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23/05/26
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Social Distortion - Prison Bound
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31/01/2026
( 309 letture )
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Prison Bound è il disco della svolta. L'album che getta le basi del sound definitivo dei Social Distortion, quello con il quale i Nostri passeranno alla Storia e che schiuderà loro le porte della notorietà. Se il successo commerciale vero e proprio esploderà con i due lavori successivi, giustamente considerati l'apice della traiettoria del gruppo, è con il qui presente Prison Bound che la band opera la sua fondamentale rivoluzione sonora. Dopo aver esordito con un disco di punk rock scoppiettante e riottoso, notevole quanto ancora alquanto ortodosso, il leader Mike Ness apre il sound della sua creatura a nuove, inedite influenze: country, rock'n'roll e blues vengono ad incastonarsi sulla possente base punk del debutto, portando con sé anche tutto l'immaginario estetico e testuale che ne consegue. La band adotta in particolare la poetica penitenziaria tanto cara a Johnny Cash, grande fonte d'ispirazione per Ness e soci, tanto da venir citato direttamente nel testo della title-track. Una certa disillusione, bilanciata da una sempre viva sfacciataggine punk, completa la personalissima proposta dei Nostri, che trova sul presente lavoro la sua prima manifestazione.
L'album ha una gestazione complessa e vede la luce solo cinque anni dopo l'esordio Mommy's Little Monster, pubblicato nell'83. Negli anni successivi, la band è funestata da diversi cambi di formazione, ai quali si aggiungono i problemi di dipendenza del leader e gli annessi guai con la giustizia. Mike Ness moltiplica i soggiorni in clinica e in prigione, ciò che può forse spiegare le tematiche affrontate su Prison Bound, esplicito fin dal titolo. Le cose migliorano solo nell'86, quando il Nostro giunge al termine di un programma di riabilitazione, ciò che gli permette di riesumare i Social Distortion, scioltisi l'anno precedente a causa delle difficoltà sopra esposte.
Abbiamo parlato di rivoluzione, ma Prison Bound inizia facendo l'occhiolino al passato: l'opener It's the Law è in verità un brano risalente al 1981, intitolato all'epoca Justice for All. La nuova versione rallenta leggermente la velocità e ha comunque il merito di introdurre l'ascoltatore nel mondo carcerario che impregna l'intero lavoro. Le cose cambiano con la seguente Indulgence, che si apre come una mesta ballata, prima di ingranare progressivamente la marcia. La canzone mette in mostra il gusto melodico eccezionale che diverrà il marchio di fabbrica dei Social Distortion, portato dal cantato caldo di Ness e dalle bellissime melodie delle chitarre. Ancora più sconvolgente è Like an Outlaw (For You), rovente canzone dall'atmosfera western, dove un substrato acustico convive con le sanguigne armonie delle chitarre elettriche -l'outlaw country incontra il rock, insomma. Ritroviamo gli stessi ingredienti nella tormentata No Pain No Gain, quasi latineggiante nei suoi colpi irrequieti di chitarra acustica, così come in Lawless, altro brano che respira sconfitta e malinconia. La lunga title-track, struggente ballata penitenziaria degna del Johnny Cash più cupo, completa il nucleo più innovativo del disco, al quale possiamo anche aggiungere On My Nerves, più arzilla e spensierata, caratterizzata da un guitar-work infuocato e dal cospicuo ricorso alla cowbell. Completano il lotto una convincente cover di Backstreet Girl dei Rolling Stones e due episodi più legati al passato, ovvero l'agitata I Want What I Want e la conclusiva Lost Child, piacevoli ma ancora legate ad un punk rock di stampo classico.
Malgrado qualche brano ancora influenzato dal passato, la cesura rispetto all'esordio è evidente. Certo, i Social Distortion affineranno la proposta sul successivo album omonimo e, ancor di più, sul capolavoro assoluto Somewhere Between Heaven and Hell. Ma è su Prison Bound che tutto ha inizio ed è Prison Bound che permette ai Nostri di ottenere un contratto con una major. Se il resto è Storia, sarebbe riduttivo ridurre il secondo lavoro dei californiani ad un disco-ponte: l'album contiene infatti un pugno di brani davvero memorabili -pensiamo in particolare alla title-tack o a Like an Outlaw-, che non sfigurano affatto di fianco ai grandi classici futuri.
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2
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I Social Distortion negli anni 80 secondo me furono la band che apprese al meglio la lezione dei Ramones.
Su Mommys little monster suonavano già un Punk Rock Melodico e personale a mio avviso, ma poi l\'innesto delle influenze Country e Rockabilly dei vari Johnny Cash, Hank Williams, Elvis e Carl Perkins dettero quel qualcosa in più!
Questo album é un buon disco ma lo reputo inferiore ai 4 successivi ma anche al primo veramente.
Ma il voto lo reputo giusto perché tutti gli altri fino a Sex Love & Rock N Roll per me sono da 90. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. It's the Law 2. Indulgence 3. Like an Outlaw (For You) 4. Backstreet Girl 5. Prison Bound 6. No Pain No Gain 7. On My Nerves 8. Lawless 9. Lost Child
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Line Up
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Mike Ness (Voce, Chitarra) Dennis Danell (Chitarra) John Maurer (Basso) Christopher Reece (Batteria)
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RECENSIONI |
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