|
|
23/05/26
THE GATHERING
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
|
|
|
31/01/2026
( 290 letture )
|
Ma dove eravamo nel 2012 quando usciva Harmonicraft dei Torche? Sicuramente poco attenti all’ondata di uscite del periodo, in quanto il terzo full length della band di Miami è un prodotto pazzesco.
La band, fondata nel 2004, si pone con il suo debutto su uno stile meno accessibile, fino ad introdurre da Meanderthal variazioni significative, introducendo melodie volutamente orecchiabili e definendo il proprio stile come “Thunder Pop”. C’è da dire che la definizione è calzante per lo stile dei 4 floridians che nel 2010, in seguito all’uscita dell’EP Songs for Single, riescono a concretizzare quell’idea di sound con l’uscita del full lenght in esame.
La line up si presenta rinnovata, con il chitarrista Andrew Estner ad affiancare Steve Brooks ai cori, scelta che si rivela più che azzeccata per supportare la voce di Brooks più melodica in alcune tracce e più stentorea in altre, ricordando lo stile di King Buzzo. E’ proprio la band di Osborne, i Melvins, uno dei punti di riferimento dei Torche -basterebbe ascoltare In Pieces per rendersene conto– ma l’album oltre allo sludge e al fuzz rock possiede sfaccettature punk e proprie dello stoner di matrice californiana; in tutta la tracklist, inoltre, si avvertono vibes grunge, alternative rock e nella parte finale del disco orientate sul post hardcore, e non potrebbe essere altrimenti con la produzione di un signore come Kurt Ballou dei Converge.
Il disco è veramente adrenalinico e si apre con le rullate di Rick Smith su Letting Go, con Kicking a seguire. Una traccia quest’ultima davvero ispirata a un sound più alternative melodico, con un incedere di batteria garage a tenere alto il tiro e chitarre affilatissime coadiuvate dal basso Jon Nuñez che portano il brano a progredire nel fuzz. A livello vocale la voce di Brooks è un elemento atipico, molto melodica, a tratti ricorda Dave Grohl nei Foo Fighters, ma riesce ad adattarsi anche a toni più bassi nei brani che lo richiedono. Walk It Off è stoner puro concentrato in un minuto e mezzo, con una buona dose di punk nella melodia delle chitarre, al contempo acide. Quell’acidità è viva anche in Reverse Inverted, dall’incedere sludgeggiante che si caratterizza per un riffing serrato intervallato da fraseggi melodici. In Pieces, Sky Trials e Skin Moth sono le tracce maggiormente influenzate dai Melvins. Grande lavoro è svolto da Smith e da Brooks che in entrambe adotta uno stile diverso: nella prima, come citato precedentemente, il frontman assume un tono più cupo, ma nella seconda la voce richiama lo stile di Eddie Vedder, il finale risulta inoltre parecchio accattivante dal lato chitarristico. Sky Trials è veramente selvaggia, caratterizzata da uno scambio ritmico pregevole e un intro di chitarra che lascia stupiti abbastanza; la progressione armonica colpisce anche su Snakes Are Charmed con un virtuosismo ed un rock sperimentale nella fase del ritornello che si mantengono coerenti per la durata dello stesso. Ci sono brani come Roaming e Solitary Travel usciti direttamente dagli anni ’90 e dal sound intimista applicato a quel periodo: sono tracce davvero piacevoli da ascoltare ed è bello perdersi nel loro ascolto. Giunge furiosa nel suo garage scatenato Kiss Me Dudley dalla durata di quasi due minuti, anche qui riscontriamo alcuni richiami ai Pearl Jam dell’album omonimo specialmente nel cantato di Brooks. Harmonicraft è un brano strumentale dal sapore progressive, è qualcosa di inaspettato, le chitarre ricamano perfettamente un tappeto sonoro su cui le distorsioni di basso tengono il ritmo della batteria, una batteria esagitata che scandisce il tempo in maniera nervosa ed esagitata. L’ultima traccia Looking On, giunge come un monolite, pesante ed epica in un doom abissale, anch’essa inaspettata.
Questo album dei Torche è una gemma per le orecchie, un album ben prodotto che non ci si poteva aspettare nel 2012, un sound che davvero colpisce per la qualità e per l’insieme di influenze al suo interno. A distanza di anni Harmonicraft risulta un disco longevo, a cui concedere più ascolti, piacevole ed elettrizzante. Tali sonorità rimangono impresse rivelandosi appetibili sia per un pubblico generalista sia per la nicchia dello sludge e se non avete mai concesso un ascolto a questo disco è il tempo di farlo e provare soddisfazione al termine di questi 38 minuti.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
2
|
Uno di quei gruppi che non si capisce come non siano conosciuti da tutti e osannati ovunque… la facilità con la quale scrivono grandi canzoni è imbarazzante  |
|
|
|
|
|
|
1
|
|
Il disco non è male, ma io lo comprai esclusivamente per il tappetino psichedelico da mettere sul piatto del disco. Una figata. |
|
|
|
|
|
INFORMAZIONI |
 |
 |
|
|
|
|
|
|
|
Tracklist
|
1. Letting Go 2. Kicking 3. Walking It Off 4. Reverse Inverted 5. In Pieces 6. Snakes are Charmed 7. Sky Trials 8. Roaming 9. Skin Moth 10. Kiss Me Dudely 11. Solitary Traveler 12. Harmonicraft 13. Looking On
|
|
|
Line Up
|
Steve Brooks (Chitarra, Voce) Andrew Elster (Chitarre, Voci) Jon Nuñez (Basso, Sintetizzatore, Chitarre) Rick Smith (Batteria)
|
|
|
| |
RECENSIONI |
 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|