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23/05/26
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Beyond the Black - Break the Silence
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24/01/2026
( 895 letture )
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Break The Silence è un album che guarda con decisione alla modernità, ma senza pretendere di reinventare nulla, soprattutto nella propria geolocalizzazione artistica. I Beyond the Black si muovono con sicurezza all’interno di coordinate ormai ben definite, affidandosi a una scrittura solida, a una produzione curata e, soprattutto, a una voce che continua a rappresentare il vero fulcro del progetto. I brani scorrono con naturalezza, sono costruiti per risultare immediatamente fruibili, come il genere prevede, e si reggono su cambi di ritmo ben calibrati, che rendono l’ascolto dinamico senza mai diventare dispersivo. Non ci sono colpi di scena clamorosi né svolte radicali, questo è chiaro, ma il disco funziona nel suo insieme e riesce comunque a regalare momenti di attenzione sincera e qualche sporadica emozione, merce sempre più rara nelle produzioni recenti.
Nel corso degli anni, i Beyond the Black hanno affinato un linguaggio personale che oggi appare più consapevole che mai. Break the Silence non è il lavoro di una band in cerca di identità, ma di un gruppo che conosce perfettamente i propri punti di forza e li sfrutta con intelligenza. L’approccio è chiaramente orientato a un melodic metal accessibile, impreziosito da elementi sinfonici ed elettronici che non hanno più il ruolo dominante degli esordi, ma vengono utilizzati come strumenti di contorno, funzionali alla costruzione dell’atmosfera. Tutto è dosato con attenzione: non vi è nulla che sovrasti, e ogni arrangiamento sembra pensato per valorizzare il brano, senza effetti speciali. Uno degli aspetti più evidenti del disco è la sua compattezza. Break the Silence si ascolta come un blocco unico, senza brusche interruzioni o passaggi fuori contesto. I pezzi sono diversi tra loro, ma condividono un’impostazione comune, una sorta di equilibrio costante tra melodia, impatto e introspezione. È un album che preferisce la continuità e lo fa senza rischi, con una coerenza che, nel bene e nel male, lo rende immediatamente riconoscibile. Non c’è mai la sensazione di trovarsi davanti a un riempitivo, ma nemmeno quella di assistere a un momento realmente epocale. La voce di Jennifer Haben rimane il centro gravitazionale dell’intero lavoro. La sua interpretazione è pulita, controllata, sempre perfettamente inserita nel contesto del brano. Non forza mai l’emotività, ma riesce comunque a trasmettere un senso di coinvolgimento autentico, soprattutto nei passaggi più raccolti e riflessivi. È una vocalità che non ha bisogno di eccessi per emergere: basta il timbro, basta la presenza. Anche quando i brani si muovono su terreni più prevedibili, è la sua prova a mantenerli vivi, credibili, ascoltabili. Dal punto di vista compositivo, Break the Silence alterna episodi più diretti ad altri leggermente più elaborati, ma sempre all’interno di una struttura ben riconoscibile. Le chitarre lavorano spesso per stratificazione, creando tappeti solidi su cui si innestano melodie vocali immediate. La sezione ritmica è precisa, funzionale, mai invadente, e contribuisce a dare fluidità all’ascolto senza cercare protagonismi inutili. Le tastiere e gli elementi elettronici entrano ed escono con discrezione, aggiungendo colore e profondità senza snaturare l’impianto metal del disco. L’album dà il meglio di sé nei momenti in cui rallenta leggermente il passo e lascia spazio a un’atmosfera più intima. È lì che emergono quelle brevi ma sincere scintille emotive che rendono l’ascolto più coinvolgente. Non si tratta di passaggi strappalacrime o di grandi pezzi drammatici, ma di piccoli dettagli: una linea vocale più trattenuta, un arrangiamento più arioso, una melodia che resta impressa senza bisogno di urlare. Sono istanti che non cambiano il destino del disco, ma ne rafforzano la personalità. Naturalmente, questa scelta di equilibrio e misura comporta anche dei limiti. Break the Silence difficilmente sorprenderà chi segue da tempo la band o il genere. Alcune soluzioni risultano familiari, a tratti fin troppo sicure e l’impressione generale è quella di un lavoro che preferisce consolidare piuttosto che osare. È un album che convince più per affidabilità che per coraggio e che probabilmente non segnerà un punto di svolta nella discografia del gruppo, pur rappresentandone una sintesi matura e ben rifinita.
In definitiva, Break the Silence è un disco solido, ben scritto e interpretato con professionalità. I Beyond the Black confermano di saper maneggiare il melodic metal moderno con gusto e consapevolezza, offrendo un lavoro che si lascia ascoltare con piacere dall’inizio alla fine. Non è un album destinato a lasciare un segno profondo nella storia del genere, ma è un capitolo coerente di una carriera costruita con intelligenza e costanza. E, a volte, anche questo è più che sufficiente.
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8
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@Painkiller: Intanto sono molto felice di poter rispondere, ho avuto accesso al Forum solo pochi giorni fa! Spero di poter contribuire al più presto e di ascoltare con attenzione tutti i lavori della band. Ci aggiorniamo presto su queste pagine. ☺️ |
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7
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@Emiliano: a quando le rece di Songs of Love and Death, Horizons e l’omonimo Beyond The Black? Li trovo i tre migliori della loro discografia ☺️. |
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6
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Robetta, veramente scadente. Voto 50 |
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5
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...metal melodico ...patinato e piacione....bella voce.... |
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4
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Sono un fan più o meno della prima ora, avendoli conosciuti ed apprezzati sin dalla loro prima calata italica nel 2017. Onestamente, non mi ritrovo molto in quanto scritto nella recensione. Partiamo dalla produzione, deficitaria. Il suono delle chitarre é troppo ribassato e mixato male, l’effetto é quello del “muro sonoro” nel quale é difficile distinguere le trame, i suoni medi e alti sono edulcorati e poco brillanti, ed il tutto risulta poco fresco. Tutto molto stile “ultimi Kamelot” e non a caso c’è Sacha Paeth alla consolle. Come scritto poi, i pezzi scorrono via bene, ma non ci sono highlights, ed l’ascolto per intero del disco lascia l’amaro in bocca. Viene scritto che gli elementi sonfonici ed elettronici non hanno più il ruolo dominante se passato, ma non ci sono mai stati, specie quelli elettronici. Anzi, da metà disco “qualcosa sembra muoversi” ma trovo che i BTB avrebbero potuto osare di più con l’elettronica e provare qualche trama più complessa, scrivendo magari un pezzo più lungo dei canonici 3/4 minuti. Ascoltando la loro versione di wasted years degli iron Maiden in MP3 quanto sopra risulta molto più evidente, il suono è 1000 volte meglio di quello di questo album, ed hanno fatto loro un brano leggendario degli inglesi. Mezza delusione, probabilmente il disco meno piacevole dell loro discografia, secondo forse solo a lost in forever, che però qualche picco ce l’ha. Detto ciò, la voce di Jennifer è fantastica e spero in qualcosa di più prog/elettronico al prossimo giro. |
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3
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Album bellissimo, stra consigliato. Concordo che mostra la piena maturità della band, cosa non scontata. |
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2
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L\'album scorre
gradevole con la solita bella voce della Haben e tanti ritornelli catchy, ma ci sono almeno un paio di filler che in 37 minuti non sono poco,
e poi in alcuni pezzi ci sono degli effetti vocali maschili che ho trovato fastidiosi.
Canzoni preferite le bellissime The art of being alone con il cantante dei Lord of the lost e Let there be rain.
Disco moderno e commerciale che nella loro Germania sta facendo successo (mi risulta sia stato secondo in classifica) ma che personalmente mi ha un po\' deluso, rispetto al precedente omonimo. Per me 73
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1
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Let there be rain è una stupenda perla in un album senza punti deboli. Non suonano un genere che amo particolarmente, ma questo è un disco che merita un ascolto a prescindere dai gusti personali. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Rising High 2. Break The Silence 3. The Art of Being Alone 4. Let There Be Rain 5. Ravens 6. The Flood 7. Can You Hear Me 8. (La Vie Est Un) Cinéma 9. Hologram 10. Weltschmerz
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Line Up
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Jennifer Haben (Voce) Chris Hermsdorfer (Chitarra) Tobi Lodes (Chitarra) Kai Tschierschky (Batteria)
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