|
|
23/05/26
THE GATHERING
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
|
|
Alpha Destroyer - Fast Lane
|
12/01/2026
( 741 letture )
|
Esordio discografico per gli Alpha Destroyer, una sorta di superband che affonda le proprie radici nella scena odierna e, lapalissianamente, in quella sleaze del passato. Il quintetto sfodera componenti di grande esperienza e trascorsi come Martin Sweet dei Crashdiet, Kelly Lemieux dei Buckcherry ed Eric Sexton Dorsett degli Sleepless, ma anche il produttore Kevin Hahn alla chitarra, e Ryan Mcphail alle pelli, sanno decisamente il fatto loro.
10 brani granulosi, potenti, ruvidissimi, ben scritti e pensati, corredati da una copertina divertente, colorata e sgangherata, poi si parte subito all’attacco con l’opener Straight Into the Grind. Dal primo secondo scocca repentinamente una song dal profondo spirito punk, che interseca ritmiche oscure, dilatate, un solo della guitar brulicante, cori profondi e un ritornello cantabilissimo al primo ascolto, bella la partenza mixando almeno tre generi, subito doppiata da Masterplan che caldeggia arie e atmosfere stradaiole, con chitarre pressanti e ottimi arrangiamenti che definiscono il brano. La voce ricorda parecchio il grande Maestro Alice Cooper, e quegli abbassamenti di tono su cui si inseriscono cori settantiani, rendono ancora più appetibile la proposta, caotizzando il tutto con un solo dell’ascia che spinge sulla crosta terrestre della song per fuoriuscire: altro bel colpo. Dirt in the Ground sprizza caligine da tuti i pori con il suo andamento rallentato e spessissimo, intermezzato da ottime melodie, mentre la batteria rulla a più non posso, liberando miasmi positivi nel bridge, riff di chitarroni giganteschi e controvoci azzeccate. Lobotomized sa di armageddon sonoro e puro disordine, con un’anima sleaze sozza e scalciante, e una direzionalità carichissima, che sfocia in un chorus cantilenante e darkeggiante, con cori virili che recitano un ruolo importante: accelerazione finale bruciante e solo guitar adeguato. Transmission si rivela opprimente nelle scansioni visitate dal combo, basso pulsante, chitarre ora pressanti ora dissonanti, voce leggermente filtrata che pugnala una struttura decadente, sempre pronta ad aumentare i giri del motore salvo avviare improvvisi cali di ritmo, ovviamente voluti, insomma Martin Sweet e soci sanno bene dove andare a parare. La title track spara che è una libidine, grattugiando l’asfalto con le chitarre e indirizzando il brano verso lidi ancora una volta darkeggianti, come spesso accade in questo disco, poi l’immancabile piede premuto sul pedale del gas, in accelerata, partorisce l’inciso, anche se non siamo davanti ad un miracolo compositivo, invece Sweet Dreams From Oblivion sforna accordi più solari e tutto l’andamento del pezzo ne giova: i cori appaiono più azzurrati e le chitarre, pur durissime, aprono scenari che l’ugola del frontman comanda e domina, con armonizzazioni vocali convincenti, così come l’assolo della sei corde. Poi giunge il momento di lasciare spazio a Manic Messiah, tassello migliore di tutta la release, grazie ai suoi accenti incalzanti, le melodie lucenti e brillanti, e una produzione sicuramente più pulita, senza però perdere un grammo di densità e ruvidezza street; ecco, qui le armonie prendono il sopravvento con risultati molto buoni. Conspiracy esplode su sei corde compresse che escono dagli ampli come un rombo di tuono, pronte a sgretolare ogni ostacolo gli si pari di fronte, con coltri di potenza, cattiveria e sporcizia a gogò, e una resa sonora davvero al limite del bordello. The Prophet saluta gli astanti e pone il punto esclamativo sul disco, distendendo un gran bel ritaglio sulfureo, scandito, con un abbassamento di tono quasi horrorifico e coralità infernali che vestono la struttura, completando il tutto con un solo guitar molto lisergico.
Un buon esordio questo Fast Lane, incentrato su tantissimi cambi di tempo, riff dall’innegabile potenza, e atmosfere nere come l’ossidiana, le melodie appuntite e sporche funzionano, ma non trovano spazio aperto a parte alcuni episodi; l’impressione che fa capolino è che, a volte, la band pare voler suonare pesantissimo per tentare la carta del riconoscimento istantaneo, da parte di chi ascolta. Vista la notevole esperienza dei componenti e la bravura indubbia nella scrittura, se la band resisterà al tempo, potremo osservare in futuro alcune soluzioni melodiche certamente più marcate e commestibili, più adatte alla diffusione verso il grande pubblico. Al momento chi ama un mix fatto di ventate sleaze, immediatezza punk, catramate grunge, il tutto supportato da arie darkeggianti, atmosfere soffocanti e pesanti come la ghisa, qui troverà tracce decisamente intriganti e stuzzicanti. Un disco da ascoltarsi con matura attenzione, senza porsi limiti o steccati mentali.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
5
|
|
@Mic: Jagged Edge (il gruppo R&B) però debuttarono nel 1997 con l\'album omonimo. A meno che non intendi i britannici di Fuel for Your Soul (1990, ultimo prima di sciogliersi). |
|
|
|
|
|
|
4
|
|
Belli quegli anni. Compravo i primi CD nel settore metal anche un po\' a caso. Ricordo di ave conosciuto così i Noisy Mama, i Jagged Edge, ma anche i Solitude aeturnus |
|
|
|
|
|
|
3
|
|
Non so, musicalmente mi ricordano qualcosa dei primi alice in chains, parere mio ovviamente 🤘🎸🍻 |
|
|
|
|
|
|
2
|
|
Everybody Has One, 1991, unico loro album in studio diciamo pure che è uguale spiaccicata (senza dimenticare Fast Loud Death, degli ormai compianti Lost Society, anche se va per il senso opposto). |
|
|
|
|
|
|
1
|
|
La copertina mi ricorda un vecchio CD dei Noisy Mama |
|
|
|
|
|
INFORMAZIONI |
 |
 |
|
|
|
Necromantic Press Records
|
|
|
|
|
Tracklist
|
1. Straight Into the Grind 2. Masterplan 3. Dirt in the Ground 4. Lobotomized 5. Transmission 6. Fast Lane 7. Sweet Dreams from Oblivion 8. Manic Messiah 9. Conspiracy 10. The Prophet
|
|
|
Line Up
|
Eric Sexton Dorsett (Voce) Martin Sweet (Chitarre) Kevin Hahn (Chitarre) Kelly Lemieux (Basso) Ryan Mcphail (Batteria)
|
|
|
| |
RECENSIONI |
 |
|
|
|
|
|