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23/05/26
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For My Pain - Buried Blue
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12/01/2026
( 1332 letture )
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I For My Pain non sono mai stati una band come le altre, nemmeno quando il contesto sembrava volerli rendere perfettamente inclassificabili. Sono sempre esistiti in una zona laterale, un luogo emotivo più che di genere, dove il gothic metal era contaminato e non serviva a costruire pose o iconografie, ma a dare forma a un tipo di malinconia nordica, trattenuta, quasi educata nel suo dolore. Quando scomparvero, agli inizi degli anni Duemila, non lasciarono tanto un vuoto discografico quanto una sensazione di incompiutezza: come una frase a metà, interrotta non per mancanza di idee, ma perché la vita — e i suoi tempi — avevano deciso diversamente. Non lasciarono grandi rimpianti, anche perché di band interessanti da quelle parti ne uscivano a bizzeffe. Buried Blue arriva dopo un’assenza così lunga da aver smesso di sembrare un’attesa, e difatti erano più quelli che li avevano dimenticati rispetto a chi li stava ancora aspettando. Il disco si presenta con un passo sobrio, ed è proprio questo il suo primo punto di forza: i For My Pain non tornano per inseguire un pubblico che nel frattempo è cambiato, tornano perché avevano ancora qualcosa da dire — e quel qualcosa non poteva restare sepolto. C’è un senso di continuità molto forte con il passato, malgrado gli anni, ma non si tratta di semplice riproposizione. Le radici sono evidenti, ma il suono è più riflessivo, meno legato all’urgenza melodica dei primi lavori. Le canzoni respirano, appaiono più meditate, costruite con pazienza. Le tastiere disegnano paesaggi ampi, mai invadenti, mentre le chitarre lavorano su una malinconia stratificata, fatta di riff che non cercano lo strappo violento, ma si insinuano passo dopo passo. La voce di Juha Kylmänen resta il cuore emotivo dell’album. Non chiede compassione, ma è una voce vissuta, che sembra cantare per necessità. Fragile ma controllata, tiene insieme ogni brano con un equilibrio discreto. È qui che Buried Blue trova il suo centro umano: non nell’eccesso emotivo, ma nella capacità di raccontare il dolore senza teatralità, con la sincerità di chi ha già visto molto. L’album scorre come un flusso coerente, più che come una raccolta di singoli episodi. I brani non puntano a colpi a effetto né a ritornelli immediatamente memorabili; preferiscono crescere lentamente, svelando dettagli ascolto dopo ascolto. Alcuni momenti si aprono a soluzioni più ariose, quasi contemplative, come Windows Are Weeping con Troy Donockley al flauto, mentre altri rimangono in una dimensione intima e crepuscolare, come Child of the Fallen. Quando compaiono elementi diversi dal consueto — strumenti aggiuntivi, voci ospiti come Riina Rinkinen in Tether — lo fanno con misura, senza mai rompere l’equilibrio complessivo.
Buried Blue è un lavoro che richiede tempo e attenzione, una predisposizione all’ascolto profondo. Per chi è abituato alla frammentazione digitale, può apparire anacronistico, ma è proprio questo a renderlo migliore di quanto ci saremmo potuti aspettare. I For My Pain rimangono fedeli a un’estetica emotiva precisa, fatta di ombre, silenzi e melodie che non cercano consolazione immediata. C’è però anche una prudenza che attraversa tutto l’album. A volte sembra trattenersi, come se avesse paura di spingersi fino in fondo. Alcune soluzioni restano sul filo della sicurezza, impedendo al disco di raggiungere quei picchi emotivi assoluti che avrebbero potuto renderlo imprescindibile. Non tutti i brani colpiscono allo stesso modo. Più che un album di vertici, Buried Blue è un album di continuità emotiva. In definitiva, Buried Blue è un ritorno profondamente umano: non perfetto, ma autentico. I For My Pain tornano senza clamore, e forse è proprio questa discrezione a renderli ancora capaci di farsi ascoltare. Non era scontato. E, in fondo, forse non era nemmeno necessario. Eppure, alla fine, è semplicemente bello che sia successo.
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8
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Ignorate il troll per favore, grazie |
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7
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Antonello …ANTONELLO!!!! non sparare minchiate! fai il bravo |
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6
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Ascoltato tutto oggi, memore di quel Fallen di tanti anni fa… che bello, mi è davvero piaciuto un sacco, mi ha fatto rivivere atmosfere che non provavo da molti anni con una gran nostalgia. Bentornati! |
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5
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Io non comprendo il bisogno di mettere a confronto due band decisamente diverse tra loro.
È come mettere a confronto gli Iron Maiden con u Metallica: È sempre metal ma viaggiano su binari completamente differenti 😅 |
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4
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Per dire che i Novembre sono una band da sagra paesana uno deve essere proprio.....poi anche a me a sprazzi la voce di Carmelo su quest\'ultimo album infastidisce.
Parlando dei for my pain, ho ascoltato alcune nuove canzoni e non hanno proprio nulla di eccezionale comparati alle loro uscite passate. Nella scena diciamo \"goth\" Finnica degli anni 2000 che era all\'apice non è che spiccassero come un gruppo memorabile, buon gruppo nella media dell\'epoca......Invece tornando ai Novembre hanno fatto e fanno la storia del Metal Italiano, seppur sia anche io dell\'opinione che un 90 all\'ultimo Novembre sia esagerato, sono di tutt\'altro spessore. |
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3
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Un gran bel ritorno. Album impegnativo ma super coinvolgente. |
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2
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Dare 82 a questo lavoro eccellente e 90 a quellanroba inascoltabile dell\'ultimomd i Novembre, gruppo da sag a paesana, significa o essere sordi o essere incompetenti o no essere faziosi
magari tutte e trenoencose insieme.
Quando esto è un lavoro.profondo, pieno di spunti, di momenti memorabili.
Quell\' altro cantato da uno che non sa cantare
va b n, contentinl voi.
ah, dimenticavo, stesso recensore, mi sono preso la libertà di controllare. |
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1
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Che bel ritorno. Ai tempi il loro album Fallen si era fatto apprezzare nel genere \"Love Metal\" alla Him... ma li rimase.
Vederli tornare dopo tutti sti anni... in gran forma, è quasi un revival.
L\'album lo sto ancora ascoltando, alcuni brani sono davvero molto belli e riprendono quelle sonorità degli anni 2000 che per noi nostalgici è davvero piacevole... dove poi tutto è messo in evidenza dalla tastiera.
Ancora da capire bene... ma per ora, a parere mio, supera decisamente la sufficienza. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Hungry For Desire 2. Windows Are Weeping (feat. Troy Donockley) 3. WitchBitch Elite 4. Child of the Fallen 5. Gone Tomorrow 6. Time Will Heal Our Wounds 7. Tether (feat. Riina Rinkinen) 8. Isle of Solitude 9. Recoil Into Darkness 10. Black Calla Lilies 11. Burnt‑Out Sun
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Line Up
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Juha Kylmänen (Voce) Lauri Tuohimaa (Chitarra) Olli‑Pekka Törrö (Chitarra) Marco Sneck (Tastiere) Altti Veteläinen (Basso) Ari‑Matti Pohjola (Batteria)
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RECENSIONI |
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