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Cryptic Shift - Overspace & Supertime
28/02/2026
( 941 letture )
Con Overspace & Supertime, i Cryptic Shift compiono un passo decisivo anche sul piano della carriera, segnando il loro ingresso nel roster della Metal Blade Records. Un traguardo tutt’altro che secondario, che certifica la crescita della band e ne sancisce la rilevanza all’interno del panorama estremo contemporaneo.
Con questo secondo full-length, i Cryptic Shift presentano un lavoro che non solo conferma quanto di buono avevano già mostrato con Visitations from Enceladus, ma ne radicalizza l’approccio, spingendo ancora più in là la loro personale fusione di death metal tecnico, suggestioni prog e immaginario sci-fi dichiaratamente old school.
Nati nel Regno Unito come progetto inizialmente legato a un death/thrash di matrice anni Novanta, i Cryptic Shift hanno progressivamente affinato una scrittura sempre più ambiziosa, guardando apertamente alla stagione in cui il death metal iniziava a contaminarsi con strutture complesse, atmosfere cosmiche e una forte componente narrativa. Non è un caso che il loro nome venga spesso accostato a realtà come Nocturnus, Atheist e ai primi Death dell’era Human, ma anche a realtà più recenti come i Blood Incantation e a influenze trasversali come i Voivod, soprattutto per l’approccio sci-fi e visionario, fatto di alienazione tecnologica, mondi distorti e futuri ostili più suggeriti che descritti: coordinate evidenti, ma mai subite.

Overspace & Supertime si muove infatti lungo un’idea di technical death metal che rifiuta il virtuosismo fine a sé stesso. La tecnica è costantemente al servizio della composizione e dell’atmosfera, con brani lunghi e articolati, spesso divisi in sezioni che si rincorrono e si trasformano con naturalezza. Le chitarre lavorano su riff angolari, talvolta quasi thrash, altre più apertamente prog, mentre il basso si ritaglia uno spazio dinamico e mai meramente ornamentale, richiamando una certa scuola “pensante” che passa dai Cynic fino ad arrivare, per sensibilità moderna, a nomi come Vektor.
Uno degli elementi più riusciti del disco è la gestione del tempo: cambi di ritmo frequenti, accelerazioni improvvise e rallentamenti strategici che non spezzano mai il flusso narrativo. Qui emerge un parallelo interessante con il progressive metal classico, ma filtrato attraverso un linguaggio pienamente death metal, privo di concessioni melodiche facili. L’approccio resta aggressivo, ma costantemente attraversato da un senso di esplorazione, quasi di viaggio cosmico, coerente con l’estetica fantascientifica che permea testi e artwork.
La dimensione sci-fi, infatti, non è semplice contorno: l’album è costruito come un vero racconto, un concept che gioca con spazio, tempo e percezione, evitando però qualsiasi deriva didascalica. Le liriche suggeriscono più che spiegare, lasciando all’ascoltatore il compito di ricostruire i frammenti di una narrazione volutamente ellittica. In questo senso, l’album riesce a evocare quell’immaginario cosmico e inquieto che ha reso seminali dischi come The Key dei Nocturnus o Unquestionable Presence degli Atheist, senza scadere nella semplice citazione.
Un aspetto inevitabilmente critico dell’opera è la sua durata monumentale, che supera abbondantemente gli ottanta minuti, includendo brani che oltrepassano da soli la soglia dei venti minuti: si vedano, ad esempio, Stratocumulus Evergaol e la title track. Una scelta coraggiosa, ma non priva di rischi: l’album mette seriamente alla prova la soglia di attenzione dell’ascoltatore, soprattutto in un genere che vive spesso di impatto e sintesi. Se da un lato questa estensione rafforza l’idea di opera totale e di viaggio cosmico esteso, dall’altro può risultare eccessiva, con alcuni passaggi che avrebbero forse beneficiato di un maggiore lavoro di cesello e condensazione. Non si tratta tanto di filler, quanto di una densità costante che, sul lungo periodo, rischia di affaticare anche l’ascoltatore più predisposto.
Dal punto di vista della produzione, il suono è pulito e definito, ma non asettico. Ogni strumento è perfettamente intellegibile, eppure l’impatto resta organico, evitando quella patina eccessivamente “clinica” che spesso affligge il technical death metal contemporaneo. È una scelta che premia l’ascolto su lunga distanza, permettendo di cogliere dettagli e incastri ritmici anche dopo numerosi passaggi.

Overspace & Supertime non è un ascolto immediato, né pretende di esserlo. Richiede attenzione, tempo e una certa predisposizione all’ascolto attivo, ma è proprio in questa sua natura esigente che risiede la forza dell’album: i Cryptic Shift dimostrano di avere una visione chiara, coerente e personale, capace di dialogare con il passato più glorioso del genere senza restarne prigioniera, confermandosi come una delle realtà più interessanti del death metal progressivo contemporaneo, con una forte attitudine old school.
Pur con qualche eccesso e una densità che non concede tregua, il disco si impone come un lavoro che rifiuta qualsiasi logica di compromesso o semplificazione. È un disco che richiede partecipazione e dedizione, premiando l’ascoltatore disposto a seguirne il percorso con un universo sonoro coerente, ambizioso e profondamente immersivo. In questo equilibrio instabile tra eccesso e visione, i Cryptic Shift dimostrano una maturità rara, affermandosi come una realtà capace di usare il linguaggio del technical death metal per costruire mondi, più che semplici esercizi di stile.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
91.14 su 7 voti [ VOTA]
Skydancer
Lunedì 9 Marzo 2026, 16.31.04
10
Confermo i commenti qua sotto, ma diciamo che \"mi fermo\" a 80 perchè è veramente un mattone, bello bello per carità, ma non un ascolto semplice.
fofo
Lunedì 9 Marzo 2026, 9.15.36
9
Ho ascoltato il primo pezzo, mi è piaciuto un sacco. Convinto dalla copertina, ho comprato il vinile a scatola (quasi) chiusa. Non ascolto altro da giorni, disco di una qualità oggettivamente sopraffina. Credo resterà. 85/100
earthformer
Sabato 7 Marzo 2026, 14.35.09
8
questo ragazzi miei è a mani basse uno dei dischi migliori del 2026 a mio parere, album incredibile
El Faffo
Venerdì 6 Marzo 2026, 11.20.22
7
Zio Carlo!
Carmine
Giovedì 5 Marzo 2026, 9.16.40
6
Recensione davvero ben argomentata e che inquadra perfettamente il concept della band. Non è un lavoro di facile ascolto ma una volta dentro diventa un viaggio estasiante. La scrittura è veramente di livello.
ldn
Martedì 3 Marzo 2026, 19.48.27
5
Sono al sesto minuto della seconda traccia e da circa 1/4 d\'ora ho la bocca aperta, non riesco a chiuderla...
Terzadose
Domenica 1 Marzo 2026, 15.00.09
4
Di loro conosco l\'album precedente e non è malaccio, seppur non lo reputi imprescindibile. Di questo nuovo mi spaventa la durata, comunque un ascolto glielo si dedica per forza.
Skydancer
Sabato 28 Febbraio 2026, 23.33.24
3
Me lo segno perchè non conosco ma sembra essere proprio roba mia, visti i nomi citati
Nick
Sabato 28 Febbraio 2026, 19.37.38
2
Troppo complicato, non fa per me
lisablack
Sabato 28 Febbraio 2026, 17.31.38
1
Questo mi interessa tanto, band a me sconosciuta, ho ascoltato un brano in rete e mi sembrano ottimi.
INFORMAZIONI
2026
Metal Blade
Prog Death
Tracklist
1. Cryogenically Frozen
2. Stratocumulus Evergaol
3. Hyperspace Topography
4. Hexagonal Eyes (Diverity Trepaphymphasyzm)
5. Overspace & Supertime
Line Up
Xander Bradley (Voce, Chitarra)
Joss Farrington (Chitarra)
John Riley (Basso)
Ryan Sheperson (Batteria)
 
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