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07/04/26
KREATOR + CARCASS + EXODUS + NAILS
ALCATRAZ - MILANO
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Shotgun Messiah - Violent New Breed
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10/01/2026
( 734 letture )
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All’inizio degli anni ’90 il glam metal, saturo e ormai tronfio dei propri successi, entra in una crisi profonda dalla quale uscirà solo dopo aver oltrepassato la soglia del Millennio e aver conosciuto l’abbraccio confortante della nostalgia e del revival.
In un battito di ciglia infatti le cotonature diventano fuori moda, il trucco si fa pesante, i vestiti luccicanti perdono colore, il giovanile appetito sessuale mostra il suo vuoto edonismo, il clima festaiolo e libertino smette di essere la priorità; un intero movimento, all’atto pratico, si dissolve in un nuovo decennio che da subito parla linguaggi differenti, riassumibili con il termine ombrello di “musica alternativa” nei cui steccati germogliano la promiscuità del crossover, la freschezza del rap metal e il serioso operato del grunge. A tali correnti se ne affianca un’altra, intrigante e pericolosa, votata all’ibridazione uomo-macchina in termini di suoni, ritmi e strumenti: è l’industrial, rock o metal che dir si voglia, partorito nei meandri underground e in alcuni esperimenti artistici (Throbbing Gristle, Killing Joke) e in seguito portato alla ribalta negli Stati Uniti da Ministry / Nine Inch Nails (con la propaggine canadese degli Skinny Puppy), mentre in Europa giocano un ruolo importante il bacino inglese (Godflesh, Pitchshifter) e tedesco (KMFDM, Oomph!).
Il collegamento diretto fra questi due poli apparentemente inconciliabili risponde al nome degli Shotgun Messiah, svedesi trapiantati a L.A. sedotti dal richiamo delle luci californiane e dalla selvaggia libidine del Sunset Strip. Fedeli ammiratori di quei determinati canoni, i quattro si gettano nel party glam metal con l’esordio omonimo del 1989 e si rivelano più stradaioli nello sleaze di Second Coming (1991), ma è il terzo album a cambiare in maniera drastica la loro identità e i connotati stilistici. Persa la sezione ritmica (Bobby Lycon / Stixx Galore), i due membri rimasti Tim Sköld e Harry K. Cody tramite un empio atto di abiura si convertono all’industrial e per assecondare la nuova tendenza richiedono i servigi di Ulf “Cybersank” Sandquist, co-produttore incaricato dell’effettistica digitale e della programmazione della batteria.
Invece di fare tabula rasa del passato, la band lega le proprie radici hard’n’heavy all’emergente ossatura industrial riplasmandone la vitalità in base ad un’attitudine diversa eppure complementare. Il ribaltamento è fragoroso, adrenalinico e lascivo, come toccare dei cavi elettrici scoperti e godere delle violente scosse indotte: tempo zero e parte I’m a Gun, una botta incredibile caricata dai riff prorompenti di Cody e dalla strabordante personalità vocale di Sköld: feroce, abrasivo, magnetico, ruvido e meritevole di tanti altri elogi che non saprebbero comunque descrivere appieno il suo carisma. La chitarra, più meccanica e “trattata”, non rinuncia al gusto e alla perizia solista, Cybersank come un abile manipolatore intesse filamenti elettronici, riempie gli spazi e dona una sagoma reale alla drum machine, tanto che il preconcetto di un’impossibile teoria “industrial sleaze/glam” svanisce ascoltando la vigorosa fisicità melodica di Come Down o gli aitanti cori della pirotecnica Monkey Needs, riuscitissima fusione delle due anime testimoniante l’efficacia dell’azzardo.
La traccia omonima, scandita dal basso e da melliflue pulsazioni sintetiche, rallenta la corsa in una marcia sincopata industrial/alternative dove tocchi di wah-wah e l’assolo effettato di Cody viaggiano sulle medesime frequenze degli arrangiamenti cibernetici, dopodiché un crudo immaginario sci-fi alla Alien ’79 avvolge le spire della vorticosa Enemy in Me, puro sballo nella grinta maleducata di Sköld e nella trascinante frenesia di ritornelli-killer semplici quanto letali. Dai riverberi e gli stop’n’go canori dell’outro si passa al macigno industrial-groove di Revolution (dominato da una chitarra in versione rullo compressore) e alla pioggia artificiale di Rain, le cui velenose melodie chimiche entrano sottopelle tramite l’ago vocale del singer, inoculante l’ennesimo refrain crea-dipendenza che avrebbe ben figurato in una scena di un cult movie dell’epoca quale Il Corvo.
Il brevetto industrial/street metal viene sigillato dalle impennate verticali di Jihad, un meraviglioso ponte tra il substrato elettronico, l’urto deciso della batteria programmata, il riffing stradaiolo e, manco a dirlo, il graffio sempre incisivo del timbro di capitan Sköld. Rifiutando qualunque pausa da interludio strumentale, la band continua a spingere in Side F/X, martellante nei colpi della batteria, aggressiva nelle pronunciate distorsioni al microfono e acida nello stridore del programming. Sex, levigata e carnale, è il ritorno più vicino all’operato dei dischi precedenti e, senza toccare le vette raggiunte fino a Jihad, Overkill e I Come In Peace portano a termine il lavoro attestandosi su tempi medi “ingentiliti” nella condotta melodica e nelle strutture ritmico/soliste.
Glam-Street-Industrial, un triplo salto carpiato all’interno di una carriera impeccabile dal punto di vista qualitativo ma sfortunata nel riscontro commerciale. Tre generi differenti, tre album uno meglio dell’altro: gli Shotgun Messiah, ideali rappresentanti della categoria Almost Famous, hanno dato il massimo ma non hanno sfondato -con riferimento particolare a Violent New Breed- per le circostanze temporali e il difficile incasellamento del disco, troppo “strano” per i vecchi fan e troppo lontano da un mainstream assediato dal grunge. Costretti in un limbo indefinito, Sköld e Cody smantelleranno il gruppo dopo il tour del ’93 e prenderanno strade diverse, con il cantante deciso a mantenere la vocazione industrial (KMFDM, Marilyn Manson) e il chitarrista attivo in progetti minoritari (Coma, Das Cabal) e in una più illustre collaborazione al fianco di Tom Waits.
Fra i pochissimi reduci del glam metal ad aver riconfigurato in maniera eccelsa il proprio identikit sonoro (insieme ai Mötley Crüe dell’era John Corabi), gli Shotgun rimangono una delle formazioni più criminalmente sottovalutate a cavallo di quei due decenni e il fenomenale Violent New Breed, al di là del valore altissimo, resta anche un esempio di come un tempo le band sapevano e avevano voglia di cambiare e/o prendersi dei rischi, un fattore che nel metal odierno è sempre più complicato rintracciare.
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È proprio vero che il tempo da al tempo i vari riconoscimenti e valore alle cose...quando uscì questo disco molti lo bollarono come una specie di roba mal riuscita ...come loro i Faster pussycat con whipped ....e anche i recensori affossarono queste band mica male partendo sempre dal presupposto che una band nata per quel genere musicale deve assolutamente perseguire lo stesso genere fino alla morte. ...senza poi analizzare il disco in toto e paragonandolo ai tempi che cambiano ....dandogli poi dei voti al limite del ridicolo. Adesso tutti a riscoprire chissà quale gemma nascosta!....all\' epoca lo comprai assieme a whipped ....a mio parere due ottimi dischi diversi dalle prime uscite ma ben suonati e al passo coi tempi che furono..... chissà se un giorno molti espertoni guideranno al miracolo anche per i dischi Maiden dell\' era Blaze! |
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20
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Disco veramente ben fatto.
Il pezzo iniziale spacca la faccia e poi continua su livelli alti.
Band che ha sorpreso in tutti e tre gli album. Sempre adorati.
Bella recensione
Voto mio 90
Ps. Non male , anzi, neanche i dischi di Tim Slold da solista. |
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Ok. Ho scritto una minchiata! Ma mi sembravano così \"moderni\" rispetto ai due precedenti che la memoria me li ha fatti accostare a questo album. E invece solo Cat Bash (che dura lo spazio di respiro) può essere definibile industrial. Ma il mio ricordo era più verso i suoni di quel disco (e alla copertina sadomaso) che ai contenuti (Spotify a volte è utile: in 5 min ho ripassato l\'album per capire come dimostrarvi che sbagliavate. E così mi sono reso conto che l\'errore era mio). |
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Grande Whipped. Confermo ciò che dice Shock. Classico disco alla FP, al massimo c\'era qualche influenza funky. E solo in un pezzo se non erro. I FP comunque, almeno per me, erano di un altro livello. |
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@Rob Fleming: scusa, in che senso Whipped!? Mica era industrial, anzi è un fenomenale album di hard rock, quello industrial lo sarà The power and the glory hole del 2006. |
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@Aceshigh ricordo che l\'anno precedente qualcosa di simile lo tentarono anche i Faster Pussycat con Whipped!; anche questo disco più che valido, ma sotto il versante industrial Violent New Breed lo preferisco. Ma forse agli Shotgun Messiah andò meglio: furono ignorati. I Faster Pussycat vennero crocefissi, malgrado la qualità del disco. Altri tempi. |
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Disco bomba! Per quanto i due precedenti siano anch’essi eccellenti, credo che questo sia il migliore della band. In tanti hanno cercato di modernizzarsi in quegli anni, e parecchie volte con risultati diciamo non soddisfacenti: quest’album invece è un centro pieno. Forse perché, malgrado le programmazioni, i filtri ecc. ecc. si sente che sotto sotto sono ancora loro. Non si sentono forzature. Monkey Needs, I’m Your Gun o I Come in Peace mi sembrano abbastanza significative in tal senso. Nel ‘93 un album così ci stava tutto; forse, provenendo anche loro dagli anni ‘80, anche con un prodotto più modernista sono stati - come dire - ignorati “a priori”. Peccato. Voto 88 |
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Che disco assurdo! Stupendo! Puro industrial \"melodico\" che, mi rendo conto, è un ossimoro. Ma tra voci filtrate, chitarre ribassate e compresse e batteria marziale, le melodie sono sempre ben individuabili e tutte centratissime. Uno dei migliori affari della mia vita: preso a £ 2.950 per corrispondenza alla Top Ten di Salsomaggiore. Ricordavo la recensione su MS e per un prezzo simile azzardai l\'acquisto. Non ebbe criminalmente alcun successo, ma quanta roba che ne avrebbe avuto di lì a poco parte anche da questi solchi? Cioè perché nel \'94 i NIN fecero il botto e gli SM no malgrado avessero Revolution, Enemy In Me e la melodicissima (ehm...) I Come In Peace? 90 (forse esagero nel ricordo dei 20 anni, ma un 80-85 lo merita veramente) |
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Grazie Rob, Galilee e voi tutti amici. Grazie davvero. Non posso fare promesse, ma vi assicuro che neanche noi molliamo, nonostante tutto. |
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Io sono messo come @Galilee.
Ero su un\'altra recensione e visto che ora so, faccio il refresh sulla pagina aperta per essere aggiornato. Così ho visto il commento di @Shock. Ovviamente dalla homepage non si vedeva nulla quindi ho aperto una recensione e a caso e voilà ho potuto commentare. A me fa così amche su PC e tablet. Ma non (vi) mollo. |
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@Gal, ah ok, no a me questo problema non lo fa, ne ho altri già evidenziati anche da altri utenti ma questo no. Intanto mi vado ad ascoltare questo disco, insieme a Chinese Democracy che volevo ascoltarmi stasera, che non c\'entra niente, o forse qualcosa c\'entra, ho questa sensazione... |
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9
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....esperimento interessante......ben riuscito......in pochi lo hanno apprezzato...e capito fino in fondo....
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Non sono un esperto di informatica ma penso che il sito sia, dal punto di vista di programmazione, parecchio obsoleto, non è mai stato aggiornato (infatti è l\'unico senza una sua visualizzazione per gli smartphone) e probabilmente questo si riperquote, da mesi oramai, sul suo funzionamento. Le recensioni vanno e vengono completamente a caso. |
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Non visualizzo la homepage con le nuove recensioni. Vedo solo che c\'è il commento di Shock sulla sinistra, per dire. Ma se da qui torno in homepage mi dà quella di qualche giorno fa. Difatti per entrare di nuovo in una discussione sotto una recensione, una volta uscito dal sito, devo ricordarmi il titolo dell\'album, perché dall\'homepage non la trovo più. Perché spesso non le vedo Nemmeno nel trafiletto a sinistra. È difficile spiegare anche perché è un casino e non sempre la cosa non funziona allo stesso modo. |
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Non ho capito, come fate a commentare se non vedete la recensione? |
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Io ho iI primo street/glam notevole e questo: industrial glam Street e non so cos\'altro. STREPITOSO. (Grazie per la risposta @Shock. Attenderò paziente) |
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Ah già oggi è sabato. Tra una settimana vedrò anch\'io i nuovi album recensiti. Questo album non lo conosco. Ho solo second coming. Un buon lavoretto. |
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@Rob Fleming: soliti problemi del sito, le recensioni, specie i Rispolverati, all\'inizio vanno e vengono😉 |
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Sul disco non mi esprimo (ancora) perché voglio riprendermi dalla scarica di adrenalina che ho avuto nel leggere il commento di @Shock (di cui condivido anche nei punti e vorgola). Ma voglio chiedergli \"scusami @Shock io non vedo la recensione. Mi spieghi dove l\'hai recuperata?\" |
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Indigo che recensisce gli Shotgun Messiah? Ah, parliamo di Violent New Breed, ossia un album STRATOSFERICO!!! Quello che poteva essere il futuro del glam/street purtroppo che nessuno ha minimante considerato. Quando inizi un album con un pezzo come I\'m a gun (titolo che esprime benissimo il concetto del brano) non ce n\'è per nessuno, una bordata di industriale glam con voce sorprendentemente stupenda di Tim, unita alla chitarra impazzita di Harry (novello Eddie VH), con quel break di basso pazzesco lascia letteralmente interdetti. E tutto il disco segue la scia di questo pezzo, tra industiral, voci filtrate, assoli spaventosi, pezzi più ritmanti, altre schegge impazzite (Monkey needs sembra patorita dai Ministy), insomma un album che per me vale 100, il mio preferito del gruppo ed uno di quei dischi che datato 1993 spazza via tanttissima merda di oggi. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. I’m a Gun 2. Come Down 3. Violent New Breed 4. Enemy In Me 5. Revolution 6. Monkey Needs 7. Rain 8. Jihad 9. Side F/X 10. Sex 11. Overkill 12. I Come In Peace
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Line Up
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Tim Sköld (Voce, Basso, Programming) Harry K. Cody (Chitarra, Programming)
Musicisti Ospiti: Ulf “Cybersank” Sandquist (Programming)
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RECENSIONI |
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