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23/05/26
THE GATHERING
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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18/01/2026
( 2770 letture )
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I Soen sono ormai da oltre quindici anni una realtà centrale del metal moderno europeo. Nati nel 2010 attorno alla figura carismatica di Martin López, batterista e songwriter svedese di origini uruguaiane, con trascorsi di spessore in Amon Amarth e Opeth, hanno inizialmente attirato l’attenzione con Cognitive, un progressive metal fortemente debitore delle sonorità “opethiane”, ma già caratterizzato da un groove ritmico profondo e ipnotico di chiara matrice Tool. Con il passare degli anni, la band svedese ha progressivamente affinato un linguaggio sempre più personale, aprendosi a soluzioni melodiche e atmosferiche che hanno richiamato in dosi crescenti anche l’eleganza progressiva di Pink Floyd e Porcupine Tree, soprattutto nelle aperture tastieristiche e nei passaggi più introspettivi. Dopo Tellurian e Lykaia, è stato Lotus a rappresentare nel 2019 il vero apice creativo della loro carriera: un disco ispirato, intenso e profondamente identitario, che ancora oggi resta il riferimento assoluto del loro catalogo. Da lì in avanti, con Imperial, Memorial e ora questo nuovissimo Reliance, i Soen hanno consolidato una formula riconoscibile, diventando a tutti gli effetti tra i primissimi esponenti del progressive/alternative metal contemporaneo, al pari di Leprous, Haken, Karnivool e più recentemente affiancati da nomi emergenti della scena scandinava come i finnici Wheel e i danesi Vola.
Uscito solo pochi giorni fa, Reliance si presenta come un lavoro immediatamente fruibile ma tutt’altro che superficiale, confermando un sound ricercato e tecnico pur senza virtuosismi ostentati, ben ancorato a una sezione ritmica dal grande groove e da un bilanciamento tra riff secchi ed elettrici da un lato e parti tastieristiche capaci di innestare le giuste atmosfere. Il songwriting prosegue nella direzione intrapresa negli ultimi tre album, con una minore purezza progressive in favore di maggiori dosi di alternative metal atmosferico, con strutture compatte, grande attenzione alle dinamiche e una forte componente melodica. I primi due brani, Primal e Mercenary, colpiscono fin da subito per le ritmiche robuste e incalzanti, che per approccio e costruzione ricordano da vicino gli ultimi Conception, con quel mix di groove pesante, tensione controllata e aperture melodiche ben dosate. Discordia, proposto come terzo singolo apripista, indurisce il sound con chitarre ribassate e goove tra djent e alternative, che mescolano la lezione dei maestri Tool con quanto recentemente proposto dagli allievi Wheel. Axis convince per equilibrio tra immediatezza e profondità emotiva, grazie a un ritornello catchy ma mai banale e a un lavoro chitarristico elegante, mentre Huntress è uno dei momenti più accessibili del disco, costruito su un crescendo emotivo che mette in luce la voce sempre più sicura e carismatica di Joel Ekelöf appoggiata sulle ottime trame pianistiche dell’ottimo Lars Åhlund, innesto davvero azzeccato nella formazione svedese. Unbound è un altro brano dal potenziale commerciale, catchy sulla falsariga degli ultimissimi Amorphis e con un buonissimo solo di Cody Ford. L’ultimo singolo, Indifferent, è invece una vera e propria power ballad moderna, dai forti accenti malinconici e quasi gothic, sospesa tra oscurità e luce, con atmosfere notturne, arrangiamenti dilatati e un’intensità emotiva che rappresenta uno dei picchi emotivi dell’album, ancora una volta marchiata dalle performance emozionali di Ekelöf e Åhlund e che entra di diritto tra i classici della discografia della band, grazie anche alle note dosate di Ford, qui debitrici della lezione di Gilmour e Wilson. Grandi interpretazioni anche nella triade finale composta da Drifter, Draconian, con il range di chitarre sugli scudi, mentre è la delicata e malinconica ballad Vellichor che chiude i tre quarti d’ora di ottima musica, su atmosfere delicate che portano alla mente i The Gathering di metà carriera con sprazzi di Katatonia e degli ultimi Fates Warning. La produzione nei dieci brani risulta, come per i precedenti due lavori, cristallina e avvolgente, con la batteria di López profonda e organica e una sezione ritmica che privilegia il groove alla complessità fine a sé stessa.
Nel complesso, Reliance è un disco solido, maturo e di alto livello, che conferma la levatura dei Soen nel panorama metal attuale e la classe interpretativa della band. Allo stesso tempo, evidenzia una certa standardizzazione del linguaggio compositivo che caratterizza anche altre band di riferimento come gli Amorphis: si va sul sicuro, si perfeziona una formula collaudata, ma si rischia di rinunciare a parte della spinta evolutiva che aveva reso speciali alcuni dei lavori precedenti. Non siamo ai livelli di Lotus, che resta il vertice creativo della band, ma Reliance è una prova convincente, coinvolgente e coerente, capace di soddisfare sia i fan storici sia un pubblico più ampio. I Soen non reinventano sé stessi, ma dimostrano ancora una volta di saper interpretare il presente del metal emotivo con autorevolezza e classe.
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X me è un gran bel disco voto giusto ,axis la mia canzone preferita |
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Dopo vari ascolti ritengo questo album leggermente inferiore a Memorial.
Speravo qualcosa in più ma un 75 se lo merita. |
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Concordo sostanzialmente con la maggior parte dei commenti precedenti: disco suonato e prodotto magnificamente, con alcuni pezzi di rilievo e altri meno incisivi ma comunque buoni. Purtroppo sa troppo di sentito e risentito, il che non invoglia al riascolto, nonostante (ripeto) la qualità sia molto alta. Forse dovrebbero aspettare più anni fra una uscita e un’altra. Il mio voto è 70. |
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20
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Ok dopo diversi ascolti mi sento di dare il mio umile giudizio su quest\'ultima fatica dei Soen. Da un lato, capisco chi dice che l\'effetto deja vu è molto forte: le soluzioni sono quelle, i passaggi sono quelli, le linee vocali sono quelle. È palese che i Soen abbiano trovato la loro \"comfort zone\" e abbiano deciso di andare su quella strada. Detto questo, rimane comunque un album che è impossibile giudicare sotto una certa soglia. Per me è rimane un buon prodotto, suonato magistralmente e prodotto da dio. Da persona che ama molto Tellurian e Imperial, non mi aspettavo un album su quei livelli, ma una Band ha tutto il diritto di confezionare anche un album \"carino\", come ritengo questo. 75 |
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Per me il voto corretto e\' 75.
Buon album, pero\' a mio avviso l\'effetto deja vu e\' troppo evidente. Inoltre sono d\'accordo con il commento riguardante la voce: non il mio timbro preferito.
Sono gusti personali eh. |
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Quoto gamba, nonostante ripropongano sempre la stessa formula (come altre decine di band, peraltro) anche io ho avuto l\'impressione ai primi ascolti che abbiano provato a variare un pelo, anche se alcuni brani riprendono palesemente gli stessi \"giri\" di altri episodi precedenti (in Huntress tutto rimanda a Violence). Devo assimilarlo meglio. |
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Sarò io, ma mi sta piacendo nettamente più di Memorial. Ci sento anche meno effetto copia e incolla dei precedenti (esclusa draconian che si avvicina un po\' troppo ad unbreakable). |
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Non riesco a farmi piacere la voce. |
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Con l\'accoppiata Lotus/Imperial (due album che adoro) hanno toccato il loro apice.
Poi Memorial è stata una gradevole ma non certo esaltante scopiazzatura di Imperial, e questo Reliance è, ancor di più, sempre la solita solfa senza il benchè minimo guizzo o lampo di genio.
Tutto formalmente perfetto, ma noioso.
Il titolo della ballad Indifferent dice tutto... |
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Mi spiace fare un commento negativo essendo sostenitore dei Soen fin dagli esordi ma il copia / incolla è veramente imbarazzante …. ok hanno trovato il loro stile ma che 2 coglioni questo album ! Che propongano qualcosa di diverso altrimenti tutte le canzoni si assomigliano e dirò di più … in questo Reliance dove hanno provato a sperimentare un minimo che noia ! Mi spiace ma da fan li devo bocciare |
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13
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Mi era molto piaciuto Imperial ma così come su Memorial, anche qui, la sensazione che abbiano trovato la loro comfort zone e che lì vogliono restare, è fortissima. Tutto, dalla copertina ai titoli dei pezzi, vuole ricalcare i successi precedenti, in maniera anche un po\' troppo palese.
Certo, ascoltando e riascoltando e riascoltando ancora, si notano degli spunti nuovi e delle differenze ma sono dettagli ed è sempre su uno standard già fatto in precedenza e sulle stesse note, che gira il tutto. Non mi ha preso più di tanto. Buono da sound di sottofondo. Au revoir. |
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Sarà un problema mio, da quanto traspare dai commenti qui sotto, ma per me si tratta di un album veramente piatto e prevedibile. Si riesce sempre a prevedere ogni sezione di ogni pezzo. Va bene, hanno trovato la formula perfetta con Lotus, ma questo non significa ripeterla identica e fino alla nausea. Sono musicisti di indubbia qualità, non posso credere che non riescano a sorprendere quasi mai all’interno di un album intero. Sono veramente pochi i momenti sorprendenti. Deja vu costante, salvo per intero Primal, Axis e Huntress. Il resto è un grande meh. Ma il peggio si raggiunge con Vellichor, che presa a sè potrebbe anche sembrare uno dei pezzi migliori, se non fosse un furto clamoroso alle linee vocali di Hope there is someone di Anthony & The Johnson. Ma musicisti di questo calibro hanno davvero necessità di fare queste robe oscene? Per me voto 55. |
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11
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L\'album in questione devo ancora ascoltarlo, ho sentito i singoli e sono \"ok\". Io è da quando è uscito Imperial che lamento l\'effetto copia e incolla dei Soen. Non è solo lo stesso schema che si ripete, ma pure gli stessi accordi, al punto che alcune canzoni praticamente si sovrappongono. Si può tranquillamente cantare il ritornello di Lunacy ascoltando quello di Monarch, sono gli stessi accordi identici. Ormai non mi aspetto per davvero che questa cosa cambi, ascolto le nuove uscite nella ricerca di quel singolo brano un po\' diverso, che nel caso di Memorial è stata la bellissima Vitals, che è anche la migliore prestazione vocale del cantante finora pervenuta. Ma appunto devo sentire il nuovo album. |
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10
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L’anno parte decisamente bene - questo lavoro vale molto. |
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9
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Parto da una riflessione molto onesta da ascoltatore. I Soen suonano sempre estremamente bene: tecnica, dinamica, produzione, atmosfera, tutto è curato con grande maestria. Si sente che sono musicisti nel pieno controllo del loro linguaggio artistico.
Allo stesso tempo, però, emerge una sensazione forte di déjà-vu: strutture, scelte melodiche e arrangiamenti sembrano seguire uno schema talmente consolidato da risultare, all’ascolto, una variante continua della stessa idea. Non è banalità né mancanza di qualità, ma una sorta di stabilità estetica estrema, che rischia di diventare un vero e proprio “copia e incolla”, la stessa cosa che ho notato nell’ultimo Amorphis.
I Soen sono tra le mie band preferite, adoro Cody Ford, Joel sfodera in questo disco un’altra grande performance, la sezione ritmica é eccezionale (inutile dirlo) e Lars è un polistrumentista di livello (anche al sax)
Ma qui mi faccio una domanda: dove sta il confine, per un artista, tra coerenza stilistica e immobilità creativa?
Ascoltatevi Pluton da Tellurian (con Lotus tra i miei preferiti) e ditemi a che livello siamo.
Per questo nuovo disco voto 80 |
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8
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..sto aspettando che arrivi il cd..che ho ordinato.....quel poco che ho ascoltato.....mi sembra all\'altezza dei lavori precedenti..... |
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7
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Per me possono fare ancora altri quattro o cinque album senza cambiare una virgola. Spesso l\'evoluzione è solo un tradimento del proprio sound per cercare nuovi fan, svendendosi a \"diavolerie\" come vocoder o elettronica.
Fanno Metal di classe: Perché dovrebbero suonare come gli Igorrr, i Green Jellÿ, i Waltari o gli Ulver? Perchè? Hanno il loro stile di Metal, prego iddio che non cambino mai! Spero in una carriera coerente alla AC/DC. Meglio restare fedeli a se stessi che cambiare per moda.
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6
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È vero che ormai sono sempre uguali a se stessi e non cambiano la formula. È vero che alcuni pezzi alla fine tendono ad assomigliare ad altri e che questa storia di intitolare canzoni ed album con una sola parola alla lunga stufa. Ma poi, sono le canzoni che decidono se un disco è buono oppure no. E quando ascolti Discordia, Indifferent, Draconian, Primal, Vellichor e poi alcuni assolo di Ford, la pulizia nel suono e la classe che mettono negli arrangiamenti, allora metti da parte tutto il resto e ti lasci emozionare. Anche per me 80 pieno
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5
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Preso ieri. Ascoltato un paio di volte distrattamente. Ma le prime sensazioni sono comunque buone |
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4
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L\'ho ascoltato una volta sola quindi non darò un voto,posso dire che la prima metà del disco è migliore della seconda ma ripeto lo devo ascoltare ancora per farmi un\'idea. |
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3
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A me sta piacendo moltissimo ma sono sono solo al terzo ascolto. Un 8 pieno per ora lo merita |
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2
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Che peccato, nei miei ultimi ascolti, ci metto anche i Novembre, sento un notevole appiattimento delle idee,
Lavori, anche ben prodotti, ben suonati, ma stereotipati, piatti...
Non mi appassionano e nemmeno mi trasmettono voglio di ri-ascoltarli.
Spero sia un discorso circoscritto a queste ultime uscite (2026 proprio poco promettente ad oggi) |
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1
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Lars non è nuovo entrato, è nel gruppo dal 2017 da Likaya.
Disco appena preso ascoltato solo una volta. Da approfondire, ma sicuramente non al livello di Lotus. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Primal 2. Mercenary 3. Discordia 4. Axis 5. Huntress 6. Unbound 7. Indifferent 8. Drifter 9. Draconian 10. Vellichor
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Line Up
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Joel Ekelöf (Voce) Cody Ford (Chitarra) Lars Åhlund (Chitarra, tastiere) Stefan Stenberg (Basso) Martin López (Batteria, percussioni)
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