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Clawfinger - Before We All Die
25/02/2026
( 673 letture )
I ritorni dopo lunghissime pause e interminabili anni di silenzio generano solitamente pareri discordanti fra gli ascoltatori, indotti a valutarli secondo criteri tutt’altro che univoci: aspettative, fantasia, scetticismo, disillusioni, curiosità e tanti altri umori si affastellano senza un ordine preciso, lasciando quindi perplessi e speranzosi a battagliare ad armi pari in attesa della fatidica nuova uscita.

Nel settore del crossover/alternative metal il quinquennio 2020-2025 ha visto il come-back dei Limp Bizkit (Still Sucks - 2021, 50% velleità nostalgiche 50% parodia), la spenta ricomparsa dei Mordred (The Dark Parade - 2021) e il buon ruggito passato in sordina dei barricaderi Downset. (Maintain - 2022), tre esempi in chiaroscuro di quanto sia pericoloso il riaffacciarsi sulle scene a distanza di uno o più decenni.
Tenendo il mirino su questa categoria musicale, il 2026 fornisce ulteriori spunti al dibattito mediante la “riattivazione” dei Clawfinger, nome di punta dell’originario movimento rap metal anni ‘90 di stampo europeo, quando il Vecchio Continente esplorava quelle sonorità inedite e provava a giocarsela con i prime mover americani.

Partiti alla grande con l’esordio Deaf Dumb Blind (1993, merito in particolare del controverso singolone antirazzista Nigger), gli svedesi hanno guadagnato rapidi consensi aggiudicandosi inoltre slot di prestigio nei tour dell’epoca in apertura a mostri sacri come Anthrax o Alice in Chains. La qualità della loro proposta viene in seguito confermata dall’ottimo sequel Use Your Brain (1995, forse il migliore della carriera) e dallo stuzzicante omonimo del ’97, il primo a sperimentare con matrici elettroniche dal taglio industrial.
Chiusa la validissima trilogia novantiana, la band riparte nei Duemila a corrente alternata iniziando a perdere smalto nelle frequenze disconnesse di A Whole Lot of Nothing (2001) ma rifacendosi al volo in Zeroes & Heroes (2003), ultimo squillo di rilievo prima del non memorabile Hate Yourself with Style (2005) e dell’appannato Life Will Kill You (2007), sigillo di un percorso giunto al capolinea nell’agosto 2013, data ufficiale dello scioglimento.

Ora, a ben diciannove anni dal precedente album, Zak e compagni scelgono di ritentare la carta del full-length dopo un singolo “post-ibernazione” (Save Our Souls del 2017) e un paio di brani già noti dal 2019/2022 comunque annessi alla tracklist (Tear You Down, Enviromental Patients).
Cosa dunque è lecito attendersi dalla rimpatriata dei Clawfinger? Proprio così, una forma di rap metal old-school attualizzata giusto da una produzione che toglie qualche grammo di polvere e smorza almeno in parte l’effetto vintage. Per il resto non ci si allontana troppo dalle abitudini, con i riffoni di Bård Torstensen a macinare potenti ritmiche al guado fra alternative, industrial e nu metal, le tastiere di Jocke Skog ad immettere beat/accortezze elettroniche e Zak Tell a snocciolare le sue rime con un flow “in mid-tempo” poco tecnico ma asciutto ed estremamente intelligibile. Come è possibile intuire dalla copertina (la Terra a forma di bomba in procinto di esplodere), gli argomenti dei testi vanno dalla denuncia politica all’ambientalismo fino alla guerra in Medio Oriente e all’invadenza oppressiva della tecnologia, scintille che alimentano la verve polemica di un frontman avvezzo da sempre alla dura critica (ai tempi di Zeroes & Heroes il bersaglio grosso era la condotta all’indomani dell’11 settembre).

I Presidenti cambiano, le gestioni scellerate purtroppo no: da George W. Bush a Trump le nefandezze si protraggono e allora tocca a Scum alzare la voce e bastonare gli iniqui comportamenti dei capi statunitensi. Il rappato di Tell, come si dice in gergo, “po’ esse fero e po’ esse piuma”, non a tutti va a genio per l’andatura caracollante e basica se paragonata alle skill di un vero MC, tuttavia i pezzi nel bene o nel male devono avere la sua voce e le sue metriche, altrimenti non si starebbe parlando di questo specifico gruppo.

Nell’ispezionare il rap metal filo-industrial dell’opener e di Tear You Down, l’orwelliana Big Brother (intrigante il sottofondo atmosferico plasmato dalle tastiere) o la compresenza alternative/nu di Ball & Chain e Linked Together è semplice notare come il fil-rouge sia il medesimo, nondimeno i suoni più moderni e alcune piccole variazioni sul tema aiutano la scaletta ad evitare il fastidioso sentore-fotocopia. Lo dimostrano l’hip-hop (quasi “trip” nel beat portante) della sarcastica A Perfect Day, il vibe country-western di A Fucking Disgrace e il nu metal con tanto di scratch dell’amareggiata Going Down (Like Titanic), poi la severa Kill the Dream tocca un nervo scoperto legato ai conflitti bellici ed Enviromental Patients getta uno sguardo sulla preoccupante condizione di salute del nostro Pianeta, maltrattato dalla folle incuranza umana.
Su coordinate analoghe alla traccia d’apertura agisce l’omonima Before We All Die, nonostante il titolo pessimista foriera di un’attitudine risoluta e propositiva, a mo’ di esortazione utile ad aprire gli occhi senza accettare passivamente il declino della contemporaneità.

Un filo arrugginiti ma nemmeno tanto acciaccati, i Clawfinger non sono tornati invano. La loro formula appare datata e il rap metal nel frattempo si è evoluto in maniera notevole (Hollywood Undead, Falling in Reverse, Hacktivist ecc.), però il disco rimane un esercizio retrò-nostalgico non obbligatoriamente fuori tempo massimo: diversi ritornelli mancano di spinta, le liriche non sempre affondano il colpo nel modo corretto (i superficiali insulti di Scum, i ripetuti “fuck” di BWAD) e alcune soluzioni (filtri vocali, distorsioni robotiche) potevano a dire il vero essere tralasciate; di contro il riffing di Torstensen, unito alla buona lena della sezione ritmica amalgamata con l’impronta hip-hop/industrial, è un pregio da non sottacere e anche Zak Tell alla fine se la cava al netto delle imperfezioni segnalate.

Tirando le somme, i primi due album rimangono chiaramente inavvicinabili, il terzo e Zeroes & Heroes pure, con Hate Yourself with Style se la gioca (e magari la spunta), A Whole Lot of Nothing e Life Will Kill You perdono il confronto diretto. Agguanta dunque un piazzamento dignitoso Before We All Die, un rientro inaspettato da cui traspare una genuina voglia di rimettersi alla prova; se resterà un tentativo isolato non si può dirlo ora, nel frattempo vale la pena stimarlo come un accettabile episodio di modernariato rap metal trasposto in una realtà musicale alquanto lontana dagli stilemi di partenza.



VOTO RECENSORE
67
VOTO LETTORI
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Transcendence
Lunedì 2 Marzo 2026, 20.22.45
14
Secondo alcune interviste, durante le registrazioni di Infestissumam, al Blackbird Studios, Nashville, non riuscirono a trovare coristi, quindi furono costretti ad andarli a raccattare ad Hollywood, dove \"la gente non si fa problemi a venerare il diavolo\". Inoltre, la prima edizione includeva una figura con scene di nudo sopra il CD, e i fabbricanti in USA si rifiutarono di stamparla, e la loro musica fu boicottata per anni fino al 2015. Adesso il gruppo non è più censurato da nessuna parte, anzi. Più che patria dell\'ipocrisia sembrano la patria del profitto ad ogni costo, vedi il raid di 2 giorni fa.
SkullBeneathTheSkin
Lunedì 2 Marzo 2026, 19.56.23
13
C\'è anche da dire, in ogni caso, che per quanto sembri assurdo loro sono esportatori di musica/cinema, è un mercato ampio ma privo di tappeti rossi in entrata. Ovvio ci sono molti artisti anche italiani che sono apprezzati, ma tutti abbastanza peculiari, quasi etnici rispetto al loro prodotto interno. I grandi ce la fanno anche in ambito rock/metal, ma serve eccellenza assoluta
SkullBeneathTheSkin
Lunedì 2 Marzo 2026, 19.48.22
12
No, questioni sollevate da qualche reverendo o associazione religiosa, non ricordo bene. Però potrebbero anche essere state una facciata di comodo rispetto all\'altro problema che dici tu... non avrebbero potuto impedirgli di esibirsi, ma gli sarebbe costato parecchio
Transcendence
Lunedì 2 Marzo 2026, 19.22.16
11
Quello dei Ghost non era un problema di copyright sul moniker? Che negli anni passati suonavano come Ghost B.C. già ai tempi di Year Zero (2014) proprio in Nord America.
SkullBeneathTheSkin
Lunedì 2 Marzo 2026, 19.19.37
10
Anche i Ghost non hanno potuto suonare negli states se non in anni recenti, gli USA sono la patria dell\'ipocrisia. Altro che land of the free
Transcendence
Lunedì 2 Marzo 2026, 17.53.44
9
Il messaggio era anti-razzista, eppure il boicottaggio è successo lo stesso. Possiamo speculare sulle ragioni (era il 1991 e non il 1986, erano svedesi e non americani (e fidati, anche gli Slayer devono continuare a ripetere di non essere sostenitori del nazismo tuttora dopo 30 anni netti), che era una hit mandata in radio e quindi soggetta al travisamento del messaggio ancora più facilmente, ecc.), il tutto si riassume con: alcune parole sono semplicemente sotto damnation memoriae. Evidentemente, George Carlin, le sue \"seven dirty words\" e il processo Federal Communications Commission v. Pacifica Foundation (traduzione: il governo ha il potere di censurare \"indecenza\" sui media pubblici) continuano a fare scuola.
SkullBeneathTheSkin
Lunedì 2 Marzo 2026, 16.43.58
8
@Transcendece: il messaggio è anti-razzista, non il certo il contrario... il polverone conferma solo che non hanno testi banali. Te le ricordi le prime cinque parole di Angel of death?
Transcendence
Lunedì 2 Marzo 2026, 15.27.33
7
\"I testi dei Clawfinger non sono mai banali e tanto basta a dargli un senso\", infatti è proprio grazie alla loro hit \"Nigger\" che sono stati completamente impossibilitati a suonare in Nord America. Stessa canzone che non stanno nemmeno più suonando dal vivo dal 2024, in parte dopo il fenomeno \"Black Lives Matter\".
SkullBeneathTheSkin
Lunedì 2 Marzo 2026, 12.05.55
6
Anche io non lo trovo poi cosi male, per quanto è evidente che non sarà l\'album dell\'anno. Di certo, non si può definire \"inutile\": i testi dei Clawfinger non sono mai banali e tanto basta a dargli un senso rispetto a tanta tanta tanta altra roba...
Indigo
Lunedì 2 Marzo 2026, 11.22.11
5
@Diego, se non li conoscevi già questo non è assolutamente l\'album da cui partire. Come detto in recensione, i loro album migliori sono i primi due (Deaf Dumb Blind, Use Your Brain) e da quelli capisci subito se fanno al caso tuo o meno. Il qui presente Before we all die è \"solo\" una prova discreta e accettabile considerando il fattore temporale (19 anni di pausa) e il parallelo con le uscite precedenti. Quanto dice Shock al commento 3 io lo rapporterei a Life Will Kill You e in misura minore a A whole lot of nothing, quelli sì album abbastanza noiosi e inconcludenti a parte qualche brano azzeccato. Questo alla fine non entusiasma però si difende e nel complesso una buona sufficienza se la porta a casa. Non di più.
Diego75
Sabato 28 Febbraio 2026, 23.50.10
4
Boh...non mi fanno impazzire
Shock
Venerdì 27 Febbraio 2026, 16.08.14
3
Album francamente brutto ed inutile. I primi due album sono di ben altro spessore, questo non è fuori tempo ma proprio venuto male, tanto che sono arrivato a fatica alla fine.
Nu Metal Head
Giovedì 26 Febbraio 2026, 1.00.57
2
Eh sì, la band di \"Do what I say\" è ancora qua!
albyfuz
Mercoledì 25 Febbraio 2026, 22.16.44
1
ancora vivi ? ....
INFORMAZIONI
2026
Perception
Rap Metal
Tracklist
1. Scum
2. Ball & Chain
3. Tear You Down
4. Big Brother
5. Linked Together
6. A Perfect Day
7. Going Down (Like Titanic)
8. You Call Yourself a Teacher
9. A Fucking Disgrace
10. Kill the Dream
11. Enviromental Patients
12. Before We All Die
Line Up
Zak Tell (Voce)
Bård Torstensen (Chitarra)
André Skaug (Basso)
Jocke Skog (Tastiere, Cori)
Micke Dahlén (Batteria)

 
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