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23/05/26
THE GATHERING
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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Alter Bridge - Alter Bridge
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16/01/2026
( 2825 letture )
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Come preannunciato ad inizio dello scorso anno in occasione della recensione dell’ultimo lavoro solista di Mark Tremonti, con la solita precisione quasi chirurgica (quasi perché invece del solito periodo autunnale, siamo in inverno pieno), esce su Napalm Records l’ottava fatica della band di Orlando, ovvero l’eponimo Alter Bridge. Partiamo proprio da questo punto, sicuramente non fondamentale, ma abbastanza rilevante in quella che poi sarà tutta l’economia del disco in questione. Intitolare un disco con il proprio nome, a meno che non sia un disco di esordio, è quasi sempre un gesto che sa di bilancio, una sorta di punto fermo messo lì dai musicisti per riassumere in qualche forma il "chi" e il "cosa" siamo, per cristallizzare nel tempo lo stato di salute della band. Anche in questo caso, infatti, Alter Bridge rientra pienamente in questa categoria, in quanto, pur non essendo un disco destinato a riscrivere la storia del gruppo né tantomeno ad avere la pretesa di essere un nuovo Blackbird o un nuovo Fortress -ne è ahinoi ben lontano-, è comunque un album di ottima fattura, suonato e prodotto in modo impeccabile, che fotografa una band estremamente solida, consapevole dei propri mezzi, ma forse anche un po’ troppo a suo agio nella comfort zone costruita in oltre vent’anni di carriera.
La resa sonora è eccellente, potente ma sempre leggibile, e la produzione di Michael “Elvis” Baskette garantisce (questa volta) un equilibrio ideale tra muscoli e definizione, con chitarre sempre in primo piano, una sezione ritmica granitica e voci ben incastonate nel mix. Mark Tremonti e Myles Kennedy lavorano alle sei corde con grande affiatamento, alternando riff robusti, armonizzazioni curate e assoli sempre funzionali ai brani, mentre Brian Marshall e Scott Philips confermano ancora una volta di essere una delle sezioni ritmiche più affidabili della scena rock moderna, capaci di sostenere ogni variazione dinamica senza mai perdere compattezza. Detto questo, Alter Bridge è anche un disco che mostra chiaramente alcuni limiti, primo fra tutti una certa mancanza di immediatezza melodica rispetto ad altri capitoli della discografia. Questo non è necessariamente un male, perché non tutto deve colpire al primo ascolto, ma in questo caso la scelta di puntare su soluzioni più sobrie e meno esplosive finisce per rendere l’insieme piuttosto uniforme, quasi monocromatico, soprattutto nella parte centrale della scaletta, dove più di una canzone sembra muoversi su binari già noti, scritta con grande mestiere ma anche con una sensazione di pilota automatico che smorza un po’ lo slancio creativo. Parliamoci chiaro e affrontiamo l’elefante nella stanza: molto più che probabilmente, il tutto è dovuto alla forte sovraesposizione musicale avuta negli ultimi due lustri dai due mastermind della band, entrambi costantemente impegnati in progetti solisti e collaborazioni parallele; è inevitabile che intervallare in maniera regolare le uscite degli Alter Bridge con album solisti di ottima fattura e side project con colleghi illustri finisca per abbassare, almeno in parte, la qualità media e la freschezza del materiale della band madre, e questo album sembra risentirne più di altri. Ciò non deve però ingannare l’ascoltatore potenziale, in quanto si tratta comunque di un ottimo prodotto, ci sono schiere di musicisti che "ucciderebbero" per pubblicare un album del genere. Siamo di fronte, infatti, ad un album che scorre comunque dannatamente bene e che suona "nel modo giusto" fin dall’inizio, con una Silent Divide, tra l’altro anche primo singolo, che apre il disco in modo con il consueto trademark sonoro della band e che di fatto mettere l’ascoltatore a proprio agio ripercorrendo stilemi e percorsi sonori già battuti in precedenza. Anche le successive Rue the Day e Power Down, pur facendosi notare per un consistente indurimento sonoro, con riff decisamente pesanti, ribadiscono comunque il trademark della band senza particolari sussulti; buone le idee, ma una maggior spinta melodica non avrebbe assolutamente guastato. Come anticipato in sede di incipit, il filo rosso che collega tutto il disco è una certa omogeneità sonora, ovvero un irrobustimento del suono a scapito delle tipiche melodie ariose, soprattutto nei ritornelli, cosa che però viene parzialmente sconfessata da Trust In Me, prima delle due canzoni in cui Mark Tremonti e Myles Kennedy si alternano al microfono. Per onestà intellettuale, una scelta che giova molto per un brano che, pur ricordando molto il Tremonti solista, risulta essere assolutamente ottima e piacevole all’ascolto. Molto buona ed apprezzabile, anch’essa con un ritornello leggermente più arioso del mood medio del disco, è Tested and Able, seconda e ultima canzone che vede la condivisione del microfono tra i due chitarristi, che nonostante soluzioni già sentite e apprezzate, riesce a ritagliarsi un piccolo spazio. Per quanto alternare il microfono con un cantante del calibro di Kennedy apra a confronti impietosi, va reso atto che Tremonti ha trovato nel tempo una sua dimensione e che, nel caso specifico, la scelta di farlo cantare contribuisce a spezzare la linearità dell’ascolto dei brani. Hang By a Thread, ballad immancabile all'interno degli album dei nostri, risulta essere assolutamente riuscita e piacevole nella sua fruizione, per quanto fortemente debitrice alle mastodontiche Before Tomorrow Comes e Watch Over You. Da citare sicuramente il quarto singolo, curiosamente uscito appena il giorno prima dell’album, ovvero Scales Are Falling, che a differenza degli altri singoli precedentemente pubblicati, Playing Aces e What Lies Within, decisamente al limite del riempitivo, ha dalla sua una struttura ritmica molto interessante, in particolar modo il dissonate arpeggio iniziale, che con il suo incedere oscuro regala all’ ascoltatore un brano non usuale, quantomeno nelle strofe. Arrivati ormai alla fine disco, la sensazione è quella di aver ascoltato un lavoro ben scritto, ma decisamente privo di sussulti e di dover purtroppo ammettere che, nonostante la qualità innegabile, anche i nostri possano aver perso il fuoco dell’ispirazione; per nostra fortuna, gli Alter Bridge la sanno molto lunga e decidono di piazzare in chiusura quella che entra di diritto nell'Olimpo dei brani migliori della band, ovvero la lunga suite finale Slave to Master, vero e proprio punto di forza del disco; i quattro di Orlando, si prendono infatti tutto il tempo necessario per costruire una composizione articolata, dinamica e ambiziosa, a tratti progressiva, che mette in risalto le reali capacità della band e dimostra come, quando decidono di uscire dagli schemi più consolidati, gli Alter Bridge sappiano ancora scrivere canzoni di grande spessore, cosa che se da una parte rassicura, dall’ altra conferma quanto sopra detto, ovvero che con i giusti tempi e senza sovraesposizioni, molto probabilmente ogni loro disco risulterebbe essere qualitativamente inappuntabile.
In definitiva, per quanto Alter Bridge risulti essere qualitativamente inferiore ai lavori passati della band e sicuramente inferiore al precedente e ottimo Pawns & Kings, molto più ispirato e focalizzato, rimane certo più convincente e maturo di un lavoro incerto come Walk the Sky, in quanto molto più solido, coerente e piacevole. Nonostante tutto, un album che conferma la band su livelli di assoluta affidabilità, se pur con qualche inevitabile segno di stanchezza creativa.
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Dopo vari ascolti album fantastico che prosegue migliorando il cammino intrapreso con il precedente lavoro. Sezione ritmica rocciosa, chitarre ottime come sempre e ovviamente la voce divina di Myles (a chi piace ovviamente).
Ah, ieri sera concerto a Bergamo spettacolare in una location stupenda. W la musica che ci piace tanto! |
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Ho letto sui social la versione del management degli Alter Bridge, vista la precaria situazione di sicurezza si è preso la responsabilità di non fare esibire le band, ha anche postato delle foto del palco e dell\'impianto aggiungendo che non gli era mai capitato di trovare un locale ridotto in questo modo, ho visto le foto e sono veramente agghiaccianti, possibile che grazie ai gestori dell\'Atlantico l\'Italia debba fare la figura del paese da terzo mondo? Sono in forte imbarazzo per i gestori dell\'Atlantico che stanno pure provando ad arrampicarsi sugli specchi pur di difendersi, questi tizi hanno veramente la faccia come il c@@@! |
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Me lo chiedo anch\'io, evidentemente speravano che polizia, stato, audience e quant\'altro dormissero o fossero rincoglioniti causa invecchiamente precoce, ma così è andata. Magari nel 2028 salterà fuori \"Sleep Token: Una data Roma all\'Atlantico Live 1 settimana prima, biglietti 100 euro\", roba che Roberto Rosa spostati proprio. |
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@Transcendence mi sono sempre chiesto come mai vengono organizzati eventi che poi sanno che verranno annullati, cioè chi ci perde e chi ci guadagna dietro? Mi spiego, il gruppo immagino verrà risarcito per il viaggio a vuoto, i biglietti dovrebbero venire rimborsati ai consumatori, quindi dove sta l\'interesse e il profitto nell\'organizzare e poi annullare un concerto all\'ultimo minuto? |
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P.P.S.: Tra l\'altro, la data prima di 2 settimane fa neanche esisteva, lo so perché controllo i siti di eventi in zona ogni settimana, e già questo doveva far venire un altro sospetto. |
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@Fulvio: Infatti mi stavo chiedendo, \"cazzo, ma dopo quello che è successo con che coraggio hanno ancora il coraggio di annunciare altre date che tanto so già verranno annullate il giorno prima\"? Infatti, ci avevo visto giusto (65 euro tra l\'altro, mica bruscolini). Fortuna che in zona Roma di posti ne abbiamo almeno altri 5-6, altrimenti non avevamo neanche gli occhi per piangere. L\'unica cosa da fare è spargere la voce e il passaparola. P.S: Sold out un par de palle, se metto 5 biglietti in prevendita, raggiungo il sold out pure con il gruppo di mio cugggino, basta contattare i bagarini adatti... |
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Il concerto degli Alter Bridge di stasera a Roma è stato ANNULLATO!!! Il giorno stesso per giunta dopo che era pure sold out è proprio inaccettabile!!!! Cari organizzatori, spero che leggiate il messaggio che ho per voi: DEVE VENIRVI UN CANCHERO SU PER IL BUCO DEL CULO!!!! Sono 15 anni che ci sono problemi con quel cesso di palazzetto dell\\\'Atlantico perchè non è a norma e i gestori non presentano la documentazione necessaria per l\\\'agibilità, in principio venne annullato un concerto di Avicii poi pochi anni fa annullarono il concerto dei Volbeat e spostarono i Blind Guardian all\\\'Orion, quest\\\'anno avevano riaperto con annunci trionfali e invece è sempre la solita storia!!!! Pezzi di merda!!! Ma gli organizzatori non dovrebbero pagare grosse multe quando organizzano di proposito eventi in posti non a norma??? E oltre ai biglietti chi ripaga gli spettatori??? Penso a quelli che venivano dal sud che si sono dovuti prendere un giorno di ferie, che hanno già pagato viaggio e alloggio, carichi per il concerto di stasera, ma che poi si ritrovano danneggiati da questi stronzi di organizzatori!!! Ma ci rendiamo conto come siamo messi in Italia??? Vergognatevi!!!! Poi non ci meravigliamo se molti gruppi saltano l\\\'Italia dai loro tour o fanno concerti solo a Milano!!! Mortacci vostri infami farabutti!!!!!!! |
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Torno a commentare dopo ulteriori ascolti, per album davvero grande e ispirato, penso anche io che dovrebbero dilatare i tempi di pubblicazione, visto che il già sentito aleggia in ogni loro lavoro, però questo è un discone, mi piacciono tutti i pezzi. Siamo ai livelli del disco precedente. 80 pieno |
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Ci ho sperato..E anche tanto che sarebbe stato l\'album in un certo senso di una rinascita. Putroppo non ci siamo a mio avviso. Eppure non capisco, Mark per me e\' un genio, e si vanta sempre di sfornare centinaia di riff prima di scegliere quelli per l\'album.Ma a me sembra tutto piatto. Quando si parla degli AB, io consiglio sempre uno \"nuovo\" di ascoltare si il Live At The Royal Albert Hall. Un capolavoro che non solo mostra il meglio della loro discografia e delle loro capacita\', ma esalta anche la loro incredibile bravura nell\'eseguire i pezzi dal vivo. Poi passo agli ultimi 2-3 album e mi deprimo...Forse e\' il caso di ampliare il gap tra un album e altro (lo so non dipende dal loro ma dal contratto), forse serve qualche fonte di ispirazione o forse siamo arrivati al capolinea della loro creativita\'. Spero di no, Miles e Mark per me ripeto sono dei fenomeni e fatico a credere che abbiamo consumato tutta la \"benzina\". Vabbe, mi riascolto il live per l\'ennesissima volta.. |
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Premetto che non sono un fan della band (tutt\'altro) e che la voce non rientra ora come allora tra quelle che preferisco, sentito qualche volta e a mio avviso meglio degli ultimi rilasci..mi pare più frizzante e vivace.
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Ascoltato per la decima volta, niente da fare...peccato perché Slave To Master risulta essere un capolavoro, davvero bella! Uno dei loro migliori pezzi!
Il mio disco preferito resta AB III e penso sarà difficile da superare.. per questo 65/70 va più che bene, almeno per le mie povere orecchie stanche che aspettano di ascoltare dischi magici con produzioni molto più dinamiche, suoni compressi che rendono piatti e monotoni quasi l intera musica moderna
...e che ci si può fare, ormai quasi tutto suona uguale! La dinamica è vita cari produttori di oggi giorno date spazio alle emozioni delle note senza castrarle fortemente il loro movimento, annullando il respiro delle note! |
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12
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Mi chiedo quale disco abbiano ascoltato quelli che stroncano un album del genere. Abbiamo sentito lo stesso album? Qui sento puzza di critiche prevenute, vi sta sul cazzo la band, ok, ma scommetto che non avete sentito mezza canzone, oppure avete sentito 30 secondi il singolo e basta. Ne riparliamo tra qualche mese, quando magari commenteranno coloro che hanno sentito veramente l\'album e lo avranno approfondito. Per quanto mi riguarda, è ottimo, come lo era stato il precedente. Contando poi che gli AB non hanno mai toppato, anche il tanto criticato Walk the Sky è un bel disco. Confermo il voto della recensione. |
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11
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77 è proprio volerli bene.. |
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10
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Non ho ancora ascoltato quasi nulla targato 2026; questo e i Soen saranno tra i primi di sicuro, sperando in bene. |
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9
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piatto, monotono anonimo come promette la copertina ....finiti |
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8
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Voilà, come sottolineato nella ottima recensione, è un disco di maniera come lo sono stati gli ultimi degli Alter Bridge. Da questo \"passez et continuer\" si distingue decisamente un grandissimo pezzo come Slave to Master che mostra come se si dedicassero di più al progetto, potrebbero fare album di altissimo livello. Ma hanno attività varie, contratti in essere, etc. Peccato. Come per tutte le attività \"business first, rest after\" non da mai buoni risultati. Au revoir. |
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7
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Recensione condivisibile. |
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6
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Avevo trovato sorprendente il precedente P&K, a mio parere il loro migliore della seconda fase, questo al momento mi ha lasciato perplesso, mi da però l’impressione di essere un album che possa crescere molto con gli ascolti. L’inizio di Silent D e la chiusura di Slave sono celestiali. |
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5
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Ottimo album,band che subisce critiche secondo me ingiuste |
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4
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Ennesimo grande lavoro di una grande band, che meriterebbe molto più successo di ciò che ha...su 8 album 7 di altissima qualità, l\'unico poco cattivo e coinvolgente è il troppo sperimentale Walk the sky. Questa meraviglia merita un 80. Meritano anche di esser visti dal vivo nonostante l\'età che avanza. Grandi Alter. |
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3
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Un bel disco, niente dinsconvolgente ma la qualità c’e ed il voto e’ corretto |
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2
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Lo sto ascoltando ora per la prima volta ed è otttimo! |
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1
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Per me bellissimo, lo sto ascoltando tantissimo |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Silent Divide 2. Rue the Day 3. Power Down 4. Trust In Me 5. Disregarded 6. Tested and Able 7. What Lies Within 8. Hang By a Thread 9. Scales Are Falling 10. Playing Aces 11. What Are You Waiting For 12. Slave To Master
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Line Up
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Myles Kennedy (Voce, Chitarra) Mark Tremonti (Chitarra, Voce) Brian Marshall (Basso) Scott Phillips (Batteria)
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RECENSIONI |
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