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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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Mourn the Light - Sorrow Feeds the Silence
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21/02/2026
( 710 letture )
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A quattro anni di distanza dall’ottimo Suffer, Then We’re Gone, i Mourn the Light tornano finalmente con il secondo capitolo della loro discografia, Sorrow Feeds the Silence. Un lasso di tempo tutt’altro che silenzioso, visto che la band statunitense ha continuato a rimanere attiva e presente sul mercato attraverso una manciata di EP e pubblicazioni minori, utili non solo a mantenere viva l’attenzione di critica e pubblico, ma anche a rifinire ulteriormente una proposta musicale in costante evoluzione. Sin dagli esordi, i Mourn the Light si sono guadagnati una reputazione solida grazie a un heavy metal profondamente tradizionale, nato all’ombra del doom più classico e intriso di quel senso di gravità e solennità tipico del genere. Con il passare del tempo, però, la band ha dimostrato di non voler restare confinata entro schemi troppo rigidi, ampliando progressivamente il proprio raggio d’azione verso una scrittura più articolata, teatrale e ambiziosa, capace di assimilare e rielaborare la lezione di maestri come Mercyful Fate e Savatage senza mai scadere nel mero esercizio di stile. A segnare in maniera decisiva questo nuovo capitolo è anche un importante cambio di lineup dietro al microfono: l’uscita di scena di Andrew Stachelek lascia spazio all’ingresso del talentuoso Andy Small, cantante dotato di un timbro caldo ed espressivo che richiama inevitabilmente quello di Zachary Stevens. Una scelta che non rappresenta una frattura con il passato, quanto piuttosto un’evoluzione naturale, perfettamente coerente con la direzione intrapresa dal gruppo. A fare da costante e rassicurante punto fermo rimane infine la collaborazione con l’italiana Argonauta Records, etichetta che ancora una volta dimostra attenzione, competenza e visione nel supportare una realtà di valore, accompagnando i Mourn the Light in un percorso di crescita che con Sorrow Feeds the Silence sembra destinato a compiere un ulteriore, deciso passo in avanti.
Ad aprire e chiudere il disco troviamo due brevi parentesi strumentali, Empty and Hollow e Forever Hollow, intro e outro che fungono da cornice ideale a sette composizioni lunghe, stratificate e ricche di sfumature. Due momenti speculari, quasi a voler delimitare un percorso emotivo che si snoda tra doom, heavy metal tradizionale e ambizioni sempre più marcatamente teatrali. La vera deflagrazione arriva con The Truth (Was a Lie), incipit funambolico e roboante che svolge alla perfezione il ruolo di opener. Il riffing è potente e immediato, ma la band dimostra sin da subito di non voler procedere in linea retta: improvvise aperture rallentate, sostenute da tastiere e pianoforte, costruiscono un’atmosfera epica e solenne in un continuo saliscendi emotivo. Colpisce in particolare la crescita della componente solistica rispetto all’esordio, con assoli più arditi e centrali nell’economia del brano. Il coro, ampio e trascinante, si stampa in mente al primo ascolto: materiale che in sede live diventerà senza dubbio un cavallo di battaglia. Con The Fading Light il clima si fa più cupo e cadenzato. Qui i Mourn the Light intrecciano metal tradizionale, US power e suggestioni prog, richiamando alla mente l’intensità dei Brainstorm e le ombre malinconiche dei Nevermore. Il risultato è un brano articolato, dove le linee vocali si adagiano su riff granitici e su una sezione ritmica dinamica, capace di sostenere con naturalezza i cambi di atmosfera. Uno degli highlight assoluti è Doomed to Fall Forever, sintesi perfetta delle nuove ambizioni del gruppo. Le atmosfere maligne e oblique dei Mercyful Fate si fondono con i cori bombastici e teatrali dei Savatage in un continuo batti e ribatti tra voce solista e sezioni corali. La tensione non cala mai, anzi cresce progressivamente fino a esplodere in un refrain maestoso che, ancora una volta, sembra pensato per incendiare il palco. La title track, Sorrow Feeds the Silence, parte con un incipit roboante in pieno power metal per poi assestarsi su territori tipicamente doom. Il mid tempo solenne richiama le composizioni magniloquenti dei Candlemass e dei Solitude Aeturnus, coniugando doom tradizionale ed epic metal in una forma personale e convincente. Qui Andy Small offre una prova maestosa: a suo agio tanto nelle parti più veloci e rabbiose quanto nelle sezioni epiche, dove il suo timbro caldo ed espressivo domina la scena con naturale autorevolezza. In the Shadows è probabilmente il brano che più esplicitamente rielabora la lezione dei Savatage, alternando parti teatrali e quasi declamatorie a improvvise accelerazioni power. La struttura è mobile, dinamica, e mette in luce una scrittura sempre più consapevole dei propri mezzi, capace di giocare con contrasti netti senza mai perdere coesione. Con When Dreams Die tornano protagonisti i cambi di tempo: momenti veloci, rocciosi e granitici si alternano ad aperture melodiche dove voce e pianoforte dialogano in modo intenso. Il ritornello dona una solennità epica al brano, mentre la sezione di canto polifonico, chiaro omaggio alla tradizione dei Savatage, segna un ulteriore livello di coinvolgimento emotivo. Anche qui Andy Small si dimostra interprete completo, passando con disinvoltura da registri morbidi e melodici a fiammate più aggressive. A chiudere il lotto dei brani principali è la lunga suite We Don’t Belong, nove minuti ambiziosi e strutturati che rappresentano uno dei vertici compositivi dell’album. Andy Small duetta con la talentuosa Stephanie Lussier in una prima parte costruita come una ballad: toni bassi, ricchi di pathos, e pianoforte che tesse arabeschi melodici dal gusto raffinato. Progressivamente la composizione cresce, aumenta i giri e la velocità, mentre le due voci si intrecciano con intensità sempre maggiore fino a un coro memorabile dal fortissimo impatto emotivo. La componente quasi “musical” e cinematografica coinvolge l’ascoltatore in un vero e proprio sogno a occhi aperti, culminando in un finale da brividi in cui gli strumenti tacciono e restano solo le voci a guidare chi ascolta. Una chiusura magistrale, che suggella la maturità raggiunta dai Mourn the Light e conferma come Sorrow Feeds the Silence rappresenti un deciso passo in avanti sotto il profilo compositivo, interpretativo ed emotivo.
Forti di una produzione pulita e nitida, capace di valorizzare senza la minima sbavatura la prova di ciascun interprete, i Mourn the Light tornano sulle scene con un lavoro solido, convincente e, a tratti, esaltante. Rispetto all’esordio viene meno l’effetto sorpresa, ma l’ingresso di un singer dotato come Andy Small rappresenta quel decisivo salto di qualità che forse mancava alla band per portare a pieno compimento la proposta musicale meticolosamente costruita in questi anni. Il cantante non si limita a “cantare bene”, come tanti: offre una prestazione maiuscola, intensa e sentita, interpretando con pathos e trasporto il tessuto vocale di Sorrow Feeds the Silence e imprimendo ai brani un’identità ancora più marcata. Di riflesso, anche il resto della band beneficia di questo innesto, mettendo ulteriormente a fuoco e valorizzando le numerose intuizioni già intraviste nell’esordio, ora sviluppate con maggiore consapevolezza e maturità. Indubbiamente, scegliere di confrontarsi con titani quali i Savatage, per quanto affascinante, comportava il rischio di far naufragare la nave prima ancora del varo. Eppure, i Mourn the Light hanno trovato rapidamente la rotta giusta, schivando con intelligenza gli scogli del plagio e dell’omaggio forzato. Il merito è di un songwriting convincente e maturo, sospeso tra doom, US power metal e metal classico, capace di fare la differenza e di chiudere il cerchio di un’opera completa e appagante. Pur potendo contare su musicisti tecnicamente dotatissimi, l’ascolto di Sorrow Feeds the Silence restituisce soprattutto l’immagine di una band affiatata e coesa, in cui il lavoro di tutti e cinque gli artisti è autenticamente al servizio delle composizioni. Ne scaturisce una proposta potente e compatta, priva di inutili virtuosismi fini a sé stessi e animata da una visione chiara e condivisa. A questa agguerrita formazione non si può che augurare un successo ben più ampio di quello finora raccolto, palcoscenici più prestigiosi e un pubblico finalmente all’altezza del suo valore: perché è davvero giunto il momento che questo prezioso segreto smetta di essere tale e risuoni con forza nelle orecchie di tutti.
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3
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Line vocali ANTI GREGOLLAMBIASETTY!!!! |
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Album profondo e davvero simile ai Savatage, ma senza copiare. Bellissimo. Ascolterò anche il primo. |
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Non ero molto fiducioso, pensavo all\' ennesimo disco di maniera, invece è roba seria!
Bello,.ben fatto ed invoglia a ri-ascoltare. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Empty and Hollow 2. The Truth (Was a Lie) 3. The Fading Light 4. Doomed to Fall Forever 5. Sorrow Feeds the Silence 6. In the Shadows 7. When Dreams Die 8. We Don't Belong 9. Forever Hollow
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Line Up
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Andy Small (Voce) Dwayne Eldredge (Chitarra) Kieran Beaty (Chitarra) Bill Herrick (Basso) Kyle Hebner (Batteria)
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RECENSIONI |
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