|
|
17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
|
|
Cyclone - Brutal Destruction
|
28/02/2026
( 355 letture )
|
Approfittiamo del recente (e ahinoi piuttosto deludente) ritorno discografico dei Cyclone per andare a ripescare il loro album d'esordio, pubblicato esattamente quarant'anni fa. Relegati ai margini della storia per via del loro prematuro scioglimento, avvenuto dopo la pubblicazione di due soli dischi, i Nostri possono in verità essere annoverati tra gli esponenti della prima ondata thrash metal mondiale, almeno sul piano puramente cronologico. Il gruppo nasce infatti nel 1980 con il monicker Centurion, ma cambia nome in Cyclone l'anno successivo a seguito di un irrobustimento della proposta musicale. Il debutto sulla lunga distanza arriva nell'anno di grazia 1986 e rappresenta una della prime (e a tutt'oggi relativamente poche) testimonianze di thrash metal proveniente dal Belgio.
Il passo avanti rispetto alle due demo che ne precedono la pubblicazione è sostanziale. Brutal Destruction abbandona infatti le influenze heavy dei primi tempi in favore di un approccio nettamente più robusto e di una produzione che, seppur non perfetta, risulta nettamente più nitida. Se l'introduzione strumentale Prelude to the End fatica a mostrare i muscoli, le cose cambiano a partire dalla song successiva. Long to Hell mette sul tavolo una buona forza d'urto, portata specialmente dalla corposa strumentale. Pur non disdegnando la velocità, tra l'altro piuttosto elevata nel corso del brano, i Cyclone mettono nettamente l'accento sulla possanza generale. La base strumentale avanza a mo' di rullo compressore, rivelandosi talvolta parecchio intensa, senza però mai rinunciare ad una certa agilità: gli stop'n'go della precitata Long to Hell, così come il riff portante della seguente Fall Under His Command, uno dei migliori brani del lotto, ne sono la riprova. Questi elementi dinamizzano l'ascolto, reso già piuttosto variegato dal carattere relativamente strutturato dei brani, spesso abbastanza lunghi e introdotti da rocciose quanto fugaci introduzioni strumentali. È il caso di The Call of Steel, che predilige un andamento più controllato, ma ugualmente granitico. Si può dire la stessa cosa dell'avvio di Fighting the Fatal, molto vicino a quello della leggendaria Catatonia dei Suffocation -ciò che dimostra quanto i fiamminghi sapessero picchiare duro. Dopo questa memorabile intro, il brano ingrana la marcia e torna su velocità di crociera nettamente più elevate, al pari del seguente In the Grip of Evil, episodio ancora piuttosto tributario di un classic/speed metal comunque piacevole. Take My Breath alterna sapientemente veementi accelerazioni e robusti rallentamenti, mentre Incest Love chiude il cerchio rimettendo sul tavolo fugaci rimandi heavy metal. Come detto, la resa sonora risulta un po' stopposa, ma rientra nei canoni dell'epoca e contribuisce anzi a rendere l'insieme più impattante. Un discorso simile vale per la prestazione tecnica, ancora perfettibile ma capace di veicolare parecchia foga e passione. Buono globalmente il riffing, mentre spiccano tra l'altro indiavolati assoli di chitarra. Meno incisivo risulta il cantato di Guido Gevels, certo piuttosto versatile, ma fin troppo impostato su acuti in falsetto che compromettono in parte la furia globale -tanto più che il suo classico registro strozzato risulta parecchio efficace.
In definitiva, Brutal Destruction è un puro prodotto del suo tempo. Un thrash metal tipicamente ottantiano che, senza avvicinarsi ai livelli di violenza toccati da alcuni illustri colleghi suoi contemporanei, può comunque contare su di un notevole impatto generale. Riascoltato oggi, l'esodio dei Cyclone rimane infatti una discreta sberla. Colpisce in particolare la capacità del gruppo ad unire velocità spesso elevate ad una notevole possanza di fondo. Certo, l'esordio dei fiamminghi non ha probabilmente stravolto il genere, ma vale senz'altro la pena recuperarlo.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
3
|
|
Scoperto per caso all\'epoca e consumato senza sosta. Ancora oggi mi gasa tantissimo quando ogni tanto lo ascolto. Da avere! |
|
|
|
|
|
|
2
|
|
Cult album, ce l\'ho in CD. |
|
|
|
|
|
|
1
|
|
Pubblicato nel a.d. 1986 cioè in piena apoteosi thrash, il disco dei cyclone non sfigura affatto, anzi. Strutturalmente le songs fanno il loro sporco lavoro e a distanza di 4 decadi resta un prodotto che si ascolta sempre con piacere. Certo le vocals giocate un po troppo sul falsetto smorzano un po l impatto ma non ne inficiano il risultato. Brutal destruction è un piccolo mito del thrash underrated 🤘🎸🍻 |
|
|
|
|
|
INFORMAZIONI |
 |
 |
|
|
|
|
|
|
|
Tracklist
|
1. Prelude to the End 2. Long to Hell 3. Fall Under His Command 4. The Call of Steel 5. Fighting the Fatal 6. In the Grip of Evil 7. Take Thy Breath 8. Incest Love
|
|
|
Line Up
|
Guido Gevels (Voce) Stefan Daamen (Chitarra, Basso) Pascal Van Lint (Chitarra) Johnny Kerbush (Chitarra) Nicolas Lairin (Batteria)
|
|
|
| |
RECENSIONI |
 |
|
|
|
|
|
|
|