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17/11/26
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Ponte del Diavolo - De Venom Natura
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22/02/2026
( 2306 letture )
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Con De Venom Natura i Ponte del Diavolo affrontano il banco di prova più insidioso, dimostrare che l’ottimo esordio non era un episodio isolato ma l’inizio di un percorso coerente. Non è un disco immediato, ma un lavoro meditativo, denso, carico di un gotico stratificato che si insinua lentamente, robusto di linee oscure e di una scrittura che sembra voler mescolare tutto e il contrario di tutto, trovando equilibrio nel lungo periodo nell’attenzione rivolta ai dettagli. La matrice resta quella già nota, due bassi a scavare profondità, una chitarra che alterna abrasione e malinconia, una voce che è allo stesso tempo piuma e lama. Tuttavia il suono appare più compatto degli esordi, meno istintivo e più consapevole. L’ombra post-punk si intreccia con un black metal mai ortodosso e con un doom che non punta tanto sul peso quanto sulla tensione emozionale. Il risultato è un album che non concede molto al primo ascolto, ma che cresce piano piano facendosi largo un passo alla volta.
L’apertura con Every Tongue Has Its Thorns chiarisce che l’atmosfera cupa è redenzione dell’anima, andamento deciso, una linea vocale che si muove tra drammaticità controllata e un senso di distacco teatrale. La costruzione graduale si avvita su se stessa perché subito dopo Lunga Vita alla Necrosi è uno dei momenti più riusciti, grazie a un ritmo sostenuto, basso protagonista, ovviamente, e un equilibrio convincente tra tensione e cantabilità. È qui che il progetto mostra la maturità auspicata, evitando l’autocompiacimento e puntando su una scrittura più solida. Spirit, Blood, Poison, Ferment! introduce un elemento destabilizzante grazie al contributo al trombone di Francesco Bucci, che aggiunge una sfumatura inattesa ma non decorativa. Il brano ha un andamento quasi rituale, ma non indulge mai nella teatralità fine a sé stessa. Funziona perché resta ancorato a una struttura chiara pur concedendosi deviazioni timbriche. Il Veleno della Natura è il simbolo di questa anima, un brano che sintetizza l’essenza gotica del disco con un gusto melodico che richiama certe suggestioni italiane del passato filtrate però attraverso una lente contemporanea. La voce si fa più insinuante, quasi ipnotica, e la componente sintetica grazie anche al contributo di Sergio Bertani amplifica un senso di decadente eleganza. È uno dei pochi momenti in cui il disco sembra aprirsi davvero pur restando avvolto in un’oscurità costante. Più sperimentale e divisiva è Delta-9 (161), che rallenta i battiti e costruisce un’atmosfera quasi psichedelica. L’intervento al clarinetto basso di Vittorio Sabelli aggiunge un senso di inquietudine sotterranea. È un brano che richiede pazienza, ma proprio per questo rappresenta uno dei punti più personali del disco. La presenza di Gionata Potenti in Silence Walk with Me arricchisce ulteriormente il quadro sonoro, offrendo un contrasto interessante nella resa vocale e aprendo una parentesi quasi folk nelle trame più cupe dell’album. Anche qui la sensazione è quella di un progetto che preferisce rischiare piuttosto che adagiarsi. La chiusura affidata alla cover di In the Flat Field dei Bauhaus è coerente con l’estetica del gruppo, omaggio rispettoso ma non scolastico, filtrato attraverso un suono più denso e metallico. Non stravolge l’originale ma ne accentua la tensione.
De Venom Natura è un disco che si consolida ascolto dopo ascolto. Talvolta l’insistenza su determinate atmosfere rischia di appiattire la dinamica generale e qualche passaggio avrebbe beneficiato di maggiore sintesi, forse. Tuttavia la personalità è reale, il progetto è credibile e l’identità sonora si rafforza. È un lavoro che penetra nelle viscere di chi è disposto a dedicargli tempo e attenzione. Un passo avanti consapevole che vive in simbiosi con la città che ha visto nascere la band, affascinante, esoterica, elegante, proprio come Torino, capace di restare impressa anche dopo il silenzio.
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22
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Altro ottimo disco dopo.quello dell\'esordio |
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Mi sento decisamente d\'accordo con DaveHC. Io di black metal qua non ce ne sento per nulla. Siamo proprio distanti. La voce è sicuramente particolare, ma secondo me è efficace. Personalmente li preferisco ai vari gruppi citati sotto. Quindi secondo me non devono pedalare per nulla, ma solo continuare su questa strada. |
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20
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Definire black metal i Ponte del Diavolo è a mio avviso una cazzata. Sicuramente tra le diverse influenze c\'è anche il black metal, ma loro fanno una musica tutta loro. I Nel Buio mi piacciono molto ma loro si che sono black e non li vedo comparabili con i Ponte del Diavolo. Si tratta di sonorità molto diverse. E a quel punto preferire gli uni o gli altri è solo questione di gusti, tipo preferire un piatto di spaghetti alle vongole alla polenta col cinghiale. |
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19
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Composizioni e sonorita’ discrete, qualche buona idea ma difficile arrivare alla fine del disco, un po’ per la voce da gallina strozzata di lei, un po’ per la monotonia che dal minuto 32 affligge il tutto. Resto dell’idea che se devo ascoltare black di stampo italico mi ascolto i “NEL BUIO”. Detto questo, anche se qualche nome nuovo interessante nel panorama black/doom italiano e’ uscito, restiamo indietro una decade buona rispetto ai nostri cugini d’oltre alpe ( Austria e Francia in primis), Ellende, Harakiri for the sky, Les batards du roi …tanto per citarne 3 a caso, sono la testimonianza che dobbiamo ancora pedalare e di brutto |
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Una delle più grandi band nate nell\'ultimo decennio. |
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Loro, Messa e La Janara. Tre band fantastiche. |
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Una cosa é evidente,siamo davanti a una nuova generazione di band italiane eccellenti e questo disco ne é un bellissimo esempio |
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Io sono per la par condicio: non mi piace la voce di lei, nè quella dei Messa. |
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Mi piace moltissimo questo disco: vario come il precedente, con collaborazioni sempre di buon livello. Anche nei pezzi cantati in italiano non perdono un grammo di credibilità. Ottima la cover dei Bauhaus. Ero anche io al live di Torino del 13 febbraio: la cantante per me è il loro punto di forza, e li ho trovati migliorati dal vivo rispetto a due anni fa. Per me 80. |
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13
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Non c\'è più la novità del primo album, ma sono riusciti a ripetersi su alti livelli lo stesso. |
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12
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Ma certo sono gusti,hanno 2 approcci totalmente diversi
Messa doom/ prog
Ponte punk / black
Aggiungo anche una cosa sui testi e l’immaginario.
Nei Messa si vede che c’è un lavoro fatto bene dietro ma non si sente l’odore di zolfo,é abbastanza evidente.
Nel ponte del diavolo invece direi che la componente esoterica o diabolica é proprio la fiamma che alimenta il progetto,basta leggere bene i testi o vedere un live per rendersi conto che trattano l’argomento in maniera molto approfondita e reale e senza copiare nessuno. |
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Finalmente l\'ho ascoltato e devo dire che mi piace forse anche di più del precedente (che già mi piaceva molto). A mio avviso quindi un pelino superiore al debutto come voto. Personalmente poi trovo che la voce femminile sia invece uno dei punti di forza di questa band. Relativamente al paragone con i Messa, a mio avviso è proprio una questione di gusti, perché la proposta musicale dei due gruppi è piuttosto diversa ma in entrambi i casi di alta qualità e grande personalità. Per mio gusto personale preferisco i Ponte Del Diavolo,ma ripeto che non può che essere una mera questione di gusti. |
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10
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Non male. Ma la voce femminile e\' ahime\' il punto debole. |
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Molto bello,la cover dei Bauhaus é epica |
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Disco stupendo che cresce con gli ascolti .
Per chi fa il paragone live coi Messa….non ha molto senso
É come paragonare Metallica e Megadeth.
Anche io ero presente a Torino e ho sentito più di un commento a favore dei Ponte, tu chiamali se vuoi gusti ?
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7
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Buono , Voto 80 Come il 1°Album . I Brani Sono Ben Strutturati , La Cover Di In The Flat Field Mi Ha Fatto Riapprofondire I Bauhaus . |
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6
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Secondo disco e secondo centro. Bellissimo. La cantante non canta... recita. Bravi. Per chi conforonta con i Messa.... stili e generi diffetenti. Gusti. Io ad esempio non capisco cosa ci sia di così eccezionale nell\'ultimo lavoro dei messa. Si, si fa ascoltare... ma niente di che. Felice in ogni caso quando un gruppo italiano è apprezzato. |
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5
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@Robbhunter, \" I Messa sono di un altro multiverso\" : su questo non ci piove e sottoscrivo in pieno. |
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IMPORTANTE OT @Robbhunter c\'è modo di leggere i commenti su metalitalia sulla news di Antonio Giorgio o sono andati perduti per sempre, come lacrime nella pioggia? |
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Detesto la voce di lei. Strumentalmente non sono male, ma nulla di che. Li ho visti live due venerdì fa in apertura ai Messa. I Messa sono di un altro multiverso. |
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2
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Per il momento gli ho dato un ascolto superficiale (una slurpata e via) e mi ha lasciato vibrazioni molto positive...approfondirò quanto prima. |
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1
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Il loro primo disco mi era piaciuto moltissimo, non vedo l\'ora di ascoltare questo! |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Every Tongue Has Its Thorns 2. Lunga Vita alla Necrosi 3. Spirit, Blood, Poison, Ferment! 4. Il Veleno della Natura 5. Delta-9 (161) 6. Silence Walk with Me 7. In the Flat Field
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Line Up
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Erba Del Diavolo (Voce) Nerium (Chitarra) Khrura Abro (Basso) Kratom (Basso) Segale Cornuta (Batteria)
Musicisti Ospiti: Gionata Potenti (Voce e chitarra acustica nella traccia 6) Andrea L’Abbate (Programmazione, sintetizzatori) Francesco Bucci (Trombone nella traccia 3) Sergio Bertani (Theremin, sintetizzatori) Vittorio Sabelli (Clarinetto, basso nella traccia 5)
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