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Bullet - Kickstarter
12/01/2026
( 767 letture )
I Bullet non hanno mai avuto interesse per l’innovazione o per il futuro inteso come rincorsa. Semmai, hanno sempre mostrato una devozione quasi ostinata per il presente, da riempire di suoni riconoscibili, diretti, immediatamente fruibili. Nessun esperimento, nessuna deviazione creativa: fare bene — o almeno con convinzione — solo ciò che si conosce. Le novità, in casa Bullet, non hanno mai attecchito, per scelta. Il loro tempo è quello del motore caldo che borbotta prima di partire, del riff che gira a vuoto per qualche secondo prima di trovare presa, della strada battuta cento volte senza porsi il problema se esista davvero un’alternativa migliore.
Kickstarter arriva dopo un silenzio lungo, quasi anomalo per una band così legata alla dimensione live e alla continuità. Ma non porta con sé alcuna urgenza di rinnovamento o di rilancio. Nessuna ansia da ritorno. Porta invece una dichiarazione molto semplice e molto chiara: siamo ancora qui, suoniamo ancora così e non abbiamo alcuna intenzione di cambiare pelle.
Pubblicato da Steamhammer, Kickstarter è un disco che non maschera il proprio DNA, anzi lo espone senza pudore. Heavy metal classico, ruvido, diretto, con un cuore hard rock che pulsa forte e senza sofisticazioni inutili. La matrice è evidente fin dal primo ascolto: ritmiche quadrate, chitarre che puntano all’impatto più che alla rifinitura, ritornelli pensati per essere urlati più che analizzati. Non c’è alcuna ricerca di profondità concettuale, né ambizioni narrative o simboliche: qui il linguaggio è quello del corpo, dell’energia, della risposta immediata. È musica che vive nell’istante, nel volume, nella ripetizione che diventa rito. Il piacere è semplice, quasi meccanico: suonare forte, andare dritti, non guardarsi troppo indietro.

La title track Kickstarter apre il disco come un avviamento a pedale, profondamente analogico, senza mediazioni: un colpo secco, diretto, senza esitazioni. Il brano si regge su un riff essenziale e su una scansione ritmica che non concede pause, fissando subito il perimetro dell’album. Non c’è sorpresa, ma c’è una coerenza immediata. È una partenza efficace più per energia che per originalità, ma perfettamente allineata con l’identità della band. Caught in the Action e Open Fire proseguono senza deviazioni, alternando mid-tempo robusti e accelerazioni controllate, con chitarre che scelgono la chiarezza del fraseggio e la solidità del suono piuttosto che la complessità o la ricerca di soluzioni fuori asse. Il disco vive e respira attraverso una formula ormai rodata, quasi cristallizzata: strofe compatte, ritornelli immediati, assoli brevi e funzionali, mai invasivi. Keep Rolling incarna alla perfezione questo approccio, con un andamento più cadenzato e una vena quasi boogie che richiama il lato più stradale e terragno dell’hard rock. È un brano che scorre senza attriti, pensato per accompagnare più che per dominare. Hit the Road, al contrario, è uno dei momenti più dinamici del disco, spinto da un groove costante che invita al movimento fisico, al battere del piede, più che a qualsiasi forma di riflessione. Il problema — inevitabile, ma impossibile da ignorare — risiede pure nella gestione vocale. Dag “Hell” Hofer canta con una dedizione totale a un timbro ben preciso: stridulo, aggressivo, volutamente sopra le righe. Un’impostazione che omaggia in maniera dichiarata una tradizione specifica, ma che alla lunga rischia di trasformarsi in un limite. Se su brani come Avenger e Chained by Metal l’effetto funziona, sostenuto dalla compattezza dell’arrangiamento, su altri episodi la voce tende a saturare l’ascolto, togliendo respiro a strutture che avrebbero beneficiato di una maggiore varietà interpretativa. È una scelta identitaria, certo, ma anche una lama a doppio taglio. Dal punto di vista strumentale, però, Kickstarter non mostra cedimenti evidenti. Spitfire e Full Throttle confermano una band affiatata, consapevole dei propri mezzi e capace di mantenere alta la tensione senza strafare. La sezione ritmica è solida, sempre al servizio del brano, mai invadente. Le chitarre lavorano per efficacia più che per virtuosismo, puntando alla compattezza del suono e alla riconoscibilità del riff. Strike at Night è uno dei pezzi più convincenti proprio per questo equilibrio: diretto, compatto, privo di fronzoli, esattamente come ci si aspetta dai Bullet. La chiusura affidata a Night Falls Down rallenta leggermente il passo e introduce un’atmosfera più controllata, quasi riflessiva, senza però uscire dal perimetro stilistico tracciato dall’inizio. Non è un finale memorabile, né cerca di esserlo. È coerente, e tanto basta: Kickstarter non punta al climax, non cerca la catarsi. Cerca una continuità, una linea retta che non si interrompe.

In definitiva, Kickstarter è un disco onesto, nel senso più concreto del termine. Non sposta equilibri, non innova e non sorprende. Ma non tradisce nemmeno. I Bullet consegnano un lavoro fedele alla propria storia e al proprio pubblico, che farà la gioia di chi li segue da anni e che difficilmente conquisterà nuovi territori. È heavy metal suonato con convinzione, senza filtri né strategie, con tutti i limiti e i pregi che questo comporta. E, a volte, anche questo ha un valore preciso.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
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Diego75
Sabato 17 Gennaio 2026, 11.14.41
1
Dopo 3 dischi ascoltati....band inutile che cerca di rimarcare i soliti stilemi anni 80 ...a mio parere sono l\'incarnazione dell\' impersonalità fatta in musica...solita roba trita e ritrita da 50 anni a questa parte...manco uno spunto personale che li differenzi.
INFORMAZIONI
2026
Steamhammer
Heavy
Tracklist
1. Kickstarter
2. Caught in the Action
3. Open Fire
4. Keep Rolling
5. Hit the Road
6. Avenger
7. Chained by Metal
8. Spitfire
9. Full Throttle
10. Strike at Night
11. Night Falls Down
Line Up
Dag “Hell” Hofer (Voce)
Hampus Klang (Chitarra)
Freddie Johansson (Chitarra)
Gustav Hector (Basso)
Gustav Hjortsjö (Batteria)
 
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