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23/05/26
THE GATHERING
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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Lynch Mob - Wicked Sensation
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24/01/2026
( 573 letture )
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Il debutto dei Lynch Mob è un album di grande magnificenza hard rock nel periodo in cui si stava affacciando lo tsunami grunge, che avrebbe spazzato via la scena per come era stata fino a quel momento. Un platter che fece rumore e che sancì la definitiva rottura consumatasi all’interno dei grandiosi Dokken, formazione nella quale convivevano diverse anime e disparate concezioni, un testa a testa tra George Lynch e Don Dokken che aveva portato ad una separazione impossibile da evitare. Un vero peccato capitale per un gruppo meraviglioso che ha segnato indelebilmente gli anni 80. George decide di abbandonare la navicella madre, (gustosi i retroscena perpetratesi negli anni, uno su tutti la scelta del monicker scritto su una cassetta demo da Don), e opta per battezzare un nuovo progetto che contenga il suo nome, portandosi dietro il potente pestapelli e amico Mick Brown, vera macchina ritmica, insieme al magnifico Jeff Pilson, della formazione quadrangolare che ha segnato la storia. Il nuovo poker di musicisti della line up vede il talentuoso e graffiante Oni Logan alla voce e Anthony Esposito al basso, con questi ultimi che contribuiscono in maniera efficace alla stesura e alla definizione dei pezzi, registrati l’anno prima della pubblicazione del disco. Oltre 57 minuti di una miscela musicale effervescente, rocciosa, trapanante, guarnita con grandi melodie potenziate e un produttore come Max Norman, affiancato dal grande Neil Kernon che qui si occupa dell’engineering delle tracce vocali; tre singoli pubblicati come River of Love, la boombastica titletrack, e la brillante No Bed of Roses, il tutto racchiuso in una copertina di deciso impatto, dalla spiccata iconografia hard.
Il riff slameggiante della titletrack fa capire subito a cosa si andrà incontro, la voce tratteggia scampoli benefici e poderosi, il ritornello è un capolavoro, una summa degli eighties con l’ascia di George che spara a più non posso mentre il 4/4 va diretto al cuore; il solo pirotecnico, manco a dirlo, è Lynch al 340%: pezzo sublime. River of Love è una track squadrata e potente, che sfoggia un chorus corale di ottima fattura, con un enorme lavoro di basso e un solismo della chitarra fischiante e godereccio, altra perla inanellata con quegli abbassamenti di tono tipici, ma che piacciono tanto ancora oggi. Anche Sweet Sister Mercy bombarda con lapilli incandescenti sull’incedere iniziale con tanto di armonica, una song massiccia e granulosa con afflati metallici e un ritornello corale da super big band degli anni 80: solo lunghissimo e come sempre spettacolare. Insomma, un trittico iniziale da perdere la ragione. All I Want vede Logan recitare un ruolo importante con la sua voce carica di accenti blues, sciorinando un altro bell’inciso che convince appieno, insieme al solismo furioso e prolungato della guitar, mentre Hell Child sa moltissimo di Dokken, sviluppandosi sulle linee vocali ardenti del singer che confezionano un altro ritornello azzeccato. She's Evil But She's Mine, titolo bellissimo e un tantino sulfureo, vaga nell’onirico piazzando un andamento cadenzato e oscuro che si sposa benissimo con le capacità esecutive della band: cori filati e il frontman che sale in cattedra, sfidando le magistrali evoluzioni plettrate del bandmaster che, manco a dirlo, regala un assolo esplosivo. Dance of the Dogs fa risuonare forte la pacca di Mick Brown, dietro al drum kit, e le ritmiche dinamitarde spezzate. Se Rain vira verso il blues con ottimo gusto e autorevolezza rock, No Bed of Roses spara cori profondi e un ritornello fantastico che più eighties di così non si potrebbe, mentre Through These Eyes è un power slow dove il singer si prende la scena, senza mezzi termini, cesellando una gran bella ballata con pennate da battaglia in fase di assolo della sei corde. For a Million Years, brano più esteso del lotto con i suoi 6 minuti e 17 secondi, contiene il compendio del Lynch pensiero, estrinsecando chiaramente la sua modalità in fase di scrittura, mentre Street Fightin' Man fa tramontare il sole sul disco, con un ritaglio selvatico e mitragliante, al limite dello street metal, dove tutti i punti di forza notevolissimi del combo escono fuori, per l’ennesima volta.
Un esordio con le contropalle che presenta un George Lynch indiavolato e letteralmente tracimante, con un doratissimo piglio in fase di composizioni di elevato lignaggio, ma questo lo sapevamo bene sin dai tempi dei Dokken grazie ai suoi lick prodigiosi. La release si piazzerà al numero 46 delle chart di Billboard e in Giappone al numero 33, mentre i due singoli si arrampicheranno più in alto negli States: River of Love al 19’ gradino e la titletrack al 31’ posto. Un discone, con ogni componente perfettamente mixata e integrata, per un risultato finale da applausi, grazie a chitarre laviche, esplosive, un singer dalle corde vocali in acciaio, ma con sentimento, una sezione ritmica vigorosa, eclettica e bella pesante, tante melodie mai banali o dozzinali e un arsenale scintillante di potenza, crudezza e intarsi libidinosi. Il periodo non favorevole all’hard rock canonico non esalterà nelle vendite questa perla che, ancora oggi, rimane una vera goduria di rock duro detonante da ascoltarsi. Chi non lo conoscesse è vivamente pregato di recuperarlo, Wicked Sensation sa ancora come far tremare i muri e le casse del vostro stereo, 35 anni dopo il suo lancio sul mercato. Wonderful job Mr. George Lynch!
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10
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Buon disco, anche se per me inferiore ai primi 4 lavori dei Dokken, e al primo di Don Dokken, voto 75 |
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9
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Gran bell’esordio! Forse, come dice Epic più sotto, nel genere ci sono state band che sono arrivate più in alto, ma rimane sempre un gran bel sentire anche se sono passati tanti anni. Partenza col botto con title-track, River of Love e Sweet Sister Mercy! Bello anche il successivo comunque. Voto 85 anche per me. |
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8
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Anch\'io ricordo il concerto di Milano con i Ryche, in verità dei Lynch Mob ( al contrario dei Dokken a Bologna nell 86 con gli Accept ) ho un vago ricordo: troppo memorabile fu l\'impatto della band de Saettle con la scaletta di operation livecrime ( uscì anche il cd con in allegato il vhs ). Comunque disco classico questo debutto, furbo quanto basta George per allestire una vera band e allontanare lo spettro degli album da guitar nero, che nel 90 avevano già fatto il loro corso. Pezzi splendidi come la title track, abbastanza Dokkeniana, She\'s Evil But She\'s Mine, quasi alla Cult di Sonic Temple, o Dance Of The Dogs doveroso tributo agli Zeppelin. Ottimo il vocalist che era già stato selezionato per i Cold Sweat di Mark Ferrari. Grande versatilità insomma, come del resto anche nel secondo album. |
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7
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Grande album, River of Love fantastica!
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6
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Grande album di esordio e veramente l\'umico da avere, al livello dei migliori dei Dokken, con un Lynch a dir poco sopra le righe ben coadiuvato da un Logan in stato splendente. Ottimo. |
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5
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Grande album, ma non ai livelli dei diretti concorrenti. Anche il seguente molto bello. 80 |
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4
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@Hellion, c’ero anch’io. Era una Milano magoca con grandi concerti in pieno centro. Sui Lynch Mob, wuesto e il seguente grandi lavori di class metal, poi altalenanti. L’ultimo e definitivo uscito poche settimane fa, non male. |
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3
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Li vidi in supporto ai Queensryche, 6 dicembre 1990, Rolling Stone, Milano. |
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2
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Troppo bello! Quanti ottimi album su questo stile usciti in quell\'anno tra loro, Little Caesar e Badlands. Questo comunque è quello DA AVERE! |
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1
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Quanto e\' bello questo disco....tra i piu\' belli di quella annata....poi lynch e\' un chitarrista di...prima qualita\'.....88.... |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Wicked Sensation 2. River of Love 3. Sweet Sister Mercy 4. All I Want 5. Hell Child 6. She's Evil But She's Mine 7. Dance of the Dogs 8. Rain 9. No Bed of Roses 10. Through These Eyes 11. For a Million Years 12. Street Fightin' Man
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Line Up
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Oni Logan (Voce, Armonica) George Lynch (Chitarra) Anthony Esposito (Basso) Mick Brown (Batteria)
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RECENSIONI |
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