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07/04/26
KREATOR + CARCASS + EXODUS + NAILS
ALCATRAZ - MILANO
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Castle Rat - The Bestiary
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10/01/2026
( 714 letture )
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Fattisi notare già con l’ottimo debutto Into the Realm del 2024, i Castle Rat da Brooklyn possono senz’altro vantarsi di essere riusciti a catalizzare fin da subito l’attenzione della stampa e non soltanto. Guidati da Riley Pinkerton “The Rat Queen” e caratterizzati da alter ego che ne individuano l’identità on stage, i Castle Rat si sono formati nel 2019 e hanno mostrato attenzione alla caratterizzazione non solo dei propri personaggi, ma dell’intera loro metastoria, con una cosmogonia e una vera e propria "leggenda" che narra le loro gesta e la loro opposizione alla loro arcinemica, "The Rat Reaperess", impersonata dal vivo da un’attrice. La loro lotta diviene elemento cardine anche delle esibizioni, dando vita a un originale quanto pregnante immaginario, che ci trascina nel loro modo di intendere e vivere la propria proposta musicale. Con qualche aggiustamento di formazione precedente la pubblicazione del debutto, la solida e carismatica guida di Riley Pinkerton ha proiettato la band all’attenzione generale, che si è giustamente poi riverberata sulla seconda prova, The Bestiary, uscito a settembre del 2025 a seguito di un fundraising da record lanciato dalla band.
The Bestiary è di fatto un concept album, basato su un fantomatico "Book of Beasts", ovverosia una raccolta di racconti e testi riguardanti delle bestie mitiche provenienti da un antico mondo dimenticato. L’anima di ciascuna di queste bestie e la propria sarebbero state raccolte e conservate da un Wizard e i racconti possono essere evocati attraverso il potere e la magia dell’heavy metal. Questo più o meno quanto annunciato dalla Pinkerton nella sua identità di Rat Queen. Come facilmente intuibile, l’immaginario fantasy che si cela dietro al disco si riflette assolutamente anche nella musica della band. Una mistura di doom, folk, epic metal, con la vocalità a-la Grace Slick di Riley Pinkerton assolutamente calata nella parte della narratrice, con tanto di proscenio anche stavolta preso nella copertina del disco. E’ inevitabilmente lei a catalizzare l’attenzione, con le sue melodie psichedeliche sessantiane, senza che questo diventi in realtà un modo per oscurare le qualità strumentali e compositive della band. Pur essendo infatti un album nel quale la voce rivesta una centralità evidente, la complessità degli arrangiamenti, la stratificazione sonora e le strutture dei brani non sono necessariamente semplificate e banalizzate, al fine di enfatizzare la parte vocale. Tutt’altro, qua la pesantezza del doom e la venatura epic e folk si cercano e si fondono assieme col chiaro scopo di creare un tessuto sonoro potente e perfino ridondante che esalti il contenuto lirico del disco. Phoenix I è un classico intro epico, tra doom e NWOBHM, che apre poi a Wolf I ed è già un trionfo di epicità in perfetto bilico tra epic metal e doom, con la riverberata voce della Rat Queen a intessere la sua melodia antica ed evocativa e una riuscita accelerazione sull’assolo, con crescendo finale. Epicissima l’apertura di Wizard, mentre la strofa si caratterizza per un andamento "magico" che non mancherà di echeggiare The Magician’s Birthday degli Uriah Heep, mentre ancora epicissimi bridge e ritornello. Accelerazioni e doppio pedale, con tanto di organo e, ancora, finalone in crescendo con assolo. Rutilante e ossessiva, Siren rende omaggio al proprio titolo, incastrando l’ascoltatore in un vortice sonoro senza uscita, fino al break dell’assolo. Unicorn apre su una eterea melodia sospesa tra arpeggi e la voce incantata della Pinkerton, finché non subentrano ancora la distorsione e un nuovo riuscitissimo riffing potente e ossessivo al tempo stesso, sul quale la melodia a più voci vibra esaltando la componente fiabesca e -ancora- epica. Stupenda Crystal Cave, che inizia in acustico, fiabesca e incantata, per poi evolvere in un break centrale elettrico e tornare alla melodia iniziale lasciando una sensazione di struggente nostalgia, come di qualcosa perso eppure ancora vivo. Semplicemente perfetta l’interpretazione della Pinkerton, che pure mostra qualche limite di versatilità e soluzioni melodiche alternative. Ma qui c’è solo di che godere. Validissima anche la successiva Serpent, con una costruzione articolata e nella quale la solista torna a giocare da protagonista, prendendosi un bello spazio. Wolf II è un break acustico dal sapore medievaleggiante, nel quale fa la sua comparsa anche il mellotron a confermare l’atmosfera arcana e fiabesca del disco. Chiaramente ispirata a Manic Depression di Jimi Hendrix l’apertura di Dragon, ennesimo centro compositivo, con alternanza di ritmi rutilanti, break vocali eterei e solismi epici. Summoning Spell è un’invocazione che viene da lontano, sorretta da archi e tastiera e ancora incentrata sull’evocativa interpretazione della Rat Queen. Ci avviciniamo alla fine ed ecco il trionfo di Sun Song, summa del disco, con un riff portante pesantissimo e quasi vicino allo stoner come distorsione sgranata e friggente, ma con un elemento metal che resta sempre presente nella solista, protagonista assoluta del brano, con un lunghissimo e trionfante crescendo conclusivo interamente strumentale, che ci conduce a Phoenix II, breve strumentale acustico che chiude il disco.
Le premesse date dal debutto vengono assolutamente confermate e rilanciate per i Castle Rat che, con The Bestiary, tentano di alzare ambiziosamente l’asticella. Il risultato è un disco affascinante, evocativo, potente, ricercato e carico di atmosfera epica. Doom, folk e metal si fondono dando vita a un gran bell’album, con alcuni picchi evidenti e nessun riempitivo, anche nei numerosi break che costellano l’ascolto, per quanto sia evidente che la fretta di tornare in studio potrebbe aver un po’ ridotto la caratterizzazione delle singole tracce. Riley Pinkerton è l’epicentro compositivo ed emotivo di un gruppo di livello, che suona bene e sa quello che vuole. Probabilmente, manca qualche brano di qualità superiore ed è pur vero che nella sua interezza The Bestiary rischia di risultare un po’ ripetitivo nelle atmosfere evocate e nelle soluzioni ricercate. Si tratta comunque di composizioni abbastanza elaborate, pur nella potenza epica che le sorregge e sicuramente un ascolto ripetuto è necessario per penetrare le varie sfumature. Ci sono evidenti ulteriori margini di crescita e questo non può che essere una buona notizia, per un gruppo che meritatamente sta raccogliendo elogi e attenzioni e che si pone tra le più interessanti nuove leve emerse negli ultimi anni. Assolutamente da seguire.
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7
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Grazie del commento No Fun sì, la performer come ho scritto impersonifica la Rat Reaperess, la \"nemica\" della band, con la quale sono in lotta  |
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6
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Incuriosito dalla copertina, dalla foto e dalle critiche sotto sono andato a vedermi il profilo della band su Metal Archives. Anche lì c\'era una foto ma non mi tornava affatto con la descrizione del commento #3 e #4. Sembrano più un misto di glam rock psichedelico anni 70 e doom, dalla foto intendo. La cosa mi incuriosisce e vado ad ascoltarmi il disco. Fantastico. Bellissimo. Un doom nel quale la voce la fa da protagonista. A questo punto mi leggo la rece e infatti è tutto scritto lì, facevo prima a leggerla ovviamente ma non si può avere tutto dalla vita. Doom con voce alla Grace Slick, lento ma non troppo, cadenzato con accelerazioni quando ci vuole, e la voce incantatrice ti incolla le orecchie all\'ascolto. Forse non avrei scritto \"epic\" come genere, mi sembra doom in tutto, anche se l\'immaginario è epic fantasy certamente. Una di quelle band che guardano al passato con personalità. Poi i travestimenti e le tette di fuori ci stanno per lo spettacolo, a quanto pare dal vivo hanno pure una performer sul palco tutta vestita di pelle nera aderente con la falce, molto sadomaso. Ah, Siren è un pezzo meraviglioso. |
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5
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Beh… se attira l’attenzione ha svolto il suo compito. Fermarsi o meno a quello o alla foto promozionale, invece, dice molto di più della persona che del gruppo. A mio avviso eh ☺️ |
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4
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Più della copertina mi ha fatto più ridere la foto promozionale in alto a sinistra, sono davvero conciati come grotteschi sciattoni, cosa vorrebbero comunicare con questo look? Bella comunque la cantante con le tette all\'aria, è più formosa della bassista dei Maneskin |
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3
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Siamo nel 2026, c\'è ancora bisogno di pubblicare dischi con una cagata di copertina come questa? Vabbè che l\'epic è rimasto fermo agli anni 80 con le mutande di pelliccia di San Bernardo di Adams e DeMaio che giocano a fare Conan, però adesso anche basta... |
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2
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Concordo, \"Wizard\" pezzo migliore secondo me. Concordo quindi anche con quanto detto nella conclusione della recensione: \"Probabilmente, manca qualche brano di qualità superiore ed è pur vero che nella sua interezza The Bestiary rischia di risultare un po’ ripetitivo nelle atmosfere evocate e nelle soluzioni ricercate\". In ogni caso, l\'album mi è piaciuto abbastanza e sono curioso di sentire cosa proporranno in futuro |
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1
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Buon disco, mi è piaciuto, specialmente \"Wizard\" (e relativo video). |
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INFORMAZIONI |
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King Volume Records / Blues Funeral Recordings
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Tracklist
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1. Phoenix I 2. Wolf I 3. Wizard 4. Siren 5. Unicorn 6. Path of Moss 7. Crystal Cave 8. Serpent 9. Wolf II 10. Dragon 11. Summoning Spell 12. Sun Song 13. Phoenix II
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Line Up
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Riley Pinkerton "The Rat Queen" (Voce, Chitarra) Franco Vittore "The Count" (Chitarra solista, Cori) Charley Ruddell "The Plague Doctor" (Basso) Joshua Strmic "The Druid" (Batteria)
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RECENSIONI |
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