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Vandor - The Ember Eye Part II: The Portal of Truth
09/02/2026
( 1342 letture )
Il percorso dei Vandor è uno di quelli che riflettono la crescita progressiva, fatta di aggiustamenti, di errori assimilati e di una lenta presa di coscienza dei propri mezzi. The Ember Eye Part II: The Portal of Truth rappresenta esattamente questo stadio, il primo disco in cui la band svedese sembra finalmente padroneggiare il proprio linguaggio senza apparire acerba o eccessivamente derivativa.
Rispetto ai lavori precedenti, il cambiamento più evidente è strutturale. I Vandor rinunciano quasi del tutto alle divagazioni più lunghe, anche se più ambiziose, per concentrarsi su brani compatti, diretti, raramente lunghi. È una scelta chiara, probabilmente consapevole, che privilegia l’impatto e la fruibilità rispetto all’ambizione progressiva che aveva caratterizzato alcuni episodi del passato. Il risultato è un album più focalizzato, che scorre con naturalezza e che non perde mai il controllo del proprio ritmo interiore.

L’apertura affidata a Turn to the Light è emblematica: un brano immediato, energico, costruito su una struttura power metal classica, ma sorretto da una freschezza esecutiva che lo rende estremamente efficace. La breve parentesi solistica di batteria apre alla sezione ritmica, che intanto ha acquisito peso e personalità, e l’ingresso di Viktor Hakan dietro le pelli si avverte in termini di spinta, precisione e dinamica generale.
Another Life conferma l’anima più veloce e melodica del disco. Il brano corre su binari del power scandinavo degli anni Novanta, con chorus aperti e immediatamente memorizzabili. Le influenze sono evidenti, talvolta fin troppo riconoscibili, ma la band riesce comunque a mantenere un buon livello di coinvolgimento, grazie ad un’esecuzione sicura e ad un songwriting che, pur non sorprendendo, funziona.
Uno dei miglioramenti più netti riguarda la prova vocale di Vide Bjerde. Se in passato rappresentava uno dei punti più fragili della proposta, qui appare decisamente più a suo agio. La sua voce non è quella del classico tenore power metal, né cerca di esserlo. Si muove su registri più controllati, meno acuti, e proprio per questo risulta più credibile e funzionale al materiale proposto. Brani come Disease e Last One of My Kind mostrano una buona versatilità interpretativa, senza mai forzare oltre i propri limiti.
Sul piano strumentale, la chitarra solista di Jack L. Stroem è uno dei cardini dell’album. Il suo lavoro è tecnico, pulito, sempre al servizio del brano. Non c’è mai l’impressione di un virtuosismo fine a se stesso: gli assoli sono espressivi, ben inseriti nel contesto e capaci di generare tensione emotiva, soprattutto nei passaggi più veloci. La presenza delle tastiere di Johannes Skyblazer aggiunge profondità e colore, senza mai sovrastare l’impianto metal, contribuendo a quel senso di classicità nordica che permea l’intero disco.
The Unhinged Shadow, unica strumentale, rappresenta una parentesi significativa. Qui emergono con maggiore chiarezza le influenze neoclassiche, con un lavoro di tastiere e chitarra che dialogano in modo più libero, offrendo una pausa atmosferica che arricchisce la scaletta senza spezzarne la coerenza. È uno dei momenti in cui la band mostra una sensibilità compositiva più raffinata.
One with the Night è la classica cavalcata power metal, ruffiana quanto basta, costruita per funzionare dal vivo e per restare impressa grazie ad un ritornello ampio e trascinante. È uno di quei brani che non cercano originalità, ma che dimostrano una piena consapevolezza delle regole del genere. La chiusura con Storm in My Heart spinge invece su un’epicità più marcata, senza indulgere in eccessi, ma mantenendo una tensione narrativa che accompagna l’ascoltatore fino alla fine.

Nel complesso, The Ember Eye Part II: The Portal of Truth è un disco tecnico, ben suonato, sorretto da una chiara sapienza stilistica. Le melodie sono generalmente efficaci, i tempi sostenuti, le strutture mai impacciate. La chitarra riesce spesso a trasmettere emozione, la voce funziona all’interno di un genere ben definito e riconoscibile, e l’album non pretende di essere ciò che non è.
Se c’è un limite, risiede forse in una personalità ancora parzialmente schiacciata sui modelli di riferimento. Alcuni brani risultano molto vicini a soluzioni già note, e manca ancora quel guizzo distintivo che potrebbe proiettare i Vandor in una dimensione davvero unica. Ma è un limite relativo, soprattutto se inserito in un contesto di evidente crescita e maturazione.
Alla fine, questo terzo album rappresenta il lavoro più solido e convincente della band fino a oggi. Non rivoluziona il power metal, ma lo interpreta con competenza, rispetto e passione. Un disco che dovrebbe soddisfare pienamente gli appassionati del genere e che conferma come il cammino dei Vandor sia tutt’altro che concluso.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
79 su 3 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2026
DragonForged Records
Power
Tracklist
1. Turn to the Light
2. Another Life
3. Why Do I Remember Me?
4. Portal of Truth
5. Disease
6. The Unhinged Shadow
7. Last One of My Kind
8. Further from the Light
9. One with the Night
10. Storm in My Heart
Line Up
Vide Bjerde (Voce)
Jack L. Stroem (Chitarra solista)
Johannes Skyblazer (Tastiere)
Alve Bjerde (Basso)
Viktor Hakan (Batteria)
 
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