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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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Michael Monroe - Outerstellar
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21/02/2026
( 897 letture )
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Non c’è bisogno di introdurre un vero eroe del rock come Michael Monroe. Finalmente, per la gioia dei suoi tantissimi seguaci, torna sugli scaffali con un nuovo album, dopo un periodo di silenzio discografico. A quattro anni dal precedente I Live Too Fast to Die Young!, buonissima release, il coloratissimo singer ritorna sulle scene e lo fa alla sua maniera, senza mutare di un milligrammo quello che è il suo background legato al rock and roll vecchio stampo. So che i suoi fan sono soliti paragonare ogni sua nuova uscita con Not Fakin’ It, discone esagerato lanciato sul mercato nel 1989, ma i tempi passano e nulla rimane immutato, anche per le leggende; quindi inutile elevare paragoni. Outerstellar racchiude 12 tracce per un timing totale che si attesta intorno ai tre quarti d’ora di musica crepitante, il tutto smerigliato da un coacervo tipico e matrici chiare, all’insegna del rock hard sanguigno e scatenato. Come è d’uso negli ultimi periodi, il lavoro viene rilasciato in diversi formati, con l’immancabile vinile colorato, che fa molto collezione e si adatta perfettamente all’anima del biondocrinito artista. Le note della label, come sempre, premono il pedale sull’entusiasmo e il coinvolgimento dei fan, tanto da scrivere: Michael Monroe urla spensieratezza non incuria, sicurezza non arroganza, immerso nella pura gioia di suonare l'esperienza religiosa del vero rock ‘n’ roll.
Insomma una liturgia vera e propria che parte subito con la stilettata di Rockin' Horse, primo singolo con tanto di video, che apre la scaletta grazie ad un ritmo frenetico e un’interpretazione vocale serrata e di sicuro spessore, distillando un chorus molto “stonesiano”, adrenalinico e un solo breve ma accalorato delle chitarre: 2:34 di energia e sudore alla Monroe. Buona partenza, al fulmicotone, seguita da Shinola che sforna melodie rotonde e afflati corali di decisa bellezza e forza, anche grazie ad una chitarra che segna il territorio all’insegna del rock: una sorta di raffigurazione dalla durata di poco meno di tre minuti, infilata tra passato e presente, mentre l’ottima Black Cadillac sale decisamente in cattedra, con un riff settantiano nel midollo, come tutto lo sviluppo del brano, tanto da ricordare qualcosa del maestro indiscusso Alice Cooper. Un ritaglio in bilico tra onirico e terreno, pervaso da un solo guitar stralunato ed efficacissimo, un gran bel brandello da gustarsi fino in fondo. When the Apocalypse Comes pesca nelle decadi addietro, con una vocalità che ricorda il vecchio Bob Dylan e il rock di antica memoria, il sound appare dilatato, quasi acustico, per una miscela trascinante; mentre Painless appare soave e respira le atmosfere degli eroi che il nostro si porta nel cuore, con il bridge che fa splendere la proposta. Qui però scordatevi l’hard pestato, gli incroci corali la fanno da padrone, esibendo un brano affascinante, e ispidamente sognante, che scorre nelle casse lasciando tanti segni indelebili. Newtro Bombs torna a cannoneggiare con un puro assalto agli strumenti che vira verso un chorus roccioso e memorizzabile di primo acchito, contraddistinto da un quattro quarti asfaltante con nette influenze punkeggianti, mentre la seconda parte della song abbassa l’intensità, mantenendo vive le coordinate. Disconnected vive di un basso pulsante ed essenza rock allo stato puro, con un ritornello urlato e corale, che non vi farà smettere di ballare e dimenarvi. Esperienza che si rivive subito nella seguente Precious, dove compare l’armonica suonata dal nostro, tirata all’estremo e usata come una chitarra, apprezzabilissimo il ritornello che incide in maniera evidente, mentre il nastro torna all’indietro con Pushin' Me Back, canzone con cori che pressano parecchio, esaltando l’egida dei seventies sotto la quale l’intero lavoro si esalta. Fascino e scintille datate, ma pur sempre con ispirazioni che trainano il sound. In Glitter & Dust si solca il cielo di Ziggy Stardust, con la vocalità tipica del performer finlandese, regalando brividi e sensazioni che si legano alla memoria di ognuno di noi, con un tagliente solismo della sei corde, mentre Rode to Ruin è innescata da un riff solido delle asce, con un chorus che richiama la navicella madre dei tempi andati. Si giunge alla fine con un brano lunghissimo come One More Sunrise che parte come ballad melanconica, per poi trasformarsi in un up tempo dalle melodie rockeggianti che rientrano nel consueto bagaglio del singer. Le chitarre tracciano la via sulla quale spunta un sax ispirato che rilascia un finale allargato, per una vera e propria suite di 7 minuti e 31, con tanto di assolo delle chitarre insistito, un pianoforte che sega in due il brano aprendo nuove parentesi: un esperimento attraente e molto ben riuscito, con i cori che, da metà brano, giocano un ruolo nodale.
Un album all’insegna di dettami straconosciuti, quindi nessuno si aspetti trasformazioni o modernismi, quando Mr. Michael dà alle stampe un nuovo lavoro i fan sanno già cosa attendersi, sottolineando, con chiarezza, che all’interno dei pezzi non viene mai meno la qualità intonsa che il cantante sa elargire da diversi decenni. Michael Monroe è pronto, con la sua band, a partire per un tour inglese di dieci date nei prossimi giorni, con tappe acustiche già consumate sul finire dell’anno appena concluso, compresi un paio di spettacoli tenuti in Giappone, in versione elettrica. Sarà sicuramente eccitante assistere ai suoi concerti di supporto a questo, ennesimo, buonissimo disco di rock and roll, sempre più avvolto all’anima del performer scandinavo. Rock, rock… If you wanna rock, you got it!
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7
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grande Michael soprattutto negli ultimi album hanoi rocks!...12 shot e another hostile sono capolavori, ma anche street poetry aveva della verve...eccezzionale fu quella reunion!!!!...dalla ripartenza solista trovo pero, solo horn and halos all\'altezza del suo nome solista...questo album devo ancora ascoltarlo bene ma i pezzi non mi convincono...sembrano piatti e insipidi come in blackout states e i live to fast!!! |
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6
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@Fabio Senza contare che pochi anni prima c\'era stata la triste fine di Razzle, che di fatto ha decretato la fine dei sogni di gloria degli Hanoi Rocks. Sfiga su tutta la linea |
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5
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Conosco poco della recente produzione di MM e devo rimediare,dico solo una cosa: chi non conosce Not Fakin It non sa quello che si perde, un capolavoro letteralmente da prime 10 posizioni nel genere e che ha il solo torto di non inventare nulla, ma come songwriting siamo assolutamente al livello di un Appetite F. D.( soprattutto per quello che riguarda i refrain ),e questo fa riflettere una volta ancora come sia ingiusto il mondo della musica. I Guns per quel disco milioni di copie ( giustamente), mentre per Not Fakin\' It poco più che il livello di culto, dovrebbero stare alla pari. Ci farò un pensiero se comprarlo questo nuovo |
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4
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... inossidabile....fa piacere che sia ancora in giro....ad insegnare come si suona ....un po\' di sano r\'n\'r.... |
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3
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Non ho ancora ascoltato nulla, ma ne parlano tutti bene. Monroe è lo spirito del rock n roll. |
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2
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Album stupendo, Mike Monroe non delude mai.
Leggenda |
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1
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Ma che gli vuoi dire al buon Michael? Altro album che si ascolta con molto piacere, niente di nuovo ma dodici ottime canzoni per un album che fila liscio come l\'olio. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Rockin' Horse 2. Shinola 3. Black Cadillac 4. When the Apocalypse Comes 5. Painless 6. Newtro Bombs 7. Disconnected 8. Precious 9. Pushin' Me Back 10. Glitter & Dust 11. Rode to Ruin 12. One More Sunrise
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Line Up
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Michael Monroe (Voce, armonica) Steve Conte (Chitarre, cori) Rich Jones (Chitarre, cori) Sami Yaffa (Basso, cori) Karl Rockfist (Batteria)
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