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07/04/26
KREATOR + CARCASS + EXODUS + NAILS
ALCATRAZ - MILANO
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Thunderstorm - Sad Symphony
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10/01/2026
( 325 letture )
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Nati all’inizio degli anni Novanta come band di heavy metal tradizionale, i Thunderstorm attraversano una lunga e travagliata genesi prima di riuscire a pubblicare il proprio esordio discografico, Sad Symphony, dato alle stampe solo nel 2000. I primi anni sono segnati dallo scioglimento della formazione originale a causa di dissidi interni, avvenuto dopo la pubblicazione di alcune demo e da una successiva rifondazione del progetto, sempre ruotante attorno al mastermind Fabio “Thunder” Bellan. È proprio quest’ultimo a ricostruire la band, arruolando dapprima il batterista Massimo Tironi e, in seguito, il bassista Omar Roncalli. Con questa formazione, verso la fine degli anni Novanta, i Thunderstorm riescono finalmente a raggiungere una tanto agognata stabilità artistica, ulteriormente consolidata dalla firma di un contratto discografico per due album con la label italiana Northwind Records. Il trio si mette così al lavoro insieme al leggendario Luigi Stefanini presso il New Sin Studio, dove seleziona e sviluppa le nove composizioni destinate a costituire il debutto sulla lunga distanza. Rispetto alla fase embrionale del gruppo, caratterizzata da un metal più classico e diretto, Fabio Bellan decide di imprimere una svolta stilistica netta, orientando il sound verso un doom metal più canonico e consapevole. I riferimenti sono quelli inevitabili dei Black Sabbath, ma anche, come dichiarato più volte in sede d’intervista, dei grandi protagonisti del genere quali Candlemass, Trouble, Solitude Aeturnus e Saint Vitus, influenze che contribuiranno in maniera determinante a definire l’identità di Sad Symphony.
La copertina, che riproduce una sezione del dipinto Il Furto Sacrilego di Alessandro Magnasco, introduce un lotto di nove brani che attingono a un bacino espressivo ampio, nel quale al doom metal si affiancano l’epic metal e le influenze più cupe ed esoteriche della NWOBHM. L’album si schiude con una breve intro di due minuti, Ascension, funzionale a creare l’atmosfera, per poi addentrarsi immediatamente nel vivo con la sulfurea Dark Knight, prima magistrale zampata dei Thunderstorm. Riff carichi di pathos maligno e una sezione ritmica densa come la pece sorreggono una prova canora che alterna, come da tradizione, momenti più introspettivi e dilatati ad acuti impetuosi e vibranti, dando vita a un riuscito gioco di chiaroscuri. Già con Time i Thunderstorm dimostrano tutta la loro personalità, rifuggendo la trappola della ripetitività tipica di certa proposta di genere. L’incipit è tellurico, quasi in odore di US power metal, veloce e trascinante, mentre la sezione centrale rallenta sensibilmente i tempi, offrendo un respiro melodico attraverso un armonioso break epico ed elegiaco, prima di ricondurre il brano a un finale più teso e risoluto. The Rite, lunga suite di nove minuti, si muove invece tra le coordinate stilistiche dei Solitude Aeturnus e i Black Sabbath dell’era Tony Martin, una delle incarnazioni dei titani di Birmingham più amate da Fabio Bellan. Qui la chitarra solista ha modo di svettare in più occasioni, arricchendo una composizione stratificata, che vive non solo di riff e cadenze, ma anche di un attento lavoro melodico. Sphere of Mine e Vision of Death proseguono nel solco già scavato dalle tracce precedenti, proponendo variazioni sul tema del doom metal di scuola classica, debitrici dei grandi maestri, senza introdurre sostanziali novità stilistiche, ma mantenendo alta la coerenza dell’ascolto. The Prophecy torna invece ad aumentare i giri del motore, alternando intense e veloci cavalcate di chiara matrice maideniana alle consuete sezioni rallentate e cadenzate, in un equilibrio efficace tra energia e solennità. Altro assoluto highlight è la title track, che grazie a un certosino lavoro in fase di produzione ad opera di Luigi Stefanini si impone come uno dei brani più forti e riconoscibili dell’esordio dei Thunderstorm. Rimasti fino a quel momento in sottofondo, archi e orchestrazioni, arrangiati dal produttore, emergono qui con maggiore intensità, arricchendo il tessuto sonoro di nuove e colorate trame e conferendo al brano una connotazione di profonda, epica malinconia. I toni sulfurei, cupi e pessimisti che permeano l’intero Sad Symphony si stemperano infine nella breve coda strumentale conclusiva, Faded Memory, dove gli strumenti elettrici tacciono per lasciare spazio alle note toccanti ed evocative del pianoforte.
Sad Symphony è un esordio che lascia il segno e inaugura una carriera destinata a farsi prestigiosa, dopo tante false partenze. I Thunderstorm mostrano fin da subito i muscoli, con un atteggiamento fiero, quasi sfrontato, che non deve rendere conto a nessuno della propria arte. I maestri del doom, Black Sabbath in primis, insieme ai loro più autorevoli discepoli, brillano come stelle nel firmamento della band bergamasca e la musica ne assorbe l’eredità in modo evidente, senza tuttavia esserne schiacciata o sopraffatta. Durante l’ascolto dell’album non è difficile ricondurre alcune composizioni all’opera dei Candlemass o dei Trouble di turno, ma raramente si respira quella sensazione di déjà vu così frequente nella produzione di epigoni di minore caratura. Il lavoro di produzione ad opera di Luigi Stefanini conferisce il giusto peso a ogni strumento, evitando di prediligere forzatamente le chitarre e mettendo invece in risalto, ad esempio, il basso di Omar Roncalli, protagonista di una prova corposa e mai banale. A volte i Thunderstorm peccano d’ingenuità, soprattutto sul fronte dei testi, che negli album successivi verranno curati e approfonditi con maggiore attenzione. Si tratta però di peccati veniali, ampiamente compensati da composizioni che denotano una maturità già sorprendente, frutto di anni di gavetta, e che, brillando di luce propria, annunciano chiaramente come il meglio debba ancora venire.
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Probabilmente uno dei migliori gruppi doom usciti dal 2000 in poi a livello mondiale, i Thunderstorm non si sono mai riusciti ad imporre, al di là dell\'underground. Prima opera di una serie di ottimi album, in cui il doom è una parte del loro sound, cosa che si sentirà di più negli album successivi. Ottima partenza per un grande e sperduto gruppo. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Ascension 2. Dark Knight 3. Time 4. The Rite 5. Sphere of Mine 6. Vision of Death 7. The Prophecy 8. Sad Symphony 9. Faded Memory
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Line Up
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Fabio Bellan (Voce, Chitarra) Omar Roncalli (Basso) Massimo Tironi (Batteria)
Musicisti ospiti: Luigi Stefanini (Tastiera, Orchestrazioni)
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