alcune delle atmosfere hard blues dei Bad Company “vecchia maniera”.
Il platter procede poi nel medesimo stile, senza particolari sorprese, passando dal ritornello catchy di Take This Town, al mid-tempo coinvolgente di What About You, per raggiungere in coda due notevoli picchi con l’hard melodico e avvincente di Brokenhearted, con ancora Mick Ralphs sugli scudi e, infine, con la dolcissima My Only One che chiude più che degnamente questa fase della carriera dei nostri. Averne oggi, di album così.

Sorprendentemente, visto il periodo e i risultati di molti diretti concorrenti, la coerenza e la qualità dei Bad Company riescono ancora, in extremis, ad essere premiate dal mercato: il disco diventa di platino e piazza il singolo How About That in Top 40. Ma sono davvero gli ultimi fuochi: le strade con Brian Howe presto si separano e quando i nostri ritornano sul mercato nel 1995, con il nuovo singer Robert Hart, è davvero tutta un’altra storia.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Graziano
Sabato 10 Gennaio 2026, 15.24.33
2
@Shock, pure io devo recuperarli. Me lo riprometto tutti gli anni ma non lo faccio mai.
Shock
Sabato 10 Gennaio 2026, 14.06.33
1
Devo recuperare da anni i Bad Company di Howe, sarà la volta buona?
INFORMAZIONI
1994
Atlantic Records
AOR
Tracklist
1. How About That
2. Stranger Than Fiction
3. Here Comes Trouble
4. This Could Be the One
5. Both Feet in the Water
6. Take This Town
7. What About You
8. Little Angel
9. Hold on to My Heart
10. Brokenhearted
11. My Only One
Line Up
Brian Howe (Voce)
Mick Ralphs (Chitarra, Vori)
Simon Kirke (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Rick Willis (Basso)
Dave Colwell (Chitarra)
 
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