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Therion - Con Orquesta
02/02/2026
( 1176 letture )
Non è mai semplice parlare di un disco dal vivo senza cadere nel tranello della cronaca o, peggio, della celebrazione automatica. Un live è materia instabile, che vibra di rumori laterali, di respiri, di cori fuori tempo, di piccoli scarti che sfuggono a qualsiasi logica di perfezione. È un organismo che vive più di sensazioni che di misurazioni. E proprio per questo, quando un album live riesce a imporsi come opera compiuta, come esperienza che trascende la documentazione, allora diventa necessario spostare lo sguardo su un piano diverso, più profondo, quasi narrativo, ed accogliere come un tour o un singolo concerto possano diventare davvero performance indimenticabili.
Con Orquesta si colloca in questo spazio liminale. Non è soltanto il resoconto del concerto più grande mai realizzato dai Therion, ma la fissazione su supporto fisico di una visione che accompagna la band svedese da decenni, l’idea che il metal non sia un genere, bensì un linguaggio, capace di fondersi, mutare, assumere forme diverse senza perdere identità, nonostante inclusioni ed accoglienze che col metal, magari, hanno poco a che vedere in genere. Qui quella visione prende corpo davanti ad un’arena sold out e si trasforma in qualcosa che somiglia più ad un atto teatrale del secolo scorso, di quelli particolarmente studiati e ben riusciti, e che non si presentano soltanto come concerto musicale, andando davvero oltre.
Il punto centrale, e va chiarito subito, è che il concetto orchestra e la consueta band non sono mai poste su piani gerarchici differenti. Non c’è il metal che si fa sinfonico, né l’orchestra che nobilita il metal, perché sono davvero la stessa cosa. Tutto convive sullo stesso asse espressivo. Gli strumenti elettrici sembrano muoversi all’interno di un unico grande pentagramma virtuale, come fili di uno stesso tessuto che si intrecciano senza mai annullarsi. Il risultato è una sorta di scenografia sonora in continuo movimento, uno scialle cromatico che si srotola sopra il pubblico e lo avvolge, oscillando tra solennità, dramma e slanci quasi cinematografici.

La differenza rispetto alle esperienze orchestrali del passato è sostanziale. Qui il repertorio è interamente dei Therion, ma viene riscritto, ampliato, riletto. Anche brani nati già con una forte componente sinfonica, come Via Nocturna o Ginnungagap, non vengono riproposti in forma museale: gli arrangiamenti si dilatano, si aprono a nuove introduzioni e a interludi che modificano la percezione del tempo e della struttura. È come se ogni composizione fosse osservata da una nuova angolazione, decisamente più profonda.
Al centro di tutto rimane la visione di Christofer Johnsson, in questo caso meno chitarrista e più direttore d’ombre. La sua presenza è ovunque: nel modo in cui le dinamiche vengono gestite, nel respiro dei brani, nella scelta di non rincorrere la pura potenza ma di costruire un crescendo emotivo che si muove per accumulo, non per esplosione immediata. È una concezione quasi classica della forma, applicata a un linguaggio metal che, proprio per questo, risulta ancora più maestoso.
Il comparto vocale è uno dei pilastri su cui poggia l’intera struttura. Thomas Vikström domina la scena con una naturalezza impressionante: la sua voce attraversa registri diversi senza mai perdere il controllo, passando dal cantato metal più diretto a impostazioni liriche che si fondono perfettamente con l’orchestra. Non c’è mai la sensazione di una voce che combatte per emergere: Vikström galleggia sopra il mare sonoro, guidandolo.
Accanto a lui, le voci femminili rappresentano due anime complementari. Lori Lewis porta con sé una teatralità intensa, quasi narrativa, mentre Rosalia Sairem innesta una dimensione più strettamente operistica, capace di sollevare interi brani verso un piano quasi sacrale. In momenti come The Birth of Venus Illegitima o Siren of the Woods, il loro contributo non è decorativo: è parte integrante dell’architettura emotiva, una colonna portante che regge il peso dell’arrangiamento. Anche Christopher Davidsson, oltre al basso, contribuisce vocalmente, rafforzando il senso corale e comunitario dell’esecuzione.
La scaletta è un esercizio di equilibrio tra memoria e presente. C’è esclusivamente la volontà di raccontare una storia: la loro storica storia. Classici come The Blood of Kingu e Draconian Trilogy assumono una dimensione quasi definitiva, rituale, mentre The Rise of Sodom and Gomorrah e la conclusiva To Mega Therion funzionano come sigilli, chiudendo il cerchio con una potenza che dal vivo diventa travolgente. Ogni brano sembra occupare il proprio spazio naturale, senza sovraccarichi inutili.
Particolarmente significativo l’inserimento di Mon Amour mon Ami e La Maritza, tratte da Les Fleurs Du Mal. In questo contesto perdono ogni aura di provocazione e si rivelano per quello che sono sempre state: dichiarazioni d’amore per una musica senza confini, capaci di convivere con il metal più imponente senza creare fratture. È in questi momenti che Con Orquesta mostra il suo volto più maturo: non quello della band che deve dimostrare qualcosa, ma quello di artisti che si concedono la libertà di essere esattamente ciò che vogliono.
Dal punto di vista sonoro, la resa è sorprendentemente equilibrata. Le chitarre mantengono peso e definizione, la sezione ritmica resta leggibile e compatta, mentre l’orchestra non schiaccia mai la band, ma la circonda, la sostiene, la spinge. Il pubblico, presente e partecipe, diventa un ulteriore strato emotivo, un’eco costante che amplifica il senso di evento senza mai disturbare.

Con Orquesta è un’opera emotiva, stratificata, che vive di atmosfera. È la dimostrazione che il live, quando affrontato con intelligenza e consapevolezza, può diventare qualcosa di più di una celebrazione, propria o di un disco: può trasformarsi in un punto fermo nella storia di una band. E per i Therion, questo concerto rappresenta una fotografia grandiosa di ciò che sono stati, sono e continueranno a essere.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
86.66 su 3 voti [ VOTA]
Le Marquis de Fremont
Giovedì 5 Febbraio 2026, 17.25.17
8
Ottimo live dei Therion. Certo le canzoni si conoscono ma qui è ben suonato e ben registrato e l\'atmosfera, con il coinvolgimento del pubblico molto presente, da proprio la sensazione dell\'evento. Si sente che erano in grand forma. Sottolineo che dal palloso e mastodontico Beloved Antichrist, non c\'è neanche un brano. Un caso? Au revoir.
El Faffo
Mercoledì 4 Febbraio 2026, 16.23.04
7
Ciao Duke, azz! Che bello spararti musica che ti soddisfa! Questo Therion vale oro, se uno è nel giusto Mood.
Duke
Mercoledì 4 Febbraio 2026, 13.10.25
6
Ciao El faffo..... Grazie per i dischi blues che mi hai consigliato... niente male ..e mi hai fatto venire voglia di rispolverare..i vecchi dischi di r l Burnside..t model Ford...e junior kimbrough..
El Faffo
Mercoledì 4 Febbraio 2026, 11.41.26
5
Non mi hanno mai catturato al massimo, qua\' il discorso cambia: dopo 4 ascolti non mi sento di dare voti ma sono consapevole che si tratta di un lavoro a cui tornerò spesso. Merita tempo e attenzione.
Andrea
Martedì 3 Febbraio 2026, 23.09.18
4
Preso solo per godermi quel fantastico blu-ray
Duke
Martedì 3 Febbraio 2026, 12.02.29
3
...opera magnifica.... bellissima raccolta di brani...in formato live ...
Lontano
Martedì 3 Febbraio 2026, 11.03.11
2
Lo sto ascoltando adesso. Sicuramente ben prodotto, ma secondo me ben sotto Live Gothic (con una line-up fantastica) che qui è valutato 76.
Diego75
Lunedì 2 Febbraio 2026, 21.26.42
1
Beela mossa dei therion...ottima raccolta nel loro stile
INFORMAZIONI
2026
Napalm Records
Symphonic Metal
Tracklist
CD 1
1. The Blood of Kingu
2. The Ruler of Tamag
3. The Birth of Venus Illegitima
4. Tuonela
5. Twilight of the Gods
6. Mon Amour mon Ami
7. La Maritza
8. Via Nocturna
9. Asgård
10. Draconian Trilogy
CD 2
1. Ginnungagap
2. Ten Courts of Diyu
3. Litany of the Fallen
4. Siren of the Woods
5. Son of the Staves of Time
6. Lemuria
7. Sitra Ahra
8. Quetzalcoatl
9. The Rise of Sodom and Gomorrah
10. To Mega Therion
Line Up
Thomas Vikström (Voce)
Rosalia Sairem (Voce)
Lori Lewis (Voce)
Christofer Johnsson (Chitarra)
Christian Vidal (Chitarra)
Christopher Davidsson (Basso)
Sami Karppinen (Batteria)
 
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